Cocaina nascosta nella frutta, maxi sequestro al porto di Gioia Tauro

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria ed i funzionari dell’Agenzia delle dogane – Ufficio antifrode di Gioia Tauro, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia – hanno individuato e sequestrato 53 chilogrammi di cocaina purissima nello scalo portuale calabrese.

Attraverso una complessa attività di controllo eseguita su oltre 1.200 contenitori provenienti dal continente americano, le fiamme gialle, con il supporto di unità cinofile e grazie ai sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle dogane, sono riuscite ad individuare lo stupefacente.

Occultata in un container che trasportava frutta esotica proveniente dal Sud America la cocaina, divisa in 45 panetti, era stata abilmente nascosta sfruttando gli interstizi del container frigo.

Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti fino a 4 volte prima di essere immesso sul mercato, ad un prezzo che oscilla dai 50 ai 100 euro al grammo, fruttando un introito di circa 9 milioni di euro.

 

Via della Seta, il governo ha deciso di affondare la Calabria con l’esclusione del porto di Gioia Tauro

Da sei anni parlare di Cina, significa parlare esplicitamente o meno, della “Nuova via della seta“.

Il “Belt and Road Initiative”, cioè il grande progetto, oppure sarebbe meglio dire il “Sistema" con cui Pechino punta a rilanciare il connubio infrastrutturale e commerciale della grande massa continentale eurasiatica e a realizzare una nuova architettura economico-commerciale.

La nuova via della seta conoscerà numerosi ostacoli durante la sua realizzazione. Infatti, la Cina sta sviluppando una strategia che comporterà il cambiamento degli equilibri internazionali e a vederla da un’altra angolazione sono i Paesi che da essa avrebbero meno da beneficiare, Stati Uniti in primis. Il governo italiano è pronto a firmare il memorandum d’intesa per aderire alle nuove vie della seta e la nostra Nazione sarebbe il primo membro del G7 a entrare nel progetto infrastruttural-commerciale di Pechino.

Accordo sgradito agli Stati Uniti che hanno subito esternato la propria contrarietà mettendo in dubbio l’effetto benefico dell’iniziativa per il Belpaese. Il Mediterraneo diventa sempre più strategico e la sua centralità non si esaurisce nell’Hub del Pireo.

Il porto di Gioia Tauro con 2,8 milioni di container movimentati nel 2016 è primo in Italia e sesto nel Mediterraneo dopo gli scali spagnoli di Algeciras, Valencia e Malaga, Tangeri in Marocco e il Pireo in Grecia Anche se nel 2018 il porto di Gioia Tauro ha perso un volume di traffico del 6% a causa di una diatriba interna tra le due società concessionarie delle attività del terminal container.

Lo scalo di Gioia Tauro è più vicino dei porti spagnoli e del Marocco per il trasporto delle merci provenienti da Oriente che attraversano il canale di Suez per arrivare nel Mediterraneo ed è anche meno decentrato di Atene rispetto al cuore dell’Europa.

Da Gioia Tauro si raggiunge Berlino, attraversando il Brennero, con un percorso di 2.100 km, mentre da Atene aggirando la Serbia come prevedono i corridoi ferroviari, occorrono 2600 km con un aggravio di spese aggiuntive.

Tuttavia il governo ha scelto di non considerare la posizione strategica del porto di Gioia Tauro nel cuore del Mediterraneo a vantaggio dei porti del Nord. In Italia c’è una «chiara ripartizione funzionale» tra il Nord che ha porti di tipo «gateway», dove cioè i container vengono spostati sui treni e raggiungono i mercati di destinazione. Mentre il Sud Italia ha soprattutto porti di puro «trans-shipment», cioè dove i container si trasferiscono su navi più piccole, un’attività con «prospettive modeste».

Gioia Tauro, in effetti, se resta solo uno scalo di trasbordo merci è destinato al declino. Però la Calabria, al contrario di Malta o della Sardegna dove ci sono scali importanti di trans-shipment, è una penisola e potrebbe essere collegata alla rete ferroviaria europea adeguando gli standard del trasporto merci ai due parametri-chiave: lunghezza dei treni-portacontainer di 750 metri e sagome dei vagoni definite PC80.

Gioia Tauro e la Calabria non devono essere escluse da questa nuova architettura economica.

Non è possibile escludere la Rotterdam del Mediterraneo a favore dei porti del Nord. Infatti il governo non investe né sul porto di Gioia Tauro né sulla rete ferroviaria calabrese. In relazione a quanto espresso è chiaro che dalla decisione del governo dipende il futuro della Calabria.

*Presidente dei Consorzi Blu Calabria e Agricoop Italia

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Maxi sequestro di cocaina al porto di Gioia Tauro, valeva oltre 23 milioni di euro

Un carico di cocaina purissima è stato intercettato nel porto di Gioia Tauro, dagli uomini della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle dogane.

