Beni per 500 mila euro sequestrati a presunto esponente della cosca Piromalli

In seguito ad un’attività investigativa di natura patrimoniale coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria,  i poliziotti della locale Questura hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni nei confronti di Domenico Pisano, di 51 anni, ritenuto esponente della cosca di ‘ndrangheta dei “Piromalli”, operante nella piana di Gioia Tauro e con rilevanti interessi economici su tutto il territorio nazionale.

In particolare, il Tribunale reggino, sulla scorta delle risultanze investigative di natura patrimoniale fornite dalla locale Divisione anticrimine, ha disposto il decreto di sequestro di un fabbricato di due piani, ubicato in pieno centro a Gioia Tauro, formalmente intestato alla moglie di Pisano, il cui valore ammonta complessivamente a circa 500 mila euro.

Pisano, allo stato detenuto ai domiciliari, era stato sottoposto a provvedimento di fermo dalla Squadra mobile reggina il 5 ottobre 2017 nell’ambito dell’Operazione “Metauros”, poiché ritenuto responsabile dei reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni.

 

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Operazione "Overture" contro la 'Ndrangheta: disarticolati due gruppi criminali

È stata chiamata “Overture”, l'operazione con la quale, a partire dll'alba di oggi, a Cosenza e provincia, militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale cosentino, supportati da personale del 14° Battaglione carabinieri “Calabria”, dello Squadrone eliportato Cacciatori, con la copertura aerea di un velivolo dell’8° Nec, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro, nei confronti di 21 persone ritenute appartenenti a due diversi gruppi criminali, espressione della storica consorteria mafiosa “Perna-Pranno” (poi ridenominata “Lanzino-Cicero”) operante nella città dei Bruzi, considerati responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, ”associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, “tentata estorsione”, “detenzione e porto illegale di armi da fuoco”, “lesioni personali”, “ricettazione” e “furto”.

Il provvedimento scaturisce dall’ampia attività investigativa condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza che ha consentito di documentare la riorganizzazione territoriale del sodalizio mafioso e la sua operatività attraverso il compimento di estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni e reati contro la persona ed il patrimonio.

In tale contesto, è stata, tra l’altro, accertata la responsabilità degli indagati in ordine a 3 episodi estorsivi consumati ai danni di altrettante imprese assegnatarie dei lavori di ampliamento dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza, degli interventi per l’ammodernamento del sistema di illuminazione del campus universitario Unical di Rende e delle opere di restauro del Convento di San Francesco di Paola a Spezzano della Sila.

In molte circostanze, i componenti della consorteria avrebbero evidenziato la loro caratura criminale e il rigido controllo del territorio anche attraverso l’esecuzione di furti in alcuni negozi.

Diversi, poi, gli episodi di minaccia ed aggressione, tra cui quella ad un dipendente delle Ferrovie della Calabria presso la sede di Cosenza, “colpevole” di non aver assunto un atteggiamento tollerante a fronte delle condotte illecite poste in essere da altri colleghi, uno dei quali avrebbe chiesto l’intervento protettivo del sodalizio mafioso.

Le investigazioni hanno, inoltre, consentito d'individuare un’altra organizzazione criminale– legata da vincoli parentali con la famiglia “Perna” – dedita all’approvvigionamento ed allo spaccio, attraverso una fitta rete di pusher, di cocaina, hashish e marijuana.

Gli investigatori hanno inoltre accertato la disponibilità, da parte degli esponenti dell’associazione criminale, di armi da fuoco, anche da guerra, e nel corso delle indagine hanno sequestrato:
 1 mitragliatore Kalashnikov con matricola abrasa e relativo munizionamento;
 8 pistole cal. 9x21, 380, 22, con matricola abrasa e munizioni di diverso calibro;
 1 carabina ad aria compressa.

