Il Brasile, la vittoria di Bolsonaro e quell'antico legame con l'Italia

Non so molto di Bolsonaro, e aspetto di giudicarlo da quello che farà. Detto in generale, mi commuovono poco le etichette di destra, estrema destra o sinistra o altre, che del resto assumono significati variegati nel tempo e nei diversi luoghi.

Registro, tuttavia, l’ennesima sconfitta degli intellettuali, degli utopisti, dei buonisti, dei sognatori di “domani che cantano”, e poi, di solito, piangono!

L’America Latina è stata la patria delle utopie, e i risultati sono, per dirne una, il Venezuela fu Chavez, che galleggia sul petrolio e muore di fame. Ed è puerile prendersela con i “cattivi”, perché i danni da quelle parti li hanno sempre causato i buoni!

A proposito di buoni, i giornalisti ecclesiasticamente corretti stanno sussurrando di un curioso fenomeno, finora a me ignoto, che diversi milioni di cattolici sono passati ai protestanti: davvero un bel successo, per la “teologia della liberazione”, e la concorrenza cattolica con i comunisti: alla fine, hanno perso tutti e due!

Ma vediamo se e come Bolsonaro, che è di origine italiana, può interessare anche noi. L’Italia non ha mai avuto una decisa politica nei confronti dell’America Latina, pur così legata a noi per religione, cultura e presenza di italiani. Meno che meno, abbiamo rapporti con il Brasile.

C’è un solo precedente storico notevole, ed è il matrimonio tra Pedro II, imperatore del Brasile dal 1831 all’89, e Teresa Cristina di Borbone Due Sicilie, figlia di Francesco I, e così amata dal popolo da essere ricordata come Madre dei Brasiliani. Ma il nostro stimatissimo Regno meridionale dell’epoca, che a stento aveva rapporti politici con i vicini di casa, figuratevi se faceva politica intercontinentale!

Nemmeno il Regno d’Italia fece granché, nemmeno il fascismo, che guardò, se mai, all’Argentina.

Questa fu l’unico Stato delle Americhe a non dichiarare mai guerra all’Italia dopo il 1941. Il Brasile sì, e mandò una divisione in Italia: mal gliene incolse, e venne battuta dalla Monterosa della Repubblica Sociale, dovendo chiedere soccorso agli Statunitensi.

Per il resto, è quasi solo un fatto di calcio. Non va bene, e ora, con due italiani al governo dei due Paesi più grandi e potenti del Sud America (ricordiamo Macri, di origine calabrese), bisogna invertire la politica estera.

A proposito di politica estera, la Merkel ha buscato l’ennesima mazzata, questa volta nell’importante land dell’Assia.

Si sta formando un nuovo mondo ideale, ideologico e politico sulle macerie dei falliti socialismi utopistici della seconda metà del Novecento. Un mondo che esiste e che vince, e che tuttavia non ha ancora una precisa identità.

Per quanto mi riguarda, saluto i miei lettori con questa precisazione a ogni buon fine: io sono tradizionalista, non conservatore. Pensateci bene.

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