Serra: gioiello di arte, fede e natura. Ma il presente è grigio...

Quando si scrive Serra San Bruno si legge Certosa. È già abbastanza ricca la letteratura e la manualistica certosina. Da ogni parte del mondo: poeti, storici, scrittori, giornalisti, scienziati, teologi si sono avvicendati attorno alla storia di questo preziosissimo bene culturale che Serra custodisce gelosamente, orgogliosa com’è di essere stata eletta primogenita della scelta di San Bruno, quando venne in Calabria al seguito del suo discepolo, il Papa Urbano II al quale rifiutò la nomina di vescovo di Reggio Calabria e soprattutto gelosa di custodire e venerare le reliquie del Santo che qui vi morì il 6 ottobre 1101. Tra i tanti studiosi della Certosa mi piace ricordare: Benedetto Tromby, Domenico Taccone Gallucci, Benedetto Croce, Andrè Ravier, Bruno Maria Tedeschi, Agostino Ribecchi, Cesare Mulè, Corrado Iannino, Tonino Ceravolo, Sharo Gambino, Ilario Principe, Enzo Romeo, Pietro De Leo ed altri;  tra i visitatori illustri cito: il re borbonico Ferdinando II, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, lo statista Alcide De Gasperi, molti viaggiatori stranieri del ‘700-800, il Cardinale Carlo Maria Martini, oltre Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Oggi finalmente la Certosa vive il suo millenario silenzio e la sua clausura come voluto dalla sua Regola cartesiana, senza più invasioni di turisti o semplici curiosi. Infatti nell’estate del 1994 è stato inaugurato il Museo della Certosa allestito all’interno dello stesso muro di cinta e ai piedi dell’antico torrione sopravvissuto al terremoto. Si tratta di una struttura di 1200 mq che ricostruisce quasi fedelmente l’atmosfera della vita claustrale dei Certosini. Ma Serra San Bruno non è solo Certosa: è la città dell’arte nel verde. Entrando in Serra è d’obbligo visitare, perché no, il cimitero monumentale ricco di quattro artistiche chiesette e di tanti monumenti sepolcrali in granito, marmo e bronzo e tra i tanti spicca il monumento granitico dell’artista serrese Biagio Lo Moro e la statua bronzea del Redentore dello scultore Salvatore Pisani di Mongiana. Percorrendo, poi, il centro storico visitiamo le quattro chiese che, come ha scritto Enzo Vellone, “sono la prova del nove di un grande retaggio architettonico ben innestato in un contesto paesaggistico e ambientale quasi unico”. La prima di queste è la chiesa arcipretale, la Matrice, detta anche di San Biagio, con artistica facciata in granito a tre navate ed edificata nel 1785; all’interno sono conservate pregevoli opere marmoree, lignee ed oggetti sacri in metalli preziosi, molti di questi provengono dalla Certosa rinascimentale. La seconda è il prezioso tempietto dell’Addolorata di architettura barocca del 1721, ad una sola navata con portale esterno in bronzo del serrese Giuseppe Maria Pisani ed il ricco portale interno ligneo del “professore” Salvatore Tripodi. Pochi metri più in là, la chiesa, la più antica, dell’Assunta detta anche di San Giovanni.  Infine la chiesa, anche questa, dell’Assunta, è detta dello Spinetto dal nome del nuovo quartiere sorto dopo il terremoto del 1783, che custodisce un’artistica e raffinata statua lignea  dell’omonima Madonna, di scuola napoletana. Oltre alle citate chiese, a Serra si possono ammirare nobiliari palazzi con portali artistici e soffitti riccamente lavorati, fontane, obelischi e tantissime altre opere d’arte. Insomma un vero museo a cielo aperto immerso nel vede. È doveroso, qui, precisare, che tutto il ricco ed abbondante patrimonio artistico è creatura di artisti serresi: scultori, scalpellini del granito, ebanisti, architetti, pittori ed artisti del ferro battuto. Sono artisti figli di tante dinastie che vanno dai Pisani agli Scrivo, ai Barillari e ai De Francesco, dagli Scaramozzino agli Zaffino, ai Reggio e ai Lo Moro e Tripodi già citati. Sono quegli uomini d’arte che hanno costituito la leggendaria “Maestranza di la Serra” che ha arricchito, anche, tante chiese sparse in Calabria: Nicotera, Vibo, Catanzaro, Stilo, Roccabernarda, Petronà, Santa Severina ed altri e financo a Napoli dove ha operato Biagio Scaramozzino. Di sicuro, oggi, però il vero fiore all’occhiello, in termini di fede, arte e natura è il Santuario mariano regionale di Santa Maria del Bosco, forte richiamo turistico in ogni stagione dell’anno. Siamo a due chilometri dalla Certosa, nell’antico eremo certosino dove sono evidenti i luoghi abitati e vissuti dal Santo. Nello splendido scenario incorniciato da alte conifere di abeti bianchi, faggi, pini ed altre singolari piante, non solo spicca la chiesa che custodisce una bella statua della Madonna, ma di fronte a questa troviamo la cappella che ricorda la grotta dove viveva e dormiva il Santo e per testimoniarlo vi è posta la statua marmorea di san Bruno dormiente. Scendendo la caratteristica scalinata di Giuseppe Maria Pisani, vediamo il laghetto con il santo tedesco genuflesso e immerso nell’acqua a ricordo dei suoi momenti penitenziali. Questa è Serra San Bruno: città di arte, fede e natura, città testimonianza ed opera del Divino. Ma tutto questo ben di Dio par che voglia morire seppellito dall’indifferenza e dall’inettitudine degli uomini. Per dirla bruscamente, c’è gente che non ci ritorna più o che preferisce altre mete meglio raggiungibili e più accoglienti. Della  tanto cantata e suonata Trasversale delle Serre, dopo più di mezzo secolo (sic!) aperti solo alcuni tratti e pericolanti con una segnaletica che fa venire i brividi. A Serra il turista non si disseta più all’acqua limpida, cristallina e minerale ma a quella dell’Alaco. A Serra e dintorni non si può parlare più di montagna incontaminata: chi sa quali e quanti veleni sono interrati. A Serra non trovi un locale per incontri culturali manco a pagarlo a peso d’oro se non il solo Palazzo Chimirri ma spesso occupato da politici e politicanti. E quella bella struttura che è stato il Kursaal, l’hanno lasciato lentamente ed inesorabilmente decadere. Insomma ce n’è per far dire a turisti o visitatori della domenica: chi me la fa fare ad andare a Serra San Bruno?

