Nas all'ospedale di Serra San Bruno, il commento del Codacons

"Prendiamo atto, con soddisfazione, degli accertamenti in corso presso l’ospedale di Serra San Bruno da parte dei Nas dei Carabinieri. Ispezione che avevamo chiesto fin da subito e che confidiamo venga estesa a tutti le strutture ospedaliere Calabresi. Riteniamo sia un atto dovuto, alla luce dei dati forniti dal Ministero della Salute – si legge in una nota diffusa dal Codacons – dai quali emerge come la Regione Calabria non riesca a garantire un livello dignitoso di servizi sanitari, “con criticità ascrivibili in particolare ai servizi offerti agli anziani ed ai disabili”.


"Sollecitiamo i  Nas- prosegue la nota - a verificare l’impiego delle risorse messe a disposizione delle strutture per una corretta erogazione dei livelli essenziali di assistenza.
Il tutto nel rispetto dei principi di dignità della persona, dell’appropriatezza delle cure riguardo alle specifiche esigenze nonché dell’economia nell’impiego dei fondi pubblici".

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Codacons: “Per Sorical i calabresi sono solo mucche da mungere"

Cittadini costretti a pagare tariffe illegittime mentre la Regione finanzia Veolia. Mistero sui i 400miliardi di lire che avrebbe dovuto versare il socio privato. Il miracolo della moltiplicazione delle tariffe e la sentenza della Consulta ignorata

 Il Codacons replica alle dichiarazioni del commissario Sorical, Luigi Incarnato che, scagliandosi contro i ritardi dei pagamenti da parte dei Comuni, ipotizza il rischio default per il servizio idrico in Calabria.

“Se il sistema va in default ognuno si deve assumere le responsabilità. Non c’è più tempo per le polemiche”.

“Così termina la nota diffusa dal Commissario liquidatore, sulla situazione del servizio idrico regionale. Ed è proprio per capire di chi siano queste responsabilità che è necessario ristabilire la verità sulle dichiarazioni dell’attuale Commissario - afferma Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons. Partiamo dagli investimenti programmati dalla giunta Loiero. Incarnato, che all’epoca era assessore regionale ai lavori pubblici, parla di 100 milioni di euro e sostiene che 'chi è venuto dopo di noi non li ha spesi'.

Gli investimenti sono sempre stati l’argomento trainante di tutte le privatizzazioni perché, questa era ed è la giustificazione, il “pubblico” non ha i soldi necessari e, quindi, deve ricorrere al “privato”.

 E così –aggiunge Di Lieto - è avvenuto anche in Calabria. Si sono affidati gli acquedotti regionali a SoRiCal SpA e, nella convenzione, veniva previsto l’impegno del privato a rilasciare “formale garanzia fidejussoria entro un limite massimo di Euro 206.582.000,76” (400 miliardi di vecchie lire) e a realizzare, nei primi quattro anni, investimenti per euro 98.643.267,73 (191 miliardi di vecchie lire). Ma di quei 400 miliardi di lire si sono perse le tracce. “Mai ritrovati” affermò Luigi De Magistris - sostiene Di Lieto - in una delle sue ultime inchieste prima di dover lasciare Catanzaro. Chissà perché Incarnato, quando ricopriva il ruolo di assessore regionale ai lavori pubblici, non chiese lumi su quei 400 miliardi, che dovevano servire per gli investimenti sugli acquedotti e che di fatto si erano dissolti nel nulla. Chissà perché Incarnato non ha controllato, da assessore regionale, che nei primi 4 anni di gestione fossero realizzati gli investimenti previsti in Convenzione (98.643.267,73 di euro) e che dovevano essere effettuati con i fondi del socio privato, ovvero Veolia. Domande ancora oggi, tristemente prive di risposta. Anche se, forse, la verità sui danari che i francesi avrebbero dovuto investire per la gestione degli acquedotti è, drammaticamente emersa in un dibattito presso il Consiglio Regionale quando è venuto fuori che ”le risorse erogate da parte della Regione in questi anni sono state per 147 milioni di euro che erano soldi che dovevano essere versati da parte del socio privato Veolia e da parte del socio pubblico Regione. La Regione ha versato l’80 % di queste risorse mentre Veolia non ha mai versato nulla in questi anni”.

