Mimmo Lucano e i lucanisti

 Io sono, come quasi tutti i lettori, un discreto conduttore di automobili; se però mi mettete sopra un autobus o Tir, sarei un disastro.

Anche Lucano sarebbe stato un discreto sindaco di un piccolissimo paese, uno dei tantissimi che, in Calabria, dovrebbero sparire in quanto enti comunali. Ma ha accolto… beh, è successo, con modesto o scarso successo, in altri casi.

Per restare in Calabria, ricordo: Curdi di Soverato, trasferiti a Lamezia dopo due settimane; Curdi di Badolato, che aprirono un ristorante, e tutta la sinistra d’Italia andò a cenare la prima sera, e, ovviamente, non ci tornò la seconda; Acquappesa, con sindaco amico di Oliverio. Non dimentichiamo Corbelli, che, sempre allegrone, vorrebbe accogliere i migranti, però solo se morti e in un apposito cimitero. Insomma, il caso Riace poteva passare sotto silenzio come tutti gli altri, e Lucano restare tranquillo e anonimo.

 E invece è finito nel peggiore tritacarne mediatico, e nel bel mezzo di un’orgia di immigrazionismo fanatico ante non solo Salvini, ante Minniti, quando il verbo era "Più ne arrivano e meglio è".

 Una rivista americana di cui il 99,9 degli Italiani ignorava (e ignora oggi) l’esistenza, Fortune, dichiara che Lucano è “uno dei 50 più potenti e influenti del mondo”, unico italiano nell’elenco, elenco in cui non c’era manco Draghi, presidente della Banca Europea. Non c’era la buonanima di Marchionne, non c’era nessun Agnelli… niente, c’era solo Lucano. Un Paese serio avrebbe preso a sberleffi questo foglio estero; l’Italia, sempre provincialotta, va in brodo di giuggiole, e tutti i giornali e tutte le tv si riempiono di Lucano. Il Santo Padre, che in quel periodo parlava solo di migranti, lo convoca e onora manco fosse un cardinale.

 Sì, è proprio come uno che lo mettono a guidare un Tir dopo una vita di utilitarie. A questo punto, Lucano diventa prigioniero della sua immagine, e deve mantenere per forza in vita il mitico modello Riace, prima che faccia la fine, ovvia, di Soverato e Badolato eccetera. Come trattenere i migranti, prima che se ne vadano in Olanda? In ogni modo, facendoli stare benino. Benino, a giocare agli artigiani dell’Ottocento.

 Ed ecco da dove spunta il deficit immane del Comune di Riace: per mantenere il mitico “modello” servono soldi; e i soldi da qualche parte devono uscire.

 Intanto, fin dal 2016, parte un’inchiesta della Prefettura, che manda le carte alla Procura: il resto è cronaca.

 Insomma, a Lucano non ha portato fortuna la rivista Fortune, ed era meglio un sano e tranquillo anonimato. Ma non è tutta colpa sua, è colpa di stampa, tv, Saviano, Oliverio, Pd, e chi non vedeva l’ora di candidare Lucano alla Regione.

 Prima dicevo di aspettare l’inchiesta; ora, aspettiamo il processo.

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