Dg Asp ai direttori dei distretti di Serra, Vibo, Tropea: “Medici utilizzino ricettari rosa”

Il direttore generale dell’Asp di Vibo Angela Caligiuri ha inviato una lettera ai direttori dei Distretti sanitari di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno, chiedendo di sollecitare i medici prescrittori ad utilizzare obbligatoriamente i ricettari rosa che sono stati consegnati loro già in data 22 febbraio. Il massimo esponente della sanità vibonese ha inviato inoltre al presidente di Federfarma una comunicazione con la quale invita i titolari di farmacie convenzionate a non accettare ricette bianche per l’erogazione di farmaci in regime di convenzione.

“Restituire subito i ricettari alle strutture sanitarie private”

“La sanità territoriale è in difficoltà. È necessario che alle strutture sanitarie private siano immediatamente restituiti i ricettari, evitando i forti disagi cui sono sottoposti i pazienti calabresi in questi giorni”. Lo afferma la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco, che aggiunge: “So bene che la problematica è all’attenzione del direttore generale del Dipartimento Riccardo Fatarella e del delegato dal presidente Oliverio per la sanità Franco Pacenza; e so che entrambi sono consapevoli degli effetti negativi prodotti dalla circolare emanata il 30 dicembre 2015 dal Dipartimento Tutela della Salute con la quale sono stati sottratti i ricettari del servizio sanitario nazionale a tutti gli specialisti operanti nelle strutture private accreditate. Ma adesso è necessario correggere il tiro e ridare serenità al settore, come d’altra parte hanno già chiesto che si faccia, su impulso del collega Baldo Esposito, la Commissione Sanità del Consilio regionale presieduta da Michele Mirabello e le associazioni sindacali”. Spiega la consigliera regionale: “Le strutture sanitarie private calabresi, alla pari di quanto avviene nella maggioranza delle altre regioni italiane, erano state dotate del ricettario unico (il ricettario rosso) nel 2005: il paziente, recandosi nelle stesse con l’impegnativa di richiesta di visita redatta dal proprio curante, aveva poi la possibilità di essere seguito dallo specialista della struttura in tutto il percorso diagnostico e terapeutico. Come non bastasse ad aggravare i disagi, i medici di medicina generale hanno deciso, attraverso la propria associazione Fimmg, di non ritrascrivere le cure ai pazienti provenienti dalle strutture accreditate e indicate dagli specialisti delle stesse, in quanto asseriscono legittimamente di non essere competenza loro sottoscrivere scelte terapeutiche decise da altri.  Per tali ragioni, i pazienti, a seguito della decisione del Dipartimento alla Salute, adesso si ritrovano nelle condizioni di non poter più accedere alle cure mancando dell’impegnativa perché nessuno gliela può o vuole più fare. Un fatto gravissimo, se si pensa, per esempio, ai pazienti che vengono fuori da traumi, incidenti o interventi chirurgici complessi e che necessitano di cure riabilitative fisioterapiche per la guarigione. Questi ultimi - sottolinea Sculco -  sono costretti a recarsi nelle strutture pubbliche, laddove le liste d’attesa sono cresciute a dismisura o a rivolgersi a quelle private accreditate, pagando di tasca propria ciò che sarebbe invece a carico del Servizio sanitario nazionale in quanto prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza”. Conclude Sculco: “La situazione creatasi sul territorio è preoccupante, ma non dubito che, una volta conclusi i riscontri del caso e gli incontri con i soggetti interessati (uno è previsto per lunedì 29 febbraio), si rimetterà rapidamente ordine nel sistema”.

