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L' Arma ricorda il vice brigadiere Iozia, l'appuntato Condello ed il carabiniere Caruso

Si svolgerà domani (lunedì 8 aprile), la commemorazione dell'appuntato Stefano Condello e del carabiniere Vincenzo Caruso (di cui ricorre il 42° anniversario dell'omicidio) e del vice brigadiere Rosario Iozia (di cui ricorre il 32° anniversario dell'omicidio).

La cerimonia inizierà alle 10:00, con la deposizione di una corona d'alloro in piazza “Condello-Caruso” di Taurianova.

Seguirà, alle 10:30, in contrada Razzà, luogo dell’omicidio dei carabinieri Medaglia d'oro al valor militare Condello e Caruso, la deposizione di un cuscino di fiori sul cippo eretto in loro memoria.

Alle 11.15, invece, è prevista la celebrazione di una messa presso la chiesa Matrice di Taurianova.

Al termine della funzione, alle 12:15 in contrada Petrara di Cittanova, verrà deposta una corona d'alloro sul cippo posto in memoria del vice brigadiere Medaglia d'argento al valor militare Rosario Iozia. Come ogni anno, alla cerimonia prenderanno parte i familiari dei militari assassinati.

La loro presenza, insieme a quella dei vertici dell’Arma reggina, con la sentita partecipazione di carabinieri in servizio ed in congedo, dei vertici della magistratura del distretto reggino, delle massime autorità civili, militari e religiose provinciali, testimonia in maniera inequivocabile la volontà e la determinazione nel proseguire in quell’azione di promozione della cultura della legalità, mantenendo vivo il ricordo di quanti, fino all’estremo sacrificio hanno dato la propria vita per la difesa delle istituzioni e dello Stato.

Alla cerimonia religiosa prenderà parte anche una rappresentanza di studenti.

L'omicidio dell'appuntato Condello e del carabiniere Caruso

Il 1° aprile 1977, alle 13.00 circa, l’appuntato Stefano Condello ed i carabinieri Vincenzo Caruso e Pasquale Giacoppo, iniziarono il loro turno quotidiano di lavoro. All’epoca i tre militari erano in servizio all’Aliquota radiomobile della Compagnia di Taurianova.

Una volta usciti dalla caserma, i tre militari percorrendo la Statale 101-bis in direzione di contrada Razzà di Taurianova notarono quattro autovetture ed una vespa parcheggiate sul lato della strada nei pressi della masseria di un pericoloso pregiudicato. Il carabiniere Caruso riconobbe l'auto di un noto pregiudicato della zona, il quale, alla luce di alcune notizie acquisite dall’appuntato Condello, era noto anche per aver favorito dei latitanti.

Condello e Caruso decisero, quindi, di lasciare Giacoppo a presidio del mezzo di servizio e si incamminarono sulla mulattiera in direzione della masseria. Una volta giunti sul posto, si resero conto che due noti pregiudicati tra tutti quelli presenti erano armati di pistole.

Ne nacque una colluttazione, durante la quale Condello e Caruso riuscirono a disarmare i malviventi, pur essendo investiti da una pioggia di colpi di lupara e pistola esplosi in loro direzione dagli altri pregiudicati presenti. Condello rispose al fuoco ma venne ferito alle spalle; Caruso lo raggiunse e riuscì a colpire gli aggressori del commilitone, ferendoli mortalmente.

Ma al sopraggiungere di altri malviventi, anche  Caruso finì per soccombere sotto i colpi d’arma da fuoco. Giacoppo, che nel frattempo aveva udito gli spari, si avvicinò ai colleghi, imbattendosi in tre individui armati di fucile con i quali ingaggiò un altro scontro a fuoco, mettendo in fuga i malviventi.

Giunto sul posto e trovando i due commilitoni stesi a terra esanimi, il militare tornò immediatamente all’autovettura di servizio per dare l’allarme, ma il collegamento radio non funzionò e fu costretto a far rientro in caserma per chiedere aiuto. Le indagini fecero piena luce sull’eroico comportamento di Condello e Caruso, i quali avevano sorpreso undici mafiosi, esponenti delle più potenti famiglie della Piana di Gioia Tauro, che si stavano confrontando per gestire i rispettivi spazi di potere e spartirsi appalti e tangenti.

Il 21 luglio 1981 la Corte d’assise del tribunale di Palmi condannò i responsabili degli omicidi a pesanti pene detentive, in particolare a trent’anni di reclusione per omicidio continuato ed aggravato in concorso Giuseppe Avignone, Girolamo Albanese, Vincenzo Zinnato, Domenico Lombardo, Francesco Furfaro, Domenico D'Agostino, Domenico e Damiano Cianci. In relazione al comportamento dei militari, è stata loro concessa la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

L'assassinio del vice brigadiere Iozia

Giunto alla Stazione di San Giorgio Morgeto il 3 giugno 1985, in virtù delle qualità professionali e di carattere dimostrate, il 27 agosto successivo, a soli 25 anni, il vice brigadiere Rosario Iozia era stato trasferito alla Squadriglia di Cittanova, quale Comandante.

Nonostante la giovane età, si distinse da subito per la serietà, l’equilibrio e la correttezza del suo operato, improntato all’imparzialità, alla rettitudine ed allo spirito di sacrificio. Già in seguito a complesse indagini e servizi a lui delegati, era stato infatti menzionato sull’ordine del giorno del Comando dell’allora Legione carabinieri di Catanzaro, per l’arresto di due malviventi ed il sequestro di quasi due chilogrammi di marijuana.

Anche per il sequestro di Angela Mittica di Oppido Mamertina, aveva fattivamente contribuito ad impedire la fuga dei malviventi, fino a determinare la liberazione della giovane sequestrata.

L'omicidio di Iozia fu consumato alle ore 19.00 del 10 aprile 1987, quando percorredo libero dal servizio la Strada provinciale diretta a Polistena, all’uscita di una curva, in località Petrara di Cittanova, notò alcuni individui armati di fucili a canne mozze intenti ad attraversare un uliveto. Fermata l'auto, il vice brigadiere impugnò la pistola d’ordinanza e si lanciò all’inseguimento dei malviventi, i quali, una volta scoperti, aprirono il fuoco ferendolo mortalmente.

Per la valorosa azione compiuta il vice brigadiere è stato insignito con la medaglia d’argento al valor militare alla memoria.


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