Redazione

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Lo Slai Cobas ha querelato il sedicente sindacalista di Pizzo Carmelo Furciniti

«Carmelo Furciniti non è altro che la punta dell’iceberg dell’inquietante vicenda, atteso che lo stesso, pur incassando illecitamente la somma di 650 euro da ciascuno dei 60 malcapitati, effettivamente procurava loro un lavoro su una della tante navi disponibili. Quindi, e di conseguenza, alle “spalle” del Furciniti non può non sussistere una rete organizzata e/o singole persone dedite a favorire gli imbarchi sulle navi tra l’altro mediante l’uso illecito della sigla Slai Cobas, nonché ulteriori e specifiche complicità, contatti ed “entrature” illecite nei relativi ed evidentemente collegati ambienti armatoriali». Lo ha affermato Mara Malavenda, firmataria della denuncia-querela presentata stamattina alla Procura in nome e per conto del coordinamento nazionale di Slai Cobas che si costituirà parte civile. I vertici nazionali dello Slai Cobas hanno, dunque,  presentato una querela alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia per richiede l’acquisizione del video mandato in onda dalla trasmissione “Mi manda Raitre” e avviare una «doverosa indagine a tutto campo» sul caso dei posti di lavoro venduti da un sedicente sindacalista. La vicenda è quella scoppiata nel corso del programma televisivo di Raitre dove, nel corso di una videoregistrazione, il sedicente sindacalista era stato beccato in un colloquio, a chiedere 650 euro per garantire un posto di lavoro ad un disoccupato che era in cerca di un imbarco su di una nave per lavoro. Subito la Malavenda aveva disconosciuto sia il sedicente sindacalista sia il fatto che a Pizzo Calabro fosse mai esistita una sezione del sindacato di base. Ora l’epilogo che era già stato preannunciato nel corso diuna conferenza stampa tenuta dai vertici provinciali.

Lasciano il figlio in auto e vanno a fare la spesa, arrestati

Una coppia è stata arrestata dai carabinieri per aver lasciato il figlio di sei mesi chiuso in auto. L'episodio è accaduto a Zumpano, in provincia di Cosenza dove, i militari dell'Arma hanno notato il piccolo chiuso all'interno dell' abitacolo di un'auto parcheggiata nell'area sosta di un centro commerciale. Forzata la portiera e messo al sicuro l'infante, grazie alle immagini della videosoreveglianaza, i carabinieri hanno trovato i genitori, una coppia tunisina di 42 e 36 anni, all'interno di un supermercato dove stavano facendo la spesa. Arrestati con l'accusa di abbandono di minore aggravato da legame genitoriale, i due si trovano, ora, ai domiciliari. Nessun problema di salute per il bimbo che è stato visitato dai sanitari del 118.

La spiritualità certosina nel verde delle Serre attraverso le opere di Antonio Callà