Il provvedimento cautelare è stato eseguito nei confronti di: 
1. FALBO Alfonsino, cl. 1970, (custodia cautelare in carcere);
2. IMBROGNO Massimo, cl. 1962, (custodia cautelare in carcere);
3. LAURATO Vincenzo, cl. 1974, (custodia cautelare in carcere);
4. RAIMONDO Sergio, cl. 1974, (custodia cautelare in carcere);
5. GAGLIANESE Riccardo, cl. 1993, (custodia cautelare in carcere);
6. BARTONE Gaetano, cl. 1981, (custodia cautelare in carcere);
7. FUSARO Gianfranco, cl. 1976, (custodia cautelare in carcere);
8. MAZZEI Pietro, cl. 1973, (custodia cautelare in carcere);
9. SGANGA Gianfranco, cl.1974, (custodia cautelare in carcere);
10. APUZZO Emanuele, cl.1984, (custodia cautelare in carcere);
11. MIGNOLO Ottavio, c. 1964, (custodia cautelare in carcere);
12. CRUPILLO Francesco, cl. 1985, (custodia cautelare in carcere);
13. LIO Carmine, cl. 1972, (custodia cautelare in carcere);
14. CARBONE Giuseppina, cl.1963, (arresti domiciliari);
15. FORTE Manuel, cl. 1989, (arresti domiciliari);
16. FUSARO Alfredo, cl. 1966, (obbligo di dimora);
17. CIPOLLA Egidio, cl. 1994, (obbligo di dimora);
18. QUARTA Cesare, cl. 1992, (obbligo di dimora);
19. CASTIGLIA William, cl. 1987, (obbligo di dimora);
20. LUCA’ Antonio, cl. 1992, (obbligo di dimora);
21. IMBROGNO Vittorio, cl. 1991, (obbligo di dimora).

 

'Ndrangheta, operazione "Malefix": i nomi degli arrestati

All'alba di oggi, al termine delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la Squadra mobile reggina e il Servizio centrale operativo della polizia di Stato, con il supporto delle Squadre mobili di Milano, Como, Napoli, Pesaro Urbino, Roma e degli equipaggi dei Reparti prevenzione Crimine della Calabria, hanno dato il via all'operazione denominata "Malefix", durante la quale hanno eseguito l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, emessa, su richiesta della Dda - dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti dei seguenti 21 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e detenzione e porto di armi da fuoco, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa:

  • 1. DE STEFANO Giorgio, nato a Milano l’8.03.1981, residente a Reggio Calabria, di fatto domiciliato a Milano [indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata];
  • 2. DE STEFANO Carmine, nato a Reggio Calabria in data 01.03.1968, ivi residente [indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata];
  • 3. DE STEFANO Orazio Maria Carmelo, nato a Reggio Calabria in data 11.02.1959, ivi residnete, detenuto per altra causa [indagato per associazione mafiosa ];
  • 4. MOLINETTI Alfonso, nato a Reggio Calabria il 21.10.1957, detenuto in semilibertà, per altra causa, presso la Casa Circondariale di Napoli [indagato per associazione mafiosa];
  • 5. MOLINETTI Salvatore Giuseppe, [figlio di Alfonso], nato a Reggio Calabria il 30.03.1982, residente a Milano, domiciliato a Giugliano di Napoli, attualmente dimorante a Reggio Calabria [indagato per associazione mafiosa];
  • 6. MOLINETTI Luigi, detto “Gino”, nato a Reggio Calabria il 10.02.1964, ivi residente [indagato per associazione mafiosa, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo aggravati];
  • 7. MOLINETTI Salvatore Giuseppe [figlio di Gino], nato a Reggio Calabria in data 23.04.1989, ivi residente [indagato per associazione mafiosa, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo aggravati];
  • 8. MOLINETTI Alfonso [figlio di Gino], nato a Reggio Calabria in data 09.04.1995, ivi residente, [indagato per associazione mafiosa];
  • 9. RANDISI Antonino, nato a Reggio Calabria il 23.01.1989, ivi residnete [indagato per associazione mafiosa];
  • 10. DE CARLO Maurizio Pasquale, nato a Reggio Calabria in data 25.07.1976, residente a Roma, di fatto domiciliato a Reggio Calabria [indagato per associazione mafiosa];
  • 11. LAGANA’ Salvatore, nato a Reggio Calabria in data 03.03.1979, ivi residente [indagato per associazione mafiosa];
  • 12. SERIO Antonio, alias “Totuccio”, nato a Reggio Calabria il 22.04.1958, residente a Fano [indagato per associazione mafiosa];
  • 13. ABOULKHAIR Achraf [detto Ashi], nato l’11.07.1996 a Scilla [RC], [indagato per detenzione e porto illegale di arma comune da sparo aggravati];
  • 14. LIBRI Antonio, nato a Reggio Calabria il 27.12.1983, ivi residente [indagato per associazione mafiosa, estorsione aggravata ed tentata estorsione aggravata];
  • 15. MANGIOLA Edaordo, nato a Reggio Calabria il 28.02.1980, ivi residente, [indagato per associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata ed estorsione aggravata];
  • 16. BRUNO Domenico, nato a Reggio Calabria il 27.06.1961, ivi residente [indagato per associazione mafiosa e tentata estorsione aggravata];
  • 17. POLIMENI Carmine, nato a Reggio Calabria in data 11.03.1980, ivi residente [indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata];
  • 18. CANZONIERI Donatello, nato a Reggio Calabria in data 09.05.1975, detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Livorno [indagato per associazione mafiosa];
  • 19. POLIMENO Lorenzo, nato a Reggio Calabria in data 04.10.1977, ivi residente, detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Catanzaro [indagato per associazione mafiosa];
  • 20. BEVILACQUA Cosimo [detto “Pappagallo”], nato a Reggio Calabria il 9.03.1969, ivi residente, [indagato per associazione mafiosa];
  • 21. POLIMENI Antonino Augusto, nato a Reggio Calabria il 18.08.1993, ivi residente [indagato per associazione mafiosa].

