Calabria, scossa di terremoto in mare

 Un terremoto di magnitudo ML 2.3 è stato registrato dai sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nel golfo di Sant’Eufemia.

La scossa è stata rilevata alle 22,14 di ieri ad una profondità di 40 chilometri.

L’epicentro del sisma è stato individuato in un tratto del mar Tirreno non lontano da Lamezia Terme.

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Lamezia, Messone (Rinascita): " E' una vergogna nascondere le tracce dell'antica città"

Riceviamo e pubblichiamo

"Ogni città degna di tale nome, va sempre alla ricerca del suo passato, delle sue radici, di ciò che l’ha resa importante, seguendo le tracce del suo passato. Il medioevo è stato per la storia della civiltà un periodo di oscurantismo anche se sotto le ceneri ardevano le braci. Col tempo i popoli sono usciti da questo oscurantismo. Solo Lamezia è rimasta chiusa nel medioevo. In ogni parte d’Italia là dove sono stati trovati resti o tracce di antica civiltà, hanno fatto sì che venissero alla luce ed esposte all’attenzione di tutti. Spesso questo modo di operare ha dato la forza per un rilancio in termini di civiltà e progresso: i resti di Sibari, Kroton, Skolacium, Locri e tanti altri, oggi sono meta di pellegrinaggi turistici e culturali, attirano gente da ogni dove. E Lamezia? Abbiamo una storia che si perde nella notte dei tempi. Siamo figli del mito della Sirena Ligea. Eppure le poche tracce di una civiltà di grande splendore dell’antichità sono appena visibili o meglio, esposte all’intemperie con difficile accesso agli occhi dei lametini, figuriamoci ai turisti. L’antica Terina, l’Abbazia di Sant’Eufemia, il vecchio Castello Normanno, il Bastione di Malta, vestigia degli antichi Padri, che se opportunamente pubblicizzate potrebbero portare notevoli vantaggi economici all’interno della città. Che comunque la nostra storia, fonte di progresso e di rilancio economico negli anni è stata nascosta, è un dato di fatto che si ripete nel tempo, ultimo esempio i resti venuti alla luce per puro caso in Piazza della Repubblica di vecchie mura, spesse oltre un metro e mezzo, probabilmente edificate verso la fine del 1700, anziché essere esposte all’attenzione dell’opinione pubblica come reperto storico, è stato prontamente sotterrato per fare posto ad una invidiabile rotatoria, introdotta da una moderna concezione urbana, introdotta dall’amministrazione Speranza e prontamente raccolta e continuata dall’attuale amministrazione. È una vergogna che tracce dell’antica città vengano nascoste ai nostri occhi. Anziché continuare gli scavi portando alla luce il manufatto storico, cercare i resti della vecchia Cattedrale la cui localizzazione è ben risaputa, cercare la Basilica di Santa Maria degli Angeli, si pensa a nascondere ciò che per puro caso viene alla luce. Povera Lamezia. Lamezia vecchio nome di un’antica città che si specchiava nelle acque del Flumen Lameticus, scomparsa all’improvviso e nel nulla nel secondo secolo avanti Cristo"

Rosario Messone - Rinascita Lamezia Terme.

I 33 cavalieri calabresi celebrati in Spagna, dimenticati in Calabria

Angelo Iurilli, ispanista, vagava tra Cordova e l’Andalusia, e capitò in un paese dal nome curioso, Santa Eufemia. Chiacchiera con i naturali, e apprende che lì tutto è “calabrès”, dall’esibizione dei cavalli all’olio alle quattro confraternite dai nomi marziali, alla tradizione storiografica. Si narra, infatti, che trentatré cavalieri, venuti dalla Calabria, assalissero vittoriosamente un castello moresco, e il loro grido di guerra era “Sant’Eufemia”; fondarono il paese, e Santa Eufemia venne chiamato. Le tradizioni sono di solito un po’ vaghe, ma questa è stranamente precisa, e colloca l’avvenimento durante il regno di Alfonso VII di Castiglia l’Imperatore, cioè tra il 1126 e il 1157, e la guerra e crociata che, alleato di Genova e Pisa, egli mosse agli Arabi. Regnava in Sicilia e nell’Italia Meridionale il granconte Ruggero II, che nel 1130 si proclamò rex Siciliae et Ducatus Apuliae et Principatus Capuae; nel 1117 aveva sposato Elvira di Castiglia, figlia di Alfonso VI, inaugurando una lunga serie di rapporti dinastici e politici tra il Meridione d’Italia e i diversi troni della Penisola Iberica.  C’è ampia materia di studio e curiosità. Da dove venivano quei valorosi? Eufemia è una santa bizantina molto venerata, e del suo culto rimangono in Calabria almeno due luoghi notevoli: il paese di Sant’Eufemia d’Aspromonte; e la grande abbazia benedettina fondata da Roberto Guiscardo sopra un cenobio dedicato alla santa. Iurilli recupera antiche amicizie pisane, e si rivolge a Ulderico N., il quale a sua volta sollecita l’Associazione Calabria – Spagna di Reggio e la sua infaticabile presidentessa Rosa Fontana. Questa scrive all’alcalde, e si reca, non senza fatica e spesa, a Santa Eufemia, trovando un ambiente assai favorevole, direi entusiasta, di tali lontane origini calabresi e guerriere. Chi scrive ha da allora firmato più articoli, con la speranza, finora rimasta delusa, che una qualsiasi autorità calabrese provasse la stessa commozione che provano in Spagna gli abitanti di Santa Eufemia. Per gli spagnoli ha vergato un pezzo, tradotto da Iurilli, che ha trovato ampio spazio in un numero unico di cui pubblichiamo la copertina. Ci sarà qualcuno che si curi di questi nostri cugini lontani nel tempo e nel luogo, ma così affezionati alle loro calabre radici?

 

 

 

  

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