Serra, gli studenti dell’Einaudi "si connettono all'Europa"

È quasi arrivato alle battute finali il progetto Pon sul potenziamento della cittadinanza europea dal titolo “Mi connetto con l’Europa”, Azione 10.2.2. – Fse Pon – CL 2018 -75, che in questi giorni ha visto impegnati gli alunni della classi quarte dell’indirizzo Amministrazione finanza e marketing dell’Iis “L. Einaudi” di Serra San Bruno.

Oltre alle attività di formazione teorica, gli studenti si sono resi promotori di un interessante sondaggio volto a conoscere l’opinione dei cittadini di Serra sulle questioni più spinose legate alle tematiche europee ed allo stesso tempo verificare il livello di fiducia che generalmente si nutre nei confronti delle istituzioni di Bruxelles.

I due momenti più coinvolgenti del progetto sono stati certamente quelli organizzati presso l’Ufficio Europa della Provincia di Catanzaro e presso il Centro di documentazione europea dell’Università “Magna Grecia”.

Nel corso del primo appuntamento, il responsabile dello Sportello, Antonio De Marco, già dirigente dei Programmi Comunitari Fesr e Fsa della Regione Calabria, ha condotto i ragazzi lungo un’attenta riflessione sul concetto dell’ identità all’interno del processo di cittadinanza europea.

Numerosi sono stati, inoltre, gli spunti che hanno portato ad approfondimenti relativi all’importanza dell’utilizzo dei fondi comunitari per lo sviluppo della Calabria.

Altrettanto interessante l’incontro con il Paolo Romano del Cde dell’ateneo del capoluogo di regione che si è soffermato a discutere con gli studenti sulla necessità della promozione di più Europa tra i giovani che finalmente stanno imparando a conoscere ed apprezzare le opportunità che la casa comune europea offre in chiave di crescita culturale, sociale ed economica.

A Vibo confronto in vista delle elezioni europee

Il prossimo 4 maggio, dalle ore 17.30, presso la sala conferenze del Centro servizi per il volontariato, si terrà un confronto tra alcuni giovani esponenti politici in vista delle elezioni europee del 26 maggio.

L’evento organizzato dalla sezione vibonese del Movimento federalista europeo/Gioventù federalista europea, vedrà il coinvolgimento del Partito democratico e del Partito socialista italiano in rappresentanza del Partito socialista europeo, di Forza Italia giovani in rappresentanza del Partito popolare europeo, del MeetUp del Movimento 5 stelle di Pizzo in rappresentanza del Gruppo europa delle libertà e della Democrazia diretta e la Lega – Salvini Premier in rappresentanza del Gruppo europa delle nazioni e della libertà.

Il confronto, che toccherà le principali tematiche di attualità politica europea, sarà moderato da Carmelo Arena, Vice – Segretario del Mfe/Gfe Vibo Valentia e studente di economia aziendale presso l’Unical di Cosenza, e vuole essere un momento per rendere i cittadini vibonesi consapevoli dell’importanza del voto europeo. 

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A Soverato “Euro.Soul, Festival d'Europa” dal 9 all'11 maggio

Quinta edizione di “Euro.Soul, Festival d'Europa” che quest'anno si svolgerà a Soverato dal 9 all'11 maggio.

Una tre giorni ricca di eventi, cultura, incontri, sport, scambi e relazioni internazionali.

“Continuiamo a festeggiare l'Europa” dichiara Pietro Curatola, presidente dell'associazione “Jump” che promuove l'iniziativa. “Crediamo che sia giusto così” sottolinea il lancio del Festival che ha come slogan “Buon compleanno Europa. Ri-partire dall'educazione”.

Jump, sin dal 2012, sensibilizza i giovani calabresi alla cittadinanza europea e grazie al programma Erasmus Plus ed al coinvolgimento in numerosi progetti internazionali, entra nelle scuole di tutta Europa ascoltando paure e sogni di studenti ed educatori.

“Più paure che speranze è vero; ma perché rassegnarsi ad un'Europa distratta e lontana, a volte sconnessa dai bisogni dei più giovani?” si chiede Curatola. Euro.Soul 2019 sceglie di rispondere al bisogno diffuso di sentir parlare d'Europa in maniera diversa. Narrare l'Europa partendo da chi l'ha rapita vuol dire parlare di Zeus, della mitologia greca, di Minosse e quindi di Omero e Dante ma anche di Scilla e di storie di amore passionali. Favoleggiare l'Europa vuol dire ri-partire dall'educazione per costruire nuove generazioni di cittadini europei capaci di sopravvivere come l'odorata ginestra del poeta recanatese anche nei luoghi più deserti e aridi perché privati di ogni speranza.

