L'Italia che non programma si troverà a corto di medici

Tra pochi anni, mancheranno, per pensionamento, 80 mila medici tra base e ospedalieri; e nessuno li sostituirà. Ragazzi, mi cadono le braccia!

 Se questi medici raggiungono nel 2018 i 65 anni o qualche fornerata, nel 2008 ne avevano 55, nel 1998 45… Ci voleva Pitagora in persona, per fare due conti, già nel 1998, anzi nel 1988? Per calcolare, nel 1988, nel 1998, nel 2008, che nel 2018 si sarebbe posto il problema? A che serve l’Istat? O a fare propaganda di improbabili crescite economiche?

 Non solo, ma una bella mattina si sono inventati il numero chiuso, riducendo così gli studenti e aspiranti medici. E nemmeno lo hanno contingentato: chiuso, e basta; magari per aiutare qualcuno ai danni di qualcun altro. Certi cognomi…

 L’Italia non ha avuto e non ha alcuna programmazione di ampio respiro. Tutto è estemporaneo, provvisorio, fantasioso. Ogni operazione è fine a se stessa, per rispondere a qualche comodo o capriccio o scopo elettoralistico. Si costruiscono strade dove non passa nessuno; e scuole in paesi che si spopolano… E poi ci manca l’essenziale.

 Urge correre ai ripari. Per formare un medico, oggi, occorrono, dopo la scuola superiore, minimo sei anni, senza contare tirocini e specializzazioni. Lo stesso per le altre categorie, che non credo stiano tanto meglio.

 Bisogna intervenire sulla scuola, con un orientamento serio: l’orientamento non è una campagna acquisti, è sforzarsi di riconoscere le vocazioni e inclinazioni degli studenti, ed esaltarle. Come si fa? Smettendola di cianciare che siamo tutti uguali, perché, grazie a Dio, non è vero.

 E facciamo lavorare sul serio gli istituti di statistica.

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