Centro scommesse abusivo sequestrato nel vibonese, denunciato il gestore

Un centro scommesse abusivo è stato sequestrato nel vibonese dai finanzieri della Compagnia di Vibo Valentia.

Le fiamme gialle hanno accertato che, presso un internet point attivo in un centro della provincia, venivano irregolarmente raccolte scommesse relative ai principali eventi sportivi nazionali ed esteri.

Al termine del controllo, i militari hanno deferito alla Procura della Repubblica il titolare dell’attività per il reato di esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa.

Contestualmente, i finanzieri hanno comminato una sanzione amministrativa di 9 mila euro e proceduto al sequestro di computer, monitor e stampanti.

L’attività di controllo eseguita dagli uomini della guardia di finanza rientra nell’ambito delle azioni di contrasto alla diffusione di agenzie che ricevono le giocate su incarico di allibratori esteri privi di concessione e autorizzazione ad operare in Italia.

Nella gran parte dei casi questo tipo di operazioni viene eseguito tramite agenzie attive sul territorio nazionale che si pongono quali intermediari tra lo scommettitore ed il  bookmaker.

Si tratta di agenzie che raccolgono le giocate, trasmettendole per via telematica all’organizzatore e movimentando contestualmente, su appositi conti esteri, gli importi corrispondenti alle giocate incassate e alle eventuali vincite da corrispondere ai giocatori, il tutto a danno degli interessi erariali del Paese.

Cittadini stranieri vivevano in condizioni degradanti, denunciate 9 persone

La guardia di finanza della Compagnia di Paola ha individuato e sequestrato un intero fabbricato affittato illegalmente a 15 venditori ambulanti di nazionalità bengalese.

Nel corso del controllo, i finanzieri hanno scoperto che i 15 immigrati, tra cui 2 minorenni, pagavano cento euro al mese a persona per vivere e dormire a terra, tra cumuli di spazzatura, stanze sporche, prive di pavimenti, mobili e perfino letti; stoviglie ed accessori in pessime condizioni, bagni e docce fatiscenti ed in comune posti all’esterno della palazzina.

Durante l'attività finalizzata, tra l’altro, alla lotta alla contraffazione, le fiamme gialle hanno, anche, richiesto l’ intervento  di un ispettore dell’Asp di Cosenza, il quale ha effettuato un sopralluogo confermando le “precarie” condizioni igienico-sanitarie dei locali risultati, pertanto, incompatibili con le “normali condizioni di vita”.

I cittadini extra-comunitari sono stati, quindi, accompagnati presso la caserma della guardia di finanza, per essere identificati mediante rilievi foto-dattiloscopici.

Al termine di tali attività sono stati, dunque, individuati 7 cittadini stranieri privi di titolo di soggiorno. Complessivamente, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica due persone, che avevano affittato i locali, per il reato di “Favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero nello Stato”, con conseguente sequestro (ai fini della confisca) degli immobili aventi una superficie di oltre 700 metri quadrati.

Cinque clandestini sono stati denunciati per il reato di “Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato”, tre sono stati identificati, mentre altri due sono riusciti a scappare.

Infine, per altre due persone è scattata la denuncia per i reati di “Detenzione per la vendita di prodotti industriali recanti marchi contraffatti” e “Ricettazione”, ai quali sono stati sequestrati 409 prodotti, fra scarpe, borse, borsellini ed occhiali da sole, recanti marchi contraffatti.

Al fine di sottoporli a tassazione, in un secondo momento i finanzieri procederanno, anche, al calcolo dei canoni che i locatari hanno percepito “in nero”.

Calabria: fermato veliero con 55 migranti a bordo, arrestati tre scafisti ucraini

Sono 55 i migranti di nazionalità iraniana ed irachena soccorsi dai mezzi navali ed aerei del Reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Vibo Valentia unitamente ai mezzi navali della Guardia Costiera di stanza a Roccella Ionica.

L’intervento di due velivoli Dash-8 impegnati nella missione “Triton 2017” sotto l’egida dell’Agenzia europea Frontex, coordinati dall’International coordiantion centre di Pratica di Mare (ente di coordinamento nazionale del dispositivo Frontex antimmigrazione)  e di un’unità navale della Sezione operativa navale della guardia di finanza di Roccella Ionica in coordinamento con un’unità della guardia costiera, ha permesso d’intercettare e fermare un veliero carico di migranti che era diretto verso Punta Stilo (RC). L’imbarcazione, denominata “Hydra”, proveniente dalla Turchia e battente bandiera americana, sembrava un normale natante da diporto.

A mettere in allarme i finanziari è stata la linea di galleggiamento del veliero particolarmente bassa, segno della presenza di numerose persone a bordo.

Una volta salite sull’imbarcazione, le fiamme gialle hanno trovato tre  presunti scafisti di nazionalità ucraina e numerosi migranti irregolari tra cui alcune donne e bambini, tutti stipati sottocoperta in condizioni disumane.

