'Ndrangheta, operazione "Farma business": custodia cautelare per 19 persone

E’ stata battezzata “Farma business”, l’operazione con la quale i carabinieri dei Comandi Provinciali di Catanzaro e Crotone hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 19 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, d’associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, ricettazione, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.

Il provvedimento trae origine da due attività investigative convergenti, sviluppate rispettivamente dai carabinieri dei Nuclei investigativi di Catanzaro e Crotone ed hanno interessato la cosca di ‘ndrangheta Grande - Aracri di Cutro (Kr).

In particolare, gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno permesso di definire i nuovi assetti della cosca dopo le operazioni che ne hanno colpito i principali esponenti e di documentare l’attività degli indagati che, attraverso l’intestazione fittizia di beni, sarebbero riusciti a reimpiegare i proventi illeciti della cosca, nella costituzione di una società, con base a Catanzaro, finalizzata alla distribuzione all’ingrosso di prodotti medicinali mediante una rete di punti vendita costituiti da farmacie e parafarmacie ( 20 in Calabria, 2 in Puglia e 1 in Emilia Romagna).

Gli investigatori sarebbero riusciti, inoltre, ad accertare il supporto fornito alla consorteria da parte di professionisti ed imprenditori, nonché di un consigliere  regionale della Calabria, il cui intervento, sarebbe stato ricambiato con il sostegno della cosca alle elezioni regionali del novembre 2014.

Le indagini hanno consentito di ricostruire anche episodi intimidatori compiuti sia per scopo  estorsivo che per realizzare l’iniziativa imprenditoriale.

'Ndrangheta: sequestro di beni a presunto esponente della cosca De Stefano

I poliziotti della Divisione anticrimine della Questura di Reggio Calabria hanno eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di Alfonso Molinetti, 25anni, del luogo. 

Il provvedimento è scaturito dalle indagini patrimoniali, anche di natura bancaria e finanziaria, che hanno consentito di accertare la sproporzione tra i redditi dichiarati e quanto realmente accumulato dal destinatario della misura, ritenuto appartenente alla ndrangheta locale e in particolare alla cosca De Stefano,

Molinetti, il 15 giugno scorso, era stato raggiunto da un’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, nell’ambito dell'operazione “Malefix” che ha interessato diversi soggetti ritenuti affiliati alle cosche De Stefano-Tegano e Libri, responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e detenzione e porto di armi da fuoco, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

In particolare, il sequestro ha interessato una pescheria ed i conti correnti di Molinetti e dei familiari conviventi.

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Latitante di 'ndrangheta catturato a Mongiana

I militari dei Comandi provinciali di Reggio Calabria della guardia di finanza e dell’Arma dei carabinieri hanno eseguito un'operazione di polizia giudiziaria conclusasi con la cattura di Domenico Bellocco, latitante di ‘ndrangheta ed esponente di spicco della omonima cosca di Rosarno (Rc), uno dei sodalizi criminali mafiosi più potenti del mandamento tirrenico, con ramificazioni in tutta Italia e in Europa.

Il latitante è stato localizzato e catturato in un casolare in una zona rurale del comune di Mongiana (Vv).

Nell'ambito dell’operazione, convenzionalmente denominata “Tre croci”, il Gico – Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata - ha raccolto questo pomeriggio elementi utili alla localizzazione del ricercato.

Il latitante, ricercato dal novembre 2019 per associazione per traffico di sostanze stupefacenti e di tipo mafioso, si era sottratto ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’autorità giudiziaria reggina, in seguito alle risultanze di un'operazione antidroga del Goa di Reggio Calabria, denominata “Magma”.

L’arrestato sarà associato alla casa circondariale di Vibo Valentia.

Allo stato, sono in corso ulteriori indagini al fine d'identificare e rintracciare eventuali fiancheggiatori del latitante che, peraltro, è stato trovato in possesso di documenti falsi. 

