Rinvio a giudizio per la donna accusata di aver ucciso e nascosto la figlia in una valigia

E' stata rinviata a giudizio la donna accusata di aver ucciso la figlia appena partorita. La vicenda, svoltasi il 17 agosto dello scorso anno in un appartamento di Montepaone (Catanzaro), ebbe come protagonista Marianna Roshka, una cittadina ucraina di 32 anni. La donna giunse all'ospedale di Soverato dove raccontò di aver subito un aborto spontaneo al terzo mese di gravidanza. Ricevuta la segnalazione da parte dei sanitari, i carabinieri si recarono presso il domicilio della 32enne dove, in un armadio, trovarono il corpo senza vita della neonata avvolto in un asciugamano occultato dentro una valigia. Secondo gli inquirenti, la donna era riuscita a nascondere il suo stato di gravidanza, anche al compagno, un italiano di 40 anni, con cui aveva avuto altri due figli. Dalle indagini, condotte con il supporto del Ris e del Racis di Roma, sarebbe emerso, inoltre, che la piccola sarebbe stata uccisa subito dopo la nascita. L'esame autoptico, infatti, avrebbe evidenziato la presenza di ossigeno nei polmoni. Un indizio che, secondo gli inquirenti, confermerebbe che la neonata prima di morire avrebbe respirato. La morte della della piccola sarebbe stata provocata da emorragia e soffocamento, anche se sul suo corpicino non sarebbero stati trovati segni di violenza. Il prossimo 4 ottobre, l'imputata dovrà comparire davanti alla Corte d’assise di Catanzaro per rispondere delle accuse di omicidio ed occultamento di cadavere.

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