'Ndrangheta. Impiegata lavorava al Tribunale e informava gli indagati

Alcuni indagati coinvolti nell'operazione della Squadra Mobile scattata alle prime luci dell'alba e che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe fatto luce sugli interessi criminali inseguiti da alcune delle cosche più potenti della città di Reggio Calabria (qui i particolari), sarebbero stati aiutati da Maria Angela Marra Cutrupi, di 52 anni che lavorava, come impiegata a tempo determinato e con mansioni esclusivamente esecutive, all’ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria. La donna avrebbe informato alcuni indagati dell’esistenza di un’inchiesta a loro carico. Questa notte è stata arrestata con l’accusa di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio aggravata dalla circostanza di aver agevolato la ‘ndrangheta. Assieme a lei - e con la stessa accusa  - è finito in manette anche il marito Domenico Nucera, a cui la donna avrebbe rilevato le informazioni coperte da segreto, apprese negli uffici giudiziari, che sarebbero poi state riferite da quest’ultimo al fratello Carmelo Salvatore Nucera. Qui ulteriori dettagli sull'operazione "Sistema Reggio". 

Arrestati i vertici strategici di cinque famiglie di 'ndrangheta: i nomi

Arrestati i vertici strategici di cinque famiglie di 'ndrangheta. Su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia, la Polizia di Stato ha arrestato nella notte esponenti di vertice delle cosche De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. Sono finiti in manette a Reggio Calabria l’avvocato Giorgio De Stefano, di 68 anni, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ed indicato nelle intercettazioni come "massimo" referente della cosca; Roberto Franco, di 56 anni, presunto capo dell’omonima famiglia mafiosa federata ai De Stefano; Domenico Stillitano, di 54 anni e il fratello Mario Vincenzo Stillitano, di 50 anni, considerati dagli investigatori rappresentanti apicali della stessa famiglia, alleata della cosca Condello; Antonino Araniti, di 38 anni e Giovanni Sebastiano Modafferi, di 39 anni, sospettati di essere elementi di spicco della cosca Araniti, federata ai Condello; Antonino Nicolò, di 64 anni, ritenuto elemento di rilievo della cosca Rosmini federata ai Condello;  Dimitri De Stefano, di 43 anni, a parere degli investigatori, esponente di spicco dell’omonimo cosca, nonché fratello del più noto Giuseppe, 47 anni attualmente detenuto e considerato il capo crimine di Reggio Calabria. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria hanno consentito di accertare, a parere degli investigatori, che Carmelo Salvatore Ncera,57 anni, per avviare l’esercizio commerciale preso in affitto dalla famiglia dei Nicolò - i quali lo avevano acquistato dai Malavenda - aveva dovuto chiedere l’autorizzazione prima ai De Stefano rappresentati, sulla scorta di quanto emerso in fase d'indagine, a Santa Caterina da Roberto Franco che aveva dato il suo assenso e poi ai fratelli Domenico e Mario Vincenzo Stillitano, sostengono le forze dell'ordine, rappresentanti dello schieramento dei Condello, che invece si sarebbero decisamente opposti all’apertura del nuovo locale. Per superare il veto posto dagli Stillitano, Carmelo Nucera si sarebbe rivolto ai massimi rappresentati delle cosche De Stefano e Condello. Nel primo caso sarebbe riuscito ad arrivare fino a Giorgio De Stefano ("il massimo") attraverso la mediazione di un conoscente e nel secondo caso ai Condello tramite gli Araniti. Due indagati, Carmelo Salvatore Nucera e Giovanni Carlo Remo, sono stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbero aiutato e rafforzato le cosche di Santa Caterina assicurandosi la protezione della ‘ndrangheta in relazione all’apertura dell’esercizio commerciale denominato bar "Ritrovo Libertà (nuova denominazione dell’ex bar Malavenda) intestato a Nucera e gestito da quest’ultimo in società di fatto con Remo,  riconoscendo alla 'ndrangheta il potere di regolamentazione dell’accesso al lavoro privato in relazione all’assunzione di alcuni dipendenti "graditi" alle cosche e la potestà di regolamentazione dell’esercizio del commercio e, più in generale, il controllo sulle attività economico-produttive del quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria. Altre sei persone sono state arrestate per intestazione fittizia di beni, essendosi prestate, è il convincimento dei titolari dell'attività investigativa,, a fare da prestanomi ad appartenenti alle cosche operanti in città, al fine di consentire loro di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