'Ndrangheta, operazione "Demetra": confiscati beni per 17 milioni di euro alla cosca Grande Aracri

I finanzieri del Comando provinciale di Cremona, coadiuvati dalle fiamme gialle del Comando provinciale di Crotone, hanno confiscato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di 17 milioni di euro appartenenti alla ‘ndrina capeggiata dal boss Nicolino Grande Aracri. Le attività, condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Cremona e coordinate della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, hanno consentito alla Corte d’appello del capoluogo emiliano di giungere alla definitiva condanna di esponenti di spicco della cosca stanziatasi nelle aree di confine tra Lombardia ed Emilia. Le indagini, che hanno preso spunto da un episodio di usura perpetrato ai danni di un imprenditore cremonese da parte di un usuraio piacentino, sono proseguite con gli approfondimenti ed analisi dei flussi finanziari – poi confluiti nell’operazione Aemilia – ed hanno consentito di portare alla luce ulteriori episodi delittuosi commessi ai danni di imprenditori emiliani. In un caso è stato addirittura accertato un prestito sul quale è stato applicato un interesse del 200 per cento: a fronte di 700 mila euro la vittima è stata costretta e restituirne oltre un milione. Tutto ciò è stato possibile grazie allo strumentale utilizzo di società fasulle i cui bilanci apparivano perfettamente regolari grazie alla complicità di professionisti conniventi: oltre 20 milioni le fatture false scoperte. I proventi delle attività illecite sono poi stati riciclati nell’acquisto di complessi immobiliari, di strutture turistico-alberghiere, di società agricole, edili immobiliari ed in imprese di trasporti e logistica. Nell’operazione i finanzieri di Cremona hanno definitivamente confiscato: 28 immobili, ubicati nella provincia di Crotone; 5 società operanti nel settore dell’edilizia, logistica e ristorazione, operanti nelle provincie di Crotone, Parma e Vicenza; 2 automezzi; 3 macchine operatrici agricole; 1 natante di 7,50 metri con motore entrobordo; 5 unità abitative rimovibili. Il provvedimento di confisca costituisce l’epilogo di un complesso iter giudiziario che dimostra, ancora una volta, la costante azione della guardia di finanza nella ricerca e repressione dei più gravi crimini di matrice economicofinanziaria e nell’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati. Azione di contrasto che assume maggior spessore alla luce del fatto che parte degli immobili e dei veicoli sono stati restituiti alla collettività in quanto destinati alle forze di polizia, ai vigili del fuoco e ad enti no-profit per le loro finalità sociali.

Ndrangheta, Sibilia: "Impegno e professionalità hanno portato all'arresto dei killer di Limbadi, lo Stato ha vinto ancora"

“Con l'operazione Demetra 2, i carabinieri di Vibo Valentia e Reggio Calabria hanno arrestato i due uomini accusati di essere gli esecutori dell'omicidio di Matteo Vinci a Limbadi. Su Limbadi è fondamentale non abbassare l'attenzione".

Questo il commento del sottosegretario al Ministero dell'Interno, Carlo Sibilia, in merito all'operazione "Demetra2" (per i dettagli clicca qui).

"Un anno fa - prosegue - proprio nel piccolo comune calabrese, ho partecipato all'inaugurazione di un centro di formazione aperto da Libera in un bene confiscato alla 'ndrangheta. Un'occasione importante in cui, con le altre istituzioni, ho ribadito quanto istruzione e cultura siano mezzi fondamentali per sconfiggere le mafie. In quella circostanza ho anche incontrato i carabinieri della Stazione di Limbadi e del provinciale di Vibo Valentia. Ho avuto modo di toccare con mano l'impegno e la passione profusa in un territorio gravemente ferito dalle organizzazioni mafiose. Dopo due anni-   conclude Sibilia - si chiude il cerchio intorno ai due mafiosi che, secondo la Dda di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, fabbricarono e piazzarono la bomba nell'auto del Caporalmaggiore Vinci. Oggi vince di nuovo lo Stato, contro gli ndranghetisti la lotta è senza quartiere!”

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'Ndrangheta: confiscati beni per un valore di 350 mila euro

I carabinieri della Compagnia di Palmi (Rc) hanno dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Carmelo Catalano, 52 anni, di Cosoleto, detto “U cortu”, già condannato in via definita lo scorso febbraio, per associazione mafiosa in relazione a reati commessi tra il 2008 e il 2011.

Dalle indagini condotte dal Ros dei carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Rifiuti spa 2” in merito all’infiltrazione illecita di elementi appartenenti a cosche di ‘ndrangheta del mandamento tirrenico nel tessuto economico ed imprenditoriale della provincia reggina, è emerso il ruolo di Catalano nella gestione degli interessi economici della cosca Alvaro di Sinopoli.

