Operazione "Handover pecunia olet", due arresti nel Vibonese

Nell’ambito dell’operazione “Handover pecunia olet”, eseguita dai colleghi di Reggio Calabria, i poliziotti della Squadra Mobile di Vibo Valentia, coadiuvati dal Reparto prevenzione Crimine Calabria Centrale, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip, nei confronti di un trentunenne ed un ventiseienne, rispettivamente residenti a Joppolo e a Limbadi, tratti in arresto in quanto accusati di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

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‘Ndrangheta, operazione “Handover pecunia olet”: decine di arresti

E’scattata all’alba di oggi un’operazione, denominata “Handover pecunia olet”, durante la quale gli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo della polizia di Stato, del Ros dei Carabinieri (supportato dal Comando provinciale di Reggio Calabria) del Gico della Guardia di finanza di Reggio Calabria e dello Scico, hanno eseguito 53 ordinanze di misura cautelare, di cui 44 in carcere e 9 ai domiciliari, nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, per associazione mafiosa, detenzione, porto illegale e ricettazione di armi, estorsioni, favoreggiamento personale, aggravati dalla circostanza del metodo e dell’agevolazione mafiosa, nonché per traffico e cessione di sostanze stupefacenti.

In particolare, la Squadra mobile e il Servizio centrale operativo della polizia di Stato hanno eseguito 49 misure cautelari, il Ros e il Gico 4 misure cautelari e il sequestro di una cooperativa agricola, con annessi capannoni industriali e terreni e un’impresa individuale, per un valore stimato di oltre 8,5 milioni di euro.

L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, scaturisce dalla convergenza investigativa di due indaginie - quella condotta dalla Squadra mobile denominata “Handover” e quella svolta dal Ros e dal Gico di Reggio Calabria denominata “Pecunia Olet” - nei confronti della cosca Pesce, ramificata sul territorio di Rosarno e in altri comuni della Piana di Gioia Tauro, con interessi estesi in ambito nazionale e all’estero.

I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30 presso la Sala degli Stemmi della Prefettura di Reggio Calabria, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e del Procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci, del Questore di Reggio Calabria Bruno Megale, del Comandante provinciale dei Carabinieri Colonnello Marco Guerrini, del Comandante provinciale della Guardia di finanza, Colonnello Maurizio Cintura,­­ nonché dei rappresentanti degli Uffici e Reparti investigativi di Reggio Calabria che hanno condotto le indagini.

'Ndrangheta, sequestrati beni per un miliardo di euro

E’ scattata all’alba di oggi, un’operazione con la quale, i finanzieri dei Comandi provinciali di Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria, insieme ai colleghi dello Scico ed ai Carabinieri del Ros, con il coordinamento dalle rispettive Direzioni distrettuali antimafia e dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, hanno eseguito una serie di provvedimenti cautelari a carico di una settantina di persone accusate di associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi.   

Contestualmente sono stati effettuati sequestri di immobili, società e denaro contante per un valore di circa 1 miliardo di euro.

L'operazione è frutto di 4 diverse indagini, coordinate dalle diverse Procure antimafia di Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli e Roma e dalla Direzione nazionale antimafia.

Omicidio nel Vibonese, in manette i presunti responsabili

Si chiude il cerchio sull’omicidio di Carmelo Polito, l’uomo assassinato  l’1 marzo del 2011 a San Gregorio d’Ippona (Vv) mentre passeggiava per le vie del centro, in compagnia del figlioletto di 6 anni.

A quasi due anni di distanza dall’arresto di Francesco Pannace, 34 anni, di San Gregorio d’Ippona, ritenuto uno degli esecutori materiale del delitto, ieri sera, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno eseguito una misura cautelare in carcere, emessa dal gip di Catanzaro, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, a carico di Rosario Fiorillo, 32 anni, di Piscopio (VV), già detenuto nel carcere de L’Aquila e del sangregorese  Giuseppe Pannace, di 30 anni.

Nel corso delle indagini, gli uomini dell’Arma sarebbero riusciti a “raccogliere gravi elementi di prova” a carico degli indagati, ritenuti esponenti, rispettivamente del locale di ‘ndrangheta di Piscopio e di quello di San Gregorio d’Ippona.

