Grotte di Zungri: patrimonio archeologico da difendere anche dai rischi naturali

Non si attenua l’attenzione dell’Arpacal sul sito archeologico delle Grotte di Zungri, complesso rupestre, composto da un centinaio di grotte, in provincia di Vibo Valentia, articolato su una superficie di circa 3.000 Mq le cui origini sono databili tra il VII – IX sec. a.C.
L’interesse dell’agenzia ambientale calabrese, che già nel 2019 aveva concesso il patrocinio al Comune vibonese per iniziative di promozione sul territorio, si concretizza in una serie di studi e ricerche, anche in collaborazione con società scientifiche di settore, per capire come i fattori ambientali, ed in particolare i rischi naturali idrogeologici, possano compromettere questo patrimonio storico ed archeologico regionale.
L’attenzione dell’Arpacal su Zungri ha già fatto sì che questo importante sito archeologico entrasse di diritto nelle Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, volume annuale pubblicato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che nell’ultima edizione del 2020 aveva dedicato un capitolo all’insediamento rupestre degli Sbariati.
In occasione del seminario organizzato sabato scorso dall’ordine degli architetti della provincia di Vibo Valentia, il direttore scientifico di Arpacal, Michelangelo Iannone, ha sottolineato come l’evento si collochi in una visione strategica e più allargata della mission dell’Agenzia, che deriva dalle indicazioni del Snpa nel Rapporto Territorio 2018, ovvero che “La tutela del patrimonio ambientale, del paesaggio e il riconoscimento del valore del capitale naturale sono compiti e temi che ci richiama l’Europa, fondamentali alla luce delle particolari condizioni di fragilità e di criticità climatiche e territoriali del nostro Paese”.
La stessa Ispra, ha continuato Iannone, con il progetto ArTeK (Satellite enabled services for preservation and valorization of cultural heritage) integra in una piattaforma informatica le più moderne tecnologie di analisi dei dati di osservazione aerea e satellitare per monitorare lo stato di conservazione e rischio di beni culturali che risultano minacciati da fattori ambientali.
Tra i relatori del convegno, anche il Gaetano Osso, geologo Arpacal e presidente della Sezione calabrese della Sigea (Società italiana di geologia ambientale) che, oltre all’introduzione sulla genesi di questo settore e sulla formazione rocciosa delle grotte, ha posto l’accento sulle minacce che gravano sul sito dovute alle possibili colate di fango in occasione di piogge intense, specialmente nella situazione di cambiamento climatico, come per altro già avvenute nel 2018.
Il convegno, organizzato dal Comune di Zungri e dall’Ordine degli Architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Vibo Valentia - dal titolo “Il paesaggio archeologico come espressione culturale con l’esempio di “Zungri: la città di Pietra – l’insediamento rupestre degli Sbariati” - è stato introdotto e moderato da Fabio Foti, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Vibo Valentia, ed ha visto la presenza, oltre che del primo cittadino di Zungri, Franco Galati, di diversi sindaci del Territorio, quali quello di Briatico, Lidio Vallone, di Cessaniti, Francesco Mazzeo e di Rombiolo, Domenico Petrolo, che hanno posto l’accento sul legame delle eccellenze e della valorizzazione del territorio.
La necessità di fare rete, ha affermato  Foti, apporterebbe un valore aggiunto alla conoscenza e allo sviluppo del territorio, così come chiosato anche dal presidente del Parco delle Serre, Giovanni Aramini e da Nico Donato, presidente della Fondazione Oappc di Vibo Valentia. Tra le relazioni tecniche anche quella di Vincenzo Gioffrè, ordinario di Architettura del paesaggio dell’Università di Napoli, e dell’archeologa Maria D’Andrea, che hanno relazionato rispettivamente sull’evoluzione della normativa in materia paesaggistico ambientale e sui ritrovamenti dell’area del Monte Poro.

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Incendi in Calabria: i roghi sull'Aspromonte visti dallo spazio con le immagini satellitari acquisite dall'Arpacal

L’osservazione satellitare, nell’arco temporale che va da metà giugno sino alla metà di agosto, ha permesso di ricostruire, in un report fotografico e in un’animazione video delle immagini, l’evoluzione degli incendi che hanno interessato l’area dell’Aspromonte.

