'Ndrangheta, 43enne sfugge ad un agguato nel Vibonese

Agguato a Vibo Valentia, dove nella serata di ieri un quarantatreenne, Dominic Signoretta, è stato bersagliato a colpi di fucile e pistola nei pressi della sua abitazione. 

L'uomo, ritenuto organico alla cosca Mancuso di Limbadi, si e salvato rientrando precipitosamente in casa.

Sull'agguato hanno avviato le indagini i carabinieri della locale Compagnia.

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'Ndrangheta nel Vibonese: arrestati i boss Diego e Francesco Mancuso

I carabinieri delle Stazioni di Spilinga e Limbadi hanno tratto in arresto Diego e Francesco Mancuso, rispettivamente di 66 e 62 anni, ritenuti esponenti apicali dell’omonima consorteria di ‘ndrangheta.

L'arresto è stato richiesto dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Catanzaro, in seguito alla decisione della Corte di cassazione che ha rigettato il ricorso proposto contro una sentenza di condanna risalente al 2013.

In particolare, Diego Mancuso è stato rintracciato ed arrestato a Ricadi; mentre Francesco Mancuso è stato localizzato a Limbadi.

Entrambi dovranno ora scontare sei anni di reclusione, in quanto condannati per il ruolo verticistico e per la partecipazione all’associazione mafiosa.

Dopo le formalità di rito, gli arrestati sono stati tradotti presso la casa circondariale di Vibo Valentia.

'Ndrangheta, in manette i presunti responsabili di un omicidio

Due persone, Roberto Porcari e Massimiliano D'Elia, di 35 e 33 anni, sono state arrestate dalla polizia di Stato, perché ritenute responsabili di porto illegale d'armi e d'omicidio, aggravato dal metodo e dall’agevolazione dell’associazione mafiosa.

Gli arresti giungono al termine di un'attività d'indagine condotta dalle Squadre mobili di Cosenza e Catanzaro e dal Servizio centrale operativo, con il coordinamento dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Per gli investigatori, i destinatari del provvedimento sarebbero i responsabili dell'omicidio di Giuseppe Ruffolo, avvenuto a Cosenza, nel 2011.

L’indagine, suffragata delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha permesso di ricostruire le dinamiche, maturate in seno al clan mafioso Lanzino-Patitucci, che avrebbero portato al compimento del delitto.

In particolare, l'omicidio sarebbe da mettere in relazione all’attività usuraia avviata da Ruffolo senza il preventivo assenso dei Lanzino-Patitucci, ai quali avrebbe omesso di versare una parte degli utili.

In tale contesto, le indagini hanno fatto emergere gravi indizi di colpevolezza a carico di D’Elia, ritenuto l'autore materiale dell’omicidio e di Porcaro, considerato il mandante.

Dopo le formalità di rito i due sono stati associati alla casa circondariale di Cosenza.

'Ndrangheta, estradato in Italia il presunto boss della cosca Cacciola-Grasso

Lo Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) riporta in Italia Rosario Grasso, il 37enne di Gioia Tauro (RC), ritenuto capo della cosca Cacciola-Grasso, arrestato il 6 marzo scorso a Pozuelo de Alarcon-Madrid in compagnia dell’altro latitante Giuseppe Di Marte, già estradato.

Inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno, per gli inquirenti Grasso ricopriva il ruolo di assoluto vertice della ‘ndrina Cacciola-Grasso, attivissimo nell’importazione di sostanze stupefacenti in Europa, avrebbe gestito i contatti diretti con gli esponenti dei cartelli colombiani e venezuelani.

La cattura dei due latitanti è giunta al termine di una pressante attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, avviata all’indomani dell’operazione “Ares”, che il 9 luglio 2018 ha permesso di disarticolare due tra le più temibili organizzazioni della ‘ndrangheta attive nella Piana di Gioia Tauro.

L’indagine “Ares”, condotta dal Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro tra il 2017 ed il 2018, ha permesso d'individuare per la prima volta due aggregazioni della ‘ndrangheta, quella dei “Cacciola-Grasso” e quella dei soli “Cacciola”, contrapposte tra loro e riconducibili alla società di Rosarno.

In particolare, le indagini hanno attribuito a Rosario Grasso un ruolo di assoluto vertice della cosca “Cacciola-Grasso”, facendo emergere il suo particolare attivismo nell’importazione di sostanze stupefacenti in Europa, grazie ai contatti diretti che avrebbe potuto vantare con gli esponenti dei cartelli colombiani e venezuelani.

Grasso ora dovrà rispondere di accuse pesantissime, in quanto la Procura reggina lo ritiene responsabile di essere stato: «il promotore e l’organizzatore della cosca Grasso, dove aveva il compito di dirigere l’attività dei sodali, impartendo direttive e stabilendo le attività da compiere nell’interesse del sodalizio e di stabilire i rapporti con i referenti delle altre consorterie mafiose nonché di promuovere e finanziare le attività criminali della consorteria».

Inoltre, nel settore del narcotraffico, internazionale è stato ritenuto: «Promotore, dirigente, organizzatore e finanziatore dell’associazione che si occupava di sovraintendere alle importazioni dall’estero di sostanza stupefacente e, in generale, a tutte le operazioni di approvvigionamento e successiva vendita della droga nella disponibilità della consorteria, stabilendo le strategie operative per il superamento dei problemi connessi alle negoziazioni illecite, deliberando l’acquisto dei mezzi strumentali necessari per lo svolgimento dell’attività, impartendo direttive ai sodali e cooperando con loro nel perseguimento degli interessi del sodalizio».

