La Calabria non può aspettare il commissario che non c‘è

Forse alla fine anche il coronavirus si stancherà e lascerà la Calabra prima dell’arrivo del commissario alla sanità.

Sì, proprio così!

Continuando di questo passo, infatti, il nuovo commissario potrebbe anche arrivare a cose fatte: quando l’emergenza sarà finita, non grazie al suo intervento, ma perché giunta al termine del suo naturale decorso.

Che la situazione, per quanto grave, non fosse seria si era già capito.

In quasi tre settimane, infatti, i calabresi hanno assistito ad un inqualificabile balletto di nomine e dimissioni.

Il governo, incurante della pandemia in atto, anziché procedere speditamente all’individuazione di un commissario cui affidare la sanità calabrese, continua irresponsabilmente a perdere tempo.

In una momento drammatico come l’attuale, servirebbe risolutezza, invece, a Roma la priorità sembra essere quella di occupare una postazione, forse in vista delle prossime elezioni regionali.

L’ennesima commedia andata in scena durante il Consiglio dei ministri dell’altro ieri sera ne è l’ennesima riprova.

Con tutta evidenza, Pd e Leu pensano che la gestione della sanità in Calabria debba essere cosa loro.

Dopo la nomina di un uomo di sicura fede come Cotticelli, quella del “Rettor tengo famiglia”, l’esclusione aprioristica di Gino Strada e la ridda di ulteriori papabili circolata nei giorni scorsi, il partito di Zingaretti aveva puntato tutto su tal Narciso Mostarda, ovvero un ex assessore in quota Pd al Comune di Frosinone, attualmente direttore generale dell’Asl Roma 6.

Una figura, evidentemente in sintonia con la linea del segretario dem, ma mal digerita dai 5 stelle che gli hanno contrapposto Luigi Varratta, già prefetto di Crotone e Reggio Calabria.

Alla fine, il Consiglio dei ministri ha fatto ciò che sembra venirgli meglio, non ha deciso.

Con buona pace delle rassicuranti dichiarazioni di Conte e Boccia, la sanità calabrese continua a rimanere sguarnita.

Eppure, in Calabria servirebbero risposte celeri e all’altezza di una sfida titanica, perché il coronavirus  è un’emergenza nell’emergenza. La sanità calabrese è al collasso da anni e già in situazioni ordinarie non riusciva a dare risposte adeguate ai bisogni dei calabresi.

Figurarsi adesso!

A causa del Covid, infatti, i servizi assistenziali sono stati ulteriormente ridotti, con il risultato che chi sopravvive al coronavirus rischia di morire d’altro.   

Inoltre, i ritardi nella nomina del commissario alla sanità si ripercuotono, ogni giorno, anche sul piano economico.

L’assenza dei necessari interventi rischia, infatti, di relegare la Calabria in zona rossasine die”.

In una situazione del genere ci dovrebbe essere un moto corale d’indignazione. Invece, tutto o quasi tace. La gran parte di parlamentari e consiglieri regionali, in omaggio al vecchio adagio “la miegghiu parola e chidha chi non nescia”, preferisce  rimanere defilata, occupandosi di questioni che non interessano i cittadini, ma che hanno il pregio di non disturbare nessuno.

Non meno assordante il silenzio di quanti in Calabria ritengono di essere i custodi della cultura, ma che aprono bocca solo quando sono sicuri di essere in sintonia con il potere di turno.

Il tutto, mentre i calabresi – ovvero le vittime dell’ignavia governativa - cercano l’ennesimo santo a cui votarsi, consapevoli che con il loro diritto alla salute è stato calpestato anche quel briciolo di dignità che era rimasto alla loro terra.    

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.