L'elaborazione, realizzata su richiesta della Direzione scientifica dell’Arpacal dal geologo Luigi Dattola del Centro regionale geologia e amianto, sarà trasmessa alla Regione ed agli enti territoriali competenti come elemento conoscitivo utile per le pianificazioni territoriali future visto che, in base alla legislazione nazionale, i Comuni interessati dagli incendi, nella loro pianificazione territoriale, dovranno interdire da qualsivoglia attività urbanistica, per molti anni, le aree interessate dal fuoco. Ciò non solo per pianificare una riqualificazione del territorio incendiato, ma anche per evitare speculazioni urbanistiche future.

“Grazie alla visualizzazione di ampie porzioni di territorio con buona risoluzione spaziale – commenta il geologo Luigi Dattola - i satelliti sono ormai ampiamente utilizzati per il monitoraggio del territorio. Tali capacità hanno reso possibile, in tempi molto rapidi anche se non in tempo reale, la visualizzazione dell’evoluzione che hanno avuto gli incendi in Aspromonte nella prima metà di agosto. Utilizzando i satelliti Sentinel 2, facenti parte del progetto Copernicus, programma ESA per l’osservazione della terra, si è elaborata una sequenza di immagini che va dal 18 giugno al 12 agosto”.

La sequenza mette in evidenza la rapida evoluzione degli incendi in particolare nella settimana che va dal 5 al 12 agosto, nella quale, oltre la perdita di vite umane, sono state devastate aree vegetate per una superficie stimata di circa 5400 ettari, considerando esclusivamente l’area più vasta interessata dal fuoco.

“Le immagini – continua Dattola - raffigurano bene la tragica sequenza degli eventi e permettono una rapida visualizzazione del fronte reale del fuoco e della sua evoluzione nel tempo. Ulteriori elaborazioni, basate sulla bande dell’infrarosso, permettono una rapida visualizzazione delle aree percorse dal fuoco tramite il calcolo dell’indice “Nbr (Normalized burn ratio)”, in tali rappresentazioni si può riconoscere, a primo colpo d’occhio, come gli incendi si siano propagati interessando aree sempre più ampie”.

Caldo record in Calabria, superato il picco dei 45°

Nella prima metà del mese di agosto, su tutto il territorio regionale, interessato da una vasta area anticiclonica di matrice nord-africana posizionata stabilmente sul Mediterraneo centrale, è stato registrato il picco termico di 45,4 gradi centigradi, in particolare  martedì 10 agosto.

A registrarlo è stata la stazione denominata “Bova Superiore Frana”, nel comune di Bova Marina, provincia di Reggio Calabria, appartenente alla rete regionale del Centro funzionale multirischi dell’Arpacal.

E’ quanto relazionato nel “Rapporto speditivo sulle temperature anomale registrate in Calabria nel periodo  - 12 agosto 2021” che ha realizzato il centro specialistico dell’Agenzia ambientale Calabrese, su richiesta della Regione Calabria che si sta attivando per la richiesta del riconoscimento della calamità naturale, peraltro aggravata dai fenomeni degli incendi su tutto il territorio regionale.

Il rapporto analizza, dal punto di vista statistico, i valori massimi giornalieri di temperatura dell’aria registrati in Calabria nel periodo compreso tra il 1° e il 12 agosto e vengono evidenziati gli scostamenti rispetto ai valori medi e massimi del mese di agosto nell’ultimo trentennio.

“Dai raffronti con i dati storici appare chiaro – relazionano i tecnici del Multirischi, diretto dall’ing. Eugenio Filice - che in diversi giorni sono stati registrati valori termometrici notevolmente al di sopra delle medie. In particolare il 1° agosto e dal 9 all’11, la temperatura massima registrata ha superato i massimi storici assoluti del mese di agosto. Nelle giornate dell’1 e del 10, in tutte le stazioni (ad eccezione di Botte Donato) è stato superato il valore di 30° e, come si può vedere dalle mappe delle anomalie, si è verificato un evidente surplus termico. Nello specifico il 1° agosto in circa 30 stazioni della rete meteorologica regionale il valore massimo registrato ha superato 40° raggiungendo il valore di 44° a Torano Scalo; situazione analoga per la giornata del 10 con valore massimo registrato di 45.4° dal termometro di Bova Superiore Frana”.

