Bruno Vellone

Bruno Vellone

Ospedale San Bruno, la disorganizzazione e l'Asp nel mirino degli utenti

Non accennano a diminuire le denunce di cattiva gestione nell’organizzazione del l’ospedale San Bruno. Questa volta ad essere presa di mira dai malumori di alcuni cittadini-utenti è l’allocazione degli infermieri per la quale nella mattinata di oggi si sarebbe riscontrata una vera e propria disorganizzazione. E non soltanto per i 5 infermieri del pronto soccorso ma anche quelli riguardanti altri servizi e reparti, eppure il nosocomio serrese conta in servizio ben 51 figure professionali con questa qualifica. Se da un lato si tratta di operatori che lavorano con mille difficoltà organizzative, il tutto è creato da una cattiva gestione e organizzazione, che ormai da anni persiste nella struttura di cui si sta parlando. Si potrebbe a questo punto definirla “disorganizzazione cronica”, una carente organizzazione, dove il rischio è la probabilità che ci possa essere una minor attenzione verso i bisogni del paziente , e talvolta anche l’errore. Errore che evidentemente e sfortunatamente non può che ricadere sull’ utente che sta usufruendo di un sevizio sanitario . Purtroppo abbiamo constatato che questo sistema d’ inefficienze l’Asp di Vibo Valentia non ha nessuna intenzione di sollevare le sorti dell’ospedale di Serra San Bruno, altrimenti non si spiegherebbe come mai la dirigenza – a partire dal Direttore Generale Angela Caligiuri e finendo al direttore sanitario aziendale Michelangelo Miceli – a fronte di proclami non facciano seguire poi i fatti ma lasciano che un nosocomio di strategica importanza come quello serrese soffochi sotto i colpi della disorganizzazione e della carenza cronica di medici e mezzi.

Successo per "Tutto l'amore che ho", cortometraggio girato a Fabrizia da Simone Maiolo

Simone Maiolo è un ragazzo di 27 anni cresciuto nel piccolo comune di Fabrizia, e dalla pietra pomice alla spugna più morbida ha conosciuto le infinite sfumature dell’animo umano. Sua l’idea, la regia e la sceneggiatura di “Tutto l’amore che ho” un cortometraggio che sta avendo successo su Internet e che narra le vicissitudini di una famiglia fabriziese che martoriata dal bisogno giunge all’estremo supplizio. Ma chi è Simone Maiolo e quali le “ragioni” del cortometraggio ce lo ha raccontato lui stesso. Dopo il Diploma in Arte si è iscritto alla Facoltà di Scienze della Formazione Dell’ Università degli Studi Di Torino, Indirizzo DAMS (Dipartimento Arte, Musica e Spettacolo). «Non ricordo esattamente per quale motivo decisi di volermi dedicare anima e corpo alla Settima Arte – spiega - Suppongo dalla necessità di raccontare attraverso le immagini  ciò che non riuscivo ad esprimere con le parole. Ero molto timido da ragazzino. Non avevo alcuna consapevolezza in ambito artistico, ero circondato da compagni di scuola che eccellevano  in musica, disegno… Ed io?, beh trascrivevo su di un foglietto di carta ciò che i miei occhi osservavano  oltre la finestra della mia scuola. Non potete immaginare cosa si può scoprire in un anno tramite quel piccolo spazio. Diciamo che fù la mia “Finestra sul cortile”». Riguardo alle idee «sono convinto che siano dotate di vita propria, è inutile stare concentrati  affinché si sedimentino nella testa. Un consiglio è quello di uscire fuori, interagire, conoscere… “La gente è il più grande spettacolo del mondo e non si paga il biglietto” cit. Charles Bukowski. Il titolo del cortometraggio è Tutto l’amore che ho: un paradosso dell’amore di un padre nei riguardi della propria famiglia». Veniamo alla vicenda: Antonio è un uomo di mezz’età, schivo e riservato, non ha amici, non ha un impiego, giocatore incallito e senza freni. Le due sole ragioni che lo spingono ad andare avanti sono il piccolo Salvatore, un paffuto bimbo di circa 10 anni e sua moglie Maria, donna tutta d’un pezzo, ma che da ormai troppo tempo, vive il matrimonio come una trappola asfissiante. L’ennesima sfuriata della moglie, scaturisce in Antonio un senso di colpa viscerale, che mette perfino in discussione la sua affermazione come individuo all’interno della società.  Antonio non trovando nessuna risposta agli interrogativi che lo attanagliano,  decide di recarsi nel luogo più estraneo alla sua persona: in Chiesa. Qui l’incontro casuale con suo fratello, un prete progressista e dai modi al quanto discutibili. Dopo l’incontro i sensi di colpa di Antonio non fanno altro che aumentare, spingendolo a chiedersi se effettivamente esiste una risposta e se esiste qual è il prezzo. Ecco quindi che Simone ci spiega la trama: «La scelta del tema nasce dalla necessità di raccontare una storia personale, intima,  dove il tema centrale è per l’appunto la famiglia. Mettendo in risalto gli aspetti più oscuri che si celano dietro la mente umana. Una lenta riflessione sul perché gli uomini costantemente errano, agendo in modo del tutto egoistico. Una storia ricca di sfumature e ambiguità, dove non si capisce con chiarezza chi è buono e chi è cattivo. Una favola moderna cruda e senza speranza.  La scelta degli interpreti è stata fortemente voluta per via della loro naturalezza e la capacità di calarsi nella storia, senza rischiare di storpiarne il significato». 

