Calabria (povera) terra mia, il flop del corto di Muccino

Giovanni Minoli, giornalista di indiscutibile esperienza, bravura e prestigio, viene nominato alla guida di Calabria film commission  per promuovere le bellezze della Calabria nel mondo del cinema e dell’audiovisivo internazionale e, sembrerebbe,  per  realizzazione  un centro di produzione cinematografico e televisivo nell’area industriale di Lamezia Terme.

Il centro rappresenterebbe sicuramente un investimento innovativo, tecnologicamente avanzato, soprattutto se si pensa alle immense occasioni che le tecnologie digitali offrono. 

Tuttavia, per evitare che diventi l’ennesima beffa a cui i calabresi sono ormai abituati, mi riferisco alle tante occasioni mancate, occorre redigere un business plan per comprendere se la domanda in tale settore sia tale da giustificare un ingente investimento di riconversione industriale dell’area lametina. E’ nota a tutti la crisi del cinema italiano e conseguentemente quella dei centri di produzione. A conferma delle mie affermazioni, basti guardare i dati relativi ai centri più noti di produzione di Roma. La “De Paolis” , ora “ Studios”, è in amministrazione controllata e stenta a decollare pur avendo cambiato denominazione  ed essendo diretta da  un bravo manager. Gli studi della “ Titanus” sulla Tiburtina non producono più film ma ospitano le produzioni televisive di Mediaset. Cinecittà, che  rappresenta la storia del cinema italiano, è in crisi, nonostante i diversi programmi di sviluppo compreso la realizzazione di un museo del cinema in collaborazione con la Rai.

Nel contempo, dopo mesi di attesa, viene presentato a Roma il corto dal titolo “Calabria, terra mia”, il cui costo, da quanto è possibile sapere, di 1,8 milioni di euro è esagerato anche e soprattutto per la pessima qualità del filmato da cui emerge la superficialità e l’ignoranza sulla storia della Calabria, dei suoi luoghi e siti archeologici del regista Muccino e della sua equipe.

La sua uscita ha suscitato tante polemiche e giudizi fortemente negativi sulla carta stampata e sui mass media, da moltissimi calabresi, da intellettuali e scrittori. Luoghi comuni e stereotipati sulla Calabria e sui calabresi rappresentati come persone fuori dal mondo e dal progresso come se per loro il tempo  fosse ancora quello descritto nel celebre libro di Carlo Levi  “Cristo si è fermato ad Eboli”. Distese anonime di aranceti che potrebbero trovarsi in altri luoghi, così come le spiagge ed il mare, usi e costumi desueti, attimi fuggenti di ripresa su Tropea, ammiccamenti e battute a sfondo sessuale, nessun richiamo alla storia ed ai siti archeologici ( la Cattolica di Stilo ecc.) .

Se il corto si proponeva di fare audience tra i calabresi ci è riuscito suscitando però ira ed indignazione, ma dubito che possa rappresentare al meglio quel che di bello e di meglio esiste in Calabria e soprattutto che invogli folle oceaniche di turisti a visitarla.

Il corto ha fatto flop ed ha fatto emergere, se mai ce ne fosse bisogno, ancora una volta le manchevolezze e le scelte sbagliate ed incomprensibili di una classe politica provinciale, sempre uguale a sé stessa, incapace di scelte coraggiose ed indipendenti. Non è una contraddizione stridente nominare Muccino, un regista romano abbastanza noto per altri cortometraggi e film di successo e  nominare, quasi contestualmente, Minoli a dirigere Calabria film commission per perseguire gli stessi obiettivi: valorizzare  le bellezze della Calabria e le sue risorse migliori?

Non sarebbe stato meglio investire l’enorme cifra per aprire centri di recitazione cinematografica o centri di scenografia per formare i nostri giovani? Ed ancora non sarebbe stato meglio destinare risorse al potenziamento dei trasporti, alla viabilità, alle strutture ricettive ed ospedaliere?

I turisti, soprattutto i giovani, scelgono i luoghi di villeggiatura non solo per le loro bellezze naturali, ma anche e soprattutto per i servizi che offrono.  Sicuramente non sono attratti dalle “coppole” e dagli asini.

 

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