Sorpresi a rubare cavi di rame, due arresti e una denuncia

Due cittadini romeni,  M. N. V. e B. E. D., di 25 e 32 anni, sono stati arrestati dalla polizia a Reggio Calabria, in flagranza del reato di tentato furto aggravato di cavi in rame.

In particolare, i due sono stati sorpresi nel cantiere del nuovo Palazzo di Giustizia, mentre erano intenti a sottrarre circa 360 chili di cavi elettrici. Individuato e fermato anche un presunto complice, R. M., cittadino romeno di 44 anni, il quale è stato denunciato per lo stesso reato. L’auto dei presunti malviventi, una Opel Astra, è stata posta sotto sequestro.

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Oltre 400 uova di Pasqua sequestrate in un laboratorio abusivo

Durante un’ operazione effettuata nella zona jonica della provincia di Reggio Calabria, i carabinieri del Nas hanno sequestrato 460 uova di Pasqua prodotte in un laboratorio abusivo e prive delle indicazioni sulla tracciabilità.

In particolare, l’ispezione ha permesso di accertare gravi carenze igienico sanitarie e strutturali, con locali e attrezzature sporchi, nonché l’impossibilità di risalire alla provenienza degli ingredienti utilizzati perché privi di etichetta o documenti sull’origine.

Il personale del Dipartimento di prevenzione dell’Asp, intervenuto a supporto dei carabinieri, ha disposto l’immediata sospensione del laboratorio, mentre al titolare dell’attività sono state elevate sanzioni per oltre 7 mila euro.

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Evade dai domiciliari, arrestato

I poliziotti di Reggio Calabria, durante un servizio di controllo, hanno rintracciato un 46enne del luogo evaso dai domiciliari.

L’uomo è stato individuato e arrestato nei pressi dell’abitazione della madre.

L’arrestato, al termine delle attività di rito, è stato condotto nella casa circondariale di Reggio Calabria Arghillà.

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Scovato poliambulatorio abusivo con falso medico

I carabinieri del Nas di Reggio Calabria durante un’attività ispettiva, effettuata lo scorso settembre, hanno scoperto un poliambulatorio medico abusivo allestito da un 46enne del luogo.

I militari notando che, in località Pellaro, presso la sede di un'associazione di volontariato, di cui il 46enne è presidente, c’era un intenso via vai di persone, soprattutto anziani e donne, hanno deciso di procedere con il controllo, raccogliendo gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, in quanto, in un immobile di 3 piani, aveva allestito un vero e proprio poliambulatorio per  interventi chirurgici, esami diagnostici e cure fisioterapiche, con tanto di medicheria con presidi medici, attrezzature e farmaci utilizzati in chirurgia, nonché ecografi ed elettrocardiogrammi, tutto, del valore di decina di migliaia di euro, sottoposto a sequestro penale. 

Inoltre, dai documenti sequestrati, quali certificati medici, fatture e referti diagnostici, sono scaturite ulteriori indagini che hanno permesso di denunciare in stato di libertà l’uomo, per il reato di “esercizio abusivo della professione sanitaria”, in quanto avrebbe svolto una visita ginecologia con ecografia in assenza di titolo professionale.

A conclusione gli accertamenti ed allo stato degli atti, la Procura della Repubblica ha emesso nei confronti di M.P.G., un avviso di conclusione delle indagini preliminari ed informazione della persona sottoposta alle indagini sul diritto alla difesa.

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Incidente sul lavoro in Calabria, morto un 42enne

Tragico incidente sul lavoro in Calabria dove, un uomo, Giuseppe Cuzzola, di 42 anni, è morto nello stabilimento Hitachi Rail della città dello Stretto.

La vittima, da quanto comunicato dall'azienda, era titolare di una ditta esterna specializzata nella raccolta e smaltimento di materiali speciali industriali

Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, l’uomo sarebbe rimasto schiacciato all’interno di un cassone durante la manovra di stoccaggio dei rifiuti che stava compiendo con un braccio meccanico.

