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Albero cade sull'ex SS110 (bivio Angitola) interrompendo la circolazione per ore

Un pino di grosse dimensioni si è sdradicato a causa del maltempo andando a finire sulla ex SS110, all'altezza del lago Angitola, proprio dove pochi giorni fa era stata ritrovata la statua in bronzo che tanto ha fatto discutere.

Il fatto è avvenuto verso le 16.30; fortunatamente non transitavano auto al momento dell'impatto al suolo del grosso albero, altrimenti si sarebbe potuta consumare una tragedia. Durante la caduta il pino si è però portato dietro anche i cavi telefonici che corrono lungo la recinzione dell'oasi naturale dov'è ubicato il lago. Al momento non si hanno notizie in merito al funzionamento delle linee telefoniche divelte.

Nonostante le ripetute segnalazioni degli automobilisti, giunti successivamente sul posto, la circolazione, almeno fino alle 18.30, è rimasta interrotta e nessuno delle autorità competenti era intervenuta a rimuovere il grosso albero.

Pizzo: i Carabinieri sequestrano centro commerciale in costruzione

Nel pomeriggio di ieri, i Carabinieri della Stazione di Pizzo insieme ai colleghi del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, anche a seguito delle numerose segnalazioni pervenute dalla cittadinanza, hanno eseguito un sopralluogo all’interno di un  fabbricato di circa 4000 mq destinato ad attività commerciale sito in località bivio Angitola del comune di Pizzo. Durante l’accesso i militari hanno potuto accertato come vi fosse in atto uno sbancamento con l’utilizzo di mezzi meccanici, nell’area retrostante il fabbricato. nonché lungo la fascia di rispetto della linea ferroviaria, consistente nella realizzazione di un terrazzamento-piazzale di circa 2000 mq.

Dal successivo controllo della documentazione in possesso della ditta esecutrice dei lavori, anche alla presenza dei funzionari del comune di Pizzo, è risultato che:

  • i lavori di sbancamento in corso non sono conformi alle planimetrie allegate alla DIA (Denuncia Inizio Attività in edilizia);
  • l’ingresso principale del fabbricato, rispetto alle misure progettuali, presenta una differenza di diversi centimetri in più in larghezza;
  • la lottizzazione, nel cui ambito sono state realizzate le opere di cui sopra,  risulta scaduta nel 2012;
  • a breve distanza dal fabbricato vi è la presenza di un corso d’acqua e che la ditta dei lavori non è in possesso di alcuna autorizzazione paesaggistica;
  • lo sbancamento si trova a ridosso dell’area retrostante il fabbricato nonché lungo la fascia di rispetto della linea ferroviaria e pertanto è necessario verificare se lo stesso  possa costituire pericolo per la staticità dei piloni ferroviari insistenti a poca distanza.  

 

Alla luce di quanto sopra il fabbricato nonché l’area retrostante adibita a terrazzamento-piazzale venivano posti sotto sequestro.

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Viabilità da Terzo Mondo nel Vibonese: una vergogna senza fine

Arterie che dovrebbero garantire l’accesso alle principali vie di comunicazione regionali ridotte a pericolosissime mulattiere, vergognosi sistemi di segnalazione dei rischi, sostanziale indifferenza determinata da un sistema che perpetua i vizi esistenti. La viabilità nel Vibonese è l’emblema del fallimento politico, amministrativo e sociale di un territorio incapace di rialzarsi non solo e non tanto per l’incapacità della sua classe dirigente quanto per l’assuefazione alla sofferenza ed al piagnisteo di una popolazione che preferisce tirare a campare senza sudare piuttosto che rimboccarsi le maniche e costruire qualcosa di positivo. Lo stato dell’ex SS 110 che dall’entroterra conduce al bivio Angitola (e dunque all’aeroporto ed alla stazione) rappresenta la plastica raffigurazione dello sfasciume in cui affoga il Vibonese: inevitabili i danni materiali e quelli di immagine per un’area che, nel tempo delle sfide e della competizione globale, arretra fino a sprofondare. Proprio come le sue strade e, in un certo senso, la sua civiltà.