La conclusione dell'indagine e l’esecuzione del mandato d’arresto europeo attraverso la polizia spagnola è il risultato del lavoro di squadra tra le articolazioni del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Di fatto, le indagini condotte dal Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro, con il supporto operativo oltreconfine della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, hanno fornito gli elementi utili che hanno consentito alla polizia spagnola la localizzazione ed il susseguente arresto dei due latitanti.

All’arrivo di Grasso negli Uffici di Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino saranno espletate le formalità dell’arresto sul territorio nazionale e successivamente verrà condotto in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.

'Ndrangheta: beni per 215 milioni di euro confiscati ad un noto imprenditore

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata e del Nucleo speciale polizia valutaria hanno dato esecuzione in Calabria e in Campania, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica reggina, al provvedimento del tribunale di Reggio Calabria – Sezione misure di prevenzione con cui è stata disposta, nei confronti di un noto imprenditore, l’applicazione di misure di prevenzione, personali e patrimoniali, tra cui la confisca del patrimonio per un valore complessivo stimato in circa 215 milioni di euro.


Il provvedimento è stato emesso dopo che in sede giudiziaria "è emersa l’esistenza di un indissolubile rapporto di cointeressenza economico-criminale tra l’imprenditore e una cosca di ‘ndrangheta, risalente alla prima metà degli anni ’80".

'Ndrangheta, operazione "Zagara": due arresti

I carabinieri delle Stazioni di Brancaleone e Africo Nuovo hanno arrestato Rocco Falcomatà, 61enne di Brancaleone e Giovanni Morabito, 69enne di Africo Nuovo, quest’ultimo ritenuto elemento di spicco della cosca “Morabito – Bruzzaniti – Palamara” capeggiata dal fratello Giuseppe, detto “Tiradrittu”.

L'arresto è scattato in seguito alla condanna, rispettivamente a 5 e 7 anni di detenzione, per associazione di tipo mafioso, emessa nell’ambito del procedimento penale scaturito dall’operazione “Zagara” condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano.

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‘Ndrangheta connection: due arrestati per droga

Al termine di complesse indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la Squadra mobile reggina ed il Bundeskriminalamt (B.K.A.) di Wiesbaden (Germania) hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, per delitti in materia di sostanze stupefacenti, dal gip presso il tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di Bruno Catanzaro e Antonio Strangio, di 44 e 40 anni, catturati rispettivamente a Taverna (CZ) e nella cittadina tedesca di Moers, nelle vicinanze di Duisburg.

Gli arresti sono stati effettuati nell'ambito dell'operazione "European ‘ndrangheta connection” eseguita, a dicembre scorso, in Italia e nel Nord Europa, che ha colpito, tra gli altri, numerosi esponenti di vertice delle famiglie mafiose del mandamento ionico della provincia di Reggio Calabria, facendo luce sugli interessi delle cosche nei traffici intercontinentali di droga, nel riciclaggio del denaro e nel reimpiego dei proventi illeciti nel settore della ristorazione.

 

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'Ndrangheta: estradato il latitante Giuseppe Di Marte

Ieri mattina, al termine delle procedure di estradizione avviate dalla Spagna, è giunto all’aeroporto di Roma Fiumicino il rosarnese Giuseppe Di Marte, il trentunenne arrestato lo scorso 6 marzo a Madrid, dopo 8 mesi di latitanza trascorsi tra l’Italia ed il paese iberico.

L’arresto Di Marte, avvenuto contestualmente a quello del trentasettenne Rosario Grasso, ritenuti esponente di spicco della cosca di ‘ndrangheta dei Cacciola-Grasso di Rosarno, è giunto a conclusione delle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, i cui esiti sono stati inviati alla polizia nazionale spagnola, che ha localizzato ed arrestato i ricercati.

Alla cattura si è giunti grazie ad una pressante attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, avviata all’indomani dell’operazione “Ares”, che il 9 luglio 2018 ha permesso di disarticolare due tra le più temibili organizzazioni ‘ndranghetistiche attive nella Piana di Gioia Tauro.

L’indagine “Ares”, condotta dal carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro tra il 2017 ed il 2018 ha permesso d'individuare per la prima volta due aggregazioni della ‘ndrangheta, quella dei “Cacciola-Grasso” e quella dei soli “Cacciola”, contrapposte tra loro, radicate nella Piana di Gioia Tauro e riconducibili alla società di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria.

In particolare, "le indagini hanno attribuito a Rosario Grasso un ruolo di assoluto vertice della cosca “Cacciola-Grasso”, comprovando altresì il suo particolare attivismo nell’importazione di sostanze stupefacenti in Europa, grazie ai contatti diretti con gli esponenti dei cartelli colombiani e venezuelani".

Per gli investigatori, Giuseppe Di Marte sarebbe stato il narcotrafficante di fiducia di Grasso ed avrebbe svolto il ruolo di “promotore, organizzatore e co-finanziatore dell’organizzazione diretta dal Grasso e finalizzata all’importazioni di impressionanti partite di cocaina dalla Colombia”.

 

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