Incendio deposito rifiuti a San Nicola da Crissa: Arpacal relaziona a Prefettura e Comune

Il Dipartimento provinciale di Vibo Valentia dell’Arpacal valuterà se procedere ad una specifica campagna di campionamenti di aria e terreno nei pressi dei luoghi dell'impianto di gestione rifiuti a San Nicola da Crissa, nel Vibonese, che sono stati interessati da un incendio venerdì scorso.

E’ quanto comunicato alla Prefettura di Vibo Valentia, al Comune di San Nicola da Crissa ed alla società titolare dell’impianto, dal dipartimento provinciale dell’agenzia ambientale vibonese che, sin dalla mattina del 17 aprile ha inviato i propri tecnici sui luoghi dell’incendio. Sull’esito delle attività sarà presentata una relazione anche all’assessore regionale all’Ambiente della Regione Calabria, che ha chiesto l’intervento dell’Arpacal sui luoghi dell’incendio.

“Nel corso del sopralluogo – riferisce Arpacal alla Prefettura e Comune - si riscontrava, per quanto visibile dall’esterno del perimetro aziendale, essendo ancora in corso lo spegnimento, intervento dei Vigili del fuoco, Dipartimento provinciale di Vibo Valentia, ancora impegnati nello spegnimento degli ultimi focolai presenti e non ancora estinti”. Constatato anche “l’allontanamento dal piazzale aziendale dei cumuli di rifiuti non ancora coinvolti dall’incendio, con l’uso di pala gommata, stoccati su cassoni scarrabili aziendali, ed il capannone aziendale quasi totalmente compromesso dall’incendio, tranne forse il box uffici”.

La tipologia dei materiali coinvolti dall’incendio riguardava rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata.
Avendo accertato che la direzione preferenziale del vento, al momento dell’evento, era ovest – sud ovest, nell’ambito del sopralluogo il personale Arpacal ha richiesto al responsabile tecnico dell’impianto “una relazione tecnica da cui risultino i quantitativi dei rifiuti stoccati in azienda, con i relativi codici Eer, nelle 48 ore precedenti l’incendio con indicazione dei quantitativi e/o volumi di quelli interessati dall’incendio e le modalità di raccolta delle acque di piazzale, al fine di poter valutare la gestione delle acque e dei liquidi di spegnimento che si sono prodotte nelle fasi di spegnimento dell’incendio”.

Al sindaco di San Nicola da Crissa, presente al momento del sopralluogo, i tecnici Arpacal hanno segnalato inoltre la necessità di informare la popolazione residente e di prossimità attivando le prime misure minime precauzionali temporanee contro le emissioni da combustione e consistenti nel mantenere gli infissi temporaneamente chiusi per le prime 48/72 ore e, nel breve periodo, evitare il consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati nei campi agricoli ricadenti in un’area di almeno 2 km di raggio dall’impianto”.
Alla ditta titolare dell’impianto è stata, infine, richiesta la presentazione di un piano di smaltimento dei rifiuti combusti.

Raccolta differenziata in Calabria, Arpacal pubblica il report annuale con tutti idati

“Consegniamo alle Istituzioni ed all’opinione pubblica calabrese un report che descrive lo scenario della raccolta dei rifiuti, tipizzati comune per comune, in cui emerge chiara la costante crescita della nostra regione in questa delicata materia. E’ anche attraverso queste attività che forniamo il nostro supporto tecnico scientifico per le corrette programmazioni del territorio”.

E’ quanto dichiarato dal direttore generale dell'Arpacal, dott. Domenico Pappaterra, in merito alla pubblicazione questa mattina sul sito web dell'agenzia (www.arpacal.it) del Report Rifiuti Calabria 2020 (riferito all’annualità 2019) che , dopo essere stato approvato con delibera del Direttore generale, è stato trasmesso come di consueto al Dipartimento Ambiente della Regione Calabria ed all’ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Il Report – realizzato dal Dr. Clemente Migliorino, Responsabile della Sezione Regionale Catasto Rifiuti istituita presso la Direzione Scientifica dell’Arpacal, e dal dott. Fabrizio Trapuzzano – raccoglie ed elabora i dati sulla produzione di Rifiuti Urbani e Raccolta Differenziata riferiti ai Comuni della Calabria, distinti per Categorie merceologiche secondo i Codici identificativi CER.