Lo stupefacente,  per un peso complessivo di oltre 115 chilogrammi, è stato individuato in un container che trasportava bobine di carta proveniente da San Antonio (Cile) e che, dopo aver effettuato uno scalo a Rodman (Panama), era diretto a Livorno.

In particolare, durante l'attività di controllo sono stati rinvenuti tre borsoni al cui interno erano stati stipati 100 panetti di cocaina.

Nelle mani della criminalità, la droga, che avrebbe potuto essere tagliata anche fino a 4 volte prima di essere immessa sul mercato, avrebbe fruttato ben 23 milioni di euro.

Quest’ultimo sequestro di cocaina, conferma il ruolo dello scalo calabrese quale “hub” di particolare interesse per i “traffici” della ‘ndrangheta.

Porto di Gioia Tauro, "situazione gravissima". I vertici regionali Cgil scrivono a Conte

Quello che segue è il testo della lettera inviata da Angelo Sposato e Nino Costantino, rispettivamente segretario generale Cgil Calabria e segretario generale Filt-Cgil Calabria, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

"Illustre Presidente del Consiglio,

la situazione del porto di Gioia Tauro è gravissima. I containers movimentati sono diminuiti del 6% nel 2018 e del 11% nel 2017. Nel corso del 2016 per frenare questa drammatica situazione si era convenuto col Ministro dei Trasporti di portare la vertenza sul tavolo della Presidenza del Consiglio per dare più forza alle soluzioni e più autorevolezza nel confronto con armatore e terminalista. Alcuni risultati quel tavolo li aveva raggiunti: finanziamento e tempi di realizzazione del gateway e del bacino di carenaggio seguiti, dal punto di vista tecnico, dall'Autorità portuale e dal Commissario Agostinelli e la costituzione dell'Agenzia di lavoro portuale che riguardava anche il porto di Taranto e di Cagliari. Sul bacino di carenaggio ci sono ancora ritardi. Ma soprattutto, e chiediamo scusa per la sottolineatura, la proposta sostenuta con forza dalla nostra Organizzazione di costituzione di una Zona Economica Speciale che sostenesse adeguatamente il necessario processo di crescita industriale senza il quale non si avrà per il futuro né sviluppo né nuova occupazione. Notiamo, però, adesso, con crescente preoccupazione, una situazione di confusione e incertezza nell'azione del Governo che potrebbe portare al tracollo il porto di Gioia. Il 18 dicembre c'è stata in Autorità portuale la visita del Ministro Toninelli che ha incontrato anche le Organizzazioni sindacali che hanno rappresentato preoccupazione e avanzato proposte. Non sappiamo, però, se il Governo ha avviato una discussione con MSC e con Aponte per capire i motivi per cui ancora non sono stati concretizzati gli impegni assunti di aumentare i volumi fino a 40 mila teus. E non sappiamo ancora se il Ministro ha discusso con il terminalista dei motivi che hanno portato a non mantenere gli impegni sugli investimenti sulla banchina e sulle gru. Ma evidenziamo, però, che proprio negli ultimi mesi del 2018 si sono movimentati solo 28 mila containers a settimana che è un dato assolutamente inferiore a un anno e mezzo fa, quando, alla fine di sei anni di cassa integrazione, si era dichiarata la crisi del porto. Tutto ciò nel mentre il gruppo Eurogate sposta investimenti consistenti a Cipro e i cinesi fanno altrettanto in Grecia. E' necessario, quindi, che Gioia sia considerata dal Governo vertenza nazionale e ritorni autorevolmente al tavolo della Presidenza del Consiglio, anche perchè lo scontro fra terminalista e Msc, entrambi proprietari al 50% di MCT, si ripercuote non solo sui traffici ma evidentemente sul futuro dell'infrastruttura proprio nel momento in cui si è dato vita alla ZES".

 

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Ingente quantitativo di cocaina sequestrato al porto di Gioia Tauro

Gli uomini del Comando provinciale di Reggio Calabria, unitamente a funzionari dell’Ufficio antifrode dell'Agenzia delle dogane di Gioia Tauro, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia – hanno individuato e sequestrato un ingente carico di cocaina purissima nel porto di Gioia Tauro.

Dopo aver concluso l’anno 2017 con una serie record di sequestri, che ha consentito di sottrarre alla disponibilità della criminalità organizzata e alle piazze di spaccio un quantitativo di poco inferiore alle 2 tonnellate di polvere bianca purissima, le attività d’indagine ed il continuo monitoraggio dei traffici di merci provenienti dalle aree ritenute a rischio per il traffico di sostanze stupefacenti, hanno consentito ai finanzieri e al personale delle dogane di mettere a segno il primo rilevante sequestro del 2018 nello scalo gioiese.