I militari della Compagnia di Palmi hanno quindi ricostruito l’entità del patrimonio che sarebbe stato illecitamente accumulato dal 52enne, ovvero: una ditta individuale, quote di società agricole, 2 abitazioni a Cosoleto, 12 terreni a Cosoleto, Gioia Tauro e Rizziconi  e contributi comunitari per l’agricoltura, per un valore complessivo stimato in 350 mila euro che, al termine dell’iter giudiziario, è stato sottoposto a confisca a seguito di decreto emesso dal Tribunale di Reggio Calabria.

Operazione "Perfido", gli interessi della 'ndrangheta sulle cave di porfido trentine

All'alba di oggi i carabinieri del Ros e dei Comandi di Trento, Roma e Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Tribunale di Trento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 19 soggetti indagati a vario titolo, tra gli altri, per i delitti di associazione mafiosa in quanto ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta, scambio elettorale politico-mafioso, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e riduzione o mantenimento in schiavitù.

Contestualmente il Ros e la polizia di Stato di Reggio Calabria, hanno eseguito un fermo d'indiziato di delitto, emesso dalla locale Procura distrettuale, a carico di altre 5 persone, indagate per associazione mafiosa ed altri gravi delitti, sui quali sono state registrate, in fase di indagine, convergenze investigative che hanno portato al coordinamento investigativo, sotto l’egida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, tra le Procure della Repubblica di Reggio Calabria e Trento.

Il risultato giunge al termine di un'attività investigativa condotta dal Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri che ha accertato l'esistenza e l'operatività di una locale di ‘ndrangheta a Lona Lases (Tn), con influenza sull’intera provincia di Trento, legata al clan operante a Cardeto (Rc) e vicino alle cosche reggine “Serraino”, “Iamonte” e “Paviglianiti”.

Dall'indagine è emerso come il processo di insediamento della ‘ndrangheta nella Val di Cembra sia collocabile tra gli anni '80 e '90 del Novecento ed abbia permesso agli esponenti della locale di Lona Lases (Tn) di assumere il controllo del settore dell’estrazione e della lavorazione del porfido, ovvero della maggiore risorsa economica del luogo.

Inoltre, per gli investigatori, il gruppo criminale, oltre ad aver intessuto una fitta rete di contatti con diversi ambiti della società civile (imprenditoria, istituzioni, politica), avrebbe offerto il sostegno elettorale ad alcuni candidati in occasione degli appuntamenti elettorali per il rinnovo di vari enti locali.

Dalle indagini sarebbe emerso anche il legame della locale trentina con una consorteria mafiosa attiva a Roma, i cui membri si sarebbero occupati della gestione di diverse imprese attive in Trentino e nel Lazio che, nei programmi degli indagati, sarebbero state funzionali all’esecuzione di attività di riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e fatturazioni per operazioni inesistenti.

Infine, il Ros e la guardia di finanza di Trento hanno eseguito un decreto di sequestro di beni, riconducibili ai destinatari del provvedimento cautelare emesso dal Tribunale trentino, per un valore di 1,5 milioni di euro.

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Blitz dei carabinieri del Ros contro la 'ndrangheta in provincia di Trento, 19 misure cautelari

I carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali di Trento, Roma e Reggio Calabria hanno eseguito un'ordinanza di misura cautelare emessa dal tribunale di Trento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 19 persone indagate a vario titolo, tra gli altri, per i reati di associazione mafiosa, in quanto ritenuti appartenenti alla 'ndrangheta.

Il risultato dell'operazione, denominata "Perfido", - condotta contestualmente ad un'analoga attività coordinata dalla Dda di Reggio Calabria - giunge al termine di un'indagine condotta dai carabinieri del Ros, che hanno accertato l'esistenza di una locale di 'ndrangheta attiva in provincia di Trento.

I dettagli dell'operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si svolgera alle 10.30 di oggi, presso il Comando provinciale dei carabinieri di Trento, alla quale parteciperanno il locale procuratore della Repubblica, Sandro Raimondi e il comandante del Ros, generale Pasquale Angelosanto.

 

 

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