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Commissione antimafia: "Verona è a rischio 'ndrangheta"

"Verona è il punto più fragile del Veneto e ci sentiamo di segnalare che la consapevolezza sul livello 'ndranghetista e mafioso nel territorio è ancora insufficiente".E' quanto hanno affermato i membri della Commissione parlamentare bicamerale antimafia riunitasi a Verona, sotto la guida della presidente Rosy Bindi. "Questa - ha dichiarato Rosy Bindi - è ancora una regione per cui si può usare la parola infiltrazione e non insediamenti e non vorremmo che a episodi sporadici seguisse un radicamento, come avvenuto in altre regioni. Dagli elementi che abbiamo raccolto - ha aggiunto - ci sentiamo di chiedere alla Prefettura e al Comitato di sicurezza, anche alla luce di recenti fatti analizzati dalle procure di Bologna, Brescia e Catanzaro, di rivalutare la possibilità della nomina di una Commissione di accesso al Comune di Verona e magari anche in altri comuni che hanno visto il verificarsi di fatti inquietanti, di rapporti tra amministrazione ed associazioni criminali".

I carabinieri trovano un bunker nella locride

Una vasta operazione, ancora in corso, condotta dai carabinieri, nel triangolo compreso tra San Luca, Benestare e Bovalino, ha portato alla scoperta di un bunker che potrebbe aver dato rifugio ad esponenti della criminalità organizzata

'Ndrangheta: condannato a 12 anni l'ex Consigliere regionale Cherubino

E'stato condannato a 12 anni di carcere l'ex Consigliere regionale Cosimo Cherubino alla sbarra, con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, nell'ambito del procedimento Falsa Politica. Secondo l'inchiesta condotta dal Pm Antonio De Bernardo, Cherubino era legato al clan Commisso che con la sua influenza era in grado di determinare i destini politici, economici e sociali di Siderno. Oltre all'ex Consigliere regionale, il tribunale di Locri ha emesso quattro sentenze di condanna e due assoluzioni. Cherubino dopo una lunga militanza nei Sdi, in occasione delle elezioni regionali del 2010 era confluito nel Pdl, ma non era stato eletto, nonostante, secondo l'accusa, fosse stato appoggiato dal clan Commisso.

 

 

 

 

La ‘ndrangheta che cambia: dalle armi ai centri commerciali

I tentacoli sono sempre più lunghi e possenti. Arrivano in ogni dove, abbrancano ogni settore. Tappano troppe bocche, soffocano tante speranze. Eppure le operazioni delle forze dell’ordine si moltiplicano, gli arresti non si contano. L’ultima settimana è stata quasi uno scorrere di fotogrammi che descrivono che cosa è oggi la ‘ndrangheta. Dallo scacco ai Piromalli di Gioia Tauro ai duri colpi alla cosca degli zingari di Cassano allo Jonio gli inquirenti hanno svelato interessi e connubi, affari illeciti e rapporti inquinati. Lo si sapeva, così è semplicemente più chiaro e tangibile. La ‘ndrangheta non si limita a minacciare e sparare, ma viaggia, progetta e investe. In Calabria come in ogni angolo del globo. S’infiltra e contamina, offusca e corrompe, si riunisce, decide e vota. Aleggia sui centri commerciali, compra e vende cocaina, eroina e marijuana, predomina nei traffici di armi e nei pericoli per la sicurezza nazionale vede occasioni di profitto. Intimidisce gli amministratori, manda messaggi sinistri alle vedove che vorrebbero gridare il loro dolore, s’insinua nei lavori pubblici. A volte con la veste elegante dell’imprenditore, altre con il passamontagna e la benzina per incendiare gli embrioni dello sviluppo. Si manifesta nei fatti materiali come nelle subculture che ogni giorno si nutrono di omertà e prevaricazione. È un fenomeno che va studiato a fondo per poter essere compreso e combattuto. Perché si evolve continuamente, mutando non solo nelle forme e nelle attività, ma anche nei riti. Nei giorni scorsi “Il fatto quotidiano” ha raccontato il battesimo di ‘ndrangheta ricevuto da Luciano Nocera, finito dietro le sbarre con l’accusa di omicidio. La sua affiliazione  è avvenuta nel carcere di Como nel 2004: “da sempre – ha spiegato Nocera ai magistrati dell’antimafia milanese – sono stato vicino a gente affiliata, ero un contrasto onorato. Prima mi diedero lo sgarro e poi la Santa”. In particolare, “per il conferimento della Santa, Vona mi fece una croce sulla schiena e bevve il sangue che uscì”. Ci sono, dunque, procedure e regole interne, soprattutto c’è una capacità di penetrare nella società con le chiavi del bisogno e della disoccupazione, con quelle della sete di denaro facile  e del desiderio di potere. Le Istituzioni sembrano carenti di mezzi e di uomini in questa lotta contro un male che parte dall’anima; talvolta sono indebolite perché quel male ce l’hanno dentro.  E non basta sciogliere gli Enti per bonificarli perché questo cancro è capace di infettare la burocrazia oltre che la politica. La guerra per sconfiggerlo parte dalla quotidianità, dalle piccole verità, dal coraggio di pensare alle generazioni del futuro e non unicamente a se stessi. E prima di cercare di cambiare gli altri, occorre guardarsi allo specchio e riflettere sulle proprie azioni.

