Guerra in Libia: i miliari italiani sparano, ma nessuno ne parla

Morto in Libia?

Il bello di internet è che circola di tutto. Io ho un amico di Facebook molto informato sulle questioni mediorientali e arabe in genere, il quale mi dice che in Libia sono avvenuti scontri armati tra non si sa chi e il “governo riconosciuto da” una non meglio definita “comunità internazionale”. E fin qui, quasi ordinaria amministrazione. Ma mi dice che sono coinvolti anche i nostri militari, che avrebbero combattuto. Vero però che i nostri si trovano a Misurata, ma non è in capo al mondo. Comunque, relata refero, ovvero ho riferito quanto mi dicono. I nostri? Già, credo pochissimi ricordino che l’Italia ha mandato in Libia un ospedale; e, per proteggerlo, qualche centinaio di militari bene armati: un pietoso espediente per giustificare una base in Libia. Ma la guerra, come l’amore, si fa in due; e perciò può darsi anche che i nostri sparuti medici e molti soldati siano al centro di conflitti non politici o nominali ma veri.

Del resto, oggi 20 marzo si tiene un vertice sui migranti, e Serraj, capo del suddetto governo, non sarà presente; e il tg dice che l’assenza è dovuta agli “scontri”. Insomma, c’è del vero. Come avrete visto, nessun tv e nessun giornale scrivono una mezza parola sulla situazione in Libia e su che facciano i nostri cento e cento difensori di un piccolo ospedale. Meglio, cari lettori, meglio: ve l’immaginate lo starnazzo italico, con pacifisti, femministe, ecumenici, terzomondisti, filosofi del disarmo… No, meglio il silenzio; come del resto sui nostri in Afghanistan, Libano, Bosnia eccetera. Meno se ne parla, più l’Italia può fare politica; e ne va anche della sicurezza dei militari. Durante il Ventennio, il governo mise mano all’effettiva conquista della Libia, che nel 1911 si era limitata, e anche male, alle coste. Fu una guerra irregolare, tra imboscate e repressioni; e anche molto difficile. La consacrò il film di Augusto Genina, del 1936, “Squadrone bianco”, con l’incredibile scena girata nel deserto sotto un autentico ghibli. Ma nel 1936 era tutto finito; e due anni dopo le province mediterranee vennero direttamente annesse al Regno d’Italia, con la concessione agli indigeni di una cittadinanza particolare: caso forse unico nel colonialismo europeo. Nel decennio precedente, invece, il governo ordinò – calma: esattamente come oggi! – un bel silenzio stampa. Supplì alla carenza quella che i soldati chiamano “radio scarpa”, cioè il passaparola. Quando un militare non si faceva vedere, o per leciti o per artefatti motivi, si mormorava: “Morto in Libia!” Io l’ho sentita in caserma, nel 1974, da un anziano maresciallo.

Vero che qualcuno era morto davvero.

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