In viaggio sul tappeto di buche

Sembra essere il sogno impossibile delle Serre. Uscire dall’isolamento, acquisire la libertà di movimento, godere di una rete viaria, se non all’avanguardia, almeno decorosa. Dopo anni d’inutile attesa, nel 2005, quel sogno sembrava finalmente alla portata. L’apertura dei cantieri per la realizzazione della “Trasversale delle Serre”, agognata da mezzo secolo, sembrava il preludio ad una nuova stagione destinata a portare nell’età contemporanea, anche, questo lembo sperduto di Calabria. L’avvio dei lavori della più imponente opera pubblica mai realizzata in questo territorio aveva suscitato entusiasmo, speranze e perché no, finalmente, qualche sogno. L’opera, secondo il cronoprogramma stilato dall’Anas doveva essere inaugura il 28 gennaio 2008, ma tutti sanno com’è andata a finire. Più che una strada, sembra un puzzle cui un bambino capriccioso ha voluto staccare parte delle tessere. Nell’era della net economy, o in quello che sotto l’incalzare impetuoso della crisi ne rimane, c’é chi ancora in questa martoriata regione desidera solamente una lingua d’asfalto che non trasformi la mobilità in un supplizio. L’era della velocità qui, però, non è mai arrivata. Se altrove, le strade virtuali di internet passano attraverso la fibra ottica, qui chi ha una lentissima Adsl, si considera un privilegiato. Se in altre regioni, le vie di comunicazione, quelle reali e visibili, necessitano di dispositivi autovelox per indurre gli automobilisti a moderare la velocità, qui, invece, non c’è il rischio, neppure a volerlo, di superare i 50 chilometri orari. Certo, non mancano, neppure altrove, situazioni in cui l’orografia causa difficoltà nelle comunicazioni. Ma da quelle parti, almeno, alle curve, ai tornati, alle ripide salite ed alle tormentate ascese, corrisponde almeno un uniforme manto stradale. Qui, invece no. Da noi, alle difficoltà dettate dalla natura, sembra aggiungersi il malefico accanimento di qualche goliardico silfo. A chi viene da fuori, è sufficiente imboccare l’ex SS 110, la provinciale che dall’autostrada conduce sulle Serre, attraverso il bivio Angitola, per capire che questo è un altro mondo. Il cammino s’insinua lentamente tra le sugarelle che via via lasciano il posto agli ulivi prima, ai castagni ed agli abeti dopo. Un percorso impegnativo, tortuoso. Come se non bastasse, però, alle curve, nel corso del tempo, si sono aggiunte le buche, gli smottamenti ed i conseguenti restringimenti di carreggiata. Gli automobilisti, non provano neppure a schivarle le buche, tanto l’una è la prosecuzione della precedente. Ad offrire un contributo, poi, si è aggiunta la rigogliosa vegetazione. Arbusti, rami, frasche e chi più ne ha più ne metta invadono quel che rimane della sede stradale. Una vera delizia, soprattutto, per gli automobilisti che all’auto tengono, a quelli sempre pronti a comprare l’ultimo modello. Percorrendo l’ex SS 110, la personalizzazione della vernice è assicurata, una bella striatura non la leva nessuno. Magari, l’intento della Provincia di Vibo Valentia che ne ha la competenza, è, anche, quello di far crescere, ancor di più, la vegetazione, nella speranza che le piante poste alle due estremità della carreggiata possano, prima o poi, incontrarsi e formare una bella galleria. Che spettacolo sarebbe! Roba da fare invidia ai settecenteschi giardini all’inglese. Ma non bisogna indulgere al pessimismo. Basta percorrere una trentina di chilometri e la situazione migliora. Arrivati al vecchio casello Anas di monte Cucco, si respira, finalmente, un’aria da un avamposto della modernità. Da qui la strada, come un fendente, sembra volersi aprire un varco tra le aspre rughe disegnate dalla natura. S’intravede, finalmente, un rettilineo. Peccato inizi troppo tardi e duri troppo poco. Guardando la striscia di “Trasversale” che s’innesta sulla vecchia strada Borbonica si viene assaliti dallo sconforto. Non rimane che sperare nel futuro, intanto, però, si rimpiange il passato.