 

 

Reggio, maxi operazione anti 'ndrangheta della Polizia di Stato

E’ in corso dalle prime ore di questa mattina a Reggio Calabria una vasta operazione della Polizia di Stato per l’esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare, di cui 11 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel corso dell'operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria sono stati colpiti presunti, capi, gregari e soggetti contigui alle cosche De Stefano e Franco aderenti al cartello Destefaniano e Rosmini, Serraino e Araniti aderenti al cartello Condelliano, imperanti in città ed uniti nella spartizione dei proventi derivanti dalle attività estorsive in danno di commercianti ed operatori economici di Reggio Calabria. Le attività hanno impegnato 250 uomini appartenenti alla Polizia di Stato. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d’ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Questura alle ore 11. La Squadra Mobile di Reggio Calabria sta eseguendo anche numerosi sequestri di esercizi commerciali in mano alla 'ndrangheta. Si tratta di noti bar della città, di una stazione di servizio per l’erogazione di carburante, di una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati. Gli esponenti delle cosche di Reggio Calabria avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche, operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi soggetti, al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Dieci milioni di euro è il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati. "Sistema Reggio" sarebbe il nome dell’operazione che gli investigatori della Squadra Mobile stanno eseguendo in queste ore a Reggio Calabria. L’inchiesta della D.D.A. di Reggio Calabria conferma che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell’accesso al lavoro privato, facendo assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali, nonché la potestà di regolamentazione dell’esercizio del commercio, autorizzando o meno l’apertura di esercizi commerciali nei quartieri da esse controllati. Il quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria sarebbe stato controllato capillarmente dalla  'ndrangheta attraverso le famiglie Franco e Stillitano, i primi federati ai De Stefano e i secondi ai Rosmini e quindi ai Condello. I due massimi referenti locali sarebbero Roberto Franco, 56 anni e i fratelli  Mario Vincenzo Stillitano, 30 anni e Domenico, 54 anni arrestati questa notte dai poliziotti reggini assieme ai componenti di altri sodalizi criminali. L’operazione "Sistema Reggio” trae origine da un grave attentato perpetrato la notte dell’11 febbraio 2014, con l’esplosione di un ordigno pipe bomb, al Bar Malavenda, noto esercizio commerciale del quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria. L’esplosione aveva distrutto la vetrina del bar, il banco pasticceria e diverse vetrate anche dei locali sovrastanti, adibiti ad ufficio, magazzino e laboratorio, nonché una minicar in sosta nelle adiacenze. L’1 marzo 2014, fu rinvenuto un altro ordigno inesploso, nello stesso punto e dello stesso tipo di quello che era scoppiato a febbraio. Alla base dell’inchiesta numerose intercettazioni. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile si sono basate essenzialmente sui risultati delle intercettazioni telefoniche, ambientali e delle video riprese disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Gli elementi acquisiti dalla Squadra Mobile, grazie alle attività tecniche, hanno consentito di ricostruire puntualmente non solo le dinamiche criminali relative al duplice attentato del Bar Malavenda con l’individuazione dei mandanti, ma anche ai contesti mafiosi riconducibili ai due più potenti casati di ‘ndrangheta operanti nella città di Reggio Calabria, ovvero quelli facenti capo alla famiglia De Stefano e Condello, entrambi dominanti ad Archi ed in altri quartieri del centro di Reggio Calabria, fra i quali Santa Caterina.

    

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