'Ndrangheta, ennesimo duro colpo alla cosca "Cordì"

La notte scorsa i carabinieri ed i finanzieri dei Comandi provinciali di Reggio Calabria hanno eseguito, con il supporto dei militari dello Squadrone eliportato “Cacciatori Calabria”, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 15 persone.

Il provvedimento rappresenta il seguito delle operazioni “Riscatto” e “Mille e una notte” con le quali, rispettivamente, carabinieri e guardia di finanza, il 2 agosto scorso, hanno ricostruito la struttura operativa della storica cosca locrese dei “Cordì”.

I carabinieri hanno, inoltre, sequestrato una ditta di onoranze funebri di Locri, i cui titolari, per gli inquirenti, avrebbero “acquisito, nel corso di numerosi anni, una posizione dominante nell’ambito del settore di servizi funebri ed attività commerciali connesse all’area cimiteriale di Locri”.

'Ndrangheta, cospicua somma di denaro sequestrata ad un bracciante

I carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Locri hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal tribunale di Reggio Calabria, su proposta della Procura distrettuale reggina, nei confronti di Domenico Agresta, della somma di 55 mila euro, ritenuta dagli investigatori frutto di proventi illeciti.

La misura è la conseguenza delle indagini condotte dai militari del Nucleo investigativo di Locri,  per cercare di delineare la pericolosità di Agresta, bracciante agricolo di Platì, ritentuo “intraneo” alla cosca “Barbaro–Castanu”.

I 55 mila euro sequestrati dagli uomini dell’Arma erano stati rinvenuti a maggio scorso, durante una perquisizione effettuata, dai carabinieri della Compagnia di Locri, su alcuni terreni di proprietà del Comune di Platì, ma “abusivamente occupati ed in uso alla famiglia dell’Agresta”.

In particolare, durante le ricerche, i militari scoprirono un bunker, all’interno del quale furono rinvenuti due grimaldelli, diverse munizioni ed una fondina per pistola.

A poca distanza dal bunker, nascosto dietro un muretto, venne invece trovato il denaro oggetto del sequestro.

Dagli accertamenti effettuati dagli investigatori sarebbe emersa la “vistosa sproporzione fra le capacità di reddito di Agresta e del suo nucleo familiare rispetto alle proprietà in suo possesso ed alla somma di denaro ritrovata, tali da far ritenere tale denaro frutto di probabile attività illecita”.

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Blitz contro le cosche di ‘ndrangheta: 28 arresti

È scattata alle prime ore di questa mattina una vasta operazione condotta dalla polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Reggio Calabria, finalizzata all’esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare (23 in carcere e 5 agli arresti domiciliari) nei confronti di elementi di vertice, affiliati e prestanomi delle ‘ndrine Muià e Figliomeni e della potente cosca Commisso di Siderno (RC), ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa transnazionale ed armata, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo del credito, usura e favoreggiamento personale, commessi con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso, ovvero al fine di agevolare la ‘ndrangheta.

L’operazione è la prosecuzione dell’inchiesta "Canadian 'ndrangheta connection" nell’ambito della quale, il 18 luglio scorso, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato e la squadra mobile di Reggio Calabria hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto 12 soggetti affiliati alla ‘ndrina Muià.

 

'Ndrangheta: catturato il latitante Domenico Crea, era inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi

Alle prime luci dell’alba di oggi, personale della polizia di Stato delle squadre mobili di Reggio Calabria e Vibo Valentia, con il supporto degli uomini del Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine, ha tratto in arresto a Santa Domenica di Ricati (VV) il latitante Domenico Crea, di 37 anni.

L'uomo, considerato il capo della consorteria mafiosa operante a Rizziconi e zone limitrofe, collegata ed imparentata con la potente famiglia Alvaro di Sinopoli, era latitante dal 2015, quando era stato raggiunto da una misura cautelare per i reati di associazione mafiosa, estorsione ed altro a seguito di sentenza di condanna in primo grado a 15 anni di reclusione emessa dal tribunale di Palmi.

Successivamente, Crea è stato raggiunto da numerosi provvedimenti restrittivi per associazione mafiosa ed estorsione ed è stato condannato in via definitiva, il 4 aprile scorso, a 21 anni di reclusione.

L’indagine volta alla cattura del latitante è stata avviata dalla squadra mobile reggina oltre tre anni fa, con la collaborazione del Servizio centrale operativo e sotto la direzione della Dda di Reggio Calabria ed è stata intensificata in seguito alla cattura del fratello, Giuseppe, il 29 gennaio 2016.

Dopo aver individuato il latitante in una una villetta a Santa Domenica di Ricadi, i poliziotti sono entrati in azione.