 “Vorremmo rammentare all’ex assessore Incarnato - incalza Di Lieto - che, proprio la sua giunta regionale, autorizzò la concessione di anticipazioni di denaro contante alla So.Ri.Cal. SpA “per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma 2005/2009”. E, per facilitare la memoria, ricordiamo al Commissario che tanto avvenne con D.G.R. nr. 650 dell’8 ottobre 2007. In buona sostanza Veolia, che avrebbe dovuto avere la disponibilità di centinaia di milioni di euro per realizzare gli investimenti - sostiene Di Lieto - è stato finanziato dalla Regione Calabria ! Ed ora chi si lamenta ? … chi ha contribuito a realizzare questo paradosso. La Regione ha “donato” a So.Ri.Cal. SpA, fino al 2016, 24.375.000,00 euro e, di tale somma - prosegue la nota del Codacons - non siamo riusciti a rinvenire alcun rimborso effettuato da Sorical alla Regione Calabria. Praticamente la “Regione era una mucca da mungere per fare tutto quello che era possibile, per favorire il privato, che non era controllato né si faceva controllare”. Ma non finisce qui. Infatti, in attesa che il Commissario trovi il tempo per risponderci, ai Calabresi, trattati come “mucche da mungere”, viene regalata anche la beffa. Nella tariffa applicata ai comuni sono stati fatti pesare investimenti per complessivi 123.817.000,00 euro, a fronte di investimenti realizzati (stando a quanto dichiarato da So.Ri.Cal. SpA) di 54.948.000,00 euro. Quindi i Calabresi hanno visto sparire oltre 202 milioni di euro che dovevano servire a realizzare gli investimenti sui nostri acquedotti, concedere dalla Regione a SoRiCal decine di milioni di euro e infine pagare tariffe gravate di investimenti mai realizzati ! Confidando che l’on. Incarnato voglia prendere una posizione - prosegue Di Lieto - passiamo ad esaminare l’altro tema “caldo”: le tariffe. Piange miseria Sorical, per colpa del mancato pagamento dei comuni. E qui il nostro Commissario si supera. Per cui proviamo a far chiarezza. Quando la gestione era effettuata direttamente dalla Regione, il prezzo dell’acqua per i cittadini era stabilito (ovviamente senza utili di bilancio) considerando tutte le spese effettuate per la gestione degli acquedotti, comprese anche quelle relative alla manutenzione straordinaria di recupero e di adeguamento di opere ed impianti e quelle relative all’acquisto di materiali. La SoRiCal ha da sempre considerato tali spese come investimenti e pertanto da recuperare in tariffa con futuri aumenti, senza però avere depurato la tariffa iniziale dalla quota che incideva per questi stessi investimenti. Quindi, nell’interesse dei calabresi, la tariffa iniziale avrebbe dovuto essere diminuita della quota relativa alle attività che, con la gestione della SoRiCal, sono considerate investimenti. Pertanto la tariffa ha subìto un aumento iniziale “mascherato” valutabile nell’ordine del 15-20%. Ma l’aspetto più grave - continua Di Lieto - è l’illegittimità degli adeguamenti tariffari e, soprattutto, che Incarnato finga di non conoscere. Nel luglio del 2009 la Corte Costituzionale ritenne “non fondato” il ricorso della Regione Calabria che avocava a sé la competenza degli adeguamenti tariffari da applicare ai comuni, ed evidenziò che la competenza era “esclusiva dello Stato”.

