Fusione dei Comuni delle Preserre, un salto all’indietro di circa 5 secoli 

Leggo la notizia che i sindaci dei paesi di San Nicola da Crissa, Maierato, Capistrano, Monterosso, Francavilla Angitola, Polia e Filogaso hanno adottato una delibera per procedere alla fusione delle rispettive comunità.

Premetto che in merito ho più dubbi che certezze, più domande da fare che risposte da dare.

Pur non essendo in linea di principio contrario, ritengo giusto esternare le mie riflessioni prima ancora di giungere al probabile referendum consultivo cui saranno chiamati i cittadini.

 Sicuramente sarebbe stato meglio per l'importanza del tema che investe il futuro, la storia, le tradizioni di una comunità indire assemblee pubbliche preliminari per sentire gli orientamenti, le opinioni, i suggerimenti dei cittadini e le ragioni dei sindaci che optano per la fusione.

È di questi giorni la notizia pubblicata dal Time, che afferma che la Calabria senza l'Unità d'Italia sarebbe stata la regione più ricca al mondo.

In realtà leggendo con senso critico quella pagina di Storia il Sud fu annesso al Nord con le problematiche che tutti conosciamo. Un altro termine di paragone è l'Unione Europea. Anche quella fu una felice intuizione del nostro Altiero Spinelli e di tantissimi altri politici europeisti, ma i limiti di quella idea sono ormai evidenti e la Brexit Inglese ne è la testimonianza più eclatante.

I sette sindaci sembra vogliano fare un salto all’indietro di circa 5 secoli quando quasi tutti i paesi che vogliono fondersi erano casali di Rocca Angitola. Anche allora quella comunità si disperse, più che per le avverse condizioni climatiche e per le invasioni subite dalla Rocca, per la diversa estrazione culturale dei suoi abitanti. Quella diversità culturale che ancora oggi caratterizza, salvo alcune affinità e rare eccezioni, i sette paesi.

Non è quindi questa la motivazione e sollecitazione di tale fusione e non è una spinta che viene dalla popolazione. Quali dunque le motivazioni: un risparmio di gestione nei servizi, la velleità di essere il primo comune della provincia, la possibilità di accedere più facilmente ai finanziamenti? Che tipo di statuto verrà previsto e dove la sede degli organi elettivi?  Diverse e complesse in ordine di tempo sono le leggi che regolano le unioni o le fusioni tra Comuni previste nella  famosa legge Del Rio, meglio conosciuta come legge sulla cancellazione delle Province. Una legge che ha ottenuto come unico risultato concreto, non il risparmio di gestione economica, come nelle intenzioni del legislatore, ma solo la cancellazione della libertà di voto dei cittadini per scegliere i propri rappresentanti.

Molti Comuni che hanno scelto di fondersi stanno avendo forti ripensamenti perché i vantaggi paventati sono nettamente inferiori alle aspettative. Suppongo che i sindaci abbiano risposte chiare e convincenti ai tanti problemi che una tale decisione comporta, ma sarebbe bene che tutti i cittadini di quei paesi fossero edotti ed informati. 

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Fusione comuni Reventino, accolta la proposta del capogruppo di maggioranza del Comune di Soveria Mannelli Antonio Chiodo

Il capogruppo consiliare di maggioranza del Comune di Soveria Mannelli, Antonio Chiodo, in nome e per conto di tutta l’Amministrazione accoglie positivamente l’interessante convegno, promosso dall’Amministrazione comunale di Decollatura, che si terrà giovedì 23 marzo, presso la sala consiliare del Comune dal titolo “Il Futuro degli enti locali crescere per migliorarsi - Fusione Soluzione o Utopia?”

