Droga: Arrestato un cinquantunenne

Sellia Marina - Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e banconote false. Con queste accuse, i carabinieri della compagnia di Sellia Marina, hanno tratto in arresto, V.Z., cinquantunenne residente nel centro del catanzarese. Il fermo dell'uomo è avvenuto al termine di una perquisizione domicialiare durante la quale sono stati rinvenuti ottanta grammi di marijuana, un bilancino di precisione ed una banconto falsa da cento euro. Nel corso dell'operazione, i militari dell'Arma hanno proceduto, inoltre, alla denuncia del filglio del cinquantunenne, trovato in possesso di un modesto quantitativo di marijuna e di una piantina di canapa indiana.

 

 

 

Serra, un arresto per estorsione e truffa

Nei primi del mese di ottobre 2014, a seguito di una denuncia-querela per truffa ed estorsione, presentata da un anziano pensionato residente nel comune di Serra San Bruno, la locale Stazione Carabinieri, guidata dal capitano Stefano Esposito Vangone, ha avviato un’ attività di indagine che ha visto indagato ed oggi arrestato un quarantanovenne, Michele Gamo, residente a Serra San Bruno, nullafacente e con precedenti di polizia. Le indagini sono state coordinate  e dirette dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia; il GIP del Tribunale ha emesso ordinanza di arresti domiciliari in accoglimento delle fonti di prova presentate. L’anziano, disperato, si era rivolto ai Carabinieri in preda ad una crisi depressiva, trovando conforto, ascolto e fiducia nei militari a cui aveva rappresentato la propria  situazione di estrema indigenza e assoggettamento psicologico ingenerata dall’odierno arrestato. Quest’ultimo, con minacce, promesse, raggiri e insidiose telefonate, lo avrebbe, infatti, indotto a cedere alle sue richieste facendo sprofondare la vittima in uno stato di totale degrado psicofisico e disagio patrimoniale. Le  cessioni di denaro, per decine di migliaia di euro sarebbero già avvenute in passato, in un rodato meccanismo di calcolo e coazione. L’arrestato, infatti, avrebbe fatto credere che la dazione del denaro sarebbe servita a placare gli animi e le intenzioni di rappresaglia di taluni, indispettiti da estirpazioni di piante demaniali operate dalla vittima durante alcune passeggiate nei boschi.  Le attività  dei carabinieri avrebbero accertato sia la continua truffa nei confronti del vegliardo, sia le minacce a lui rivolte che, sovente molto gravi, incutevano uno stato d’ansia tale da determinarne il ricovero del malcapitato presso l’Ospedale di Serra San Bruno, ove era stata diagnosticato un principio di ischemia cerebrale, dovuto proprio al continuo stress psico-fisico. Anche durante la degenza in ospedale sarebbero state recapitate minacce in vario modo. Nelle telefonate minatorie l’indagato sarebbe arrivato persino a simulare la voce di donna, che prometteva all’anziano un rapporto “sentimentale” in cambio di soldi.  Si tratterebbe della fine di un reato odioso, consumato in danno  di un soggetto annoverabile tra le “fasce deboli”, la cui tutela ha avuto sempre speciale attenzione da parte della Magistratura  e dell’Arma dei Carabinieri.

 

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S. Vito: Tentato omicidio, in manette 43enne di Gerocarne

SAN VITO SULLO JONIO - Tentato omicidio, lesioni gravi, porto abusivo d’armi da fuoco e da taglio. Queste le accuse con le quali, nella tarda serata di ieri, i carabinieri della Compagnia di Soverato, in collaborazione con i colleghi di Serra San Bruno, hanno tratto in arresto il quarantenne di Montepaone, Domenico Pirrò ed il quarantretenne di Gerocarne, Carmelo Sannà. L’arresto è scattato in seguito alla denuncia di un quarantenne, originario di San Vito sullo Jonio, che ai carabinieri avrebbe dichiarato di essere stato dapprima minacciato con una pistola e successivamente ferito con un accetta. Secondo una prima ricostruzione la vittima, dopo essersi sottratta all’aggressione sarebbe riuscita ad avvertire il 112. All’origine del fatto, pare, ci sia un presunto credito di circa 7 mila euro vantato dagli aggressori nei confronti della vittima.

Alaco: Nuovi avvisi di garanzia e perquisizioni negli uffici regionali

L’Alaco non è mai stato classificato. Anziché procedere alla classificazione delle acque del bacino che rifornisce le case di migliaia di calabresi, sarebbero state analizzate le acque di due delle numerose fiumare tributarie dell’Alaco. Solo in tal modo, sarebbe stata attribuita la classificazione A3, ovvero “acque potabili previo trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione”. E’ quanto emerge dal nuovo filone d’inchiesta denominato “Acqua sporca 2” nell'ambito del quale i carabinieri hanno notificato dieci avvisi di garanzia a funzionari regionali ed imprenditori. La nuova inchiesta segue la prima tranche, “Acqua sporca”, che aveva portato al coinvolgimento di 16 persone tra funzionari, amministratori pubblici e dirigenti Sorical. L’inchiesta condotta dal sostituto procuratore di Vibo Valentia, Michele Sirgiovanni, ha preso l’abbrivio dalla ripetuta non idoneità al consumo umano dell’acqua fornita dall’invaso Alaco. Gli avvisi di garanzia, distribuiti in diverse città (Vibo Valentia, Reggio C., Bologna, Ragusa e Roma), sono stai emessi per reati che vanno dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, avvelenamento colposo delle acque, abuso d’ufficio, omissione d’ufficio e falso. Nel corso delle perquisizioni, inoltre, i carabinieri del Nas avrebbero acquisito una gran mole di documenti nei dipartimenti regionali Ambiente, Obiettivi strategici, Lavori pubblici, oltre che in due società private con uffici a Roma e Vibo Valentia. Tra le contestazioni anche l’aver dirottato, mediante una gara d’appalto, fondi pubblici destinati all’Arpacal a beneficio di una società privata. In tal caso, dall’esame della relativa documentazione sarebbe emerso che la copertura finanziaria sarebbe stata trovata, solo, nella fase successiva all’aggiudicazione.

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