“All’epoca, se non ricordo male - ironizza Di Lieto - Incarnato era assessore regionale ai lavori pubblici e non rammento abbia fatto nulla per riportare sui binari della legalità gli adeguamenti delle tariffe nonostante fosse in vigore la delibera CIPE 117/08 la cui applicazione avrebbe legittimato gli adeguamenti stessi. E così, grazie a “complicità diffuse” la sentenza della Consulta in Calabria è stata ignorata, per permettere il miracolo della moltiplicazione delle tariffe. Gli aumenti, infatti, in disprezzo ad ogni normativa, sono stati stabiliti dalla Regione o, addirittura, dalla stessa Sorical SpA. Per cui il Commissario sa perfettamente come i comuni - e quindi i Cittadini calabresi - abbiano pagato somme non dovute. L’esempio delle mucche da mungere (usato proprio in Consiglio regionale) mai fu più calzante. Una precisazione è poi d’obbligo riguardo la cifra anticipata dalla Regione per garantire il servizio idrico e che Incarnato ha indicato in 70 milioni di euro “negli anni 80, 90 e inizio 2000”. La cifra è falsa e per verificarlo basta scorrere le delibere regionali: per il 1999 (49,58 milioni di euro), per il 2000 (57 milioni di euro), per il 2001 (59,87 milioni di euro), per il 2002 (58,92 milioni di euro), per il 2003 (62,8 milioni di euro), per il 2004 (63,85 milioni di euro). Incarnato ha, poi, fatto bene a ricordare come la Regione al termine della sua gestione abbia lasciato un credito di oltre 450 milioni di euro da parte dei Comuni, ma ha omesso di precisare che a nessun Comune, e quindi alle famiglie calabresi, è stata mai ridotta o, peggio, interrotta la portata d’acqua … come è avvenuto sotto la sua gestione, per riscuotere tariffe illegittime. La soluzione, secondo il Commissario, sarebbe quella di far uscire di scena il privato (Veolia), magari con un applauso, dopo che, per tanti anni, ha vessato i calabresi con investimenti mai realizzati, tariffe illegittime ed aver intascato centinaia di milioni di euro. “Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità”.

“Si, ha proprio ragione on. Incarnato – chiosa Di Lierto - per questo attendiamo che Lei si assuma tutte le sue di responsabilità … e che in Calabria sia ripristinata la legalità tariffaria.

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I dubbi della CODACONS sulla consegna delle due nuove ambulanze all'ASP di Vibo

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del CODACONS Serre Vibonesi, a firma del responsabile l'avvocato Antonio Carnovale, riguardante alcuni dubbi in merito alla consegna di due nuove ambulanze presso l'ASP di Vibo Valentia.

È notizia di queste ore, rimbalzata su tutte le principali testate online, che l’ASP di Vibo Valentia si sarebbe dotata di due nuovi mezzi (nella fattispecie due nuove ambulanze) da destinare ai servizi di soccorso.

La notizia in sé apparirebbe positiva, anche se permangono molte perplessità sull’efficienza del servizio sull’intero territorio provinciale. Infatti, non è dato sapere in quali postazioni verranno utilizzate tali ambulanze, se verranno utilizzate in aggiunta o in sostituzione alle esistenti e se ci sia nella disponibilità dell’azienda sanitaria il personale per poter utilizzare tali mezzi. A quanto pare, nei mesi scorsi proprio nella postazione SUEM 118 di Serra San Bruno, sarebbe stata utilizzata, per carenza di autisti, un’ambulanza della Croce Rossa Italiana, non si capisce se a seguito di gara ad evidenza pubblica o affidamento diretto in convenzione e con quali costi.

Quindi, ciò che si spera è che l’annuncio non sia finalizzato alla solita “passerella istituzionale” ma che a ciò segua un razionale utilizzo delle risorse a disposizione per potenziare un territorio come quello montano privo di infrastrutture e dove circa ventimila persone devono sperare che, nel momento di un improvviso malore, l’unica ambulanza a disposizione non sia già impegnata a chilometri di distanza, magari per un trasferimento di qualche paziente. Si spera che i nuovi mezzi possano scongiurare episodi raccontati attraverso la stampa di persone riverse a terra per decine di minuti in attesa dell’ambulanza., anche perché l’Azienda soffrirebbe già di evidenti problemi in ogni campo, compreso quello della somministrazione dei pasti ai pazienti ricoverati.

