La Calabria non ha bisogno di commissari esterni

Le dichiarazioni di Cotticelli  durante la trasmissione televisiva “Titolo V” hanno suscitato ira, indignazione, incredulità, sorpresa  nella maggior parte di cittadini calabresi. Il disappunto, infatti, espresso sui social è unanime e generalizzato. Sembra si stia manifestando, fortunatamente,  da un po’ di tempo a questa parte una sempre più  consapevole presa di coscienza della società civile che  non  si rassegna  e che chiede un cambiamento radicale nel modo di gestire la cosa pubblica.

Ma le colpe sono da ascrivere a noi stessi, all’atavica rassegnazione di noi calabresi, all’incapacità dimostrata nel far prevalere le nostre ragioni.

Perché nominare commissari, per quanto bravi o meno bravi possano essere, provenienti da altre regioni ignari delle dinamiche della nostra realtà e non un calabrese di indiscussa moralità e grande capacità professionale ed estraneo alle logiche partitiche? 

Evidentemente la classe politica attuale non è in grado di rappresentare le nostre istanze nella giusta maniera e con giuste ragioni.

Le politiche di questi ultimi anni si sono infatti dimostrate fallimentari ed indistinte. Quelle del centro-destra del tutto intercambiabili con quelle del centro-sinistra e viceversa a dimostrazione che l’unico vero obiettivo dei nostri politici non era e non è lo sviluppo ed il bene comune dei calabresi ma esclusivamente la loro promozione sociale, il loro arricchimento, la difesa di interessi settoriali alcune volte ben individuabili, altre meno.

Non c’è dubbio, ad esempio, che in questi anni i commissari non solo non hanno ripianato i bilanci disastrati della sanità calabrese, ma hanno favorito quella privata e soprattutto quella del nord, con i famosi viaggi della speranza. Anche la stampa locale ha abdicato al suo ruolo specifico limitandosi a raccontare senza incidere e senza disturbare il manovratore o i manovratori. Non è un caso che lo scoop “Cotticelli” provenga da testate giornalistiche nazionali.

C’è da augurarsi che  il disagio e la disperazione espressi da strati sempre crescenti di cittadini e che i fermenti di cambiamento non vengano sottovalutati per evitare che sfocino in protesta inconsulta invece che in una nuova proposta politica portata avanti da rappresentanti capaci di innovarsi nel linguaggio, nelle forme e nelle prospettive.

Alla Calabria occorre, infatti, una classe politica nuova capace di elaborare un nuovo progetto di sviluppo imperniato sulle potenzialità del territorio. Per raggiungere tale obiettivo è necessario che i nostri giovani abbiano un’ottima formazione culturale e linguistica tale da permettere loro di uscire dagli stereotipi e di affrontare le sfide che l’evoluzione sociale, scientifica e tecnologica comporta. 

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