In auto sul tratto calabrese dell'A2 con 60 Kg di cocaina, arrestato

Durante un servizio di controllo, i finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme (Cz) hanno individuato e fermato un'auto che procedeva con un’andatura anomala sull’autostrada A/2 del Mediterraneo, all’altezza dello svincolo di Lamezia Terme (Rc).

Nel corso del controllo il nervosismo della persona fermata non è sfuggito alle fiamme gialle, che hanno approfondito il controllo mediante una perquisizione
accurata del mezzo, eseguita con l’ausilio del cane antidroga “Indic”, il quale, ha segnalato al proprio conduttore la possibile presenza di droga.

L’accurata ricerca effettuata successivamente dai finanzieri in corrispondenza dei punti in cui il cane si era soffermato, ha consentito di rinvenire, stipati ed abilmente occultati in apposita intercapedine, 50 “panetti” di cocaina per un peso complessivo di 60 chilogrammi.

L'intercapedine realizzata sotto il pianale del veicolo, si apriva con un congegno meccanico, occultato sotto la moquette, all’altezza dei sedili anteriori.

Al termine delle operazioni i militari hanno sequestrato l'auto e lo stupefacente, che dalle analisi è risultato di elevato grado di purezza. Per il conducente, del mezzo si sono, invece, aperte le porte della casa circondariale di Catanzaro.

Scontro tra due auto, donna incinta finisce in ospedale

Una Fiat Punto ed una Opel Astra si sono scontrate poco dopo le 9 di oggi in via Aldo Moro, a Lamezia Terme. 

A bordo della Punto viaggiavano: una donna incinta, un'anziana e una bambina. Solo il conducente, invece, sull'Astra. 

La donna in gravidanza e l'automobilista sono stati trasferiti in ospedale dai sanitari del 118, per essere sottoposti agli accertamenti del caso. Illese la bambina e la pensionata. 

Sul posto sono interventi anche i vigili del fuoco,  la polizia locale e la guardia di finanza.

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Operazione “Mari neri” contro lo sfruttamento del lavoro: beni per 665 mila euro sequestrati a 2 imprenditori

E' stata chiamata "Mari neri", l'operazione con la quale i finanzieri di Catanzaro hanno eseguito un decreto di sequestro di beni per 665 mila euro, emesso dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Lamezia Terme, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di due imprenditori, amministratori di diritto e di fatto di tre società di capitali, una delle quali fallita, operanti nel settore della grande distribuzione, indagati per il reato di sfruttamento del lavoro ai danni di 79 dipendenti, per fatti accaduti tra il 2016 e il 2017.

Dalle indagini, avviate dal Gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme e proseguite con il coordinamento della Procura lametina, sarebbero emersi gravi indizi a carico dei due imprenditori in ordine all'impiego di manodopera in condizioni di sfruttamento. Ai lavoratori, secondo quanto emerso, sarebbero state corrisposte retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali e violando la normativa relativa all'orario di lavoro e approfittando del loro stato di bisogno derivante dall'assenza di ulteriori opportunità occupazionali.

Inoltre, per gli investigatori, gli indagati avrebbero imposto ai lavoratori di rinunciare a parte delle ferie, alle indennità per impiego nei giorni festivi e alle ore di straordinario, pena la mancata assunzione. La condotta avrebbe consentito agli imprenditori di trarre gli illeciti profitti oggetto di sequestro preventivo.
Le indagini sarebbero risultate particolarmente difficili sia per l'iniziale scarsa collaborazione di molti dipendenti, timorosi delle ritorsioni dei datori di lavoro, sia perché formalmente le buste paga non presentavano palesi irregolarità.

 

Giocattoli contraffatti e prodotti pericolosi, maxi sequestro in Calabria

I finanzieri della Compagnia pronto impiego di Lamezia Terme (Cz) hanno passato al setaccio, negli ultimi mesi, oltre 70 attività commerciali al fine di verificare la regolare detenzione e vendita di prodotti recanti marchi registrati, nonché il rispetto della normativa in materia di Codice del consumo.

Considerata l’emergenza epidemiologica ancora in corso, l’attività ispettiva ha riguardato anche la commercializzazione dei dispositivi di protezione individuale.

Durante il monitoraggio in alcuni negozi, sono stati effettuati sequestri di giocattoli e accessori vari palesemente contraffatti. Successivamente, attraverso un’approfondita attività info-investigativa, è stata ricostruita la filiera del “falso” e sono stati individuati i distributori all’ingrosso.

Al termine dei controlli, sono stati sequestrati 13.036 articoli riportanti marchi contraffatti ottimamente riprodotti – prevalentemente giocattoli recanti famosi brand di note serie televisive di successo, accessori di ultima creazione di personaggi Disney e Marvel e 1.606 articoli di vario genere, tra cui materiale elettrico ed informatico, privi delle certificazioni minime di sicurezza ed indicazioni per il consumatore.

I giocattoli, oltre a recare marchi falsi, erano privi sia delle informazioni sulle caratteristiche, dimensioni e componentistica delle parti presenti, che delle indicazioni relative alla fascia di età. Articoli, quindi,che avrebbero potuto provocare danni alla salute dei bambini.

Gli accessori elettrici ed informatici non erano per giunta corredati delle specifiche avvertenze per l’utilizzo e recavano il marchio “Ce” falso.