Dopo la chiusura dei punti ristoro dei presidi ospedalieri di tutta la provincia per carenze strutturali (anche se è naturale chiedersi a tal punto se tali carenze erano conosciute al momento della pubblicazione del bando per l’affidamento del servizio ristorazione e, successivamente, al momento del concreto affidamento alla Ditta aggiudicataria) pare che i pasti all’Ospedale di Tropea arrivino in buste di plastica contenenti qualche fetta di prosciutto e di pane.

Un punto sul quale l’ASP sembra nuovamente solerte, invece, è quello dell’invio ai cittadini di avvisi di accertamento relativi al recupero di quote ticket per presunte discrepanze sulle dichiarazioni di esenzione. Tali accertamenti risultano, nella stragrande maggioranza, affetti da illegittimità, per come stabilito da vari Giudici negli anni passati, dopo che erano stati da noi impugnanti.

Anche questi nuovi avvisi saranno oggetto di ricorso dinanzi alle Autorità competenti. 

Codacons, Pasqua 2018: attenzione all'acquisto di uova e colombbe

Per fare degli acquisti sicuri ed evitare eccessi o fregature – spiegano dal Codacons – basta seguire alcune regole base; anche nella scelta di uova di cioccolato e colombe occorre prestare massima attenzione, tenendo conto che prodotti di qualità devono avere caratteristiche ben precise.

  • Prodotti civetta. In alcuni supermercati si vendono uova o colombe a prezzi stracciati. Sono i cosiddetti prodotti “civetta”, distribuiti sottocosto per attirare consumatori e poi vendere anche tutto il resto. Approfittate dell’offerta, ma andate con la lista dettagliata della spesa, obbligandovi a rispettarla. Eviterete di dissipare il vantaggio ottenuto, acquistando prodotti inutili;
  • Dove acquistare. E’ importante scegliere con cura il negozio in cui fare gli acquisti. Ricordatevi che, per le colombe e le uova di Pasqua, gli esercizi commerciali più convenienti sono: hard discount (si risparmia fino al 50% rispetto al negozio tradizionale), e gli ipermercati (-30% rispetto al negozio);
  • Confrontate i prezzi reali. Non fermatevi al prezzo della confezione, spesso hanno pesi diversi. Meglio abituarsi a guardare i prezzi al chilogrammo invece di fermarsi a quello di vendita;
  • Offerte 3 X 2: Certo, possono essere offerte vantaggiose, ma che ve ne fate di 3 confezioni di colombe ? Se non dovete fare dei regali, ricordate che si tratta di prodotti soggetti a rapida scadenza;
  • Provate prodotti alternativi a quelli delle marche pubblicizzate e famose: Non è detto che non siano di buona qualità. Spesso ci sono, ad esempio, linee di prodotti con lo stesso nome e marchio del supermercato: il loro prezzo è mediamente inferiore del 10-15% rispetto agli articoli reclamizzati negli spot e sono solitamente di buona qualità;
  • Uova o cioccolato? Ricordatevi che le uova costano molto di più (a parità di peso) rispetto ad una tavoletta di cioccolato. Rinunciare all’uovo, magari se proprio si ha voglia, in favore di una tavoletta di cioccolato, consentirà un certo risparmio, oltre ad evitare una “sorpresa” poco inutile. Ricordiamo, infine, che le sorpresine dell’uovo possono essere pericolose per i bambini perché troppo piccole;
  • Qualità prima dell’acquisto. L’unico strumento che avete per valutare la qualità a scatola chiusa è l’etichetta. Ricordatevi che la lista degli ingredienti deve essere, per legge, in ordine decrescente di concentrazione. I primi ingredienti sono i più abbondanti e poi, scendendo, diminuiscono di quantità.
  • Uova. Un cioccolato per essere al top dovrebbe contenere, nell’ordine: cacao in polvere e burro di cacao (pasta di cacao), zucchero, latte in polvere, aromatizzanti naturali. Il burro di cacao è l’elemento più importante: verificate, quindi, a che punto della lista si colloca;
  • Colomba. Una colomba per essere al top dovrebbe contenere, nell’ordine: farina, zucchero, uova, burro, canditi.