 Afferma il capogruppo: “Ritengo che tale iniziativa sia da intendersi quale risposta positiva alla proposta di fusione avanzata, nei giorni scorsi, dallo scrivente. Dobbiamo spingere l’acceleratore sul tema delle fusioni dei comuni. Sono convinto della necessità di una semplificazione istituzionale e, di conseguenza, dell’urgenza a procedere congiuntamente ad un percorso finalizzato alla fusione.  Ciò sarà possibile solo se c’è condivisione tre le comunità che, a parer mio, dovranno essere edotte su tutte le conseguenze che la fusione tra comuni potrà produrre in favore del nostro territorio. Visto il ruolo che ricopriamo è nostro dovere pensare ai cittadini e cercare di essere, il più possibile, lungimiranti, difatti, il compito delle istituzioni, ed in particolare dei suoi amministratori, è quello di indicare la strada ed avere il coraggio di prendere decisioni importanti (anche impopolari) se funzionali allo sviluppo sociale ed economico dell’intera comunità”

Fusione Rossano-Corigliano, disco verde in I Commissione alla risoluzione da approvare in Consiglio regionale

La Commissione “Affari Istituzionali, affari generali e normativa elettorale”, presieduta dal consigliere Franco Sergio, ha deliberato all’unanimità la risoluzione da sottoporre alla successiva approvazione dell’Aula per l’indizione del referendum consultivo da parte della Giunta regionale relativo alla fusione dei Comuni di Corigliano e di Rossano. Al centro dei lavori odierni, infatti, la proposta di legge n. 182/10 di iniziativa del consigliere Giuseppe Graziano.

“Abbiamo consumato – spiega il presidente Franco Sergio - in Commissione il passaggio che si rendeva necessario nel rispetto della scelta, tradotta in apposite delibere, dei rispettivi Consigli comunali e del Comitato Cento Associazioni  di procedere a questa fusione. Di fatto, qualora venisse confermata con il referendum la volontà popolare, nascerebbe la terza città della Calabria con un bacino di circa 80 mila abitanti. È inutile sottolineare – aggiunge il presidente Sergio - quali e quanti vantaggi, in termini di impatto innanzitutto economico con il valore aggiunto determinato da un gestione dei principali servizi sul territorio, ma anche sociale e culturale, deriverebbero da questa ipotesi di accorpamento che disegna sul territorio un percorso di cittadinanza attiva corroborato da affinità di carattere storico, civile e identitario”.

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Via libera della I Commissione al referendum per la fusione di Corigliano e Rossano

La Commissione “Affari Istituzionali, affari generali e normativa elettorale”, presieduta dal consigliere Franco Sergio, ha dato mandato agli Uffici del Consiglio regionale di predisporre la risoluzione, da approvare nella prossima seduta, per l’indizione del referendum relativo alla fusione dei Comuni di Corigliano e di Rossano che successivamente sarà sottoposto all’esame dell’Aula. 

La decisione è scaturita al termine delle audizioni di Giuseppe Geraci, sindaco del comune di Corigliano Calabro, di Stefano Mascaro, sindaco di Rossano e di Amerigo Minnicelli, rappresentante del comitato “Cento Associazioni”, sulla proposta di legge n. 182/10 di iniziativa del consigliere Giuseppe Graziano nel corso delle quali è stata approfondita la materia e ribadita, da più postazioni, la volontà politica sul progetto di fusione, pur alla luce della necessità, avanzata dal sindaco di Corigliano, di approfondire aspetti di ordine strettamente economico-finanziario. 

“Siamo sul punto - ha asserito il proponente Graziano - di riscrivere la storia dei territori calabresi all’insegna di uno sviluppo integrato sociale e culturale che, si badi bene, non è solo quello del territorio interessato, ma coinvolge tutta la Calabria. È questa la grande valenza legata alla nascita della terza città della Calabria. Con oggi si raggiunge un nuovo obiettivo. E questo grazie a quanti hanno voluto dare ulteriore impulso all’iter burocratico in atto: al presidente della prima Commissione, on. Franco Sergio, ai colleghi consiglieri Bova, Esposito e Mirabello, ai due sindaci di Corigliano e Rossano, Geraci e Mascaro, che hanno confermato la volontà deliberata dalle Assemblee civiche delle due Città, ed al Comitato delle ‘Cento Associazioni’ presieduto dall’avvocato Amerigo Minnicelli”.