Regia e Sceneggiatura Simone Maiolo, Direttore della Fotografia Ivan Lomanno, Montaggio Patrizia Alcaro, Fonico Presa Diretta Antonio Maiolo, Produttore esecutivo Vittorio Manno, Prodotto da Cosima Cirillo. 

Ecco il link: https://youtu.be/CA_d-jIR5BE

CAST 

Antonio: Antonio Maggio

Maria: Maria Carmela Daniele

Michele: Simone Maiolo

Salvatore: Raffaele Maggio 

 

Mongiana, stasera “I riti della Settimana Santa nel contesto euromediterraneo”

E' prevista per oggi alle 16, presso il Museo della Fabbrica d’armi di Mongiana, la manifestazione “I riti della Settimana Santa nel contesto euromediterraneo” durante la quale ci sarà la lectio magistralis del direttore del “Centro internacional de estudios sobre religiosidad popular: Semana Santa” dell’Università di Valladolid, Josè Luis Alonso Ponga. Dopo i saluti dell’arcivescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone, del parroco don Martin Groguè, del coordinatore regionale delle Confraternite calabresi Antonio Punturiero e del presidente dell’Unione diocesana delle Confraternite Antonio Caroleo, ci saranno gli interventi del sindaco Bruno Iorfida e del direttore del Centro studi di religiosità popolare “Theotokos” Martino Michele Battaglia. Le conclusioni saranno affidate al docente di Letteratura italiana dell’Università di Messina Giuseppe Randò. L’evento sarà moderato dalla collaboratrice di “Zenit” Anna Rotundo.

Calabria, confusione in Regione. Nei tirocini col MIUR presente anche un deceduto

Sta assumendo un vero e proprio connotato grottesco quello che sta avvenendo nel caso dei tirocini formativi messi in campo dalla Regione Calabria. A settembre 2016, l’ente regionale guidato dal Presidente Mario Oliverio, ha avviato la raccolta di candidature per la selezione di un massimo di 600 disoccupati e inoccupati in possesso dello status di percettori di ammortizzatori sociali in deroga, in attuazione delle intese raggiunte con il MIUR – Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria. Per i selezionati avrebbero dovuto essere attivati dei tirocini formativi e di orientamento (150 unità per l’Area II) e percorsi formativi professionalizzanti (450 unità per l’Area I) da realizzare con attività in aula e con formazione on the job nelle scuole della Calabria. Ai lavoratori selezionati e ammessi al tirocinio avrebbe dovuta essere riconosciuta e corrisposta dalla Regione Calabria un’indennità mensile lorda di 600 euro. Un bando come altri pubblicizzato Urbi et Orbi dall’assessore al Lavoro Federica Roccisano come uno di quegli strumenti che avrebbero dovuto creare presupposti per il lavoro. Ma cosa sta succedendo? Dopo una prima graduatoria provvisoria pubblicata nei primi mesi del 2017 alla quale è stata presentata ricorso da parte di numerosi esclusi, c’è stata la pubblicazione di una seconda graduatoria, quella definitiva, con l’obbligo per i tirocinanti di dare la propria disponibilità presso gli uffici del lavoro. In questa graduatoria però, disattendendo uno dei criteri dettati nel bando, molti tirocinanti vengono mandati a espletare il proprio tirocinio in Istituti al di fuori dei 30 chilometri di distanza dalla propria residenza. Non solo. Alcuni Istituti presenti nella prima graduatoria sono invece assenti nella seconda e al loro posto ne spuntano degli altri. Insomma negli uffici regionali avranno fatto una bella confusione. Ma nel frattempo alcuni Istituti provvedono a convocare i tirocinanti presso le segreterie per l’accettazione del tirocinio. A questo punto i burocrati regionali si accorgono della confusione e mettono in campo una rimodulazione. Arriviamo a settembre quando viene pubblicata una nuova graduatoria nella quale le cose non vengono gestite diversamente. Si cambiano nuovamente gli istituti ospitanti i tirocini e nuovamente il criterio della distanza non superiore a 30 chilometri dalla residenza del tirocinante viene disatteso, con i tirocinanti nuovamente “trasferiti” presso altri istituti. Ma non è tutto, tra gli ammessi al tirocinio formativo c’è in posizione utile il nominativo di una persona che nelle more del procedimento è deceduta anch’egli “trasferito” da una scuola all’altra o persone già impegnati in altri tirocini messi in campo dalla Regione. Ed Allora? C’è che alla Regione Calabria Assessorato al Lavoro c’è molta confusione. Dei Tanti tirocini messi in campo che avrebbero potuto dare una boccata di ossigeno ai migliaia di disoccupati molto non sono partiti e quelli avviati non hanno trovato le aspettative sperate. Insomma l’assessore Federica Roccisano dovrebbe prendere coscienza di quanto sta avvenendo, delle protesta partite in tutta la regione e trarne le dovute conclusioni. Era stata, peraltro, proprio lei in una riunione a dire: «In Calabria mai più tirocini». E di tirocini invece ne sono partiti a iosa, ma solo sulla carta.

 

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