In particolare le uova devono essere di categoria A (no all’albume in polvere !), il burro (da preferire decisamente alla margarina) deve essere in quantità non inferiore al 16%, mentre i canditi non devono essere meno del 15% (tra 15 e 20%). Il latte è facoltativo. Se c’è è preferibile che non sia scremato e va decisamente evitato quello in polvere. E i conservanti ? Meglio che non ci siano ! Se si usano materie prime di qualità non c’è bisogno di conservanti per arrivare alla data di scadenza. La certificazione di un ente indipendente che attesta che il prodotto è OGM-free è, infine, indice della serietà della ditta.

Il Codacons conclude invitando i Cittadini ad evitare gli sprechi, principio che si traduce nell’evitare accuratamente di acquistare prodotti che sappiamo non essere necessari.

Ogni Calabrese porta a casa ogni anno 160 kg di rifiuti da imballaggio

Confezioni, imballaggi spesso inutili, costosi e dannosi, invadono le nostre case, avvelenano i nostri spazi, soffocano la nostra vita.

Non è forse vero che ogni giorno portiamo a casa plastica, alluminio, carta e cartone, che paghiamo profumatamente e che, appena giunti a casa, finiscono direttamente nella pattumiera, appesantendo una situazione oramai incontrollabile e che riguarda lo smaltimento dei rifiuti?

Per comprendere meglio i termini del problema basta ricordare che gli imballaggi costituiscono il 60% del volume complessivo dei rifiuti e rappresentano il 40% del peso dei rifiuti urbani. Si va dalle scatole del dentifricio, al polistirolo ed alla plastica che contengono frutta, verdura, formaggi, fino al cartone che tiene insieme le lattine di legumi, tonno, etc.

Tonnellate e tonnellate di imballaggi, inutili, che incidono sull'ambiente e che, quindi, pesano sulle nostre tasche.

I dati forniti dal Codacons sono a dir poco preoccupanti: ogni cittadino produce in media 160 kg di rifiuti da imballaggio ogni anno.

Complessivamente in Calabria si producono ogni anno ben 350mila tonnellate di rifiuti da imballaggio.

Cifre preoccupanti che reclamano, con urgenza, decisi interventi. Anche perché spesso gli imballaggi li ritroviamo ai margini delle strade, nei prati o nei corsi d’acqua.

Per fronteggiare questa emergenza il Codacons propone, da un lato, il ritorno al “vuoto a rendere” ed una drastica riduzione degli imballaggi, mediante una “raccolta alla fonte”, dall’altro spinge affinché i consumatori preferiscano l’acquisto di prodotti sfusi, alla “spina”.

"Ciò che chiediamo alla Grande Distribuzione - sostiene Francesco Di Lieto del Codacons - è la disponibilità di posizionare, all'uscita del singolo punto vendita, appositi contenitori capaci di ricevere l’immensa quantità di plastica, carta, cartone che contengono praticamente tutti i prodotti venduti. In maniera tale da indirizzare verso un sicuro riutilizzo quei fastidiosi imballaggi ed evitare che si disperdano nell’ambiente creando serie difficoltà, sia per la raccolta che per lo smaltimento. Il Codacons confida nella collaborazione della grande distribuzione nel perseguire l'obiettivo di “alleggerire” i sacchetti dei rifiuti e tutelare l’ambiente. Speriamo il nostro appello sia recepito - continua Di Lieto - poiché supermercati e centri commerciali mettono in circolazione una massa enorme di rifiuti che possono e devono essere riciclati. Chiediamo che tutti i supermercati diano disponibilità ad offrire ai propri clienti contenitori dove disimballare la spesa e liberarsi delle confezioni inutili oltre che dannose per l’ambiente, garantendo, nel contempo, che gli esiti della raccolta siano avviati al circuito del riciclo. La pubblicità per la lodevole iniziativa assunta dai supermercati nonché gli indubbi benefici per l’ambiente, renderebbero irrisori eventuali costi".

Codacons: la Befana porta rincari per 1000€, le famiglie Calabresi le più penalizzate

Secondo il Codacons questo nuovo anno porterà in dono un aumento di 1.000 euro a famiglia e quelle Calabresi saranno le più penalizzate. Proviamo a capire il perché.

