Cose di Calabria: anche Acquavona vuole la sua "Brexit"

Se la Gran Bretagna è uscita dall’Europa, a noi, gente di Calabria, la notizia ci fa solo un baffetto, e manco ne discutiamo per passare il tempo: ben altro è l’exit che c’interessa, ben altro; è l’Acquexit, il referendum in cui la popolazione della metropoli presilana di Acquavona ha preso la millenaria, l’epocale decisione di ribellarsi all’oppressione belcastrese, e cercare la libertà, la gloria, il progresso e la gioia sotto le bandiere e seguendo le magnifiche sorti e progressive di Petronà. Questo significa fare la storia del III millennio, altro che Londra! D’ora in poi, Acquavona sarà frazione di Petronà e non più di Belcastro.  “Nella frazione o località di Acquavona risiedono duecentosette abitanti, dei quali centouno sono maschi e i restanti centosei femmine”, così leggiamo. Questa foltissima popolazione ha deciso di accrescere la già immane popolazione di Petronà, che, con loro, raggiungerà persino le 2.869 anime invece delle attuali 2.662! Formalocchiu! Belcastro invece scenderà a 1.192. Per carità, gli Acquavonesi avranno certo ottimi e molti motivi per la secessione. Però, consentitemi di eccepire che diventa sempre più urgente una legge volta ad accorpare e conurbare i comuni, minimo diecimila abitanti. Aspettate, ora che ci penso: a quando un referendum per liberare Piscopio da Vibo e uno per Papanice da Crotone?

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