Calabria ultima regione d’Europa: un motivo ci sarà!

Per cercare di capire le ragioni dell’arretratezza calabrese, andrebbe, forse, commissionato uno studio sul tempo. Non sul tempo inteso in senso meteorologico, bensì sulla percezione e sulla relazione che i calabresi hanno con il tempo inteso in senso cronologico. Forse, complice l’assenza nel loro dialetto del tempo futuro, i calabresi vivono in un eterno presente. Ma chi, nell’epoca dell’accelerazione dei processi storici, si ostina a considerare solo il presente finisce per vivere avvinghiato alle ragnatele del passato, senza mai conoscere la speranza dell’avvenire. L’ovvia conseguenza è che non si programma mai alcunché, non si fanno progetti per il futuro e ci si limita, tutt’al più, a gestire in maniera maldestra e sconclusionata le emergenze. Un modo di fare tipico della classe politica calabrese che, come altrove, rappresenta sempre lo specchio fedele di chi la esprime. Non è una questione di destra, sinistra o centro, la storia recente non aiuta certo a trovare grandi differenze tra orchestre che, pur avendo avuto la pretesa di essere diverse, hanno finito per suonare il medesimo spartito. Del resto, la tendenza a vivere in un diuturno presente implica che la storia si ripeta sempre allo stesso modo. Cambiano solo alcuni attori, ma il canovaccio rimane immutato. Così, come ogni anno, in prossimità dell’estate la Regione Calabria scopre che i depuratori calabresi non funzionano o funzionano male, con il risultato che i turisti che verranno a mettere a bagno le loro neghittosa membra nel mare calabrese rischieranno di trovare le acque un tantino opache. Peccato ci si ricordi del problema solo quando è ormai tempo di piantare l’ombrellone in riva al mare. E’ stato così, con Chiaravalloti, con Loiero e con Scopelliti. Per non essere da meno, Oliverio si è adeguato all’andazzo. Ieri, infatti, è stata data la notizia che la giunta regionale ha destinato alla depurazione otto milioni di euro da distribuire a cento comuni. Al netto dell’esiguità dell’importo, poco più di ottantamila euro in media per ogni ente, la notizia sarebbe in sé positiva se non fosse che rischia di non sortire alcun effetto concreto. In pratica, i comuni rivieraschi dovrebbero impiegare i fondi loro assegnati per attivare o potenziare i depuratori al fine di garantire un mare cristallino. In una regione in cui l’offerta turistica è orientata quasi esclusivamente alla risorsa marina, il provvedimento dovrebbe essere accolto dal plauso generale. Del resto, quanto la pulizia delle acque sia fondamentale per l’economia calabrese lo ha lasciato intendere lo stesso Oliverio il quale, commentando il provvedimento, ha dichiarato: “si tratta di una prima, concreta risposta ad un problema che riguarda l’inquinamento delle nostre acque marine. Una situazione che negli anni passati, è stata spesso oggetto di critica e che, probabilmente, è alla base del forte decremento delle presenze turistiche registrato nella nostra regione”. Consapevoli di questa verità, non si capisce, quindi, la ragione per la quale il governatore e la sua giunta abbiano disposto il finanziamento a distanza di sette mesi dalle elezioni regionali, tanto più che, allo stato, l’intervento rischia di essere inutile o quantomeno intempestivo. Trovandoci a metà giugno, infatti, il provvedimento non produrrà alcun effetto sulla stagione turistica in corso. Nella migliore delle ipotesi, i depuratori calabresi saranno a regime quando i turisti staranno partendo per la settimana bianca. L’iniziativa avrebbe dovuto essere attivata all’indomani dell’insediamento della nuova giunta, anche per un’altra ragione. I fondi impiegati provengono, infatti, dal FESR 2007-2013, cioè risorse che qualora non dovessero essere impegnate entro il prossimo 31 dicembre dovranno essere restituite  all’Unione europea. Per quanto paradossale, la vicenda non sorprende nessuno. Del resto se la Calabria è l’ultima regione d’Europa un motivo ci sarà!

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