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Comitato Pro-ospedale Reventino: “Manca anche la carta, serve un intervento risolutivo”

“Da anni provano a convincerci di quanto sia necessario rinunciare alla logica ospedalocentrica a favore di una maggiore territorialità della medicina, ad iniziare dalle cure  dei medici di base, che con il supporto di strutture quali l’UCCP, sostituiscano gradualmente quanto finora garantito dai nosocomi”. È quanto afferma il presidente del Comitato Pro-ospedale del Reventino Antonello Maida che spiega: “abbiamo sempre affrontato con scetticismo tale logica, e non perché non fossimo consapevoli della necessità di un risparmio e maggiore efficientamento del sistema, quanto conosciamo le capacità organizzative in campo e sappiamo che si tratterebbe di cedere il certo a favore dell’improbabile. Fatto sta che a Soveria Mannelli i medici di base da una settimana non dispongono dei ricettari per le prescrizioni ai loro assistiti, dirottati pertanto verso l’UCCP di Decollatura dove i ricettari viceversa ci sono. Purtroppo non si tratta neanche di un’emergenza una tantum, in quanto da un anno i medici di base devono affrontare la ‘penuria’ di tali ricettari, fatto che umilia profondamente la loro professionalità oltre che a creare situazioni di disservizio e problemi per gli assistiti. Così – aggiunge Maida - mentre noi ci interroghiamo su che fine abbia fatto la ‘nostra’ Tac multislide, sul nostro territorio comincia ad esserci penuria anche della volgare carta, senza che nessuno, almeno così crediamo, s’interessi a livello istituzionale del problema, lasciando sempre gli stessi ad affrontare criticità e problematiche quotidiane del comprensorio sanitario. Chiediamo – conclude - chiarezza ed un intervento risolutivo del problema, vorremmo ricordare a chi di dovere che non tutti hanno mezzi a disposizione per recarsi altrove anche per una semplice ricetta”.

Carenza di ricettari rosa nel Vibonese, autorizzate le farmacie convenzionate all’uso della ricetta bianca

Al fine di attenuare i disagi agli utenti determinati dalla carenza di ricettari rosa, il direttore generale dell’Asp di Vibo Angela Caligiuri ha inoltrato al presidente di Federfarma della Provincia di Vibo, una comunicazione con la quale vengono autorizzate le farmacie convenzionate a garantire la distribuzione dei farmaci anche con ricetta bianca. La ricetta bianca, compilata dai medici di Medicina Generale o Pediatri di Libera Scelta con le analoghe indicazioni previste per la ricetta rosa, sostituisce a tutti gli effetti quest’ultima.

Sanità. "Impedire l'uso dei ricettari ai medici delle strutture private è insensato"