1 commento

  • SALVATORE AMATO(DETTO TONINO)
    SALVATORE AMATO(DETTO TONINO) Venerdì, 13 Febbraio 2015 20:49 Link al commento Rapporto

    ......RITENGO A RAGION VEDUTA E COLLAUDATA CHE IN QUESTO PERIODO IL COLORE GRIGIO RAPPRESENTA L'INTERA CALABRIA,DA MELITO PORTO SALVO A ROCCA IMPERIALE E DA REGGIO CALABRIA A TORTORA SUL TIRRENO,NESSUNA PROSPETTIVA DI RILANCIO SOCIALE ED OCCUPAZIONALE,SANITA' FANTASMA,STRUTTURE FATISCENTI,SITI INDUSTRIALI DISMESSI E CANCEROGENI,PERTANTO SBANDIERO PER SERRA ALMENO LA SOLUBRITA' DELL'ARIA CHE SI RESPIRA E DEI LUOGHI INCONTAMINATI..........PER ME IL PAESELLO DI SERRA E DELLA CERTOSA RAPPRESENTANO IL FIORE ALL'OCCHIELLO IN UN CONTESTO DEL TERRITORIO CALABRESE.....QUINDI EGREGI SIGNORI DEL REDATTORE VI CHIEDO DI FIDARVI...

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