“L’obiettivo - ha spiegato il presidente Sergio - è realizzare un miglioramento  e riqualificazione dei servizi erogati ai cittadini, la razionalizzazione dei costi e disegnare nuove ipotesi di collaborazione tra i territori con un sistema di sussidiarietà nello specifico sulle politiche pubbliche. Partendo da qui, le Amministrazioni comunali di Rossano e Corigliano Calabro hanno recepito le istanze delle associazioni che operano sul territorio, aprendo un dibattito che è vivo ancora oggi sull’opportunità di giungere alla costituzione di un Comune unico. Ha così preso corpo, nel tempo, un percorso di cittadinanza attiva quale momento effettivo di costruzione di una comunità vicina ai bisogni e alle priorità dei territorio, che in questo caso è stato alimentato da riflessioni di carattere storico e civile e sul piano culturale ed identitario. Sullo sfondo - ha rilanciato il presidente Franco Sergio - c’è un traguardo di grande impatto: la valorizzazione politica, amministrativa ed economica in un territorio che, considerato il suo complesso, potrà configurarsi in una vera e propria area vasta e si troverà ad accogliere una comunità di oltre 80.000 abitanti residenti”.

Successivamente, la Commissione, passando all’esame del secondo punto dell’ordine del giorno, ha audito Anna Romina Muraca, sindaco di Petronà e Maurizio Pace, primo cittadino di Belcastro in merito alla proposta di legge d’iniziativa del consigliere Arturo Bova in ordine alla modifica dei confini territoriali dei due Comuni della provincia di Catanzaro. Sul punto, il presidente Sergio ha precisato che “tecnicamente, si è impossibilitati a procedere ad una rettifica delle particelle A e B alla proposta di legge su cui i cittadini si sono favorevolmente pronunciati con il referendum del 26 giugno 2016, senza esporre la legge a rischio di impugnativa per illegittimità costituzionale”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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strettamente economico-finanziaria. “Siamo sul punto di riscrivere la storia dei territori calabresi all’insegna di uno sviluppo integrato sociale e culturale che- si badi bene- non è solo quello del territorio interessato, ma interessa tutta la Calabria. E’ questa la grande valenza legata alla nascita della terza città della Calabria”, ha asserito il proponente Graziano.   

“L’obiettivo- ha spiegato il presidente Sergio- è realizzare un miglioramento  dei servizi erogati e di disegnare nuove ipotesi di collaborazione tra i territori. Partendo da qui, le Amministrazioni comunali di Rossano e Corigliano Calabro Tìanno recepito le istanze delle associazioni che operano sul territorio, aprendo un dibattito che è vivo ancora oggi sull’opportunità di giungere alla costituzione di un Comune unico. Ha così preso corpo, nel tempo, un percorso di cittadinanza attiva quale momento effettivo di costruzione di una comunità vicina ai bisogni e alle priorità dei territorio, che in questo caso è stato alimentato da riflessioni di carattere storico e civile. Sullo sfondo- ha rilanciato il presidente Franco Sergio- c’è un traguardo di grande impatto: la valorizzazione politica, amministrativa ed economica in un territorio che, considerato il suo complesso, si troverà ad accogliere una comunità di oltre 80.000 abitanti residenti”.

Successivamente, la Commissione ha audito Anna Romina, sindaco di Petronà e Maurizio Pace, primo cittadino di Belcastro in merito  alla proposta di legge d’iniziativa del consigliere Arturo Bova in ordine alla modifica dei confini territoriali dei due Comuni della provincia di Catanzaro. 

 

 cc                                                        L’Ufficio Stampa

 

 

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Viscomi: “Nelle fusioni di Comuni la volontà popolare abbia un ruolo centrale”

Di seguito l’intervento del vicepresidente della Giunta regionale Antonio Viscomi nel corso dei lavori della prima Commissione consiliare in merito alla posizione della Giunta regionale sulla questione delle fusioni dei comuni.

“L’attuale articolazione delle amministrazioni comunali in Calabria – segnata dalla presenza di 409 comuni, di cui più della metà con meno di 3000 abitanti –non è pienamente idonea ad affrontare le sfide di una necessaria modernizzazione orientata alla riqualificazione dei servizi resi ai cittadini, alla razionalizzazione dei costi, alla riduzione dei rischi di infiltrazione criminale ed al contrasto alle pratiche corruttive. In questo contesto, la Giunta reputa che la doverosa tutela delle comunità locali - patrimonio essenziale sul piano culturale ed identitario, ma anche funzionale alla stessa tenuta della coesione sociale - possa e debba essere meglio assicurata da una necessaria ridefinizione dell’assetto delle amministrazioni locali orientata nel senso predetto.