“Il profumo d'Europa - conclude Pietro Curatola - bisogna spargerlo senza paure e con lo spirito di gioia che ci caratterizza, attraverso momenti di riflessione e divertimento, incontri e dialoghi, confronto serio e spensieratezza”.

La quinta edizione di “Euro.Soul Festival d'Europa”, in occasione del 9 maggio (data che ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman, che segna l'inizio del processo d'integrazione europea con l'obiettivo di una futura unione federale), farà proprio questo; senza perdersi nel marasma delle misure di austerity e nelle negatività percepite ma enfatizzando l"EU" (gr.eu=buono), il buono di un luogo da cambiare ma in cui poter ancora credere. Il programma dettagliato su www.eurosoul.info

Il festival sull’Europa ha fatto tappa nel Vibonese

Il patrimonio culturale come fonte condivisa di memoria, comprensione, identità, dialogo, coesione e creatività: l’Europa ha ritenuto strategico il ruolo delle eredità culturali, religiose, umanistiche nei processi di pace e dialogo tra i popoli, al punto da dedicargli un intero anno, il 2018.

Forgiata nel corso dei secoli dall’interazione tra le espressioni culturali delle diverse civiltà che hanno popolato l’Europa, la comune eredità culturale, pur nel pieno rispetto delle identità nazionali e regionali, rappresenta una risorsa comune, condivisa e preservata per le generazioni a venire, un catalizzatore della creatività che abbraccia un ampio spettro di risorse ereditate dal passato, in tutte le forme e gli aspetti – materiali, immateriali, digitali - inclusi i monumenti, i siti, i paesaggi, le competenze, le prassi, le conoscenze e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da organismi pubblici e privati quali i musei, le biblioteche, gli archivi, il patrimonio cinematografico.

L’importante occasione per creare momenti di incontro e confronto su un tema di tale spessore non è certamente sfuggita al Club per l’Unesco di Vibo Valentia resosi protagonista attivo, sul territorio vibonese, di un articolato festival sull’Europa che ha fatto tappa in cinque differenti località nell’ultima settimana.

Capofila del progetto patrocinato dal MIBAC è stato il Consiglio del Movimento europeo, presieduto e guidato da PierVirgilio Dastoli, ma l’appello per l’Europa è stata accolto e fatto proprio da una serie cospicua di enti e associazioni, a partire dalla provincia di Vibo Valentia, presieduta da Salvatore Solano, altresì sindaco di Stefanaconi, dal Comune di Capistrano con in testa Marco Martino, dal Comune di Filadelfia, con il suo primo cittadino Maurizio De Nisi, dal Comune di Monterosso guidato da Antonio Lampasi.

Immancabile, per l’ottima riuscita dell’evento, è stata la fattiva collaborazione della società civile che ha visto scendere in campo associazioni quali la Gam di Vibo Valentia, la Libertas di Tropea, il Servizio civile di Capistrano, la Pro loco, l’Associazione Familia De Rubro Monte, le Confraternite di Monterosso, il Polo museale Monterossino, il Movimento federalista europeo, la società di servizi EuroGlocal, la Web tv Kalabria tv, il Distretto turistico dell’Angitola, la Fondazione Filitalia, la società Europe direct, il Parco regionale delle Serre.

Se è innegabile che l’obiettivo precipuo della manifestazione è stato quello di contribuire a favorire una piena consapevolezza dell’importanza di proteggere e promuovere la diversità delle espressioni culturali, è altrettanto vero che la sensibilità di dirigenti scolastici quali Nicolantonio Cutuli, Raffaele Vitale, Maria Francesca Viscone, ha consentito di elaborare in occasione della Europe Fest, anche per gli studenti dell’Iis di Tropea, dell’Ioc di Filadelfia e dell’Ic di Sant’Onofrio, specifici programmi di educazione e sensibilizzazione capillare dell’importante ruolo che il patrimonio culturale svolge per la coesione delle collettività in un momento in cui le società europee sono interessate da una crescente quanto preoccupante ondata di separatismi e nazionalismi estremi.