Infine, grazie alla collaborazione dell’“Institute on membrane technology” (Consiglio nazionale delle ricerche-Itm) di Cosenza, che esegue specifici test di filtrazione, sono state sequestrate 3.665 “mascherine” Ffp per bambini non conformi ai parametri fissati dalle vigenti normative europee che disciplinano lo specifico settore.

La vendita al dettaglio degli articoli sequestrati avrebbe potuto fruttare oltre 70 mila euro.

Complessivamente sono 15 le denunce a piede libero, per introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi.

Inoltre, due persone sono state segnalate alla Camera di commercio per l’adozione dei provvedimenti di competenza in capo ai distributori, i quali rischiano una sanzione amministrativa fino a 25 mila euro.

Nuova tecnologia per il trattamento del dolore a Lamezia e Soverato

L’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro  si è arricchita di nuova tecnologia per il trattamento del dolore: la radiofrequenza pulsata. A Lamezia Terme, dal 7 aprile scorso, l’equipe composta da medici ed infermieri dell’Unità operativa complessa Anestesia e Rianimazione, diretta dalla dott.ssa Anna Monardo e della Struttura semplice Dipartimentale Anestesia di Soverato, diretta dal dott. Pantaleone Grande, ha effettuato i primi trattamenti terapeutici presso l’ambulatorio del presidio ospedaliero “Giovanni Paolo II”, avvalendosi della collaborazione del dott. Domenico Quattrone dell’Ospedale “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria. Sono stati effettuati trattamenti di radiofrequenza pulsata a cinque pazienti affetti da dolore cronico rachideo.

I pazienti potranno accedere al servizio con apposita prenotazione, che potrà avvenire tramite il Cup presente nelle strutture dell’Asp di Catanzaro, le farmacie abilitate, il portale del cittadino (https://prenotazione.asp.cz.it), il numero unico provinciale (0961 789789) o attraverso la preospedalizzazione presso l’ambulatorio di Anestesia e Rianimazione.  I pazienti prenotati saranno visitati dallo specialista del dolore e saranno i medici anestesisti dedicati alla terapia del dolore ad  assegnare il percorso terapeutico necessario. Questo servizio viene garantito sia nel Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme e sia nel Presidio Ospedaliero di Soverato.

L’Asp di Catanzaro ha attivato questa nuova prestazione in quanto si occupa di trattare la sintomatologia dolorosa cronica e di migliorare la qualità di vita dei pazienti che ne soffrono. Il dolore rachideo è, infatti, una della principale sindromi di maggiore impatto epidemiologico e che spesso condiziona la vita sociale e lavorativa dell’individuo. Questa nuova tecnologia per il trattamento del dolore consentirà una migliore ripresa per i pazienti che vorranno usufruirne.

Scontro fra tre auto, due feriti

Una Fiat Panda, una Fiat Grande Punto e una Mini Countryman sono rimaste coinvolte in un incidente stradale avvenuto oggi in via Adda, a Lamezia Terme (Cz).

Nell'impatto una delle auto si è ribaltata sulla sede stradale.

Ferite due persone, una delle quali - una donna - è stata trasferita in ospedale dai sanitari del 118.

Sul posto sono intervenuti anche vigili del fuoco e polizia locale. La strada interessata dal sinistro è stata chiusa al transito per consentire le operazioni di soccorso.

 

 

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Reflui scaricati nei terreni agricoli, sequestrato stabilimento di produzione olio d'oliva

I finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, unitamente al Nucleo operativo di polizia ambientale della capitaneria di porto di Vibo Valentia e alla Sezione di pg-Aliquota "Ambiente-Territorio-Paesaggio", hanno sottoposto a sequestro uno stabilimento, nell’area industriale di Lamezia Terme, nel quale veniva prodotto e messo in vendita di olio d’oliva.

In particolare, nel corso dell’attività ispettiva, i militari avrebbero scoperto che lo stabilimento oleario scaricava le acque reflue di lavorazione in alcuni terreni posti nelle immediate vicinanze. Inoltre, sarebbe stato rinvenuto anche un deposito incontrollato di rifiuti speciali riguardanti scarti di opere edili.

Pertanto, il titolare della struttura è stato denunciato per attività di gestione di rifiuti non autorizzata, danneggiamento e deturpamento dell’ambiente.

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Truffa e falso in atto pubblico, divieto di esercizio della professione per due avvocati

Questa mattina, i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro hanno eseguito una misura cautelare del divieto di esercizio per un anno della professione di avvocato, disposta dal gip presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di due legali del foro di Lamezia Terme.

L’ipotesi è che gli indagati abbiano commesso reati di truffa e falso in atto pubblico, in danno dell’Agenzia delle entrate di Catanzaro, intentando azioni esecutive nei confronti dell’ente per crediti legati a imposte non dovute, anche attraverso la materiale falsificazione di un provvedimento di assegnazione delle somme a firma del giudice dell’esecuzione, così da continuare a vantare un credito verso l’erario.

Attraverso questi metodi artificiosi, la somma apparentemente non pagata legittimava un’ulteriore azione giudiziaria verso l’Agenzia, con incremento delle spese di giudizio e conseguente ingiusto profitto.

Il pericolo di reiterazione di analoghi reati è stato desunto dal rinvenimento all’interno dello studio dei difensori di numerosi modelli di assegnazione somme di competenza del giudice dell’esecuzione.

Allo stato il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari.

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