La Giunta ritiene che i processi di fusione siano un significativo passo in avanti nella prospettiva indicata, se e a condizione che gli stessi processi trovino fonte ed origine in dinamiche democratiche tali da valorizzare l’apporto partecipativo delle comunità locali. Ritiene opportuno distinguere i processi di aggregazione funzionale - destinati ad integrare, sulla base di modelli ispirati a sistemi di sussidiarietà differenziata, le specificità delle politiche pubbliche e le caratteristiche territoriali di riferimento e che pertanto invocano un ruolo proattivo e definitorio dell’ente regionale (basti pensare ai distretti per le politiche sociali o ai sistemi locali del lavoro, giusto per fare qualche esempio) - e processi di fusione che invece devono trovare impulso, genetico e funzionale, nelle stesse comunità locali. Per questo, la Giunta esprime grande attenzione e, al contempo, grande rispetto per l’autonomia delle dinamiche politiche che governano i processi di fusione.

In questa prospettiva, la Giunta reputa opportuno che l’autonoma iniziativa politica in materia di fusioni tra comuni sia accompagnata e sostenuta da un coerente assetto ordinamentale in grado di delineare un percorso guidato che assicuri solidità giuridica ed istituzionale al processo di fusione. A tal fine ritiene opportuno operare fattivamente per la definizione di una legge a carattere procedurale che definisca regole omogenee per la disciplina delle fusioni: basti pensare, tanto per fare un esempio, alla distribuzione dei poteri di impulso tra Giunta e Consiglio, alla necessità di un documento di riferimento che attesti la sostenibilità economico-finanziaria del progetto di unificazione, alla definizione dei tempi di svolgimento dell’intero processo di unificazione, alla individuazione del bacino elettorale di riferimento. A tal riguardo, anticipo fin d’ora la volontà della Giunta di intervenire, oggi stesso, con un emendamento al collegato alla legge di stabilità che sarà discussa in Commissione Bilancio, al fine di riassegnare un ruolo centrale alla volontà popolare espressa in ognuno dei comuni interessati al processo di fusione al fine di evitare che quest’ultimo possa tradursi in una sorta di annessione forzosa.  

Infine, la Giunta ritiene che la questione della fusione dei comuni sia solo una parte di una più ampia strategia di ridefinizione dell’assetto amministrativo delle autonomie locali, rispetto al quale sono stati oggetto di discussione in questa autorevole Commissione uno o più disegni di legge. La Giunta ritiene che la valorizzazione delle autonomie locali, e delle loro reti organizzative, costituisca momento fondativo dell’assetto democratico e strumento di promozione dei servizi ai cittadini in una logica di prossimità e di sussidiarietà. Per queste ragioni, la Giunta, pur ritenendo prerogativa della funzione politica e di indirizzo del Consiglio la formulazione del disegno di riassetto ordinamentale, non farà mancare il suo supporto per assicurare che le soluzioni politiche possano trovare corretta formulazione sul piano giuridico-istituzionale, anche invocando, ove necessario, la collaborazione delle strutture tecniche governative incaricate di seguire i processi ordinamentali regionali nonché di autorevoli rappresentanti del sistema universitario regionale, con i quali già sono state avviate le necessarie interlocuzioni. Uno storico catanzarese, Augusto Placanica, ha scritto che natura e cultura hanno diviso i calabresi tra loro e con il resto del mondo. È ambizione della Giunta regionale operare affinché la tutela delle comunità locali, della loro identità, della loro storia e del loro patrimonio relazionale e culturale, sia assicurata da più solide reti organizzative e amministrative in grado di aumentare i servizi ai cittadini, che costituiscono il metro ultimo della validità delle riforme auspicate”.   

 

 

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Fusione dei Comuni calabresi, un gruppo di esperti individuerà le soluzioni più opportune

Il vicepresidente della Giunta regionale, Antonio Viscomi, è intervenuto sul delicato tema relativo all'esigenza di riformare le amministrazioni locali.