  • Pubblicato in Diorama

De Raho: "Ipotizzabile alleanza Isis-'ndrangheta"

Esiste il rischio concreto che l’Isis si serva dell’appoggio logistico della ‘ndrangheta alla quale concederebbe come contropartita droga e armi. Non è nè una certezza, nè il frutto della fantasia, ma un’ipotesi su cui Federico Cafiero De Raho ritiene necessario porre la dovuta attenzione. "La 'ndrangheta – spiega all’Ansa il procuratore di Reggio Calabria - è un'organizzazione criminale che si muove per finalità di profitto, quindi ovunque c'e' un profitto, un interesse. D'altro canto per l'importazione delle armi con chi ha rapporti se non con determinati ambienti che sono vicini al terrorismo o che sono vicini alle guerre che si sono sviluppate negli ultimi anni in alcuni Paesi? Quindi, comunque, le armi vengono da quei territori. Attraverso l'Isis riuscirebbe anche ad avere droga, soprattutto eroina”. Sarebbero, al riguardo, in corso alcune inchieste della Dda "fondate sul monitoraggio internet, per verificare, con la polizia postale, se persone, soprattutto extracomunitari, che provengono dalle aree più calde e che risiedono nel territorio reggino possano avere rapporti con esponenti dell'Isis o comunque con quel mondo vicino al terrorismo o con persone che si sono addestrate in quei territori. Abbiamo indizi di vicinanza ma non intraneità al terrorismo. Alcuni – aggiunge De Raho – hanno dimostrato di condividere in pieno quella propaganda, addirittura quelle modalità operative, ma non ci risulta che siano già dentro l'area del terrorismo. Abbiamo indizi della vicinanza ma non della intraneità al terrorismo".

 

‘Ndrangheta nel mantovano, in 5 tornano in carcere

Azione a sorpresa per i carabinieri della caserma di Viadana che hanno attuato una serie di perquisizioni e provvedimenti sottoscritti dal giudice del tribunale di Brescia. L’occhio della Dda si  è soffermato sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel sistema economico mantovano e ha prodotto il passaggio dai domiciliari al carcere per Antonio Muto, Gaetano Belfiore, Rosario Grande Aracri, Salvatore Grande Aracri e Moreno Nicolis. Ai militari in divisa si sono aggiunti durante il blitz diversi carabinieri in abiti civili.

'Ndrangheta, altri 2 arresti per usura ed estorsioni

Finiscono in manette altre due persone ritenute contigue  alla cosca Bianco-Barba di Vibo Valentia, legata al predominante clan dei Mancuso di Limbadi. L'operazione, eseguita dai carabinieri del reparto operativo di Vibo su richiesta della Dda di Catanzaro, costituisce il proseguimento delle operazioni "Insomnia" e "Insomnia 2" che, negli ultimi 2 mesi dello scorso anno, avevano consentito di intervenire su un ampio giro di usura ed estersioni messe in atto nella provincia vibonese ed in quella reggina. Ad emettere i provvedimenti cautelari è stato il Gip del tribunale di Catanzaro. 

'Ndrangheta, si costituisce l'imprenditore Vertinelli

L'imprenditore Palmo Vertinelli si è spontaneamente presentato presso la stazione dei carabinieri di Bologna accompagnato dal suo avvocato Gaetano Pecorella. Lo riferisce l'Ansa. Il soggetto era latitante nell'ambito dell'operazione "Aemilia" della Dda. Accusato di associazione a delinquere di tipo mafioso e di essere uno dei prestanome delle cosche nella pianura padana, aveva visto emettere nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare, cui era sfuggito lo scorso 28 gennaio.

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