"Partiamo da un aumento di 80 euro a famiglia nel settore dell’energia. Proprio l’Autorità dell’Energia ha, infatti, calcolato un aumento del 5,3% delle bollette della luce, mentre quelle del gas cresceranno “solo” del 5%. "Un’impennata che avrà un impatto soprattutto in Calabria - sostiene Francesco Di Lieto del Codacons - dove sono tantissimi i nuclei familiari numerosi e quelli a reddito medio-basso sui quali l’aumento si farà più sentire". Cresceranno, specie dopo il pasticciaccio della TARI, anche le tariffe dei rifiuti ed i canoni per l’acqua e, in Calabria, com’è noto, paghiamo il peso di una rete colabrodo. Tanto porterà una maggiore spesa di 70 euro. Crescerà la spesa per l’acquisto di beni alimentari, oltre agli oramai famosi sacchetti, che, comunque incideranno per almeno 25 euro a famiglia, i rincari saranno frutto dell’aumento dei carburanti e anche delle tariffe autostradali (in crescita media del 2,74%). Complessivamente avremo un incremento di 220 euro.

Preoccupano, poi, i costi indiretti che giungeranno dalla fusione di Anas-Ferrovie e che rischiano di far innalzare il prezzo della benzina. Ovviamente in crescita sarà anche la spesa nel settore dei trasporti che andrà ad incidere per oltre 160 euro (qui, la Calabria è “favorita” per la gratuità della rete autostradale). Crescerà di 75 euro il costo degli abbonamenti di treni e autobus. Nonostante la diminuzione dei sinistri - continua Di Lieto - continueranno a crescere i costi delle tariffe assicurative, parliamo di una crescita per almeno 50 euro a famiglia. A crescere saranno anche i servizi sanitari e le spese per mandare a scuola i nostri figli. Il Codacons stima 45 euro in più per i servizi sanitari ed un aumento di ben 65 euro per l’istruzione, ci riferiamo al costo dei libri e dei buoni mensa. Aumenteranno le spese bancarie che andranno ad incidere per 40 euro annuali.

Ma non solo cresceranno le spese per avvalersi di artigiani e professionisti, che incideranno sul bilancio familiare per circa 120 euro a cui dovrà aggiungersi una spesa di almeno 20 euro per l’aumento del costo dei farmaci. Raddoppiano, infatti, le tariffe per chi è costretto a recarsi in farmacia nell’orario notturno. Si passa da un supplemento di 3,87 euro a ben 7,50 euro. Ma anche di giorno ci sono aumenti. Infatti nei piccoli comuni (inferiori a 3mila abitanti) è previsto il raddoppio del supplemento diurno se la farmacia è di turno a ‘battenti chiusi’. Di giorno si dovrà pagare un supplemento di 4 euro, di notte, invece, il supplemento “schizza” fino a 10 euro. Una somma che, specie nei piccoli centri Calabresi si farà sentire.

Anche sul versante telecomunicazioni si prevedono rincari, infatti le compagnie, per aggirare il divieto della fatturazione a 28 giorni, ritorneranno alla fatturazione mensile ma, per non perdere gli aumenti legati al 13’ mese, aumenteranno il canone ed anche le tariffe postali andranno a crescere. Il 2018 si presenta, quindi,come un anno di passione per i Calabresi. In una regione che registra il non invidiabile primato della povertà diffusa, dove un bambino su due (47 %) vive sotto la soglia di povertà, sarebbe necessario porre in essere delle politiche sociali mirate a dare finalmente un po’ di respiro alle famiglie, invece questa notte - conclude Di Lieto - la befana si appresta a portare ai Calabresi, nell’indifferenza generale, proprio un pessimo regalo".

Al via i saldi, il decalogo per evitare le brutte sorprese

Pronti, prontissimi, soldi in mano e via verso la nuova stagione dei saldi.

In Calabria partiranno, ufficialmente, ‪venerdì 5 gennaio‬, appena prima della befana. Si comincia con sconti che andranno dal 20 al 30%, per poi giungere anche al 70%.

Come ogni anno i Calabresi punteranno, principalmente su abbigliamento, calzature, accessori, ma anche giocattoli.