Attraverso incroci documentali e successivi controlli compiuti, anche, con le unità cinofile, le fiamme gialle hanno individuato un container vuoto, nel quale sono stati rinvenuti 65 panetti di cocaina, per un peso complessivo superiore ai 74 chilogrammi.

Una volta immesso sul mercato, lo stupefacente avrebbe fruttato oltre 14 milioni di euro.

 

 

Gioia Tauro, autorità portuale chiede conto sulla gestione ad MTC. Colombo (Azione Identitaria): "Nazionalizzare Porto e tutelare tutti i posti di lavoro"

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa da parte di Igor Colombo, commissario regionale di Azione Identitaria Calabria, riguardante il Porto di Gioia Tauro.

La vicenda del Porto di Gioia Tauro è quanto di più grottesco sia potuto capitare in Calabria negli ultimi anni e che fa il pari con tante altre mancate promesse di sviluppo nel meridione e nella nostra regione.

Ci sono voluti ben 23 anni segnati da crisi profonde, occasioni mancate, cassa integrazione, licenziamenti e chi più ne ha più ne metta, perché lo Stato si accorga di tutta una gestione del Porto di Gioia Tauro fallimentare e solo oggi mette in mora la società che ne ha concessione fin dai primi anni novanta.

Mi viene da chiedere al commissario dell’Autorità portuale per quale strana ragione solo ora lo Stato chiede conto alla MTC di come la stessa operi, con tanto di accusa per aver fatto perdere al Porto il ruolo primario nell’ambito del volume di traffico dei container, cosa hanno fatto i governi che si sono succeduti alla guida del Paese in questi 23 anni? Sicuramente si sono macchiati di una responsabilità oggettiva fatta di mancati controlli e di acquiescenza nei confronti della società di gestione del Porto e sarebbe interessante conoscerne i motivi di così tanta negligenza da parte dello Stato.

Il Porto di Gioia Tauro avrebbe dovuto rappresentare il volano economico non solo della regione ma di tutto il meridione, con tanto di volume di traffico di almeno un milione di teus e l’assunzione di 450 portuali, numero che fu abbondantemente superato nei primi anni e nessun organo di controllo si preoccupò di vedere cosa poteva esserci dietro a tutto questo in una zona dove la ndrangheta mette le mani dappertutto. Ora con la missiva del commissario Agostinelli pare si sia giunti alla resa dei conti ma è proprio questo che più mi preoccupa dal momento che per il sistema messo in piedi nella gestione del Porto di Gioia Tauro con uno scontro interno tra i soci di Mtc e Msc, il tutto potrebbe sfociare nella drammatica chiusura del Porto stesso nel caso Msc decidesse di spostare le navi in altri porti.

A questo punto il governo deve esercitare la sua forza e tutelare l’interesse ed il bene pubblico, nonché preoccuparsi della salvaguardia di tutti i posti di lavoro ed in ragione di tutto questo una soluzione possibile e risolutrice è quella di nazionalizzare il Porto di Gioia Tauro andando a creare una società ex novo a maggioranza pubblica così come noi di Azione Identitaria abbiamo chiesto circa un anno fa. Quelli più a rischio ed esposti sono i lavoratori che ormai da tempo vivono nella incertezza più assoluta e vorrei scongiurare che dietro a questa presa di posizione del commissario Agostinelli, ci sia la volontà del governo di voler far fuori la Mtc, non per favorire la gestione diretta da parte dello Stato di tutti i processi di sviluppo dell’intera area, bensì per aprire la strada ad un’altra società privata interessata alla gestione del Porto di Gioa Tauro, il che potrebbe destare ancora più pericolo ed incertezza per l’immediato futuro.

La cosa precipua è garantire la continuità lavorativa del Porto ed i relativi investimenti, vigilare e salvaguardare il posto di lavoro di tutti i dipendenti senza che questi rischino, per mere manovre di interessi economici tra colossi finanziari, che un nuovo eventuale proprietario rivoluzioni la catena più debole di tutto l’ingranaggio ,cioè i lavoratori, trasformando contratti a tempo indeterminato con altre modalità contrattuali precarie che la stessa politica ha voluto, proprio in virtù di tutte queste ragioni e considerazioni, lo Stato deve assumere il controllo diretto del Porto di Gioia Tauro e rilanciare l’attività e gli investimenti. 

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Porto di Gioia Tauro: scoperti 72 kg di cocaina in container di gas e fagioli

Gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente a funzionari dell’Agenzia delle dogane – Ufficio antifrode di Gioia Tauro, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia – hanno individuato e sottoposto a sequestrato altri due ingenti carichi di cocaina purissima nel porto di Gioia Tauro.

