'Ndrangheta, sorveglianza speciale e sequestro dei beni per una 40enne

Rosarno - I Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno confiscato ingenti beni patrimoniali e applicato la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di 3 anni e 6 mesi, nei confronti di Giovanni Cacciola, 40anni, di Rosarno (Rc)

Il provvedimento – emanato dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria - è giunto al termine di un'indagine che ha consentito di accertare illecite accumulazioni patrimoniali per un valore complessivo di circa 630 mila euro, consistenti in quattro immobili, ubicati a Rosarno e quattro prodotti finanziari.

La destinataria della misura è ritentuta elemento di spicco della cosca di 'ndrangheta "Cacciola - Grasso", operante nella piana di Gioia Tauro con ramificazioni nel nord Italia e all'estero.

Processo Stige: la Cgil soddisfatta per la sentenza

“Soddisfazione ma soprattutto un incoraggiamento a continuare e a consolidare l’opera che ormai da anni abbiamo intrapreso nella costituzione di parte civile nei processi di mafia e di corruzione. Il fatto che, oltre alle condanne, il Tribunale riconosca esplicitamente il danno subito dalla Cgil come conseguenza dell’azione mafiosa dimostra una volta di più quanto sia importante la nostra azione di tutela del mondo del lavoro”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra e il segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato commentano la sentenza del Tribunale di Crotone a conclusione del processo scaturito dall’operazione Stige del 2018 sulle infiltrazioni nell’economia e nella politica della provincia, che ha portato a 54 condanne per complessivi 609 anni di carcere.

“Le mafie – proseguono i dirigenti sindacali – rappresentano un vero e proprio cappio al collo che impedisce al nostro paese di progettare il proprio futuro nell’ambito di una prospettiva di sviluppo e di legalità, a partire dalle condizioni di lavoro. Ringraziamo quindi le forze dell’ordine e la Magistratura per il lavoro prezioso che stanno svolgendo e – aggiungono – a loro come a tutte le istituzioni diciamo che la Cgil è al loro fianco in questa battaglia democratica e di libertà. Inoltre – concludono Massafra e Sposato – rivolgiamo un ringraziamento alle nostre strutture, la Cgil nazionale e la Cgil Calabria, e agli avvocati che si sono impegnati con tanta convinzione”.

Armi, droga e ricettazione: 13 misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Orso”

Crotone - E’ scattata all’alba di oggi l’operazione denominata “Orso”, con la quale i Carabinieri della Compagnia di Crotone, con il supporto dei colleghi dello Squadrone eliportato Cacciatori “Calabria” e del 14° Btg “Calabria”, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, che dispone una misura cautelare nei confronti di 12 persone (di cui 9 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) ed una misura dell’obbligo di dimora nei confronti di un altro indagato.

Per tutti l’accusa, a vario titolo, è di associazione armata finalizzata al traffico illecito di eroina, cocaina e marijuana; ricettazione e detenzione di armi da guerra.

Due degli indagati sono accusati, inoltre, di far parte alle cosche di ‘ndrangheta Vrenna-Corigliano-Bonaventura – Ciampa’ e Megna.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che il Procuratore Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro terrà alle 11 di  oggi, presso il Comando provinciale Carabinieri di Crotone.

‘Ndrangheta: 18 misure cautelari, fatta luce su un omicidio

Petilia Policastro - I Carabinieri del Comando provinciale di Crotone hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 18 indagati, di cui 11 già sottoposti a fermo d’indiziato di delitto eseguito il 25 gennaio scorso nell’ambito dell’operazione “Eleo”, 3 già detenuti per altri procedimenti penali e 4 catturati oggi.

Per tutti l’accusa è, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsioni, usura, delitti in materia di armi, furti, danneggiamenti seguiti da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso.

L’operazione che ha interessato i comuni di Petilia Policastro (KR) e Crotone giunge al termine di un’indagine avviata nel 2018 che ha permesso di fare luce sull’attività della locale di ‘ndrangheta di Petilia Policastro attiva anche nel territorio di Cotronei.