Il veliero fermato, con a bordo i 3 presunti responsabili dell’illecita attività di traffico di migranti, è stato condotto verso il porto di Roccella Ionica, unitamente ai migranti giunti in sicurezza a bordo delle unità della capitaneria di porto e della guardia di finanza.

Contestualmente gli investigatori della Sezione operativa navale della guardia di finanza di Roccella Ionica, hanno tratto in arresto i tre ucraini per il reato di favoreggiamento aggravato all’immigrazione clandestina. Dalle loro stesse dichiarazioni, infatti, è stato accertato che i migranti erano stati imbarcati in Turchia alla volta dell’Italia a fronte del pagamento di circa 5 mila dollari cadauno.

I tre ucraini sono stati condotti presso la casa circondariale di Locri a disposizione dell’Autorità giudiziaria che sta dirigendo e coordinando le indagini.

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Una barca a vela per portare clandestini in Calabria, arrestati due scafisti ucraini

Gli uomini del Reparto operativo aeronavale delle fiamme gialle di Vibo Valentia hanno intercettato e bloccato una barca a vela di 12 metri di lunghezza che aveva portato, clandestinamente, sulle coste calabresi alcuni immigrati.

A dare l'abbrivio alle operazioni, una segnalazione dei carabinieri che, in località Marinella di Isola di Capo Rizzuto, avevano fermato sei migranti, con gli abiti ancora bagnati, segno evidente che fossero appena sbarcati.

In un secondo momento, gli uomini della guardia di finanza e della polizia di Stato hanno individuato altri 19 stranieri, fra i quali una donna e due minori.

Sono, quindi, partite le indagini che hanno visto impegnati gli uomini del Reparto Operativo Aeronavale delle fiamme gialle di Vibo Valentia che hanno, tempestivamente, avviato le ricerche in mare inviando una vedetta velocissima.

Ad oltre 50 miglia al largo di Crotone, l’unità ha, quindi, individuato un’imbarcazione sospetta che è stata fermata, abbordata e scortata fino al porto della città pitagorica. A bordo dell'imbarcazione c'erano due persone di nazionalità ucraina.

Le successive indagini, eseguite dai finanzieri e dalla Squadra Mobile locale, hanno permesso di accertare come i due, fossero responsabili del trasporto illecito sulle coste italiane dei 25 migranti intercettati ore prima. Nei confronti di uno dei due pendeva, anche, un’ordinanza di arresto per reati simili.

La barca è stata sottoposta a sequestro.

Tutti gli stranieri intercettati hanno poi dichiarato di essere curdi e di essere partiti nella nottata fra il 23 ed il 24 luglio scorso da una città sulla costa della Turchia.

Sono in corso altri approfondimenti da parte delle fiamme gialle per cercare di risalire alle organizzazioni che, in cambio di cospicue somme di denaro agevolano, l'ingresso clandestino di persone straniere in Italia.

 

Sequestrati quattro quintali di cannabis, due persone in manette nel vibonese

I finanzieri della Compagnia di Vibo Valentia hanno individuato, in località Targani del Comune di Filadelfia (VV), occultata tra alberi di alto fusto e difficilmente raggiungibile a causa della presenza di rovi e macchia mediterranea, una coltivazione di cannabis indica estesa circa 1.500 metri quadrati (grande quanto tre campi da tennis).

Le piante, in perfetto stato vegetativo, di altezza variabile tra novanta centimetri ed un metro e mezzo avrebbero permesso di produrre almeno quattro quintali di marijuana.

Una volta immesso sul mercato, lo stupefacente avrebbe fruttato più di un milione di euro.

Nel corso dell'operazione, le fiamme gialle hanno arrestato due persone, C.R., 46enne, già noto alle forze dell’ordine, e F.G., 58enne incensurato.

I due sono stati sorpresi mentre erano intenti ad irrigare la coltivazione.

La piantagione è stata sequestrata e distrutta, mentre per i due arrestati l' Autorità giudiziaria ha disposto la custodia cautelare in carcere.

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Aterp Vibo: 16 indagati, sequestrati beni per 800 mila euro

Sedici persone indagate e beni per un valore pari a 800 mila euro sottoposti a sequestro. È quanto ha disposto il gip, nell'ambito di una inchiesta coordinata dalla Procura vibonese su presunte irregolarità nell'acquisto della sede Aterp di Vibo Valentia con l'utilizzo di fondi ex Gescal.

Il provvedimento di sequestro, eseguito dai finanzieri del Comando provinciale, ha colpito sei dei 16 indagati dell'inchiesta per i quali viene ipotizzato il reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche.

Tra le persone coinvolte figurano: l'attuale vice presidente del Consiglio regionale della Calabria Pino Gentile (Ncd), all'epoca dei fatti assessore ai lavori pubblici, l'ex commissario dell'Aterp di Vibo Antonino Daffinà, il direttore generale del dipartimento Lavori pubblici della Regione Domenico Pallaria, l'ex dirigente del dipartimento Antonio Capristo, il costruttore Nazzareno Guastalegname, l'imprenditore Antonino Stagno, l'ex direttore generale Aterp Giuseppe Maria Romano.