Contestualmente agli arresti, sono state eseguite perquisizioni personali e domiciliari e un decreto di sequestro preventivo emesso dai magistrati titolari dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia a carico della società: - Savemich S.r.l. con sede a Roma, attiva dal 2016 nel settore edile per la progettazione e costruzione su aree proprie e di terzi di edifici residenziali e non residenziali, di cui è amministratore unico, nonché socio unico, Maurizio Pasquale De Carlo.

Le indagini svolte dalla polizia di Stato - sotto le direttive dei Sostituti Procuratori della Dda di Reggio Calabria Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Roberto Placido Di Palma - hanno fatto luce sull’operatività delle cosche De Stefano - Tegano e Libri e sulle frizioni registratesi in seno al sodalizio criminale De Stefano - Tegano e tra questo e la cosca Libri, rispetto alla spartizione degli ingenti proventi delle attività estorsive poste in essere in danno di operatori economici e commerciali del centro cittadino di Reggio Calabria.

Disarticolato cartello della droga legato ai clan vibonesi. Chiusa l'indagine "Rinascita Scott"

All'alba di oggi, i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia e Firenze, coadiuvati dai militari dello Squadrone eliportato Cacciatori Calabria e dai reparti competenti per territorio, hanno eseguito a Vibo, in provincia di Firenze e in altre città italiane, 18 misure cautelari (11 in carcere e 7 divieti di dimora) emesse dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo di regione, a carico di altrettante persone ritenute responsabili di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, le cui attività delittuose hanno coinvolto oltre 60 persone, tutte indagate nello stesso procedimento.
 
L'attività nasce dalle indagini sviluppate in seguito alla maxi-inchiesta “Rinascita Scott” che ha portato all'arresto di soggetti ritenuti appartenenti alle varie articolazioni di matrice 'ndranghetista operanti in provincia di Vibo Valentia. 
 
Grazie al coordinamento con la Direzione distrettuale antimafia e con il Nucleo investigativo di Firenze, nel corso delle indagini è stato ricostruito il quadro d'insieme dei traffici internazionali di droga (cocaina, marijuana e hashish) che lega trasversalmente tutte le "locali" di 'ndrangheta della provincia vibonese e che vede particolarmente attivi i soggetti legati alla "locale" di Zungri in grado di giungere fino ad alcune importanti piazze di spaccio sia in Toscana che in Sicilia, Piemonte ed altre province calabresi come Cosenza.
 
Un vero e proprio cartello dedito al traffico di droga che si approvvigionava attraverso canali riconducibili al Brasile e all'Albania.
 