"La riorganizzazione del sistema delle autonomie locali – ha affermato Viscomi - è una delle questioni più importanti sulle quali il sistema politico regionale è chiamato a pronunciarsi, anche, e forse soprattutto, a seguito dell'esito referendario negativo della scorsa domenica. Oggi, più di ieri, la tutela delle comunità locali passa attraverso la riforma delle amministrazioni locali. In poche parole, si tratta di ridefinire l'assetto dei comuni in una prospettiva che superi l'uniformità strutturale consegnataci dal passato e che sia in grado di valorizzare modelli di sussidiarietà differenziata e reticoli organizzativi ed amministrativi. Ma si tratta anche di stabilire il senso e la funzione attuale delle province, ancora oggi enti costitutivi della Repubblica a norma di Costituzione. La centralità politica della questione richiede ed impone particolare attenzione alla definizione dell'assetto giuridico-istituzionale al fine di consentire agli attori protagonisti di esercitare le proprie prerogative e di attuare le loro scelte in piena e corretta autonomia. Allo stato, la Giunta ha proposto un solo intervento emendativo destinato ad eliminare il quorum strutturale per la validità del referendum obbligatorio per la fusione dei comuni, considerando altrimenti i rischi derivanti dall'emigrazione nei piccoli centri. A questa proposta dell'esecutivo – ha spiegato Viscomi - si è poi affiancato un autonomo intervento consiliare avente ad oggetto la perimetrazione del bacino dei votanti interessati al referendum obbligatorio. Sussistono però ancora, e sono da considerare con particolare attenzione, almeno un paio di progetti di legge depositati e già in parte discussi nella Commissione Affari Istituzionali, competente per materia, ed una autonoma attività di riflessione e proposta portata avanti dalla Commissione Riforme, peraltro ora estesa anche alla formulazione ed al drafting dei testi unici".

Di fronte a questo insieme di attività, prova provata dell'interesse e della centralità delle questioni e della coerente e diffusa attenzione dei Consiglieri regionali, nonché in considerazione del fatto che sono pervenute in Consiglio recenti proposte di fusione di significative realtà comunali, è intenzione del vicepresidente ed assessore Viscomi, competente in materia di Enti locali, già assunta d'accordo con i presidenti delle Commissioni Affari Istituzionali e Riforme, rispettivamente, Franco Sergio e Baldo Esposito, di promuovere l'immediata creazione di un ristretto gruppo di esperti in grado di elaborare in tempi brevissimi (e, sia chiaro ed a scanso di ogni equivoco, a titolo gratuito ed onorifico) una proposta di legge a carattere procedurale sulle sole fusioni dei comuni, da portare all'attenzione ed a supporto dell'attività dei consiglieri regionali impegnati nelle varie Commissioni competenti, al fine di poter affiancare nel migliore dei modi possibili le scelte autonome delle comunità locali, anche ridefinendo, ove necessario, l'assetto legislativo allo stato esistente. "Riforme che toccano la vita delle comunità locali, ridefinendo le stesse amministrazioni locali, non possono che essere il frutto di un lavoro condiviso – ha concluso il vicepresidente della Giunta - in quanto rappresentano un momento alto, forse uno dei più alti, della politica regionale: ad essa è doveroso fornire il massimo supporto conoscitivo per l'assunzione delle migliori decisioni".

Per rispetto istituzionale, la composizione del ristretto gruppo di esperti sarà comunicata in occasione dell'audizione del vicepresidente Viscomi già prevista per la prossima seduta della Commissione Affari Istituzionali.

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Papillo propone “una grande macroarea tra centri di Serre e Preserre con Serra capofila”

“ ‘Uno per tutti. Tutti per uno’. Prendo in prestito questo motto, derivate da una locuzione latina che identifica il patto eterno confederale tra i cantoni svizzeri, per lanciare l’idea di una grande macroarea tra i centri di Serre e Preserre, con Serra San Bruno, il più popoloso, come capofila: paesi con caratteristiche territoriali, ambientali, paesaggistiche, socio-culturali ed economiche similari ma che, però, faticano ad esprimersi nella stessa lingua ed intraprendono strade e progetti individuali che poco riescono a incentivare cambiamento e sviluppo”.