Le indagini hanno preso l'abbrivio nel 2015, in seguito all'acquisizione della documentazione relativa all'acquisto della sede Aterp, costata 2,8 milioni di euro.

Per l'accusa, l'edificio era stato acquistato nonostante si sapesse che le Aterp provinciali sarebbero state accorpate in un'unica azienda.

 

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Operazione Tyche 2: sequestrati beni per oltre tre milioni di euro

Le fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Salvatore Curcio e dal Sostituto procuratore Marta Agostini, hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare personale e a un decreto di sequestro preventivo emessi dal gip di Lamezia Terme su richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di tre persone accusate di bancarotta fraudolenta, omessa dichiarazione dei redditi e peculato.

In particolare, i finanzieri hanno notificato al 48enne Giuseppe Cristaudo ed alla moglie Titina Caruso di 45 anni la misura del divieto temporaneo di esercitare ogni attività di impresa, mentre per Battista Cristaudo, 52 anni, è stato disposto il divieto di esercitare la professione di commercialista. 

Giuseppe Cristaudo e Titina Caruso, nel  novembre del 2005, erano già stati colpiti da misure interdittive nell’ambito dell’Operazione “Tyche” con l’accusa di peculato, bancarotta fraudolenta, dichiarazione infedele e circonvenzione di incapace.

Secondo l’accusa, i reati sarebbero stati commessi nell’ambito del fallimento della Caruso Group S.r.l., società operante nel settore della gestione di videogiochi ed apparecchi da intrattenimento. In quella circostanza, i finanzieri avevano scoperto la presenza di alcuni beni confluiti nella società lametina Automatic Games S.r.l., costituita dai due coniugi e poi dichiarata fallita nel 2014.

L’approfondimento delle vicende legate al fallimento della Automatic Games S.r.l. avrebbe permesso ai militari di portare alla luce una serie di anomalie e artifizi contabili finalizzati ad impedire la ricostruzione del patrimonio ed il movimento degli affari della società.

Tuttavia, grazie alle indagini sarebbe stato accertato il progressivo “svuotamento” dei beni societari, ai danni di creditori e Pubblica amministrazione ed a favore della Casimò Entertainment S.r.l. di Titina Caruso e di un’altra società riconducibile al marito.

Tali beni, costituiti da un impianto di bowling a 12 piste e numerosi apparecchi da intrattenimento (oltre 200 tra slot-machine, flipper, carambole e altri), sarebbero stati, infatti, ceduti alla Casimò Entertainment S.r.l. a titolo gratuito o a cifre irrisorie rispetto al prezzo d’acquisto, di fatto rendendo la Automatic Games S.r.l. una mera “scatola vuota” fino alla dichiarazione di fallimento.

 Inoltre, dagli accertamenti svolti dalle fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria - Gruppo tutela economia - di Catanzaro sarebbero emersi oltre 4 milioni e mezzo di euro “scassettati”, ovvero prelevati dagli apparecchi da gioco e mai transitati nelle casse della società fallita, tra i quali era computata anche la quota da versare all’erario quale concessionario per la tenuta di apparecchi da gioco con vincita in denaro (circa 48 mila euro).

Le condotte distrattive e la dissipazione del patrimonio societario sarebbero state realizzate con il concorso di Battista Cristaudo, commercialista della società, che avrebbe fornito un considerevole apporto personale, gestendo la contabilità della Automatic Games S.r.l. nella quale, tra l’altro, avrebbe registrato costi fittizi per oltre due milioni di euro allo scopo di abbattere i ricavi e distrarre liquidità. 

Alla luce delle indagini svolte, il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Lamezia Terme, Valentina Gallo, ha, quindi, emesso l’ordinanza di misure cautelari e disposto il sequestro preventivo di somme di denaro e beni nelle disponibilità degli indagati per un ammontare complessivo di circa tre milioni di euro.

I finanzieri hanno, dunque, sottoposto a sequestro conti correnti accesi in diversi istituti di credito, quattro immobili (tra cui una villa di 15 vani con piscina a Lamezia Terme), la sala bowling a 12 piste collocata nel centro commerciale “Due Mari” di Maida e centinaia di apparecchi da gioco del tipo slot-machine.

Droga acquistata nel vibonese e nel reggino veniva spacciata nel catanzarese

I Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 indagati (6 in carcere, 4 ai domiciliari e 3 all’obbligo di firma).

L’attività, condotta dal nucleo investigativo, ha permesso di smantellare un’associazione che acquistava ingenti quantitativi di stupefacente (cocaina, hashish e marijuana) tra Gioia Tauro e Vibo Valentia e li rivendeva al dettaglio tra il capoluogo catanzarese ed i comuni della fascia ionica.

Due provvedimenti in carcere sono stati eseguiti unitamente a militari del Nucleo di polizia tributaria - Gico della guardia di finanza di Catanzaro in quanto persone già coinvolte in un’altra indagine.

l blitz, scattato all’alba di oggi ha interessato di Comuni di Catanzaro, Borgia, Vallefiorita e Rosarno.

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