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Quel tappeto di buche tra bivio Angitola e Serra

Sembra essere il sogno impossibile delle Serre. Uscire dall’isolamento, acquisire la libertà di movimento, godere di una rete viaria, se non all’avanguardia, almeno decorosa. Dopo anni d’inutile attesa, nel 2005, quel sogno sembrava finalmente alla portata. L’apertura dei cantieri per la realizzazione della “Trasversale delle Serre”, agognata da mezzo secolo, sembrava il preludio ad una nuova stagione destinata a portare nell’età contemporanea, anche, questo lembo sperduto di Calabria. L’avvio dei lavori della più imponente opera pubblica mai realizzata in questo territorio aveva suscitato entusiasmo, speranze e perché no, finalmente, qualche sogno. L’opera, secondo il cronoprogramma stilato dall’Anas doveva essere inaugura il 28 gennaio 2008, ma tutti sanno com’è andata a finire. Più che una strada, sembra un puzzle cui un bambino capriccioso ha voluto staccare parte delle tessere. Nell’era della net economy, o in quello che sotto l’incalzare impetuoso della crisi ne rimane, c’é chi ancora in questa martoriata regione desidera solamente una lingua d’asfalto che non trasformi la mobilità in un supplizio. L’era della velocità qui, però, non è mai arrivata. Se altrove, le strade virtuali di internet passano attraverso la fibra ottica, qui chi ha una lentissima Adsl, si considera un privilegiato. Se in altre regioni, le vie di comunicazione, quelle reali e visibili, necessitano di dispositivi autovelox per indurre gli automobilisti a moderare la velocità, qui, invece, non c’è il rischio, neppure a volerlo, di superare i 50 chilometri orari. Certo, non mancano, neppure altrove, situazioni in cui l’orografia causa difficoltà nelle comunicazioni. Ma da quelle parti, almeno, alle curve, ai tornati, alle ripide salite ed alle tormentate ascese, corrisponde almeno un uniforme manto stradale. Qui, invece no. Da noi, alle difficoltà dettate dalla natura, sembra aggiungersi il malefico accanimento di qualche goliardico silfo. A chi viene da fuori, è sufficiente imboccare l’ex SS 110, la provinciale che dall’autostrada conduce sulle Serre, attraverso il bivio Angitola, per capire che questo è un altro mondo. Il cammino s’insinua lentamente tra le sugarelle che via via lasciano il posto agli ulivi prima, ai castagni ed agli abeti dopo. Un percorso impegnativo, tortuoso. Come se non bastasse, però, alle curve, nel corso del tempo, si sono aggiunte le buche, gli smottamenti ed i conseguenti restringimenti di carreggiata. Gli automobilisti, non provano neppure a schivarle le buche, tanto l’una è la prosecuzione della precedente. Ad offrire un contributo, poi, si è aggiunta la rigogliosa vegetazione. Arbusti, rami, frasche e chi più ne ha più ne metta invadono quel che rimane della sede stradale. Una vera delizia, soprattutto, per gli automobilisti che all’auto tengono, a quelli sempre pronti a comprare l’ultimo modello. Percorrendo l’ex SS 110, la personalizzazione della vernice è assicurata, una bella striatura non la leva nessuno. Magari, l’intento della Provincia di Vibo Valentia che ne ha la competenza, è, anche, quello di far crescere, ancor di più, la vegetazione, nella speranza che le piante poste alle due estremità della carreggiata possano, prima o poi, incontrarsi e formare una bella galleria. Che spettacolo sarebbe! Roba da fare invidia ai settecenteschi giardini all’inglese. Ma non bisogna indulgere al pessimismo. Basta percorrere una trentina di chilometri e la situazione migliora. Arrivati al vecchio casello Anas di monte Cucco, si respira, finalmente, un’aria da un avamposto della modernità. Da qui la strada, come un fendente, sembra volersi aprire un varco tra le aspre rughe disegnate dalla natura. S’intravede, finalmente, un rettilineo. Peccato inizi troppo tardi e duri troppo poco. Guardando la striscia di “Trasversale” che s’innesta sulla vecchia strada Borbonica si viene assaliti dallo sconforto. Non rimane che sperare nel futuro, intanto, però, si rimpiange il passato.          

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