Serra: ditta smaltisce rifiuti speciali in maniera illegale, denunciate tre persone

I carabinieri forestale della Stazione di Serra San Bruno, a completamento dell’attività di indagine svolta, anche con l’ausilio dell’aliquota radiomobile, hanno deferito all’autorità giudiziaria tre persone, ritenute responsabili in concorso dello smaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi.

In particolare, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio, i militari hanno accertato che, nel corso dei lavori per la posa di cavi nel comune di Serra San Bruno, per conto di Enel distribuzione, il titolare della ditta esecutrice ed il responsabile di cantiere, avrebbero smaltito illegalmente rifiuti speciali non pericolosi, ovvero materiali bituminosi frammisti a terre e rocce, in proprietà di privati, ubicate nei comuni di Serra San Bruno e Simbario.

Nel corso dell'attività, sono state poste sotto sequestro le aree, rispettivamente di 400 e 300 metri quadri, sulle quali sarebbero stati depositati e distribuiti circa 150 metri cubi di rifiuti.

 

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Cucciolo di lontra messo in salvo in Calabria

Un cucciolo di lontra è stato trovato da un passante lungo una strada nel comune di Scalea.

Il piccolo animale è stato subito recuperato dai militari della locale Stazione carabinieri forestale che lo hanno preso in cura, prima di affidarlo al medico veterinario del Parco nazionale del Pollino.

Una volta accertate le buone condizioni fisiche, il cucciolo, che non è ancora autosufficiente, è stato trasferito presso il centro di Recupero animali di Policoro (Mt).

 

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Controlli nelle Serre, sanzioni per migliaia di euro

Nel corso di una serie di servizi di controllo, i carabinieri forestali del Gruppo tutela dell'ambiente e del settore agroalimentare di Vibo Valentia hanno contestato illeciti amministrativi ed elevato sanzioni per circa 5 mila euro, nei comuni di Brognaturo, Gerocarne, Fabrizia e Filadelfia.

Le contestazioni hanno riguardato violazioni alle normative statali e regionali in materia di pascolo su terreni percorsi dal fuoco, mancata autorizzazione finalizzata alla potatura straordinaria di piante d'ulivo, scavi su terreni vincolati ed omessa tenuta dei registri.

Sanzioni amministrative, per circa 6 mila euro, anche a San Calogero, dove i militari hanno individuato alcune ditte prive o con aggiornamento parziale dei registri di carico e scarico dei rifiuti.

A Ricadi, invece, è stata elevata una sanzione amministrativa, per un importo di 3 mila euro, a carico di una persona sorpresa a trasportare generi alimentari su un veicolo privo di registrazione presso le competenti autorità, ai fini del trasporto di alimenti.

Infine, durante alcuni servizi effettuati nei comuni di Fabrizia, Serra San Bruno, Filadelfia, Cessaniti, Soriano Calabro e San Calogero, i militari hanno contestato illeciti amministrativi, con conseguenti sanzioni per un totale di circa 35 mila euro, a carico dei titolari di negozi alimentari nei quali venivano usate buste di plastica non conformi alla normativa vigente.

Contestualmente, sono stati sequestrati circa 110 chili di sacchetti non conformi.

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Sequestrato impianto per la lavorazione d'inerti e la produzione di calcestruzzo

I carabinieri forestale delle Stazioni di Acri e Montalto hanno posto sotto sequestro, in località “Macchia Tavola- Fiume Crati” del comune di Bisignano, un impianto di lavorazioni inerti e produzione calcestruzzo, privo delle necessarie autorizzazioni per le emissioni in atmosfera.

I militari hanno accertato, inoltre, che il cantiere avrebbe interessato abusivamente una vasta superficie (circa 40 mila metri quadri) di area demaniale nei pressi del fiume Crati.

 Constatato, anche, il prelievo furtivo di materiale litoide.

Sempre all’interno del cantiere è stata rinvenuta un’area, di circa 2 mila metri quadri, adibita a discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi e non.

Tali rifiuti, derivanti da attività di demolizione edile, sono stati interrati, per una profondità di circa 2 metri, provocando un grave danno all’ambiente con possibile inquinamento delle falde acquifere e del suolo.

Dopo aver sequestrato l’area sulla quale sorge il cantiere, i carabinieri forestali hanno denunciato il proprietario per invasione di terreni pubblici dello Stato, furto di materiale litoide, discarica abusiva e violazione alla normativa sulla qualità dell’aria. 

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Irregolarità nei progetti di taglio, sequestrati 40 ettari di pineta

I carabinieri forestali del Gruppo di Cosenza hanno posto sotto sequestro due boschi di Pino d’Aleppo, ubicati nel comune di Amendolara (CS).