Nel canale brasiliano, ditte di import-export hanno consentito di occultare il traffico di cocaina, mentre per il canale albanese i carichi di marijuana e hashish venivano fatti giungere mediante il porto di Bari, tramite una rete relazionale costruita dai vibonesi con un gruppo di albanesi ormai stanziatisi in Toscana.
 
Il “cartello” della droga, operando per conto delle "locali" di ‘ndrangheta vibonesi, si avvaleva di soggetti specializzati con funzioni di broker e personali “garanti” in termini di “affidabilità” criminale nei confronti dei produttori che, andando nei paesi esteri, contrattavano i prezzi dei carichi per poi occuparsi direttamente anche dell’attività di approvvigionamento.
 
Una volta arrivato sul territorio nazionale, il carico veniva gestito e smistato dal cartello, che utilizzava la sua fitta rete nazionale per il celere rifornimento delle piazze di spaccio e la vendita al dettaglio.
 
Complessivamente, nel corso dell’attività investigativa, poi culminata nell’operazione “Rinascita Scott”, sono stati sequestrati in tutta la provincia di Vibo Valentia un chilo di cocaina, 81 chili di marijuana e 3952 piante di canapa indiana, 25 chili di hashish, 89 grammi di eroina, 11 grammi di funghi allucinogeni e 27 pasticche di ecstasy.
 
Con quest’ultime misure cautelari si conclude l’indagine “Rinascita-Scott” difatti in concomitanza dell’esecuzione dei provvedimenti i carabinieri del II Reparto investigativo del Ros, del Reparto anticrimine di Catanzaro e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia stanno notificando l’avviso di conclusione indagini nei confronti di  479 persone indagate ritenute appartenente o contigue alle locali di ‘ndrangheta della provincia di Vibo Valentia.
 
Si conclude quindi la fase delle indagini preliminari dell’inchiesta "Rinascita-Scott", una delle operazioni più vaste di contrasto alla ‘ndrangheta eseguite sul territorio italiano e che vede ulteriori capi d’imputazione ed ulteriori indagati rispetto ai 336 già tratti in arresto lo scorso 19 dicembre.
La disarticolazione delle strutture criminali operanti nella Provincia di Vibo Valentia ha consentito di trarre in arresto oltre che persone appartenenti alla ‘ndrangheta anche politici, avvocati e figure professionali di spicco ritenute collegate alla criminalità organizzata.

Operazione "Libera Fortezza": emesse 22 misure cautelari (I nomi)

E’ scattata all’alba di oggi  l’operazione “Libera Fortezza”, con la quale, nelle province di Reggio Calabria e Imperia, i carabinieri del Comando provinciale reggino, con il supporto dei Reparti territorialmente competenti, dello Squadrone eliportato “Cacciatori“ e dell’8° Nucleo elicotteri di Vibo Valentia, in collaborazione con i militari del Comando provinciale della guardia di finanza della città dello Stretto, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, hanno eseguito un’ordinanza d’applicazione di misure cautelari e un decreto di sequestro preventivo emessa dal gip del locale Tribunale, con la quale sono stati disposti i seguenti provvedimenti cautelari personali, nei confronti di:

  1. AUDDINO Nicola, nato il 10.11.1973, di Polistena;
  2. CIRCOSTA Claudio, nato a il 21.02.1985, di Polistena;
  3. CIRCOSTA Francesco, nato il 26.09.1979, di Polistena;
  4. GIARDINO Domenico, nato il 23.11.1966, di Polistena;
  5. IANNIZZI Salvatore, nato il 13.09.1969, di Cinquefrondi;
  6. IANNIZZI Serafino, nato il 20.08.1975, di Cinquefrondi;
  7. IAROPOLI Agostino Alessandro, nato il 08.10.1975, di Polistena, ristretto agli arresti domiciliari;
  8. IERACE Fabio, nato il 03.05.1968, di Polistena;
  9. LAMANNA Diego, nato il 16.01.1979, di Polistena;
  10. LONGO Francesco, nato il 05.07.1968, di Polistena;
  11. LONGO Rocco, nato il 28.09.1993, di Polistena, ristretto agli arresti domiciliari;
  12. LONGORDO Cesare, nato il 22.06.1966, di Polistena;
  13. POLITANO’ Vincenzo, nato il 28.01.1971, di Polistena;
  14. PRONESTÌ Maria nata il 10.07.1976, di  Galatro;
  15. RACO Antonio, nato il 05.06.1983, di Polistena;
  16. RAO Vincenzo, nato il 20.08.1975, di Polistena;
  17. SPOSATO Francesco Domenico, nato il 01.01.1971, di Taurianova;
  18. SPOSATO Giovanni, nato l’11.03.1968, di Taurianova;
  19. TIBULLO Mariaconcetta, nata il 07.12.1983, di Polistena, ristretta agli arresti domiciliari;
  20. VALERIOTI Andrea, nato il 24.02.1982, di Polistena;
  21. VERSACE Luigi, nato il 15.06.1982, di Cinquefrondi;
  22. ZERBI Antonio, nato il 19.10.1959, di Polistena;

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, esercizio d'attività finanziaria abusiva, detenzione illegale di armi, tutti aggravati dalla finalità e dal metodo mafioso.

Per gli investigatori, i destinatari della misura avrebbero fatto parte o comunque favorito la ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Longo-Versace”, radicata nella Piana di Gioia Tauro e riconducibile al mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria.

Inoltre, durante l’operazione sono stati sottoposti a sequestro beni (9 tra imprese e società, 45 unità immobiliari, beni mobili e disponibilità finanziarie) per un valore superiore a cinque 5 milioni di euro.

Disposto anche il sequestro preventivo, “fino all’ammontare di circa 144.000 euro - corrispondente all’importo degli interessi usurari corrisposti dalle vittime - su ulteriori disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili”.

L’attività investigativa, avviata dai carabinieri della Compagnia di Taurianova nel 2014 e successivamente integrata e riattualizzata, con ulteriori indagini dei carabinieri, anche con l’apporto specialistico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Reggio Calabria, ha permesso di  fare luce su una lunga serie di “condotte delittuose”.

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Operazione "Libera Fortezza" contro la 'ndrangheta: arresti e sequestri di beni

Alle prime ore di questa mattina, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei Reparti territorialmente competenti, dello Squadrone eliportato “Cacciatori“ e dell’8° Nucleo elicotteri di Vibo Valentia, in collaborazione con i militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della città dello Stretto hanno dato esecuzione all’“Ordinanza di applicazione di misure cautelari e Decreto di Sequestro Preventivo” emessa dal gip del locale Tribunale, con la quale sono stati disposte 22 ordinanze di custodia cautelare ed il sequestro di beni per oltre 5 milioni di euro.

L’operazione, denominata “Libera Fortezza”, cui hanno partecipato oltre 300 militari tra carabinieri e finanzieri, si è svolta nei confronti di persone ritenute appartenenti o contigue alla cosca di ‘ndrangheta “Longo-Versace” di Polistena (RC) e considerate responsabili, tra l’altro, dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, esercizio attività finanziaria abusiva, detenzione illegali di armi, tutti aggravati dalla finalità e dal metodo mafioso.

Reddito di cittadinanza ad esponenti della 'ndrangheta, Wanda Ferro:"scenario scandaloso"

«Una nuova operazione di polizia giudiziaria, questa volta condotta dai carabinieri di Gioia Tauro con nome in codice “Jobless Money”, ha portato alla luce l’assegnazione del reddito di cittadinanza a 37 persone senza requisiti, in gran parte appartenenti alla potente cosca di ‘ndrangheta Piromalli-Molè. Secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni dei percettori avevano già subito condanne per associazione mafiosa.  Abbiamo denunciato più volte i tantissimi casi in cui le risorse destinate a dare sostegno economico alle famiglie davvero bisognose finiscono nelle tasche di mafiosi, spacciatori e delinquenti. E’ incredibile che in questo scenario scandaloso, confermato da numerose inchieste delle forze dell’ordine e della magistratura, anziché puntare a rafforzare il sistema dei controlli, come proposto da Fratelli d’Italia,  il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi sostenga che il reddito di cittadinanza ha strumenti di sorveglianza e vigilanza straordinari. Tanto straordinari che rendono possibile finanziare, di fatto, gli appartenenti ad organizzazioni criminali, sottraendo risorse che andrebbero destinate a chi ha davvero bisogno, soprattutto in un momento di grave crisi per il mondo del lavoro, con tante famiglie a rischio di nuova povertà anche a causa dei ritardi del governo nell’erogazione degli ammortizzatori sociali». 