"Nella sanità calabrese la confusione è alquanto alta. Se, poi, si aggiungono iniziative che da un lato non contribuiscono ad ottenere alcun risparmio, ma dall’altro hanno come effetto l’accentuazione dei disagi per i pazienti e per chi opera nella sanità privata, davvero si rischia di perdere il filo di ogni buon discorso volto a ridare efficacia ed efficienza al settore". E’ quanto sostiene il vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale Baldo Esposito, in riferimento "alla circolare emessa dal Dipartimento Sanità della Regione il 30 dicembre scorso, con cui è stata sospesa la possibilità di utilizzo dei ricettari del Servizio sanitario nazionale a tutti i medici specialisti operanti nelle strutture private accreditate di ogni ordine e grado e precluso d'emblée,  senza alcuna condivisione preventiva, un importante servizio di medicina sul territorio regionale ed un  modello efficiente e coerente con gli standard di attesa e di qualità di cure territoriali dell’Europa più evoluta". Argomenta il consigliere regionale: "L’utilizzo del ricettario del Ssn in Calabria risale al 2005. E fu riconosciuto nell’ambito di un documento che individuava le norme generali di prescrizione e di utilizzo del ricettario a tutti i medici delle strutture private accreditate, ospedaliere ed ambulatoriali. La decisione non fu assunta dietro richiesta delle strutture, ma fu l’esito di una serie di incontri con le organizzazioni dei medici, soprattutto dei medici di medicina generale rappresentati dall’allora sezione regionale della Fimmg. I medici di famiglia segnalavano le difficoltà, di ordine deontologico ed operativo, che si avevano nella semplice trascrizione di prestazioni specialistiche: dalla ricetta su foglio bianco dello specialista accreditato sul ricettario 'rosso' Ssn. Difficoltà - spiega Esposito -  derivanti da vari motivi: le prescrizioni specialistiche sono caratterizzate da nomi e codici di vario tipo, indicazioni specifiche, note di limitazione articolate e complesse e che costituiscono parte del bagaglio culturale ed operativo dello specialista stesso. I medici di base, in sostanza, chiedevano che senso avesse trascrivere semplicemente le prestazioni che lo specialista indica, non avendo loro la possibilità di verificarne la necessità e la corretta applicazione della norma. Ma segnalavano, altresì, l’anomalia derivante dal dovere condividere prescrizioni 'calate dall’alto' e non frutto della loro libera scelta professionale". Ancora Baldo Esposito: "Fino al 30 dicembre del 2015 si è dunque proceduto con speditezza, ma ora giunge una circolare che interrompe  senza alcuna motivazione plausibile l’esercizio di queste modalità efficaci ed  attualmente adottate  in numerose regioni italiane: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Puglia.  Per tutti questi anni, i pazienti si sono recati negli ambulatori con la richiesta di visita specialistica formulata dal proprio medico curante e quasi sempre con attese inferiori ai due giorni ed hanno potuto iniziare le cure di riabilitazione o di cardiologia, di otorino od oculistiche, odontoiatriche nel migliore dei modi. Si è trattato di un modello di sanità semplice, con risposta rapida alle esigenze del paziente, molto spesso appena dimesso dall’ospedale e reduce da interventi chirurgici o da traumi. Lo specialista accreditato prendeva in carico il paziente, effettuando direttamente tutte le prescrizioni necessarie durante il ciclo di cure, di tipo diagnostico o terapeutico. Se durante le cure riteneva necessario, ad esempio, prescrivere una radiografia piuttosto che una ecografia o un farmaco o una consulenza specialistica diversa, aveva il proprio ricettario e lo faceva direttamente, per cui il paziente rimaneva 'in carico' alla struttura per tutta la procedura di cura, non dovendo più tornare dal medico curante. Questa prassi di medicina del territorio, per una volta semplice ed immediata, adesso la si sta mandando a rotoli. Infatti - incalza Esposito -  i pazienti che avevano facilità nell'accesso alle cure ed alle procedure diagnostiche, sono costretti ai giri ripetuti degli ambulatori”. Cosa accade oggi? "Con l’impegnativa di richiesta redatta dal proprio medico curante, il paziente si reca nella struttura specialistica laddove che gli vengono prescritte le cure (come prima del 2005) sul ricettario in bianco; poi debbono tornare dal medico curante che, giustamente spazientito per questo salto nel passato, deve trascrivere la prestazione 'calata dall’alto' sul proprio ricettario, per consentire al paziente di tornare al centro specialistico per l’inizio del ciclo di cure. Il che implica che il paziente debba attendere oltre una settimana per avere la prima risposta terapeutica, ma se poi, durante le cure, emerge la necessità per lo specialista di ulteriori approfondimenti diagnostici o di nuove prescrizioni, ricomincia il tour. Cosi, prestazioni sanitarie semplici sono state insensatamente complicate". Aggiunge il vicepresidente della Commissione Sanità: “Non si dica che la decisione è stata assunta per un contenimento della spesa, perché dal 2005 la spesa per la salute territoriale è stata progressivamente abbattuta a favore di quella ospedaliera. Le strutture accreditate avevano budget annuali molto più alti di adesso (almeno il doppio) e li utilizzavano completamente facendo ricorso al complesso meccanismo di nuovo ripristinato in questi ultimi giorni della prescrizione scritta e ritrascritta da specialista e curante. Oltre tutto, per norma, le strutture hanno un budget che debbono utilizzare durante tutti i 12 mesi dell’anno, dato che il contratto prevede che si possa procedere alla erogazione di prestazioni per il 90% del budget entro il 31 ottobre e poi del restante 10 nell'ultimo bimestre, in modo da poter coprire tutto l’anno". Conclude Baldo Esposito: "Non si capisce come strutture che 10 anni fa erogavano il doppio di oggi, possano ulteriormente risparmiare grazie alla reintroduzione delle stesse norme di prima. Inoltre, la scelta, per più versi incomprensibile, del ritiro dei ricettari non avrà alcuna influenza sul grosso della spesa per la specialistica che non è interessata dal problema. Il mio auspicio e quello della stessa Commissione Sanità, è che si torni sulla decisione quanto prima possibile. La Calabria ha bisogno di, seppure nel pieno rispetto della legislazione vigente e della piena trasparenza nell’utilizzo della spesa pubblica, semplificazione e sburocratizzazione, soprattutto quando c’è di messo il diritto alla salute dei cittadini".