Nel complesso la Calabria registra un 46,84% di differenziata, con un leggero miglioramento rispetto all'annualità precedente del 1,50%, e rispetto a due anni fa un sensibile miglioramento del 7,70%.

Il trend dei comuni capoluogo vede Catanzaro sostanzialmente stabile, Cosenza migliorare di un 6%,  Crotone migliorare di un 4%, mentre Reggio Calabria peggiora di un 2% e Vibo Valentia segna un - 4%.

Nel dettaglio delle province, invece, migliora di poco la provincia di Catanzaro con +1%, sensibile miglioramento della provincia di Cosenza con un +7%, altrettanto lieve miglioramento della provincia di Vibo Valentia con più +1 %, mentre sono in calo la provincia di Crotone con -2% e la provincia di Reggio Calabria con -3% .

Nella graduatoria dei comuni più sensibili nella raccolta differenziata al primo posto va registrato Frascineto in provincia di Cosenza, seguito da San Benedetto Ullano e poi Terranova da Sibari; al quarto posto il comune di Squillace , in provincia di Catanzaro , e al quinto posto Rocca Imperiale, anche esso in  provincia di Cosenza.

La media pro capite in chilogrammi per anno di rifiuti prodotti in Calabria, in base ai dati attualmente disponibili, è di 361 kg, di cui 169 vanno in differenziata e 192 vanno presso gli impianti di trattamento. Entrando nello specifico delle province, le uniche che fanno prevalere la differenziata sulla tradizionale raccolta rifiuti sono quelle di Catanzaro e di Cosenza; mentre per le rimanenti province è la raccolta indifferenziata a prevalere, con la provincia di Reggio Calabria e, soprattutto, Crotone con una maggiore produzione pro-capite di indifferenziata rispettivamente superiore a 230 kg/anno e 290 kg/anno.

Per scaricare il report completo clicca qui

Allerta meteo in Calabria, Arpacal corregge Alexa di Amazon

Il Centro multirischi dell’Arpacal ha contattato questa mattina – attraverso l’ufficio comunicazione - la multinazionale Amazon per allertarla, è il caso di dire, del fatto che le informazioni meteo trasmesse sui propri applicativi, tra cui quelli comandati vocalmente come Alexa, stanno diffondendo informazioni sull’allertamento meteo non corrispondenti a quelli ufficialmente trasmessi in Calabria dalla struttura specialistica dell’Arpacal che, come noto, è Centro funzionale decentrato per l’allertamento meteo-idrogeologico e, per ciò, riferimento regionale della Protezione civile nazionale.

I bollettini del Multirischi, diffusi ogni giorno sul sito cfd.calabria.it nonché sui social dell’Agenzia (Facebook e Twitter), sono gli unici a poter ufficialmente dichiarare i livelli di colorazione dell’allerta meteo idro-geologica (verde – giallo – arancio – rossa) sul territorio di competenza.

Le informazioni trasmesse da Alexa questa mattina su Catanzaro, ad esempio, riferiscono di una allerta arancione in corso che non è stata dichiarata nel bollettino diffuso ieri a tutti gli enti competenti. Ecco l’intervento di Arpacal per correggere le informazioni di pubblico servizio rese da Alexa.

Lo staff di Amazon, in una prima risposta interlocutoria ma ufficiale, si è impegnata a condividere questo feedback, fornito da parte dell’istituzione preposta all’allertamento meteo, con il team di sviluppo di Alexa per correggere le informazioni trasmesse.

Estate 2020, in Calabria precipitazioni sopra la media

E’ stato pubblicato oggi, sul sito web dell’Arpacal, il consueto rapporto trimestrale sulle temperature e precipitazioni estive in Calabria a cura del Centro funzionale multirischi, diretto da Eugenio Filice.

Il documento, redatto da Roberta Rotundo e Loredana Marsico, raccoglie i dati che vanno dal mese di maggio sino ad agosto, analizzandone gli andamenti e comparando i dati acquisiti con le medie degli ultimi trent’anni.

“L’estate del 2020 in Calabria – riferiscono i tecnici del Multirischi Arpacal - è stata caratterizzata da temperature allineate ai valori del periodo e da precipitazioni al di sopra della media, soprattutto in alcune zone”.

