Calabrese la prima loggia massonica d'Italia

Ha dedicato ampio spazio alla Calabria l’ultimo numero di “Erasmo”, il “bollettino d’informazione” del Grande Oriente d’Italia, la più importante loggia massonica presente del Paese. Quattro, delle trentadue pagine che compongono la rivista, sono state riservate a due articoli inerenti i “fratelli” calabresi. In particolare, in uno dal titolo “In visita ai tempi della Calabria” viene posto in evidenza come la nostra sia la regione italiana “a più elevata densità massonica”, dopo Toscana e Piemonte. Sarebbe una notizia clamorosa se non fosse per l’antica e lunga consuetudine che molti calabresi hanno avuto con le organizzazioni massoniche. Una consuetudine così antica che ha portato, addirittura, ad ipotizzare che sia nata in Calabria e non in Toscana, la prima loggia d’Italia. A sostenerlo diversi anni addietro, il giornalista, Rocco Ritorto, secondo il quale la “fratellanza”, avrebbe fatto la sua prima apparizione nella Penisola, a Girifalco, nel 1723. “Sembra inverosimile – scriveva Ritorto - che il verbo della Massoneria speculativa o moderna, fondata a Londra il 24 giugno 1717, sul ceppo di quella operativa, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, abbia avuto come primo approdo, oltre i confini della Gran Bretagna, un paese della Calabria ionica: Girifalco, in provincia di Catanzaro. Eppure è inequivocabilmente documentato da cinque paginette scritte a penna, un secolo e mezzo fa, dai margini bruciacchiati, ma chiaramente leggibili”. L’aleatoria tesi del giornalista era, quindi, basata su un verbale con il quale, nel 1845, la loggia girifalchese procedeva al “rinnovo delle cariche”. Il documento sarebbe stato redatto nel “centoventiduesimo dalla fondazione di essa a Girifalco ovvero l’anno 1723 sotto degnissima direzzione di S. A. il Duca di Girifalco del nobilcasato de’ Caracciolo di Napoli”. Sulla scorta del verbale, quindi, la loggia di via Maggio di Firenze, fondata dal duca irlandese Carlo Sackville di Meddlessex, ritenuta la prima d’Italia, sarebbe nata, addirittura dieci anni dopo quella di Girifalco. Secondo Ritorto, una conferma, seppur indiretta, che i Caracciolo siano all’origine della prima loggia italiana la si trova nella stessa storia del casato, distintosi sempre “per l’assenza di sintonia con l’apparato aristocratico del tempo”. Una “distinzione”, confermata non solo da “quel Gennaro che introdusse la Massoneria nel suo feudo di Girifalco, ma, in particolare, quel Francesco (1752-1799), Commodoro di re Ferdinando I di Borbone, notoriamente massone, finito appeso, nel porto di Napoli, all’albero maestro della Minerva per ordine di Nelson, reo di avere sposato la causa repubblicana”. Una prova ulteriore la offrirebbe, inoltre, quella “fascia di borghesia libertaria” sviluppatasi a Girifalco grazie all’opera dei Caracciolo. Una “borghesia che non si piegò alla tirannia nemmeno quando la forca del Borbone consumò l’olocausto di alcuni suoi componenti di spicco: Raffaele Tolone, dottore fisico; Pier Antonio Maccaroni, notaio, Vincenzo Luigi Zaccone, notaio; D. Vitaliano Staglianò, sacerdote; Vincenzo Migliaccio, dottor chimico, impiccati in una piazza a Napoli nel 1801, per aver partecipato alla cacciata dei Borbone nel 1799”. Anche, se la Calabria non avesse dato, realmente, i natali alla prima loggia d’Italia, rimarrebbe, comunque, l’innegabile richiamo che il “tempio” ha sempre esercitato su molti calabresi, alcuni dei quali sono entrati a far parte del pantheon dei “fratelli muratori”. Tra gli altri, Michele Morelli, Saverio Salfi, Antonio Jerocades, Francesco Sprovieri, Rocco Verduci e Francesco Lo Duca. In particolare, quest’ultimo, nativo di Cardinale, successe a Giuseppe Garibaldi alla guida del Grande Oriente d’Italia e ricoprì l’incarico di gran maestro dal 28 maggio 1865 al 20 giugno 1867.

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