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Carenza ricettari, Nicolò: “Vicenda scandalosa, gravemente lesiva dei diritti basilari dei cittadini”

“La carenza di ricettari è una vicenda scandalosa rispetto a cui la Regione non può ‘mettere la testa sotto la sabbia’ ma deve assumere immediatamente e con piglio deciso provvedimenti in grado di sbloccare l’impasse”. È quanto afferma il presidente del gruppo di Forza Italia alla Regione Alessandro Nicolò.  “Da tempo, infatti, si registra sul territorio provinciale ed in particolare a Reggio Calabria, una carenza di ricettari che costringe i medici a centellinare le ricette, se non talvolta a rinunciare di prescrivere farmaci, accertamenti clinici e visite diagnostiche. Tutto questo è vergognoso e gravemente lesivo dei diritti basilari dei cittadini ed in particolare delle fasce deboli che ricorrono al Servizio Sanitario Nazionale perché non possono permettersi l’acquisto di farmaci a prezzo pieno o sostenere costi elevati per accedere ai servizi sanitari erogati dalle strutture private. A fare le spese di un contesto inqualificabile - denuncia Nicolò - sono soprattutto anziani e malati cronici che necessitano di cure costanti e di farmaci salva vita. Una condizione davvero incomprensibile che ha del surreale e di cui non riusciamo a capire impedimenti e difficoltà burocratiche. Ogni ulteriore colpevole ritardo - sostiene Nicolò - peserà sulla coscienza di quanti sono chiamati a superare questioni tecniche ostative. Di fronte ad una cecità che rischia di causare danni incalcolabili alla salute e alla stessa vita degli ammalati, reagiamo con determinazione e fermezza, ritenendo necessario azionare tutte le leve delle nostre prerogative istituzionali per superare questo vergognoso paradosso. Ebbene, se tale quadro allarmante dovesse essere ulteriormente protratto - evidenzia il Capogruppo di FI - saremmo costretti a censurare la situazione disastrosa di una sanità pubblica che in Calabria non risulterebbe, rebus sic stantibus, in condizione di garantire ai pazienti l’assistenza sanitaria di base, offendendo principi e diritti consacrati nella nostra Costituzione. A tal fine - conclude l’esponente azzurro - ho depositato un’interrogazione al presidente della giunta regionale con richiesta di risposta scritta”. 

"Medici senza ricettari, malati privi di cure: vogliamo subito i responsabili"