Pertanto, gli investigatori avrebbero “cristallizzando il ruolo ricoperto nell’omicidio con le aggravanti di aver agito con premeditazione e al fine di agevolare l’attività del locale di Piscopio, quale articolazione territoriale dell’organizzazione mafiosa denominata ‘ndrangheta”.

 Giuseppe Pannace è, infatti, considerato l’autore materiale del delitto, il quale avrebbe agito su mandato di Rosario Fiorillo che avrebbe commissionato l’omicidio per vendicare uno schiaffo ricevuto dalla vittima durante la detenzione in carcere.

'Ndrangheta, Vibo: identificati i presunti responsabili dell'omicidio di Filippo Piccione

La scorsa notte, i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno eseguito una misura cautelare in carcere a carico di Salvatore e Rosario Lo Bianco, ritenuti responsabili, in concorso, dell’omicidio dell’imprenditore vibonese Filippo Piccione, avvenuto a Vibo Valentia il 21 febbraio 1993.
 
Ai destinatari della misura sono state contestate le aggravanti di aver agito con premeditazione, al fine di agevolare l’attività della ‘ndrina Lo Bianco – Barba.
 
L’indagine, condotta dai militari del Ros e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è nata da uno stralcio del procedimento Rinascita – Scott, a seguito del quale, il 19 dicembre 2019, erano state eseguite 334 misure cautelari a carico di altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e altri gravi reati.
 
Per gli inquirenti, l’omicidio sarebbe stato deciso dai vertici della cosca Lo Bianco, attiva nella città di Vibo Valentia, per vendicare la morte di Leoluca Lo Bianco, ucciso, nelle campagne di Vibo Valentia, l’1 febbraio 1992.
 
Dalle investigazioni è emerso che i colpi di fucile che causarono la morte di quest’ultimo sarebbero stati esplosi dall’interno di una proprietà di Filippo Piccione.
 
Tale circostanza avrebbe indotto i componenti della cosca Lo Bianco a pensare che Piccione fosse coinvolto nel delitto del loro congiunto.
 

Saccomanno (Lega): “Inauditi gli attacchi al procuratore Gratteri ed alla libera stampa”

"È veramente intollerabile che si possa commentare negativamente l’azione giudiziaria portata avanti da un valente ed intransigente magistrato e da una Procura coraggiosa ed anche la libertà di stampa per un libero commento a tali indagini! La fragilità delle lamentele è tale che appare veramente incomprensibile. Sembra essere ritornati a tanti anni orsono allorquando si contestava una metodologia, ma non si rifletteva sulla sostanza delle conseguenti gravi scoperte. Ora si contesta al Procuratore Gratteri di aver fatto intendere di chissà quale indagine vi sia ancora e che tale mancata risposta possa creare un clima di allarmante gravità. A tali inconcepibili affermazioni voglio solo ricordare che la Calabria e l’Italia intera sono stati distrutti dalla corruzione e dagli intrecci tra la criminalità organizzata, la politica e l’imprenditoria. Elementi questi che hanno completamente bloccato una possibile crescita della nostra regione, obbligando tanti giovani ad andare via. Danni gravissimi che, però, non vengono nemmeno esaminati. D’altro canto, scagliarsi contro chi ha evidenziato tale quadro, si allarmante, e come buttare avanti le mani! Eppure, tale attacco proviene da coloro che ben conoscono le regole del processo! La Procura fa delle indagini e se ritiene che vi siano degli elementi di rilevanza penale procede a formulare le proprie richieste. Queste vengono vagliate da altri magistrati terzi che, se ne ravvedono le condizioni, procedono ad accogliere o negare le richieste. Poi a seguire i tanti mezzi impugnatori che garantiscono l’indagato o l’imputato. Quindi un sistema che non pare sia stato violato, con l’evidente conseguenza che gli attacchi portati avanti appaiono solamente strumentali. Le ragioni di tale strumentalità non le vogliamo conoscere anche se potrebbero rappresentante un qualcosa di veramente grave ed allarmante. E proprio gli indicati provvedimenti di scarcerazione segnalati dalle Camere penali stanno a dimostrare -anche se in parre non vere per estensione- che il sistema processuale italiano regge e non è condizionato da nulla e da nessuno. La Lega, comunque, ritiene che, le persone per bene e che hanno subito pesanti azioni intimidatorie da parte della criminalità organizzata e dal sistema denunciato non solo dalla Procura di Catanzaro, debbano stare accanto al Procuratore Gratteri ed ai Magistrati che lo affiancano ed alla libera stampa, e che debbano, invece, essere condannati decisamente tutti i tentativi di condizionare la libera ed autonoma azione degli inquirenti e dei giornalisti che non si piegano ad interessi diversi".