Il provvedimento, che ha interessato 40 ettari di pineta, è stato disposto nel corso d’indagini finalizzate a verificare alcuni progetti di taglio boschivo acquisiti presso l’ufficio della Regione Calabria che presiede all’istruttoria delle pratiche ed al rilascio delle relative autorizzazioni.

In particolare, i militari hanno sottoposto a verifica i progetti redatti dal tecnico forestale incaricato.

Nel corso dell’attività, i carabinieri forestali avrebbero scoperto un'evidente discrepanza tra i dati riportati nei progetti e quelli realmente riscontrati sulle superfici destinate al taglio.

 Da qui i provvedimenti di sequestro dei due boschi, per finalità probatorie.

La posizione del tecnico che ha redatto i due progetti è ora al vaglio della magistratura, per le ipotesi di falsità ideologica in atto pubblico.

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Operazione “Flumen luto”, sequestrati terreni e fabbricati

I carabinieri forestali del Gruppo di Cosenza ed i militari dell’Arma del Comando provinciale di Cosenza, con il supporto del VIII Nucleo elicotteri di Vibo Valentia, hanno eseguito un decreto di sequestro d’urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, su oltre 100 tra terreni agricoli, manufatti e fabbricati che sorgono in possimità degli alvei dei fiumi e nelle fasce di rispetto delle aree a rischio idrogeologico.

L’operazione, denominata “Flumen luto”, ha preso le mosse in seguito alle indagini avviate dopo l’alluvione del 2015, che ha interessato i comuni di Corigliano e Rossano.

Complessivamente sono 195 gli indagati, tra appartenenti alla pubblica amministrazione, imprenditori edili e privati cittadini.

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Scaricavano reflui industriali senza autorizzazione, dieci sequestri e nove denunce

I carabinieri forestali di Cosenza, su delega della locale Procura della Repubblica, hanno eseguito una serie di accertamenti a carico di aziende attive nell’hinterland Cosentino, che hanno portato all’esecuzione di 10 sequestri e alla denuncia di nove imprenditori.

Nell’operazione, che ha interessato i comuni di Rende, Zumpano, Marano Principato e San Pietro in Guarano, i 30 militari impiegati hanno sottoposto a controllo attività di produzione di materie plastiche, vetrerie, autolavaggi industriali e marmerie.

Per molte delle attività è stato accertato lo scarico di reflui industriali, in pubblica fognatura o direttamente nel fiume Crati, senza alcuna autorizzazione o con autorizzazione scaduta nonché la gestione illecita di rifiuti industriali.

Tutti i sequestri, quattro a Rende, altrettanti a Zumpano, uno a San Pietro in Guarano ed uno a Marano Principato, sono stati convalidati dall'autorità giudiziaria..

 

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Liquami fognari in un fiume, sequestrato depuratore

I carabinieri forestali della Stazione di San Pietro in Guarano hanno denunciato due persone, per violazione alla normativa ambientale.

Si tratta di due dirigenti della "Ge. Ko", società che gestisce l’impianto Coda di Volpe, nel quale confluiscono i reflui fognari di 27 comuni.  

I due, sospettati di aver contribuito alla contaminazione del fiume Crati, sono i responsabili dell’Ufficio tecnico e il Site manager della "Ge.Ko" che si occupa di un impianto di sollevamento liquami in località “Boccalupo” di Rose.

Il sistema che raccoglie i reflui fognari del comune è stato posto sotto sequestro.

La denuncia giunge in seguito ad un controllo effettuato nei giorni scorsi dai militari, dai responsabili della società e dai tecnici comunali.

Nel corso dell'attività ispettiva è stata constatata la presenza di un pozzetto fognario del comune di Rose, collegato all’impianto di sollevamento liquami.

I successivi accertamenti hanno permesso d'individuare una condotta che scaricava il tutto sul suolo, creando un flusso regolare e costante che sfociava direttamente nel fiume Crati.

Il processo avveniva senza alcun trattamento di depurazione, come confermato dalla presenza di residui solidi allo sbocco, dai segni di imbrattamento della vegetazione circostante, oltre che dall’intorbidimento delle acque di scolo e dal cattivo odore presente in zona.

Ulteriori controlli hanno permesso ai militari di scoprire la presenza di una condotta di scarico attiva proveniente dal sistema fognario, il mancato funzionamento dell’impianto di sollevamento e la presenza di reflui urbani all’interno dei pozzetti d’ispezione.

Tale stato ha provocato l’intasamento dei reflui urbani nella camera di pompaggio, con il conseguente scarico sul suolo, senza idoneo processo di depurazione. 

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