"Da giorni chi abita a Reggio Calabria – e provincia – ed ha bisogno di curarsi non può. Perché mai? Perché i medici di base - ricordano in una nota Michelangelo Tripodi e Lorenzo Fascì, rispettivamente Segretario regionale e Segretario provinciale del PCdI - sono rimasti senza ricettari, in quanto l’ASP non li rifornisce! La competenza infatti di fornire i medici di base dei ricettari è dell’ASP. La carenza maggiore si registra nel centro  e nel nord della città di Reggio Calabria. Orbene, sembra incredibile ma è pur vero. A chi è capitato di recarsi dal suo medico di famiglia per farsi prescrivere medicinali, prestazioni sanitarie, esami clinici, ecc. ha ascoltato il medico sconsolato rispondere: 'mi dispiace ma non ho ricettari e non posso quindi fare alcuna prescrizione'. Immaginiamo per un momento quante persone anziane, quanti ammalati cronici si sono trovati in questi giorni ad aver bisogno di medicine e\o di accertamenti sanitari. Sì, purtroppo è vero, non ci sono ricettari. Ora, in un Paese normale, in un Paese civile è possibile che accada un fatto del genere? Tutto ciò è inammissibile. Giovedì mattina i medici di base stanchi di tale gravissima disfunzione protesteranno davanti la sede dell’ASP in via Diana. Noi diamo la nostra piena e convinta adesione a tale forma di protesta e apprezziamo l’impegno e la sensibilità dimostrati dei medici di medicina generale". "Chiediamo con forza - è l'istanza formulata dai due esponenti comunisti - che la direzione dell’ASP – formata peraltro da tre commissari straordinari provenienti dalla Prefettura – chiarisca pubblicamente come sia potuto accadere una tale omissione; vogliamo sapere chi sono i responsabili, quale provvedimento  i commissari intendono adottare per accertare le responsabilità dell’interruzione di un pubblico servizio e cosa intendono fare per risolvere immediatamente il problema. La stessa domanda rivolgiamo al Commissario Scura che impegnato com'è a tentare di chiudere gli ospedali che funzionano non si occupa affatto delle gravissime emergenze sanitarie che scoppiano sul territorio". "Sembra un paradosso - argomentano Tripodi e Fascì - che in una terra in cui oltre agli organi ordinari si registra la presenza di commissari che dovrebbero garantire e rafforzare l’efficienza, invece, la quotidianità è lastricata da inefficienze da guinness dei primati (si fa per dire). Come fa il Mezzogiorno a risalire la china, a mettersi al pari con altri Paesi civili se non si riesce a dare alla burocrazia una adeguata qualificazione ed una altrettanto capacità gestionale? Per questo, auspichiamo che arrivino subito risposte e provvedimenti risolutivi delle inefficienze da parte di tutti i soggetti coinvolti e responsabili e cioè Regione Calabria, Commissario Scura e Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria".

 

"E' una vergogna che manchino i ricettari, la Regione metta fine a questo scandalo"

"Ancora una volta, come già denunciato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Reggio Calabria - afferma il presidente del gruppo consiliare regionale 'La Sinistra' Giovanni Nucera - si registra una scandalosa carenza di ricettari nel territorio cittadino e provinciale. Da ultimo, la carenza interessa in particolar modo il territorio di Villa S. Giovanni. I medici si trovano costretti a centellinare le poche ricette reperite con difficoltà o addirittura si ritrovano nell’incresciosa condizione di visitare i pazienti senza poter prescrivere farmaci o visite diagnostiche. Ad essere colpiti - denuncia Giovanni Nucera - sono soprattutto i pazienti meno abbienti, i quali non possono permettersi l’acquisto di farmaci a prezzo pieno o il pagamento di costose visite mediche specialistiche in strutture private.  Perché avviene tutto questo? Un problema di inefficienza burocratica?  Un tentativo di risparmiare sulla pelle dei cittadini? Inettitudine? Incoscienza? Un disegno delittuoso?" - si domanda l’esponente de 'La Sinistra'. "Ancora non riusciamo a darci una risposta di fronte ad una situazione che ha dell’incredibile. Qualsiasi sia l’ostacolo che impedisce l’arrivo dei ricettari rossi, stampati dalla Zecca dello Stato, nelle mani dei nostri medici di base, dobbiamo intervenire con urgenza e tempestività. Chiediamo alla Regione - afferma Nucera - un piano straordinario per gestire l’emergenza, anche consentendo l’utilizzo dei ricettari bianchi da parte dei medici. Ogni ritardo - prosegue il capogruppo - causerà l’aggravamento o addirittura la morte di decine di nostri concittadini. Io penso ai malati cronici o agli anziani che hanno bisogno dei farmaci salva vita: come dice lo stesso nome di questo tipo di farmaci - stigmatizza Nucera - non possiamo certo aspettare che i tempi della burocrazia rendano disponibili i ricettari a fine gennaio, mentre la gente muore". "Serve una scossa forte e repentina, lo richiede la nostra coscienza. Che questa vergogna - conclude Giovanni Nucera - non duri neanche 24 ore di più".

 

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