Il futuro della Calabria passa anche dal recupero di musei e biblioteche

Il crescente interesse per quel che riguarda la tutela del patrimonio culturale è ormai oggetto di incontri, studi e indagini che hanno portato all’emanazione di innumerevoli provvedimenti legislativi.

Da qui l’istituzione di centri di ricerca e formazione professionale per una più consapevole storicizzazione dei Beni che arricchiscono il nostro territorio.

Sono tanti i tentativi che in Calabria si avviano da più parti per l’individuazione, la valorizzazione e la tutela da operare nei diversi settori di tale patrimonio.

Centri storici, architettura del passato ed opere d’arte mobili sono stati ormai individuati, un pò dappertutto, e valutati alla luce di una esauriente conoscenza delle fonti documentarie, conservate in archivi e biblioteche della regione o facenti parte di raccolte museali pubbliche e private, ricche di reperti provenienti dai tanti centri di interesse archeologico.

Gli Archivi di Stato delle province calabresi, non ancora a Crotone, custodiscono testimonianze delle tante civiltà che si sono avvicendate sulla nostra terra, fino al periodo borbonico passando per la Cassa Sacra.

Inoltre si può attingere alle tante fonti che riguardano la struttura economico-sociale, la topografia e la toponomastica, la linguistica e le tradizioni popolari, i fatti artistici e religiosi, i terremoti, le industrie e segnatamente le ferriere borboniche e le attività estrattive, i commerci, ecc.

Gli archivi parrocchiali e diocesani, che hanno assorbito tanto dai monasteri, soprattutto a seguito del disastroso terremoto del 1783 e non solo, rivestono indubbio interesse anche perché impreziositi dai volumi che testimoniano le visite pastorali e le “Relationes ad limina”.

Non meno ricchezza proviene dagli archivi comunali, da quelli delle Confraternite religiose, e sono tante in Calabria e tra le più antiche e importanti annoveriamo quella dell’Immacolata di Crotone, del Rosario di San Nicola da Crissa e quelle dei Sette Dolori di Serra San Bruno e Petrizzi. 

E poi il prezioso e ricco patrimonio librario che possiede la Calabria, tra le prime regioni del Sud ad aver introdotto la stampa ( e per primi, nel ‘600, nel Convento dei Domenicani di Soriano C.), è conservato in parte nelle biblioteche comunali ed in parte nelle istituzioni monastiche, almeno quello che è stato possibile salvare dai terremoti del 1638 e del 1783 oltre che dalle mani sacrileghe di saraceni e popoli invasori.

Particolare importanza, (per qualità, quantità e datazione antica), rivestono la biblioteca della Certosa di Serra San Bruno (curata con passione e competenza negli anni passati dal certosino bibliotecario olandese Dom Basilio Caminada che tante generazioni di studenti ha accompagnato nella preparazione di tesi di laurea, compreso chi scrive questa nota, e consigliato studiosi e ricercatori), e quella del monastero domenicano di Soriano, e gli archivi diocesani di Santa Severina e Crotone riportati, di recente, agli antichi splendori dall’archivista di scuola vaticana prof. Titta Scalise. 

Enon solo, anche ricche sono quelle dei musei di Palmi, Reggio e quella dell’Istituto della Biblioteca Calabrese, sempre a Soriano, per tanti anni diretta con passione dal prof. Nicola Provenzano: questa stessa struttura diffonde ancora il bollettino semestrale “Rogerius”. Poi ci sono le strutture private, quali quella dei Lucifero di Crotone, quella detta di “Scandicchi” di Reggio (acquistata dalla Regione) dotata di stampe pregiate, manoscritti di manoscritti di viaggi e disegni di artisti meridionali e quella di Vito Capialbi a Vivo V., ricca di manoscritti dei secc. XIII- XVIII e pergamene riguardanti il monastero bruniano di Serra.

E che dire del patrimonio archeologico? Siamo ricchi di rinvenimenti dal paleolitico inferiore alla colonizzazione magno greca – romana, passando per le opere bizantine, valorizzati dall’archeologo Paolo Orsi negli anni ’30 del secolo scorso.

Sono visitabili nei musei di Crotone e Capo Colonna ( qui è custodito, tra le tante altre preziosità, il “diadema” di Hera Lacinia rinvenuto, non molto tempo fa, nell’area sacra del tempio lacinio), Reggio, Locri e Sibari ed in quelli più recenti di Vibo V. e Cirò Marina. Da non sottacere che queste strutture museali, negli ultimi tempi, si sono arricchite di altri rinvenimenti: i Bronzi di Riace, la stele romana di Crotone e il basamento portuale dei Carafa della Spina di Roccella Jonica.

Non c’è dubbio che sono motivo di richiamo per gli studiosi di tutto il mondo, le tante testimonianza archeologiche esistenti nella regione e costituiscono elemento fortemente caratterizzante del paesaggio. Non sono poche le istituzioni museali e quasi tutte prive di organizzazione e di infrastrutture adeguate al nuovo modo di pensare il museo, inteso non tanto e solo come luogo di conservazione ma soprattutto come centro di promozione e diffusione culturale.

Forse un pò meglio organizzati e protetti sono i musei di tipo tematico: a Palmi l’etnografico e archeologico “Cilea”; a Catanzaro quello dotato di una ricca pinacoteca e quello recente, l’imponente San Giovanni; a Soriano il Museo dei marmi e una preziosa pinacoteca; quelli diocesani di arte sacra di Squillace, Zagarise, Santa Severina, Nicotera, Mileto e Rossano dove è custodito il Codex Porpureus, oltre al Museo della Certosa di Serra; i musei civici di Cosenza, Castrovillari e Crotone e quelli che testimoniano la civiltà contadina a Monterosso Cal. e a Limbadi.

Concludiamo qui questa panoramica, non proprio esaustiva, dei Beni Culturali della Calabria che contribuisce validamente alla conoscenza di alcuni settori del nostro patrimonio, ma non vogliamo far passare in silenzio la situazione di allarmante degrado e di assoluto abbandono, soprattutto delle chiese anche di quelle di lontane contrade, basti pensare ai furti degli ultimi anni: la Sacra Spina di Petilia Policastro, il tesoro della Madonna di Capo Colonna, il settecentesco ostensorio argenteo di Domenico Barillari a Serra San Bruno e di importanti opere a Montalto Uffugo, Bisignano e Crucoli.

Al postutto ci piace concludere con una semplicissima considerazione: non è cosa blasfema chiedere urgenti e competenti interventi di custodia, restauro, promozione e maggior fruizione. Anche da qui passa il futuro della Calabria.

 

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