Omicidio Cuzzocrea, arrestato il cugino

I  carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di un 53enne del posto.

L’uomo è ritenuto responsabile dell’omicidio di Francesco Cuzzocrea, detto Nicola, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 20 ottobre 2019, mentre irrigava un terreno nei pressi della sua abitazione, nella frazione Rosario Valanidi di Reggio Calabria.

Avviate le indagini, i militari del Nucleo investigativo reggino hanno raccolto una serie di elementi grazie ai quali è stato possibile ricostruire le fasi del delitto e quindi, di dare un volto al presunto responsabile.

Per gli investigatori, il movente del delitto sarebbe da ricercarsi “in una situazione di risalente e aspra contrapposizione, dovuta a ragioni personali, familiari ed economiche, tra l'indagato e la vittima che, seppur in una prospettiva di inconcepibile escalation, ha evidentemente portato l’odierno arrestato ad un gesto così estremo e definitivo come l’uccisione del cugino”.

La dinamica della vicenda, per come ricostruita dagli investigatori, dopo il primo vaglio da parte del gip, dovrà ora trovare ulteriore conferma nelle successive fasi processuali.

Imprenditore agricolo scomparso, fermata anche la moglie

Dopo tre mesi di indagini una prima svolta per la scomparsa di Agostino Ascone, l’imprenditore agricolo che nel tardo pomeriggio del 27 dicembre 2021 era scomparso,    senza fare ritorno alla sua abitazione della frazione Amato di Taurianova.

Questa mattina, i carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro hanno dato esecuzione ad un provvedimento di «fermo di indiziato di delitto» emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, a carico di Ilaria Sturiale, moglie della persona scomparsa, di Salvatore Antonio Figliuzzi, legato alla donna  e di Giuseppe Trapasso, ritenuto complice dei due. 

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, sono state effettuate dai militari del Nucleo investigativo di Gioia Tauro, con il supporto dei carabinieri della Compagnia di Taurianova e con l’intervento del personale del Reparto investigazioni scientifiche di Messina e del Reparto anticrimine di Reggio Calabria.

Attraverso una serie di approfondimenti investigativi, anche di natura tecnico-scientifica,  gli uomini dell’Arma sono riusciti a ricostruire gli ultimi movimenti della vittima prima della sua scomparsa ed a individuare i soggetti che, allo stato degli atti, sono ritenuti  responsabili della morte e dell’occultamento del cadavere.

Per gli investigatori il delitto sarebbe maturato in un ambiente condizionato dal codice comportamentale della ‘ndrangheta, caratterizzato dal regime di omertà e dalla forza di intimidazione che i diretti interessati sono consapevoli di esercitare.

Pensionato ucciso a coltellate, arrestato un 23enne

I militari della Compagnia di Bianco (Rc), nella serata di giovedì, al termine delle attività di sopralluogo condotto dalla Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria e delle perquisizioni domiciliari effettuate nell’immediatezza dei fatti, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto un giovane di 23 anni originario di Reggio Calabria, trasferitosi alle case popolari di Bianco da qualche mese unitamente al proprio nucleo familiare. Il ragazzo è sospettato di aver ucciso a colpi di coltello il proprio vicino di casa, un anziano di 70 affetto da problemi psichiatrici.

Le indagini, condotte dalla Compagnia di Bianco con il coordinamento della Procura della Repubblica di Locri, hanno permesso, a poche ore di distanza dall’evento, di far emergere gravi indizi di responsabilità a carico del fermato.

Presso l’abitazione dell’indagato, infatti, sono stati rinvenuti gli abiti ancora intrisi di sangue di cui il giovane si era disfatto nottetempo, gettandoli nei rifiuti, nonché dei coltelli da cucina con i quali avrebbe sferrato due fendenti mortali che hanno raggiunto la vittima alla gola.

 In virtù di tale circostanza e delle ulteriori evidenze probatorie, il giovane è stato sottoposto a fermo.

Le indagini proseguono, al fine di ricostruire l’esatta dinamica dell’evento, l’eventuale concorso nel reato di altri soggetti ed il movente che, da prime evidenze, va ricondotto ai rapporti di convivenza tra i due nonché ad un improvviso raptus dell’autore, il quale avrebbe compiuto il gesto senza apparenti motivi.

L' arrestato, al termine delle operazioni di rito, è stato associato presso la casa circondariale di Reggio Calabria, in attesa dell’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia innanzi al giudice, mentre la salma, rinvenuta dai militari al piano terra di uno stabile abbandonato del medesimo quartiere, è stata trasportata presso l’obitorio dell’ospedale di Locri per il successivo esame autoptico. 

Cadavere carbonizzato nelle campagne del Vibonese, indagano i carabinieri

Risale al 17 gennaio il rinvenimento del corpo, completamente carbonizzato, nelle campagne di Calimera di San Calogero. I resti, recuperati all’interno di un’autovettura, anch’essa data alle fiamme, sono stati sequestrati e messi a disposizione della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, guidata dal Procuratore Camillo Falvo che unitamente al sostituto titolare ha immediatamente avviato indagini, che sono proseguite a ritmo serrato nel più stretto riserbo, affidate ai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo valentia e del Gruppo di Gioia Tauro.

È stato subito nominato un consulente e disposti gli accertamenti tecnico-scientifici necessari a fare piena luce sulla dinamica dell’evento. Da una prima disamina pare tuttavia di poter affermare che il veicolo sia stato portato sul luogo del ritrovamento con l’intento di essere sotterrato e che lo stesso possa essere appartenuto a Giuseppe Salvatore Tutino, rosarnese di 61 anni, scomparso a Rosarno nella serata dello scorso 15 dicembre in circostanze non del tutto chiare e che portano a ritenere che i resti umani rinvenuti possano essere a lui riferibili.