Gli investigatori hanno, inoltre, individuato e delineato i singoli ruoli dei componenti della cosca, arrivando ad identificare i presunti autori dell’omicidio dell’allevatore Massimo Vona, avvenuto il 30 ottobre 2018, quando, dopo essere stato attirato in un’azienda agricola in località “Scardiato” di Petilia Policastro, con il falso pretesto di “consegnargli” i responsabili dell’incendio appiccato nel 2016 ad suo capannone, sarebbe stato ucciso, con almeno due colpi d’arma da fuoco.

I responsabili del delitto avrebbero, quindi, fatto sparire il cadavere, che non è mai stato rinvenuto.

L’8 novembre 2018, in località Scavino di Petilia Policastro, i carabinieri hanno rinvenuto solo la carcassa dell’autovettura dell’allevatore scomparso, completamente distrutta dalle fiamme e abbandonata in una stradina interpoderale.

  • Pubblicato in Cronaca

Operazione “Kossa” contro la ‘ndrangheta: 17 misure cautelari, sequestrati beni per 10 milioni di euro

Cassano all'Ionio - All’alba di oggi, gli uomini del Servizio centrale operativo e delle Squadre mobili di Cosenza e Catanzaro, supportati da pattuglie di diversi Reparti prevenzione Crimine e dalle Squadre mobili delle Questure di Salerno e Forlì-Cesena, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal gip distrettuale, nei confronti di 17 persone ritenute appartenenti o vicine al clan di 'ndrangheta “Forastefano” di Cassano all'Ionio (Cs).

I destinatari della misura sono accusati a vario titolo di: associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, violenza privata, trasferimento fraudolento di valori, truffa, aggravati dal metodo e dall'agevolazione mafiosa.

Nel corso delle indagini culminate nell’operazione, denominata “Kossa”, ovvero l’antico nome di Cassano, è stato ricostruito l’assetto della cosca “Forastefano”, che secondo gli investigatori, dopo gli arresti subiti nel 2008, si sarebbe “rigenerata” attraverso una più incisiva penetrazione nel tessuto economico della Sibaritide, in particolare nel settore agroalimentare e in quello dei trasporti.

La penetrazione - definita dagli inquirenti “quasi totalizzante” – sarebbe stata resa possibile anche dalla pax mafiosa stipulata con gli storici rivali.

Dalle indagini è emerso, inoltre, il ruolo di professionisti e imprenditori, per i quali è stato ipotizzato il concorso esterno in associazione mafiosa.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati terreni, fabbricati, quote societarie, imprese individuali e autovetture riconducibili a membri della famiglia Forastefano o ai loro presunti prestanome, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

In particolare, le persone raggiunte dal provvedimento cautelare, sono: (destinatari di custodia in carcere) Pasquale Forastefano, detto “l’Animale”, 35 anni , di Cassano all’Ionio (Cs); Alessandro Forastefano (30), di Cassano allo Ionio;Domenico Massa (35), detto “Cicciotto”, di San Lorenzo del Vallo (Cs); Luca Talarico, (37), di Spezzano Albanese (Cs); Agostino Pignataro (40), di Spezzano Albanese; Stefano Bevilacqua (36), di Cassano allo Ionio; Antonio Antolino (36), di Cassano allo Ionio; Leonardo falbo (41), di Cassano allo Ionio; Gianfranco arcidiacono (34), di Trebisacce (Cs); Nicola Abbruzzese (42), detto “semiasse”, di Cassano allo Ionio.

Destinatari di arresti domiciliari: Alessandro Arcidiacono (52), di Cassano allo Ionio; Saverio Lento (62), di Altomonte (Cs); Damiano Elia (49), di Cassano allo Ionio; Francesca Intrieri (29), di Castiglione Cosentino (Cs); Andrea Elia (36), di Cassano allo Ionio; Vincenzo Pesce (55), Cassano allo Ionio; Giuseppe Bisantis (53), di Capaccio Paestum (Sa). 

‘Ndrangheta: blitz contro il clan “Forastefano”, eseguite 17 misure cautelari

Ha preso il via all’alba di oggi un’importante operazione della polizia di Stato, finalizzata all’esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 17 presunti appartenenti e vicini al potente clan di ‘ndrangheta dei “Forastefano”, attivo nel campo delle estorsioni e dell’intestazione fittizia di beni a Cassano all’Ionio (Cs) e in tutta la Sibaritide.