Complessivamente lo stupefacente intercettato ammonta a 72 chilogrammi.

In particolare, un primo quantitativo di droga di circa 57 chilogrammi di cocaina, è stato rinvenuto occultato in un container, che trasportava gas refrigerante, proveniente da gli Stati Uniti e destinato in Kuwait.

Nello stesso giorno, un altro carico è stato rinvenuto in un altro container, che trasportava sacchi di fagioli, proveniente dall’Argentina e diretto in Romania, al cui interno erano occultati 15 chilogrammi di cocaina.

Le attività sono state eseguite attraverso una serie di incroci documentali e successivi controlli di container sospetti, anche a mezzo di sofisticate apparecchiature scanner in dotazione all’Agenzia delle dogane ed unità cinofile della Guardia di Finanza.

La cocaina sequestrata, per un ammontare complessivo di 72 chilogrammi, una volta immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 14 milioni di euro.

L’attività svolta dalle Fiamme gialle in sinergia con l’Agenzia delle dogane, si inserisce nell’ambito della più generale intensificazione delle attività di controllo volte al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti nel porto di Gioia Tauro che ha portato, solo nell’anno 2016, al sequestro di oltre 1.600 chilogrammi di cocaina purissima.

 

Soriero, Patruno e la matematica

Non ho niente contro Soriero; e assieme a Patruno ho tenuto diversi convegni in Puglia, e c’era, e lo ringrazio, quando ho fatto rappresentare nella Provincia, a Bari, il mio “Eleonora e Michelina”; e i meridionalisti che oggi imperversano erano all’asilo quando io lavoravo per la revisione storiografica, e posso esibirvi libri con editrice e data; e allora i vari Pino Aprile non li sentiva nominare nessuno manco a casa loro. Premessa necessaria a capire che qui io faccio solo un discorso di matematica; quella matematica che è sempre di più un’opinione. Soriero, per esempio, dimostra con i numeri, in un suo fortunato libro, che Gioia Tauro non solo è un porto ricchissimo, ma è e sarà la causa diretta delle attività dei porti di Trieste e Genova, e quindi della loro ricchezza. Con gli stessi numeri, scopriamo che a Gioia ci sono 500 (cinquecento) in cassa integrazione finché dura, poi a spasso; e ciò perché non arrivano navi. E non parliamo di Isotta Fraschini e fabbrica americana di superauto, il tutto solo a chiacchiere. La matematica è un’opinione? Patruno va dicendo che il Sud rinascerà e farà rinascere l’Italia, l’Europa, l’Occidente, il Pianeta, il Sistema Solare, la Galassia. Poi i numeri dicono che su circa 280 regioni europee, la Calabria, che è a Sud, è la terzultima; e dico terzultima. Che opinione, la matematica! Certo, che volete, un poco di ottimismo lo ordinano anche i medici ai morenti, perché, come si ascolta nella Traviata, “la bugia pietosa ai medici è concessa”. Questi illustri opinionisti non dicono bugie, intendiamoci: solo che vivono in un mondo dei sogni, nel quale si trovano a meraviglia. Gli Aprile, i Patruno e qualcun altro più anonimo volano tra le nuvole del passato, del tipo “Eravamo la terza potenza industriale del mondo”, e prima ferrovia, primo bidet, primo spremilimoni a vapore… Sconoscono ogni benché minimo evento politico dal Congresso di Vienna al Regno d’Italia (e anche prima e dopo… ), però sanno tutto del tal massacro… della tale locomotiva senza binari… Soriero, che si è formato con i versi del poeta Aragon “Les lendemains qui chantent”, vola invece nell’avvenire, tipo profezie che un giorno in un posto quasiasi scorreranno latte e miele, le spade diverranno aratri... Quando? Boh, è il bello delle profezie: in seguito… Perché ne parlo? Ma perché sia i sogni del passato sia quelli dell’avvenire sono nel Sud, per dirla con il vecchio Marx, una specie di oppio dei popoli alla pasta e sugo. Il meridionale, che è barocco nel linguaggio, ed hegeliano (senza sapere chi sia stato Hegel, ma non importa!), campa volentieri nelle illusioni del passato, magnogreco o pseudoborbonico che sia; e sogna volentieri il futuro demoliberale. Un futuro di posti fissi, ovviamente, di una Gioia Tauro come i ragazzi della via Pal: tutti ufficiali tranne il cane. Nell’universo onirico del calabromedio, Gioia Tauro è un gigantesco ufficio con 999 impiegati, e il più sfortunato, uno solo, fa l’operaio: malato, ovviamente, e in pensione anticipata. Così la matematica è un’opinione campata in aria.

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