“Il Beato Lanuino è l’alter ego di San Bruno”. La celebre definizione di Dom Maurice Laporte che nel 1960 ha paragonato di due certosini fondatori dell’Eremo serrese è stata oggetto di dibattito durate un convegno che si è tenuto a Mongiana presso la sala conferenze di Villa Vittoria che ha avuto come tema  “La spiritualità certosina nel verde delle Serre attraverso le opere di Antonio Callà”. A trattare l’argomento sono stati lo storico, lo storico Antonino Ceravolo e il direttore del museo della Certosa, Fabio Tassone i quali, grazie alle pertinenti domande del giornalista Romano Pitaro che ha moderato l’incontro, hanno chiarito alcuni punti tuttora oscuri e controversi della storia certosina. Presenti all’incontro il sindaco di Mongiana, Bruno Iorfida, e il presidente del consiglio comunale di Serra San Bruno, Maria Rosaria  Franzé, in rappresentanza delle due amministrazioni comunali che hanno promosso e organizzato l’iniziativa insieme alle rispettive Pro Loco, rappresentate da Francesco Aloi e  Franco Giancotti.  All’evento ha presenziato anche l’artista Antonio Callà, pittore dei certosini, le cui opere hanno fatto da cornice alla sala del convegno, impreziosita da una esposizione artistica ricca di temi mistici riguardanti la vita spirituale e le consuetudini dei monaci di San Bruno.  Antonio Callà è considerato il “pittore dei certosini” non soltanto perché molti dei suoi quadri raffigurano i momenti di preghiera dei monaci dall’abito bianco nell’ascesi certosina ma anche perché tale lo ha decretato l’Analecta Chartusiana di Strasburgo, la pubblicazione internazionale che nei fatti è l’organo ufficiale che tratta del mondo certosino e del modo, dei monaci, di “fare palestra” nell’attesa dell’incontro con Dio. Antonio Callà ha maturato numerose tecniche tra le quali ricordiamo la scultura, la lavorazione della creta, lo sbalzo su lastra metallica e naturalmente la pittura che gli ha valso non poche mostre internazionali. I suoi quadri, infatti hanno presenziato in Spagna e in Austria, solo per citare alcuni paesi, ma anche quando i suoi quadri sono fuori la loro anima rimane in Certosa. Ma chi era il Beato Lanuino? Le notizie sui primi anni di vita di Lanuino sono scarse. Eccetto al fatto che nacque in Normandia nel sec. XI da un nobile famiglia, è dato conoscere veramente poco se non che dopo un viaggio a Roma sviluppò la sua vocazione monastica, che lo portò ad entrare nel 1087 alla Grande Chartreuse fondata da Bruno di Colonia dove giunse attratto dalla fama di Bruno, con il quale da subito entrò in sintonia. Nel 1089 quando Urbano II, ex discepolo di Bruno, chiamò il Fondatore dei certosini a Roma, egli volle portare con sé Lanuino, apprezzato per le sue qualità. Da questo momento in poi Bruno ed il fedele discepolo Lanuino non si separeranno mai, fino a diventare quest’ultimo quasi l’alter ego di Bruno.  “Ritengo – ha spiegato Ceravolo – che considerare Lanuino come l’alter ego di San Bruno sia cosa oltremodo riduttiva perché dopo la morte di Bruno egli è andato oltre e al di là del suo predecessore”. Lanuino è stato un ‘innovatore’ che ha consolidato e affermato in termini di fattibilità un ordine religioso destinato ad andare avanti per secoli e che, ancora oggi, è portatore di una funzione confermata dalla chiesa cattolica in tutta la sua portata e validità spirituale” Dal canto suo il direttore del Museo della Certosa, Fabio Tassone, ha spiegato il senso della due giorni di studi in onore di Lanuino e Bruno che non furono divisi in vita e, visto che le loro reliquie riposano insieme, nemmeno nella morte.

 

 

Il serrese Gregorio Tassone è il vice campione d'Europa di tiro dinamico

Ancora un importante successo per Gregorio Tassone che, nella cittadina ungherese di Felsőtárkány, ha conquistato la medaglia d'argento ai Campionati Europei di tiro dinamico sportivo. Nella competizione svoltasi dal 2 all'8 ottobre, l'atleta serrese si è classificato secondo assoluto nella categoria standard. Un altro calabrese, Cosimo Panetta di Locri, ha conquistato la medaglia di bronzo nella categoria open. Armato della sua fidata Tanfoglio, poco meno di un anno fa, Tassone si era aggiudicato, a Terni, il titolo nazionale nella stessa disciplina. La Federazione Italiana tiro dinamico sportivo ha organizzato la trasferta selezionando 45 tiratori con i quali sono state formate 10 squadre. Al seguito delle squadre ufficiali sono stati accreditati anche otto giovani atleti alla loro prima esperienza internazionale. Il capo delegazione è stato il presidente federale Gavino Mura che ha coadiuvato il commissario tecnico Roberto Buticchi. Presente il c.t. per l'area 5 (sud Italia) Emanuele Commisso.

 

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