La spesa stimata, per nucleo familiare, ammonta a circa 200 euro.

"Non prevediamo nessuna impennata delle vendite durante i saldi invernali - spiega Maria Stefania Valentini del Codacons - ma crescerà il numero di famiglie che potrà permettersi qualche acquisto mirato in più, con un budget che resterà sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno. Tutta colpa della vicinanza tra le feste natalizie e l’inizio dei saldi. I Cittadini arrivano all’avvio degli sconti di fine stagione col portafogli già svuotato. È quanto mai necessario rivedere totalmente la politica degli sconti di fine stagione - sottolinea Valentini - liberalizzando il settore e lasciando maggiore libertà di scelta ai commercianti".

Del resto sono già partiti i pre-saldi, ovvero gli sconti anticipati che, soprattutto le grandi catene commerciali, applicano alla propria clientela fidelizzata, avvisandola con email o sms.

"In questo periodo di promozioni - mette in guardia il codacons - occorre prestare molta attenzione alle reali opportunità di risparmio, fare una accurata valutazione del rapporto qualità-prezzo e ricordare sempre che lo sconto applicato non comporta una riduzione dei diritti per chi compra".

Per cercare di evitare brutte sorprese, meglio fare attenzione a poche regole.

1) Conservare sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto.
2) Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori.
3) Girare. Nei giorni che precedono i saldi andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; si può così verificare l’effettività dello sconto praticato ed andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi.
4) Consigli per gli acquisti. Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante e si corre meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non si aveva alcun bisogno. Valutare la bontà dell’articolo guardando l’etichetta che descrive la composizione del capo d’abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. Diffidare dei marchi molto simili a quelli noti.
5) Diffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto). Un commerciante, salvo nell’alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto.
6) Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’acquisto.
7) Negozi e vetrine. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla “nuova”. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce. Per quanto riguarda la prova dei capi: non c’è l’obbligo. È rimesso alla discrezionalità del negoziante. Il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati e non provati.
9) Pagamenti. Nei negozi che espongono in vetrina l’adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi.
10) Fregature. Se pensate di avere preso una fregatura, non esitate a chiamate i vigili urbani.

Canone Rai, il 31 gennaio scade il termine per presentare la richiesta di esenzione

In una nota, il Codacons "ricorda ai cittadini che non posseggono un televisore, che per non ricevere l’addebito del canone Rai 2018 sulla bolletta dell’energia elettrica, devono inviare all’Agenzia delle Entrate la richiesta di esenzione entro e non oltre la data del 31 gennaio 2018.

In questo modo potranno ottenere l’esonero del pagamento del canone in bolletta per l’intero anno.

E’ consigliabile comunque presentare la dichiarazione entro la fine del mese di dicembre 2017 per evitare l’addebito in bolletta della prima rata del canone 2018".

L'associazione dei consumatori ricorda, inoltre, "che la dichiarazione ha una validità annuale e che, se si possiedono i requisiti, occorre presentarla ogni anno"

"Per i titolari di una utenza elettrica di tipo residenziale, il canone tv per uso privato viene addebitato direttamente sulla bolletta elettrica (10 rate mensili, da gennaio a ottobre di ogni anno).

In caso di esistenza di un’utenza elettrica nel luogo di residenza anagrafica, vi è una presunzione che il Cittadino detenga un apparecchio tv. 

Per superare tale presunzione è necessario presentare all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione sostitutiva con la quale si dichiara che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di un’utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv (da parte del dichiarante stesso o di altro componente della famiglia anagrafica). 

Anche l’erede può utilizzare il modello per dichiarare che non è presente alcun apparecchio televisivo nell’abitazione in cui l’utenza elettrica è ancora temporaneamente intestata al defunto".

Il Codacons evidenzia, indine, "che la dichiarazione può essere presentata:  direttamente dai contribuenti (per mezzo dell’applicazione web disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia); tramite gli intermediari abilitati (Caf e professionisti) per la presentazione telematica della dichiarazione sostitutiva. 

La modulistica, accompagnata da a un valido documento di riconoscimento, potrà essere inoltrata anche:

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