Nello specifico, riferiscono dal Multirischi, “si evince che nel mese di giugno sono state registrate temperature generalmente più basse rispetto alla media storica del periodo, mentre per i mesi di luglio e agosto, i valori di temperatura sono stati prossimi alle medie, ad eccezione di alcune zone in cui sono stati registrati valori più alti”. Per quanto riguarda, invece, la comparazione con la media degli ultimi trent’anni, “il trimestre 2020 ha registrato generalmente temperature inferiori ai relativi valori normali, sia nel caso dei valori massimi che dei medi, i valori minimi sono invece prossimi alla media”.

Passando alle precipitazioni, il Multirischi rileva che “nel periodo estivo 2020 il deficit di precipitazione ha interessato solo alcune aree della regione, concentrate soprattutto nella provincia di Cosenza. Nel mese di agosto tale anomalia sembra più diffusa. Particolare attenzione quest’anno va prestata alla situazione del mese di maggio dove si registrano precipitazioni pressoché nulle che rispecchiano l’andamento del periodo primaverile”. Passando alla comparazione con la media degli ultimi trent’anni “il valore della precipitazione registrata nel trimestre estivo di quest’anno (124 mm) è superiore al valore medio del periodo 1990-2019 (78 mm)”. Trimestre più piovoso, quindi, con distribuzione pressocché uniforme nelle province calabresi, ed un picco importante a Reggio Calabria.

“Questa tipologia di dati – ha dichiarato il direttore generale dell’Arpacal, Domenico Pappaterra – rappresenta quel set di informazioni ambientali che il decisore politico è chiamato a consultare per le proprie decisioni di programmazione del territorio. Informazioni che il Multirischi, con esperienza ormai pluridecennale, fornisce alle Istituzioni, ma anche ai privati, con lodevole precisione e puntualità”

Il documento del Centro Funzionale Multirischi dell’Arpacal è consultabile QUI

Acque Marino Costiere: nel Vibonese attenzione rivolta ai fossi che sfociano a mare

“Il percorso per la protezione dell’ambiente parte dalle segnalazioni del cittadino, passa attraverso le istituzioni del territorio a vario titolo competenti, e ritorna al cittadino stesso sia in termini di risposta concreta all’illecito ambientale segnalato e sia in termini di informazioni e nuova conoscenza ambientale acquisita”.

È quanto dichiara il direttore generale dell’Arpacal, Domenico Pappaterra, in merito alla recente richiesta di intervento da parte del Comune di Vibo Valentia per accertare eventuali cause di presunto inquinamento nei pressi del torrente Tomarchiello.

Spesso, inoltre, l’agenzia viene coinvolta in interventi sulla costa calabrese in sinergia con le capitanerie di porto della Calabria che intervengono sul territorio, in seguito alle segnalazioni fatte da cittadini e turisti al numero telefonico nazionale 1530.

Tra i diversi casi che sono stati affrontati in questa stagione estiva dal Dipartimento provinciale di Vibo Valentia dell’Arpacal, diretto dal Clemente Migliorino, c’è ad esempio anche quello relativo ad una segnalazione della capitaneria di porto, a sua volta attivata dai cittadini del posto, in località Pennello di Vibo Valentia.

L’intervento, programmato in parallelo al controllo delle acque di balneazione che l’Arpacal svolge di routine su tutta la costa regionale secondo un calendario predisposto dal ministero della salute e regione Calabria, ha permesso di riscontrare che, se da un lato i parametri delle acque di mare erano assolutamente rispettosi dei limiti previsti dalla legislazione nazionale, non era altrettanto ciò che è stato prelevato e analizzato da un fosso nelle vicinanze, in cui era presente non solo una importante carica batterica ma i residui di tensioattivi, ossia detersivi, provenienti da uno scarico abusivo probabilmente sversato nei giorni precedenti.

Non è la prima volta, dunque, che il Dipartimento provinciale di Vibo Valentia collabora con i comuni segnalando l’importanza di attenzionare i fossi che portano a mare dove, evidentemente, il fenomeno dello sversamento abusivo continua; conclusa l’indagine tecnico-scientifica dell’Arpacal, l’attività investigativa per scoprire i responsabili di questa tipologia di illecito ambientale, al Pennello così come sarà per il fosso Tomarchiello, proseguirà nelle mani delle istituzioni competenti ad operare in termini di polizia giudiziaria.

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