Al momento dell'arresto, Crea, che è stato trovato in possesso di 5 mila euro, era in compagnia della moglie e delle due figlie minori.

Operazione anti 'ndrangheta, 10 persone in manette

A partire dall'alba di oggi, i militari dell’Arma dei carabinieri e della guardia di finanza di Reggio Calabria, hanno eseguito un decreto di fermo d' indiziato di delitto, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, d'associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, danneggiamento seguito da incendio e detenzione abusiva di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il provvedimento rappresenta l’epilogo di approfondite indagini che hanno messo in luce le presunte responsabilità degli affiliati della cosca “Cordì” in una serie di estorsioni, atti intimidatori e danneggiamenti volti sia a imporre il pagamento del pizzo a imprese edili e attività commerciali della Locride, sia a conseguire il monopolio delle attività cimiteriali locresi.

I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa prevista alle ore 11:00 presso la procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Operazione "Grimilde" contro la 'ndrangheta, arresti anche in Calabria

Sono due le persone finite in manette in provincia di Crotone nell’ambito dell’operazione “Grimilde”, condotta dalla squadra mobile di Bologna, che ha portato complessivamente all´arresto di 16 presunti appartenenti ad un sodalizio di `ndrangheta operante in Emilia Romagna.

L’attività, nel corso della quale sono state eseguite oltre cento perquisizioni, ha permesso di  smantellare una presunta articolazione ‘ndranghetista operante nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza.

Per gli inquirenti, nel corso degli anni, la presunta consorteria avrebbe espresso il proprio potenziale criminale in seno alla `ndrangheta e la propria forza di intimidazione, sia con l’eccezionale disponibilità di armi che con l’esecuzione d’attentati incendiari.

In particolare, in provincia di Crotone sono finiti in manette V.L e B.G., rispettivamente di 52 e 30 anni.

Il primo, accusato d’associazione di tipo mafioso, è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere.

Il secondo, invece è finito ai domiciliari con l’accusa d’intestazione fittizia di beni e trasferimento fraudolento di valori aggravati dalla mafiosità.

Concorso esterno in associazione mafiosa, in manette due agenti della polizia penitenziaria

I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il tribunale di Catanzaro, nei confronti di due agenti della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di Cosenza, ritenuti responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa.

Le indagini hanno rilevato che, in violazione dei loro doveri e dietro corresponsione di somme di denaro, o di altri benefici di vario genere, i due agenti avrebbero posto in essere condotte finalizzate a favorire detenuti nel carcere di Cosenza, appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta “Lanzino/Rua’/Patitucci”, “Bruni/Zingari” e “Rango/Zingari”.

Per gli investigatori, i due indagati si sarebbero posti a disposizione delle consorterie, garantendo ai detenuti di poter continuare ad avere contatti con l’esterno.

'Ndrangheta, operazione "Ares": nuovo arresto per Giuseppe Nasso

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno tratto in arrestato Giuseppe Nasso, quarantenne di Rosarno, a carico del quale è stata ripristinata la misura cautelare emessa nell’ambito dell’indagine Ares.

Il provvedimento è scaturito da una nuova pronuncia del Tribunale del riesame, che ha ravvisato gli estremi per riattivare la misura detentiva.

Nasso era rimasto coinvolto nelle indagini concernenti l’operazione Ares, nell’ambito della quale sono state arrestare 45 persone ritenute appartenere a due diverse articolazioni territoriali della ‘ndrangheta rosarnese.

Per gli inquirenti, Nasso avrebbe fatto parte del sodalizio, a favore del quale avrebbe posto il "patrimonio illecitamente detenuto, in maniera strumentale, per consentire la realizzazione del programma delittuoso".

L’operazione Ares, che ha comportato un’imponente manovra investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, ha permesso di disarticolare due tra le più temibili articolazioni della ‘ndrangheta attive nella Piana di Gioia Tauro.

Le indagini, condotte dai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro tra il 2017 ed il 2018, hanno permesso d'individuare due articolazioni criminali, quella dei “Cacciola-Grasso” e quella dei soli “Cacciola”, contrapposte tra loro, radicate nella Piana di Gioia Tauro e riconducibili alla società di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria.

In tale contesto, lo scorso 11 marzo 2019, a Nasso sono stati sequestrati: un milione di euro; tre polizze assicurative; l’impresa individuale Fercolor, comprensiva di tutto il compendio aziendale; un immobile, costituito da unità alloggiative, commerciali e pertinenze; tutti i conti correnti riconducibili a lui ed ai suoi familiari conviventi, il tutto per un valore complessivo che supera i 3,5 milioni di euro.

L’arrestato è stato associato presso il carcere di Reggio Calabria a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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