È l’idea, che sotto la forma della fusione era stata precedentemente formulata da "Il Redattore", lanciata dal sindaco di Gerocarne Vitaliano Papillo secondo il quale, attualmente, “prevale l’idea esclusiva del ‘campanile’ e non si considerano i vantaggi di una più stretta collaborazione, puntando ad allargare gli angusti confini comunali, esaltando collettivamente le peculiarità specifiche ed intraprendendo un proficuo cammino verso quell’inversione di tendenza che si insegue da decenni. Oggi si assiste da più parti all’avanzare di proposte che puntano a forme collaborazione di comuni. Ultima, in ordine di tempo, quella presentata da ‘Rete civica vibonese’, presieduta dall’avvocato Diego Brancia. Segno che essere piccoli è affascinante ma poco producente. Ed allora bisogna invertire rotta che, nel nostro caso, non vuol dire rinunciare al proprio ‘campanile’ ed abdicare al ruolo di custodi delle unicità, che vanno tutelate come inconfondibile Dna di ciascuno.

Si tratta, piuttosto – spiega il primo cittadino - di mettere in rete questi centri, che rimarrebbero guardiani della propria singolarità, traendo i benefici di averla messa in comune con le altre. Diciannove unicità che si coalizzano e danno vita ad una realtà di ben 32 mila abitanti, la quale, attraverso una unione dei servizi che non rimanga sulla carta come fino ad oggi, avrebbe un peso specifico ed un potere contrattuale più forti e potrebbe offrire prestazioni più complete, migliori ed efficienti in molte materie: gestione rifiuti; polizia urbana; illuminazione pubblica; servizi sociali; progettualità condivisa; uniforme tutela del territorio; rilancio delle bellezze con un prospero turismo montano. E tutto ciò che, insieme, si riuscirà a immaginare per la rinascita di un comprensorio che, scarsamente considerato negli anni, è rimasto indietro rispetto ad altre aree della provincia che, ad esempio, hanno saputo far leva sul turismo marino o giovarsi della vicinanza al capoluogo.

Per queste ed altre ragioni – conclude Papillo - invito al più presto il sindaco di Serra a convocare un incontro tra tutti i colleghi dei comuni interessati, per poter meglio mettere in evidenza i ‘pro’ e, se ve ne sono, anche i ‘contro’ di questa macroarea: l’ultima bombola d’ossigeno in grado di rianimare dei ‘pazienti’ che, sempre di più, faticano a respirare autonomamente”.

 

Fusione di 5 Comuni: audizioni in I Commissione su nascita Villa Brutia

La prima Commissione consiliare “Affari istituzionali e affari generali” presieduta da Franco Sergio, ha concluso i propri lavori odierni ospitando una serie di audizioni di rappresentanti di Anci regionale, amministratori locali e del Comitato promotore “Pre Sila”, in relazione alla proposta di legge n. 96/10^ di iniziativa dei consiglieri Romeo e Giudiceandrea che prevede l’istituzione del Comune di Villa Brutia attraverso la fusione dei Comuni di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta”. Nel corso della seduta, è stato chiesto di considerare provvisorio sia il nome del nuovo Comune che la sede, in attesa di riproporre, in fase referendaria, le due questioni da sottoporre alla scelta dei cittadini attraverso l’istituto referendario. Soddisfatto, il presidente Sergio sottolinea come “oggi si sia consumato un passaggio istituzionale significativo e sinergico tra Giunta regionale e Commissione consiliare che ha dato vita ad un percorso nuovo, nel segno della collaborazione, su una questione molto importante che attiene al nuovo ridisegno delle autonomie locali e territoriali (aree vaste, Città Metropolitane, fusione ed unioni di Comuni). Con questo spirito - aggiunge Franco Sergio - si è convenuto, di concerto tra Anci regionale, vicepresidente della Giunta e Commissione, di produrre una proposta di legge snella che indichi le linee guida al fine di dare un indirizzo normativo omogeneo al relativo percorso di unione e fusione”.

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