Il vuoto della politica e la supplenza della magistratura

La CEI dice una cosa che dovrebbe essere ovvia: i giudici dovrebbero fare i giudici, e i politici dovrebbero fare i politici; e non viceversa. Si riferisce, certo, all’ultima sentenza della Consulta sulla legge elettorale; ma dopo decenni in cui la magistratura è uscita dai limiti, occupando spazi lasciati vuoti dalla politica.

 La politica, intanto, non riesce a prevenire la corruzione, anzi se ne nutre; giornali e tv sono sempre troppo politicamente corretti, o blandiscono il potere; l’antimafia è palesemente un mestiere che frutta o soldi o notorietà o entrambe le cose; e l’opinione pubblica è acquiescente quando non connivente.

 La magistratura è divenuta così potere giudiziario, ma, se capita l’occasione, anche legislativo ed esecutivo. A loro volta, non è che i giudici siano esenti da critiche; a parte qualche mela marcia conclamata, è ben noto il discredito che circonda la pregevole categoria per i suoi secolari ritardi, rinvii e cavilli.

 Attenti, dunque, alla magistratura. E andatevi a leggere, in Erodoto, la storia di Deioce, com’è che da giudice dilettante divenne giudice professionale, poi dittatore armato, infine re dei Medi.

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