E' quanto si legge in una nota firmata dal commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno.

           

'Ndrangheta, catturato in Spagna il latitante Giuseppe Romeo

Intorno alle ore 19.30 di ieri, a Barcellona, l’Equipo operativo della Guardia civil spagnola ha localizzato e catturato il latitante di San Luca (Rc) Giuseppe Romeo, di 35 anni.

L'arresto è avvenuto nell’ambito di un’operazione di polizia resa possibile dalla cooperazione fornita dalla Squadra mobile della Questura di Reggio Calabria e dal Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della polizia di Stato, sotto l’egida della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in stretto raccordo con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip) della Direzione centrale della polizia criminale nell'ambito del progetto I-Can (Interpol cooperation against 'ndrangheta) promosso dall'Italia insieme al segretariato generale dell'Oipc-Interpol di Lione.

In particolare, gli investigatori della Squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco, hanno fornito ai colleghi spagnoli significativi elementi sulla presenza nella penisola iberica di Romeo, che era riuscito a sottrarsi all’esecuzione dell’operazione internazionale “European ‘ndrangheta connection”, eseguita il 5 dicembre 2018 da una squadra investigativa composta da diverse forze di polizia italiane ed europee, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, della Procura di Duisburg, dell’autorità giudiziaria olandese, di Eurojust e di Europol.

L’arresto di Romeo, inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi stilato dal Ministero dell’Interno, rappresenta un successo di particolare rilievo nella generale attività di contrasto al narcotraffico internazionale gestito dalla ‘ndrangheta.

Colpito da due ordinanze di custodia cautelare in carcere e destinatario di un decreto di sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta “European ‘ndrangheta connection”, il 13 novembre 2020 è stato condannato dal gup di Reggio Calabria a 20 anni di reclusione per partecipazione, con ruolo di rilievo, ad un’associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale, detenzione di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori ed auto-riciclaggio.

Originario di San Luca, conosciuto con i soprannomi “u Pacciu”, “Maluferru” o “u Nanu”, Romeo è figlio di Antonio, 74 anni, alias “centocapelli”, ritenuto contiguo alla cosca Romeo, intesi “Stacchi” di San Luca, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Parma.

Il suo ruolo all’interno di una delle tre consorterie di cui era composta la vasta associazione per delinquere disarticolata con l’operazione "European ‘ndrangheta connection", ovvero il gruppo “Pelle-Costadura-Romeo", sarebbe stato quello di promotore, organizzatore e finanziatore dei traffici di cocaina in Europa. Dopo aver stabilito il proprio domicilio in Germania, Romeo avrebbe iniziato a fare la spola fra Calabria, Lombardia ed Europa nord-occidentale, al fine di stringere accordi con i fornitori dello stupefacente e con alcuni intermediari attivi in Belgio, Olanda e Germania.

Il 35enne è stato condannato in primo grado anche per aver intestato fittiziamente le proprie quote del bar - gelateria “Cafè La Piazza” di Bruggen in Germania - sequestrato nel corso dell'operazione “European ‘ndrangheta connection” - ad altri soggetti imputati nella stessa inchiesta, nonché per auto-riciclaggio e reimpiego di proventi.

Il latitante è stato arrestato in esecuzione di un mandato d'arresto europeo emesso a novembre 2018 dal gip di Reggio Calabria, su richiesta della locale Dda. 

Operazione "Katarion": 33 misure cautelari per traffico di droga e detenzione di armi

Cosenza  - All’alba di oggi i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 33 persone indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti; produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti; estorsione, tentata e consumata, aggravata dal ricorso al metodo mafioso e detenzione illegale di armi da fuoco.

L'operazione, denominata "Katarion", giunge in seguito ad un’indagine che ha permesso di fare luce su un’organizzazione criminale operante sotto l’egida della storica consorteria mafiosa dei “Muto” di Cetraro

I dettagli dell’operazione saranno comunicati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 di oggi, presso il Comando povinciale Carabinieri Cosenza, alla presenza del Procuratore Nicola Gratteri, dell’Aggiunto Vincenzo Capomolla e dei vertici del Comando dell’Arma di Cosenza.

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