Ndrangheta, Sibilia: "Impegno e professionalità hanno portato all'arresto dei killer di Limbadi, lo Stato ha vinto ancora"

“Con l'operazione Demetra 2, i carabinieri di Vibo Valentia e Reggio Calabria hanno arrestato i due uomini accusati di essere gli esecutori dell'omicidio di Matteo Vinci a Limbadi. Su Limbadi è fondamentale non abbassare l'attenzione".

Questo il commento del sottosegretario al Ministero dell'Interno, Carlo Sibilia, in merito all'operazione "Demetra2" (per i dettagli clicca qui).

"Un anno fa - prosegue - proprio nel piccolo comune calabrese, ho partecipato all'inaugurazione di un centro di formazione aperto da Libera in un bene confiscato alla 'ndrangheta. Un'occasione importante in cui, con le altre istituzioni, ho ribadito quanto istruzione e cultura siano mezzi fondamentali per sconfiggere le mafie. In quella circostanza ho anche incontrato i carabinieri della Stazione di Limbadi e del provinciale di Vibo Valentia. Ho avuto modo di toccare con mano l'impegno e la passione profusa in un territorio gravemente ferito dalle organizzazioni mafiose. Dopo due anni-   conclude Sibilia - si chiude il cerchio intorno ai due mafiosi che, secondo la Dda di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, fabbricarono e piazzarono la bomba nell'auto del Caporalmaggiore Vinci. Oggi vince di nuovo lo Stato, contro gli ndranghetisti la lotta è senza quartiere!”

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'Ndrangheta: confiscati beni per un valore di 350 mila euro

I carabinieri della Compagnia di Palmi (Rc) hanno dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Carmelo Catalano, 52 anni, di Cosoleto, detto “U cortu”, già condannato in via definita lo scorso febbraio, per associazione mafiosa in relazione a reati commessi tra il 2008 e il 2011.

Dalle indagini condotte dal Ros dei carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Rifiuti spa 2” in merito all’infiltrazione illecita di elementi appartenenti a cosche di ‘ndrangheta del mandamento tirrenico nel tessuto economico ed imprenditoriale della provincia reggina, è emerso il ruolo di Catalano nella gestione degli interessi economici della cosca Alvaro di Sinopoli.

I militari della Compagnia di Palmi hanno quindi ricostruito l’entità del patrimonio che sarebbe stato illecitamente accumulato dal 52enne, ovvero: una ditta individuale, quote di società agricole, 2 abitazioni a Cosoleto, 12 terreni a Cosoleto, Gioia Tauro e Rizziconi  e contributi comunitari per l’agricoltura, per un valore complessivo stimato in 350 mila euro che, al termine dell’iter giudiziario, è stato sottoposto a confisca a seguito di decreto emesso dal Tribunale di Reggio Calabria.

Operazione "Perfido", gli interessi della 'ndrangheta sulle cave di porfido trentine

All'alba di oggi i carabinieri del Ros e dei Comandi di Trento, Roma e Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Tribunale di Trento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 19 soggetti indagati a vario titolo, tra gli altri, per i delitti di associazione mafiosa in quanto ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta, scambio elettorale politico-mafioso, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e riduzione o mantenimento in schiavitù.

Contestualmente il Ros e la polizia di Stato di Reggio Calabria, hanno eseguito un fermo d'indiziato di delitto, emesso dalla locale Procura distrettuale, a carico di altre 5 persone, indagate per associazione mafiosa ed altri gravi delitti, sui quali sono state registrate, in fase di indagine, convergenze investigative che hanno portato al coordinamento investigativo, sotto l’egida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, tra le Procure della Repubblica di Reggio Calabria e Trento.

Il risultato giunge al termine di un'attività investigativa condotta dal Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri che ha accertato l'esistenza e l'operatività di una locale di ‘ndrangheta a Lona Lases (Tn), con influenza sull’intera provincia di Trento, legata al clan operante a Cardeto (Rc) e vicino alle cosche reggine “Serraino”, “Iamonte” e “Paviglianiti”.

