Soveria Mannelli riscopre la musica della tradizione

Dopo il grande successo della casetta di Babbo Natale, allestita in largo ai Giovani ai piedi dell’ulivo della pace, lo scorso 20 dicembre, a Soveria Mannelli è tutto pronto per il secondo grande appuntamento delle festività natalizie.

Domani (domenica 30 dicembre) le attività inizieranno alle 16 con Emy Vaccari, specializzata in danze popolari e storiche, che proporrà un laboratorio esperienziale per i più giovani dedicato alle Danze di tradizione popolari del Sud Italia partendo dall'educazione al ritmo attraverso l'uso degli strumenti tradizionali come tamburello e lira calabrese.

Alle 17.30 sarà la volta degli allievi dell'Antonio Grosso School, che allieteranno il pomeriggio con canti natalizi e melodie tradizionali del Sud Italia a suon di organetto.

A seguire, ci sarà l’esibizione dell'Antonio Grosso Band, il nuovo progetto musicale del Maestro Antonio Grosso che è stato il primo in Calabria a far rivalutare il ruolo dell’organetto, per anni ritenuto uno strumento prettamente tradizionale in grado di riprodurre la Tarantella, senza riuscire a guardare oltre. Questa band nasce per avvicinarsi alla world music, con uno strumento tradizionale come l'organetto diatonico e dimostrando che, quando c’è la passione, si può comporre e suonare qualsiasi tipo di musica.

“Quest’anno le manifestazioni natalizie” ha dichiarato il Sindaco della Città di Soveria Mannelli, Leonardo Sirianni” hanno posto i nostri bambini al centro dell’attenzione, facendogli rivivere le emozioni di una volta grazie al prezioso contributo dell’Associazione di Emigrati “Heritage Calabria”. Per questa manifestazione ci siamo avvalsi dell’esperienza del Circuito Calabria Sona, che da anni promuove, valorizza e produce eventi e progetti legati alla musica made in Calabria. Sarà istituita un’apposita isola pedonale per tutta la serata in modo da dar la possibilità ai negozi del nostro “centro commerciale all’aperto” di poter esporre i loro prodotti anche all’esterno”.

Fondamentale è stato il contributo delle Associazioni locali, come la Pro loco, guidata dal Presidente Antonio Ferrante e dal Vicepresidente Bruno Villella, che ha effettuato la raccolta fondi per la Fondazione Telethon insieme al Coordinamento Provinciale Telethon di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, l’Associazione “Anna Maria Fabiano”, che nel Santuario dedicato alla Nostra Signora di Fatima ha organizzato il concerto “A Christmas Carol”, e l’Associazione Culturale “Fiore di Lino”, il cui Presidente è Antonio Abbruzzese, che, oltre a realizzare le riprese audio-video della manifestazione per l’Associazione Telematica “Liberi.TV” del Presidente Riccardo Cristiano, ha coordinato l’intero evento natalizio.

“Dopo la bellissima serata del 20” conclude Antonio Abbruzzese” dove un gioioso Santa Claus ha distribuito i regali ai bambini di Soveria Mannelli in una fiabesca casetta gonfiabile, accompagnati dal soave suono natalizio della zampogna di Sandro Sottile, siamo pronti per questo nuovo appuntamento che sicuramente non tradirà le aspettative. L’ottima promozione, nonché la qualità delle performance, che caratterizza gli eventi targati Calabria Sona, saranno il tocco in più che farà la differenza. Un doveroso ringraziamento va al dott Francois Xavier Nicoletti, fondatore dell’Associazione di Emigrati “Heritage Calabria”, che oltre ad aver donato alla nostra comunità nel 2017 l’ulivo della Pace, una scultura in ferro battuto realizzata dal maestro Francesco Talarico, ha voluto queste manifestazioni con la speranza che l’amore e la pace siano la guida per i nostri giovani”.

"In questa iniziativa volutamente rivolta ai giovani, abbiamo coinvolto due dei rappresentanti più autorevoli di Calabria Sona che con il loro lavoro quotidiano e non solo nelle piazze e sui palchi di tutta Italia, portano avanti progetti culturali per mantenere vive le nostre radici e proiettarle nel futuro” - dice Giuseppe Marasco direttore generale di Calabria Sona e aggiunge – “grazie al lavoro della rete questi artisti e animatori culturali non sono lasciati soli e collaborano nella grande famiglia Calabria Sona.”

 

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A scuola con un nano dai piedi d'argilla

 "Nulla può essere accettato senza vagliare. Nemmeno la tradizione”.  La scuola di oggi sembra invece voler affrancarsi del tutto dalla tradizione, o almeno da una certa tradizione. Come quel nano che si rifiuta di stare sulle spalle del gigante. La vita oggi è bassa, puntiamo in basso ed eliminiamo il dopo per prendere adesso. Non ci piace aspettare, non ci interessa “salire” su quelle spalle che ci aiuterebbero a guardare “oltre”.
La tradizione diventa nozione. Tante nozioni. E le nozioni svuotate dal contesto che le produce, dalla mano che le traccia, e dal cuore che le pensa, diventano appunto vuote, sterili, noiose. Manzoni obsoleto, Dante troppo teocentrico, e Pinocchio poverino, così ingenuo, perciò sempre nei guai, se non fosse per quella fata e per le circostanze fortuite o fortunose, casuali o misericordiose che in qualche modo permettono al buono di fare il buono in un mondo di furbi. La morale delle piccole cose, del rispetto per un babbo ferito, della responsabilità presa dopo lunghe lotte con sé stessi, perché giocare ci riesce facile, ma sopravvivere a lungo ci tedia, e preferiamo diventare protagonisti di una vita e di una missione. La morale del bene che vince sul male, del legno duro e freddo che diventa carne viva per una serie di conferme d'amore, oggi non ci interessa più, soprattutto se tra le righe impariamo a leggere parole come responsabilità, rispetto, criticità. Nonostante tutto, Pinocchio a scuola piace, e gli alunni a cui l'ho proposto, dalle scuole Elementari fino alle scuole superiori, lo hanno letto con gusto. Ma Pinocchio e Dante sono iniziative personali di qualche insegnante anacronistico, non più propriamente programma di studio. Per fortuna la libertà della didattica. Per fortuna le leggi in proposito non ci imbavagliano ancora. Ma lo sviluppo di una posizione davvero critica è un rischio. Per lo Stato che ci nutre, per la scuola che si svuota di tutto tranne delle etichette. E per me, che facendo quello che amo, e parlando di quello in cui credo, potrei incorrere nel rischio di stimolare troppo la curiosità dei miei alunni, di creare esseri pensanti, di lanciare nella sfida quotidiana uomini e donne dall'atteggiamento critico, perciò pericoloso. “Fatti non foste a viver come bruti”, gli ripeto spesso, ed insegno in un Istituto professionale, “ma per seguir virtute e canoscenza”. Non mi importa se qui l'italiano è materia secondaria. “Vagliate tutto e trattenete ciò che vale”. Questo è ciò che mi interessa nel mio lavoro: che quelle "spalle" su cui mi siedo, la mia tradizione, Dante e Collodi, restino vivi e cosa preziosa e necessaria. Innanzitutto lo sono per me, quindi spero lo diventino per i miei alunni. Perché sia anche critico, e non nozionistico, il loro imparare.

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