I due fori esaltati sulla portiera anteriore del veicolo, lato passeggero, in fase di sopralluogo, fanno ritenere plausibile un’azione di fuoco con la probabile esplosione di almeno un colpo di fucile caricato a pallettoni, accreditando in modo determinante l’ipotesi di un omicidio doloso.

Pastore ucciso in Calabria, arrestato il presunto responsabile

Lo scorso 28 gennaio, i Carabinieri della Compagnia di Melito di Porto Salvo (Rc) sono intervenuti in località Ceracadi di Condofuri, dove poco prima era stato rinvenuto, in un’area impervia sul ciglio di un dirupo, il corpo esamine di un pastore 42enne, residente a Gallicianò.

Diversi indizi hanno da subito orientato le indagini verso una morte dovuta a cause violente, principalmente in ragione di una ferita al collo compatibile con un colpo d’arma da fuoco.

Sulla scena criminis sono intervenute le unità del Comando provinciale di Reggio Calabria specializzate nelle investigazioni scientifiche per un approfondito sopralluogo tecnico, continuato anche nei giorni successivi con il supporto di unità dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria. 

Le investigazioni dei militari dell’Arma, coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti di un 40enne del luogo che, dopo il fatto, si era reso irreperibile. Quest’ultimo, dopo essere stato ritracciato nella giornata di ieri, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto, sul quale si pronuncerà il Tribunale di Reggio Calabria.

Omicidio nel Vibonese, in manette i presunti responsabili

Si chiude il cerchio sull’omicidio di Carmelo Polito, l’uomo assassinato  l’1 marzo del 2011 a San Gregorio d’Ippona (Vv) mentre passeggiava per le vie del centro, in compagnia del figlioletto di 6 anni.

A quasi due anni di distanza dall’arresto di Francesco Pannace, 34 anni, di San Gregorio d’Ippona, ritenuto uno degli esecutori materiale del delitto, ieri sera, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno eseguito una misura cautelare in carcere, emessa dal gip di Catanzaro, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, a carico di Rosario Fiorillo, 32 anni, di Piscopio (VV), già detenuto nel carcere de L’Aquila e del sangregorese  Giuseppe Pannace, di 30 anni.

Nel corso delle indagini, gli uomini dell’Arma sarebbero riusciti a “raccogliere gravi elementi di prova” a carico degli indagati, ritenuti esponenti, rispettivamente del locale di ‘ndrangheta di Piscopio e di quello di San Gregorio d’Ippona.

Pertanto, gli investigatori avrebbero “cristallizzando il ruolo ricoperto nell’omicidio con le aggravanti di aver agito con premeditazione e al fine di agevolare l’attività del locale di Piscopio, quale articolazione territoriale dell’organizzazione mafiosa denominata ‘ndrangheta”.

 Giuseppe Pannace è, infatti, considerato l’autore materiale del delitto, il quale avrebbe agito su mandato di Rosario Fiorillo che avrebbe commissionato l’omicidio per vendicare uno schiaffo ricevuto dalla vittima durante la detenzione in carcere.

Ammazza il fratello investendolo più volte con l'auto

Mongrassano  - Un 47enne è morto dopo essere stato travolto da un’auto. La tragedia è avvenuta oggi a Mongrassano (Cs), nel Cosentino.

Secondo una prima ricostruzione, il presunto responsabile avrebbe investito il fratello con una macchina di grossa cilindrata. Come se non bastasse, sarebbe passato più volte sul corpo del congiunto con l’intento di ucciderlo.

L’uomo, quindi, si sarebbe dato alla fuga prima di essere intercettato dai militari nei pressi del Tribunale di Cosenza.

Il presunto assassino, che avrebbe ammesso le proprie responsabilità, è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato.

Tassista ucciso in Calabria, arrestato il presunto assassino

All'alba di oggi, la polizia di Stato ha dato esecuzione all’ordinanza della custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Cosenza, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di C.A., 35 anni, di Paola (Cs), ritenuto responsabile dell'omicidio, aggravato da futili motivi, del tassista Antonio Dodaro.

La vittima, il 7 gennaio dell'anno scorso, venne colpita con un coltello in diverse parti del corpo, mentre si trovava con il suo taxi nel centro di Cosenza.

Nonostante le gravi ferite, Il malcapitato riuscì a raggiungere l'ospedale, dove avrebbe dichiarato di essere stato colpito da un extracomunitario che non voleva pagargli la corsa.

L'uomo avrebbe affermato, inoltre, di aver incontrato subito dopo l'aggressione un suo amico - C.A. - che lo aveva accompagnato al nosocomio.

La versione dei fatti non ha convinto gli investigatori, tanto più che dalla testimonianza di C.A., sarebbero emerse numerose incongruenze.

A complicare ulteriormente il quadro investigativo, è stata la morte, avvenuta il 13 gennaio 2020, di Dodaro.

Tuttavia, i poliziotti, grazie ad intercettazione, filmati di videosorveglianza e testimonianze, sono riusciti ad identificare il presunto omicida, il quale sarebbe stato mosso da motivi passionali.

A chiudere definitivamente il cerchio attorno a C.A., sarebbe stata l'aggressione di cui sarebbe stato vittima l’11 novembre scorso, quando la moglie di Dodaro, lo avrebbe minacciato, cercando di accoltellarlo, poiché sarebbe stata a conoscenza dell'identità dell'assassino, il cui nome le sarebbe stato confidato dal marito in punto di morte.

Pertanto, sulla base degli elementi raccolti durante l'indagine, il 35enne è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Cosenza.

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