I dettagli del blitz saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 di oggi, presso la Questura di Cosenza, alla presenza del procuratore capo Nicola Gratteri, del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, del direttore centrale Anticrimine, prefetto Francesco Messina e del direttore del Servizio centrale operativo della polizia di Stato Fausto Lamparelli.

Reddito di cittadinanza a condannato per mafia ed a parenti di ‘ndranghetisti, 14 denunce a Crotone

Crotone - Avrebbero percepito indebitamente il reddito di cittadinanza.

Per questo motivo, 14 persone sono state denunciate dalla Guardia di finanza di Crotone.

Tra i beneficiari del sussidio, figurerebbe anche un condannato in via definitiva nell’ambito delle indagini dell’operazione “Kyterion” nei confronti della cosca Grande Aracri.

Come se non bastasse, gli altri 13 denunciati sarebbero legati da  rapporti di parentela ad esponenti della ‘ndranghetra, già condannati per reati di mafia ed estorsione, traffico di stupefacenti e detenzione di armi a seguito delle operazioni “Eracles/Perseus”, “Filottete”, “Old Family” e “Kyterion” che hanno interessato le cosche di Crotone, Cutro e Petilia Policastro.

Complessivamente, l’importo indebitamente percepito, supera i 100 mila euro.

I destinatari del provvedimento sono stati segnalati all’Inps per il recupero delle somme illecitamente percepite.

'Ndrangheta, operazione "Golgota": duro colpo alle cosche del Crotonese

La Polizia di Stato, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 36 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi e munizioni nonché associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Gli arresti sono la conseguenza di quanto emerso nel corso di un’indagine condotta dalla Squadra mobile di Crotone e dal Servizio centrale operativo, che ha interessato la cosca Arena-Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto (Kr) e la famiglia Mannolo - c.d. “pecorari”- operante a San Leonardo di Cutro.

L’indagine, nella quale sono confluite le risultanze investigative di due distinti filoni che, nel corso del tempo, si sono intrecciati, ha permesso di fare luce su un ampio spaccato criminale del Crotonese.

In particolare, l’attività investigativa condotta ad Isola di Capo Rizzuto ha rappresentato una prosecuzione dell’operazione “Tisifone” scattata il 20 dicembre del 2018, su disposizione della Procura distrettuale di Catanzaro, nei confronti di 23 persone riconducibili alle famiglie di ‘ndrangheta Arena-Nicoscia-Manfredi-Capicchiano che ha consentito di fare luce sulle dinamiche criminali, sulle propaggini della cosca al nord Italia  e sui rapporti che le famiglie isolitane mantengono con altre famiglie di ‘ndrangheta del Crotonese, in particolare con i Megna di Papanice ed i Mannolo di San Leonardo di Cutro.

Proprio con quest’ultimi, sono emersi intrecci con un’altra relativa ad un fiorente traffico di sostanza stupefacente il cui epicentro era proprio il territorio di San Leonardo, da dove partivano i rifornimenti per l’intera provincia pitagorica.

Le intercettazioni hanno permesso di scoprire i rapporti della famiglia Mannolo con soggetti crotonesi ed isolitani.

Inquietante si è rivelata, la capacità degli indagati di acquisire informazioni sulle indagini in corso e le operazioni in procinto di essere compiute.

All’esecuzione delle catture richieste dalla Procura, hanno partecipando più di duecento poliziotti appartenenti alla Squadra mobile di Crotone ed al Servizio centrale operativo che si sono avvalsi della collaborazione delle Squadre mobili di Bergamo, Catanzaro, Cosenza, Milano, Novara, Vibo Valentia e Reggio Calabria, del Reparto Prevenzione Crimine di Bari, Cosenza, Lecce, Vibo Valentia e Siderno e delle Unità Cinofile di Vibo Valentia e Reggio Calabria e dell’elicottero del V^ Reparto Volo di Reggio Calabria.

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