Centro Democratico, Maria Pia Porcino consacrata coordinatrice della provincia reggina

Sono state sufficienti due ore per consentire al Centro Democratico di consumare il rito del primo Congresso provinciale di Reggio Calabria. Tempi record che relegano in un anfratto della memoria le estenuanti camarille della Democrazia Cristiana del millennio scorso, da cui pure provengono molti degli attuali protagonisti. Ad iniziare dal dominus locale del partito, Pasquale Maria Tripodi, che sotto le insegne dello Scudo Crociato diede avvio ad una carriera politica capace di condurlo nel tempo a ricoprire importanti incarichi nelle istituzioni regionali. L'appuntamento celebratosi sabato mattina nell'Aula Monteleone di Palazzo Campanella si è concluso con la consacrazione di Maria Pia Porcino a coordinatrice provinciale. Anche lei, neanche a dirlo, abbeveratasi alla sorgente DC e, già a metà anni '90, all'epoca in cui a reggere le sorti del Comune di Reggio Calabria era Italo Falcomatà, assessore nell'Esecutivo di Palazzo San Giorgio. Alla presenza del Coordinatore nazionale Pino Bicchielli, che sta traghettando CD verso il Congresso regionale del 16 maggio sempre nella città dello Stretto, l'assise è stata aperta dalla relazione introduttiva di Pino Bova, ex consigliere regionale della Democrazia Cristiana (tanto per cambiare). Un paio di interventi che sono seguiti hanno avuto, in realtà, un pregnante interesse politico. In particolare quelli di Mario Mazza, coordinatore provinciale del CDU (il movimento guidato da Mario Tassone) e di Gianni Nucera, ex consigliere regionale e leader calabrese dei Popolari Liberali, si sono concentrati sulle strategie future tese, negli auspici, a ricomporre l'area moderata. Un tentativo che dovrà, per forza di cose, trovare una sintesi ed un approdo certo, in virtù delle soglie di sbarramento delineate dalle leggi elettorali, presenti e future, regionali e nazionali. I cuori dei presenti si sono scaldati, tuttavia, quando a prendere la parola è stato il trentacinquenne Saverio Anghelone, fiore all'occhiello del Centro Democratico che, alla sua prima esperienza da pubblico amministratore si sta agevolmente disimpegnando nella doppia veste di vicesindaco ed assessore al Personale ed agli Affari generali del Comune di Reggio. Pur rimarcando con orgoglio la sua presenza nella Giunta guidata da Giuseppe Falcomatà, Anghelone ha voluto mettere l'accento sul suo essere "un uomo al servizio del partito". Il vicesindaco, dopo aver snocciolato i primi risultati ottenuti dall'assessorato che gli è stato affidato,  ha spostato il discorso sul controverso tema del "Registro delle unioni civili", tema assai dibattuto in queste settimane ed al centro di un provvedimento che sta compiendo il suo iter in Commissione Statuto e Regolamenti. Sebbene sia aperto a dare cornice normativa alle coppie di fatto, Anghelone ha garantito che il Centro Democratico rimane saldo difensore della famiglia tradizionale formata da un uomo ed una donna. Una posizione con un peso specifico rilevante in quanto a presiedere la Commissione comunale impegnata nell'esame della questione prima dell'approdo in Aula è Demetrio Martino, capogruppo del partito in seno al Consiglio Comunale. Poche ore dopo l'approvazione della "mozione Ripepi" quest'ultimo aveva tenuto a precisare che, se fosse stato presente tra i banchi del Civico Consesso dai quali si era dovuto allontanare per motivi familiari, avrebbe votato con ferma convinzione "No, no e ancora no", a differenza di quanto fecero tutti i consiglieri, di centrosinistra e centrodestra, ad eccezione di Demetrio Delfino, presidente del Consiglio comunale, astenutosi.  Il documento, approvato l'11 marzo e presentato da Massimo Ripepi (Forza Italia), aveva sancito il rifiuto di "qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale". Ne era derivata una stucchevole tempesta  mediatica che aveva superato gli angusti confini della città con polemiche prese di posizione da parte di associazioni gay ed esponenti del PD nazionale. Ad essi si era rivolto nei giorni successivi il sindaco Falcomatà il quale aveva stigmatizzato il comportamento dei suoi stessi compagni di partito invitandoli a mostrare il medesimo interesse esibito nell'occasione anche quando l'Amministrazione è impegnata a richiedere gli strumenti finanziari necessari per gestire in modo adeguato i servizi pubblici essenziali e la macchina comunale.  Resta il fatto che il nodo riguardante Martino si dovrà sciogliere con rapidità tenendo conto, peraltro, che lo stesso, al pari di Nicola Paris, altro consigliere comunale eletto nella lista del CD, ha deciso di non aderire al tesseramento annuale e, dunque, di rimanere formalmente un esterno al movimento politico fondato da Bruno Tabacci.

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