Dall'indagine è emerso come il processo di insediamento della ‘ndrangheta nella Val di Cembra sia collocabile tra gli anni '80 e '90 del Novecento ed abbia permesso agli esponenti della locale di Lona Lases (Tn) di assumere il controllo del settore dell’estrazione e della lavorazione del porfido, ovvero della maggiore risorsa economica del luogo.

Inoltre, per gli investigatori, il gruppo criminale, oltre ad aver intessuto una fitta rete di contatti con diversi ambiti della società civile (imprenditoria, istituzioni, politica), avrebbe offerto il sostegno elettorale ad alcuni candidati in occasione degli appuntamenti elettorali per il rinnovo di vari enti locali.

Dalle indagini sarebbe emerso anche il legame della locale trentina con una consorteria mafiosa attiva a Roma, i cui membri si sarebbero occupati della gestione di diverse imprese attive in Trentino e nel Lazio che, nei programmi degli indagati, sarebbero state funzionali all’esecuzione di attività di riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e fatturazioni per operazioni inesistenti.

Infine, il Ros e la guardia di finanza di Trento hanno eseguito un decreto di sequestro di beni, riconducibili ai destinatari del provvedimento cautelare emesso dal Tribunale trentino, per un valore di 1,5 milioni di euro.

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Blitz dei carabinieri del Ros contro la 'ndrangheta in provincia di Trento, 19 misure cautelari

I carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali di Trento, Roma e Reggio Calabria hanno eseguito un'ordinanza di misura cautelare emessa dal tribunale di Trento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 19 persone indagate a vario titolo, tra gli altri, per i reati di associazione mafiosa, in quanto ritenuti appartenenti alla 'ndrangheta.

Il risultato dell'operazione, denominata "Perfido", - condotta contestualmente ad un'analoga attività coordinata dalla Dda di Reggio Calabria - giunge al termine di un'indagine condotta dai carabinieri del Ros, che hanno accertato l'esistenza di una locale di 'ndrangheta attiva in provincia di Trento.

I dettagli dell'operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si svolgera alle 10.30 di oggi, presso il Comando provinciale dei carabinieri di Trento, alla quale parteciperanno il locale procuratore della Repubblica, Sandro Raimondi e il comandante del Ros, generale Pasquale Angelosanto.

 

 

Operazione "Pedigree 2" contro la 'ndrangheta, fermati 5 presunti esponenti del clan Serraino

Ha preso il via all'alba di oggi, un’operazione condotta dalla polizia di Stato e dai carabinieri del Ros di Trento e Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, finalizzata all’esecuzione di 5 fermi di indiziato di delitto emessi nei confronti di presunti elementi di vertice, luogotenenti e affiliati alla potente cosca della ‘ndrangheta Serraino operante nella città di Reggio Calabria e nel Trentino Alto Adige, ritenuti responsabili di associazione mafiosa.

Gli investigatori del Ros di Reggio Calabria e Trento e della Squadra mobile reggina hanno eseguito anche numerose perquisizioni e il sequestro di un esercizio commerciale.

Contestualmente è stata condotta una corrispondente operazione, coordinata dalla Dda di Trento, nell’ambito di una indagine che ha consentito al Ros trentino di accertare l’esistenza e l’operatività di una locale di ‘ndrangheta con influenza sull’intera provincia di Trento, quale proiezione della omonima struttura criminale operante a Cardeto (Rc) ed oggetto dell'operazione svolta a Reggio Calabria.

I particolari dell’operazione, denominata "Pedigree 2", saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30 presso la sala conferenze della Questura di Reggio Calabria, alla presenza del procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, del questore di Reggio Calabria Bruno Megale e dei rappresentanti dei Reparti e Uffici operanti.

