Sorpresi a trafugare legna nel Parco delle Serre, arrestati 3 fratelli

I carabinieri dell’Aliquota radiomobile della Compagnia di Serra San Bruno e della Stazione di Vazzano hanno arrestato tre persone, sorprese a trafugare legna presso il vivaio “Ariola”, gestito dall’azienda “Calabria Verde”, in un'area del Parco regionale delle Serre, ubicata nel Comune di Gerocarne. 

Intervenuti in seguito ad una segnalazione, una volta giunti sul posto, i militari hanno sorpreso tre fratelli del luogo, intenti a caricare legna su una Lancia Y.

Una volta bloccati, i tre sono stati identificati in: Walter, Giuseppe e Jonatan Loielo, rispettivamente di 23, 20 e 18 anni. 

Dopo aver sequestrato 4 quintali di legname rinvenuto sul posto, gli uomini dell'Arma hanno tratto in arresto i tre fratelli.

In seguito al processo con rito direttissimo celebrato oggi presso il Tribunale di Vibo Valentia, l’arresto è stato convalidato; tuttavia non è stata emessa alcuna misura cautelare.

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Faida nelle Pre Serre: Rinaldo Loielo e Filippo Pagano condannati a 8 anni di carcere

I giudici della Corte d'Appello di Catanzaro hanno inflitto 8 anni di reclusione sia a Rinaldo Loielo che a Filippo Pagano. Sedevano sul banco degli imputati con l'accusa di aver detenuto una bomba radiocomandata dagli effetti devastanti e pesante più di due chilogrammi. Il primo risiede ad Ariola, il secondo a Soriano Calabro ed hanno tutti e due 25 anni. In primo grado, processo celebrato con rito abbreviato, era stata irrogata loro la pena a 5 anni di carcere. Furono tratti in arresto dagli agenti della Squadra Mobile nell'ottobre di tre anni addietro nell'ambito di un'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che coinvolse anche Pantaleone Mancuso, noto come "Scarpuni" e considerato personaggio apicale dell'omonima cosca di Limbadi.  Loielo e Pagano furono sorpresi vicino Rosarno a bordo di una vettura dentro cui i poliziotti scovarono l'ordigno. Sulla base di ciò che emerse in fase d'indagine, sarebbe stato Pantaleone Mancuso a consegnare la bomba a Loielo, figlio di quel Giuseppe, assassinato quattordici anni fa nella famosa strage di Ariola e ritenuto anch'egli tra i personaggi di spicco della 'ndrangheta locale. Il materiale esplosivo avrebbe dovuto essere utilizzato con lo scopo di far deflagrare ulteriormente la faida che vedeva contrapposti, nella zona, la cosca Loielo, ai Ciconte ed agli Emanuele. 

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