Beni del valore di oltre 11 milioni di euro sequestrati a imprenditore

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un provvedimento emesso dal Tribunale reggino, con il quale è stato disposto il sequestro di beni per un valore complessivo stimato in oltre 11 milioni di euro, a carico di un imprenditore gioiese, operante nel settore della raccolta e gestione di rifiuti speciali e metallici.

La misura è stata emessa in seguito al coinvolgimento del destinatario nelle operazioni “Mala pigna” e “Rinascita scott”.

In relazione alle risultanze delle due operazioni, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha avviato un’indagine, condotta dal Gruppo investigazione criminalità organizzata delle fiamme gialle, al fine di effettuare verifiche di carattere economico-patrimoniale a carico dell’imprenditore.

Nel corso delle attività – focalizzate sulla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali dirette o indirette, effettuate tra il 1997 e il 2009 – gli investigatori hanno riscontrato una presunta  sproporzione rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi.

Alla luce di tali risultanze, il Tribunale di Reggio Calabria, ha disposto il sequestro dell’intero patrimonio riconducibile all’imprenditore e al suo nucleo familiare, costituito da due società operanti nel settore della lavorazione di materiale ferroso, una ditta individuale operante nel settore della raccolta e del trasporto di rifiuti speciali, tre fabbricati, fondi obbligazionari, rapporti bancari e finanziari e relative disponibilità, per un valore complessivo stimato in oltre 11 milioni di euro.

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Tre chili di hashish nascosti in pullman, manette per un 34enne

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal locale Tribunale, nei confronti di un trentaquattrenne di Vittoria (Rg) per traffico di sostanze stupefacenti.

Le indagini sono state avviate lo scorso mese di settembre, quando i militari di Villa San Giovanni, nel corso di un servizio finalizzato al contrasto dei traffici illeciti, avevano fermato, per un controllo di routine, un pullman proveniente da Napoli e diretto a Catania. Nell’occasione, il cane antidroga aveva fiutato, nel vano portabagagli, uno zaino contenente tre chili di hashish, sequestrati nei confronti di ignoti.

All’esito dei successivi approfondimenti investigativi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria sono stati individuati due presunti responsabili: un 34enne italiano e una 21enne venezuelana.

Entrambi, allo stato, sono indagati per la violazione della normativa in materia di sostanze stupefacenti: il primo agli arresti domiciliari, la seconda in stato di libertà.

La droga sequestrata, qualora venduta al dettaglio, avrebbe potuto fruttare circa 30 mila euro.

Tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di imprenditori, due arresti

Sono accusati di tentata estorsione ai danni delle ditte impegnate nei lavori nel quartiere San Giorgio Extra di Reggio Calabria.

Per questo motivo, due persone, G.Z e C.P.M., di 54 e 49 anni, sono state sottoposte a fermo dai poliziotti della Squadra Mobile reggina.

In particolare, gli indagati sono finiti in carcere perché ritenuti responsabili di due tentate estorsioni commesse, tra luglio e febbraio scorsi.

Le indagini sono partite dalle denunce delle presunte vittime, che nelle scorse settimane avrebbero ricevuto, a più riprese, visite sul cantiere da parte C.P.M., per sollecitarle a mettersi in regola con la cosca locale, pena il blocco dei lavori. In occasione della prima visita ad uno dei cantieri, a recarsi sul posto sarebbe stato Z.G., che avrebbe invitato uno degli operai a riferire al titolare, che prima di entrare a casa delle persone si bussa. 

All’identificazione dei sospettati, gli investigatori della Squadra mobile sono giunti attraverso una minuziosa analisi di diversi sistemi di videosorveglianza, che hanno permesso di fornire i primi riscontri a quanto denunciato dalle vittime.

Le indagini sono poi proseguite con l’ausilio di servizi di intercettazioni che, nonostante le particolari cautele adottate dagli indagati, hanno permesso di acquisire ulteriori importanti elementi di prova sia in ordine ai due presunti tentativi estorsivi, che sulla volontà di Z.G. di compiere ulteriori estorsioni ai danni di altri imprenditori, approfittando del vuoto determinato dagli arresti eseguiti con le operazioni a carico del gruppo criminale storicamente operante nel quartiere di San Giorgio (Borghetto-Caridi-Zindato, operante nell’ambito della più ampia cosca Libri).

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