'Ndrangheta: sequestrati beni per un valore di 1,5 milioni di euro

Nell’ambito dell’operazione “Provvidenza bis” eseguita questa mattina, il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, coadiuvato dal Comando provinciale di Reggio Calabria, ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro beni, per un valore di circa un milione e mezzo di euro, emesso dal Tribunale della città dello Stretto, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, a carico di Girolamo Mazzaferro, 85anni, ritenuto esponente di spicco della cosca di ‘ndrangheta “Piromalli” di Gioia Tauro.

La misura, eseguita in provincia di Reggio Calabria e nella città di Roma, ha portato al sequestro di due imprese agricole e sei immobili.

Il provvedimento giunge in seguito alle indagini avviate dopo l’esecuzione dell’operazione “Provvidenza” che, tra gennaio e febbraio 2017, ha portato alla disarticolazione della cosca “Piromalli”.

'Ndrangheta, operazione “Eyphemos II”: arresti, perquisizioni e sequestri di beni

“Eyphemos II” è il nome dato all’operazione nel corso della quale, dalle prime ore di questa mattina, gli investigatori della polizia di Stato hanno eseguito arresti, perquisizioni e sequestri di imprese, società, bar, ristoranti e beni immobili, per circa 2 milioni di euro, in provincia di Reggio Calabria, Ancona, Pesaro Urbino e nella città di Milano, nei confronti di presunti capi e gregari dell’articolazione della ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte.

Nel corso dell’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, sono state eseguite 9 ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, emesse nei confronti di presunti capi, elementi di vertice e prestanome di una pericolosa articolazione di ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte (Rc), considerata dipendente dalla potente cosca Alvaro, attiva a Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.

L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria fa luce su un’ampia serie di delitti e colpisce il complesso imprenditoriale, societario e immobiliare utilizzato dal presunto boss Domenico Laurendi e da altri soggetti ritenuti sodali di rilievo dell’organizzazione mafiosa (arrestati nello scorso mese di febbraio nell’ambito dell’operazione Eyphemos)

Tra gli arrestati, per concorso esterno in associazione mafiosa, figurano anche un commercialista, un imprenditore e un’impiegata.

I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11, presso la sala conferenze della Questura di Reggio Calabria, alla presenza del procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del questore di Reggio Calabria Maurizio Vallone.

‘Ndrangheta: favorirono la latitanza di due boss, manette per i rampolli di un’importante cosca

Altro duro colpo alla cosca “Facchineri” di Cittanova: dopo l’arresto di due latitanti, Giuseppe Facchineri nel 2017 e Girolamo Facchineri nel 2018 (quest’ultimo  individuato in un casolare nascosto nella fitta vegetazione dell’Aspromonte) e l’operazione “Altanum” del 2019 - a seguito della quale, nei giorni scorsi, la Procura di Reggio Calabria ha chiesto altissime pene, tra cui l’ergastolo per Giuseppe Facchinieri - oggi altri due esponenti della famiglia vengono condotti in carcere dai carabinieri della Compagnia di Taurianova.

Si tratta di Luigi e Domenico Facchineri, di 26 e 28 anni, figli dell’ex latitante Girolamo, anche lui già ristretto in carcere, ai quali i militari hanno notificato l’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dal Procuratore generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria, in quanto definitivamente condannati per i reati di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravati dalle finalità mafiose, commessi fino al 2016 in favore di Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, ritenuti gli allora capi e organizzatori delle temute cosche di ‘ndrangheta Crea e Ferraro-Mazzagati.

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Reggio Calabria, avallata dalla Procura generale e confermata in via definitiva in tutti e tre gradi di giudizio, i due giovani Facchineri, fino al 2016, si erano prodigati per fornire appoggio logistico alla latitanza dei due importi e anziani capi cosca.  

Una pluriennale latitanza, resa possibile dall’appoggio fornito da altre famiglie di ‘ndrangheta, tra cui i Facchineri e finita solo nel gennaio 2016, quando i due temuti boss vennero catturati in un bunker nell’entroterra di Maropati.

Domenico e Luigi Facchineri sono stati quindi condotti al carcere di Reggio Calabria, dove sconteranno la pena residua di 3 anni e 6 mesi.

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