E’ quanto afferma il segretario della Commissione parlamentare antimafia Wanda Ferro, di Fratelli d’Italia.

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Reddito di cittadinanza a esponenti di spicco della 'ndrangheta, denunciate 37 persone

Sono 37 i nuovi “furbetti” del reddito di cittadinanza coinvolti nell’operazione dei carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro denominata “Jobless Money”.

Le indagini, condotte dai militari di Gioia Tauro col supporto specialistico del Nucleo ispettorato del lavoro, sono il frutto di un’attenta attività di analisi delle istanze presentate dai percettori del reddito di cittadinanza dalle cui verifiche, effettuate anche attraverso un esame incrociato dei dati acquisiti con le informazioni presenti nelle banche dati in uso alle forze di polizia e con riscontri sul terreno, è stato possibile appurare numerose irregolarità nelle procedure di attestazione e del possesso dei requisiti previsti.

Diverse le anomalie emerse nel corso degli accertamenti espletati sui percettori del sussidio, la gran parte dei quali ritenuti elementi di spicco della cosca di ‘ndrangheta Piromalli – Molè di Gioia Tauro.

Tra questi figurano non solo persone già condannate per associazione a delinquere di stampo mafioso (due dei quali allo stato sottoposti a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) e figure considerate apicali della ‘ndrangheta del mandamento Tirrenico, ma anche donne che, intenzionalmente, avevano omesso di segnalare agli enti competenti all’erogazione del reddito di cittadinanza la presenza all’interno del proprio nucleo familiare di soggetti detenuti all’ergastolo in regime di cui all’articolo 41 bis, già elementi di spicco della locale consorteria di ‘ndrangheta, gravati da misure cautelari personali ovvero condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Inoltre, durante le indagini sarebbero emerse false attestazionattestazioni relative all'indicazione della reale residenza e dei componenti del nucleo familiare, atteso che la norma consente che l’elargizione debba essere effettuata tenendo conto anche dell’effettivo “reddito familiare” e non solo del singolo richiedente: dal caso della madre con i figli, entrambi percettori di reddito di cittadinanza, i quali avevano dichiarato di appartenere a due nuclei familiari distinti, benché nei fatti conviventi sotto lo stesso tetto; al giovane che aveva fittiziamente modificato l’indirizzo di residenza presso un’abitazione diversa, rivelatasi poi essere un vero e proprio rudere fatiscente e in stato di abbandono, privo di utenze e servizi.

Eclatanti, inoltre, i casi di altri soggetti che, nonostante fossero stati destinatari - a seguito di condanna passata in giudicato - della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi impossibilitati ad accedere a qualunque tipo di beneficio pubblico, erano riusciti ad ottenere comunque l’erogazione del reddito di cittadinanza ovvero quello di un cittadino che, pochi mesi prima di ottenere il reddito di cittadinanza, aveva acquistato un veicolo nuovo, a conferma di un tenore di vita normale e comunque di un profilo soggettivo non rientrante nelle categorie previste dalla legge come possibili destinatari del beneficio.

Le irregolarità riscontrate, a carico di 37 cittadini, di cui 33 italiani e 4 stranieri, hanno consentito di stimare il danno erariale complessivo arrecato alle casse dello Stato in circa 279 mila euro, scongiurando, per il il futuro, un ulteriore esborso di circa 134.500 euro, somme che i percettori avrebbero altrimenti incassato senza il tempestivo intervento dei militari dell’Arma.

Gli esiti delle indagini sono stati quindi immediatamente segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, che ha dato il nulla osta all’interruzione dell’elargizione del sussidio a favore delle 37 persone che i carabinieri hanno denunciato a piede libero.

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