In perfetta linea con quanto previsto dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite per lo sviluppo sostenibile, punti nodali dei vari interventi susseguitisi nel corso del Festival sull’Europa (e curati da Francesca Nacci, Maria Loscrì, Pino Pellegrino, Andrea Mandaliti, Marco Martino, Domenico Capomolla, Giuseppe Crispino, Antonio Parisi, Simone Folino, Dario Godano, Giuseppe De Biase, Alessandra Tuzza, Loredana Panetta), sono stati la cittadinanza globale, la diversità culturale, il dialogo fra i popoli, proposti anche in una prospettiva di genere.

“Nell’ambito degli obiettivi specifici individuati per l’anno europeo del patrimonio culturale, noi abbiamo ritenuto che favorire una serie di incontri formativi/informativi sul valore del patrimonio culturale nella sua dimensione di comune denominatore tra popoli e comunità, incontri itineranti focalizzati su una zona quale è la valle dell’Angitola ma con lo sguardo allungato e proiettato verso il resto della provincia di Vibo Valentia, con un’attenzione specifica e particolarmente profonda verso i giovani in formazione e le comunità educanti in particolare, potesse essere un tassello importante nell’ambito di un lavoro che abbiamo cominciato, come Club Unesco, a “predicare” e diffondere sui nostri territori, compiendo quasi opera di evangelizzazione in un contesto che rimane, ancora troppo spesso, legato a retaggi atavici e miopi e che portano a programmazioni territoriali totalmente inefficaci ed inefficienti produttive, soltanto, di inesorabile impoverimento sociale, culturale, economico” è la riflessione di Maria Loscrì, ideatrice dell’evento per la provincia di Vibo Valentia.

Catanzaro, l'Europa e il senso dello stare insieme: dibattito a più voci

Un dibattito a più voci sull'Europa. Appuntamento domani (martedì 19 febbraio) alle ore 17.30 presso il Palazzo della Provincia di Catanzaro.

A sollecitare una serie di spunti di riflessione sarà Bernard Dika, il giovane Alfiere della Repubblica nominato dal Presidente Mattarella per i suoi meriti sul terreno dell'impegno civile e sociale.

Disoccupazione, sicurezza, immigrazione, cambiamenti climatici, politica estera, comunicazione, problemi globali e locali saranno al centro dell'incontro che vedrà confrontarsi esponenti politici di tutti gli schieramenti, rappresentanti delle categorie professionali, della cultura e del mondo dell'impresa.

“Il senso di andare oltre i confini” il tema di fondo di una iniziativa che ha l'ambizione di coinvolgere le espressioni più aperte e vive della società catanzarese in una disamina profonda e complessa del senso dello stare insieme, come continente, oggi e ancora in futuro. 

Vibo, l’Europa in classe durante la “Settimana dello studente”

Si è svolto da martedì 8 a venerdì 11 gennaio scorsi, presso il liceo statale "Vito Capialbi", la terza edizione del progetto di educazione civica europea "L'Europa a scuola".

L'evento, promosso e organizzato dalla sezione vibonese del Movimento federalista europeo, ha visto, in occasione della settimana dello studente, il coinvolgimento di 15 ragazzi.

Le lezioni e il lavoro in gruppi, funzionali al "Processo all'Europa" che si terrà nel mese di maggio, hanno riguardato i principali argomenti di attualità politica, istituzionale, economica e sociale.

Partendo da una breve introduzione tenuta dal segretario Simone Folino, gli studenti del liceo "Capialbi" hanno avuto modo di ragionare insieme con Daniele Armellino, Carmelo Arena, Michele Nardo, Rocco Ruffa, Teresa Grillo e Francesco Pacilè, sul deficit democratico delle attuali istituzioni europee, sull'attuale architettura del sistema monetario ed economico dell'Euro-zona e sull'annoso "problema" dei fenomeni migratori.

Il progetto intende far ragionare criticamente i ragazzi su quelli che sono i pro e i contro dell'Unione europea. 

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La teoria dell'asino e il risparmio

Tutti abbiamo sentito, prima o poi, che qualche volta bisogna accettare dei sacrifici per stare meglio in seguito.

A scuola si studia per essere, a fine anno, promossi e premiati.
Ora provate a immaginare che, arrivati a giugno, i professori informino gli studenti che l’anno scolastico non è finito, anzi continua, anzi non si sa quando e se mai finirà. A questo punto, non solo l’ultimo della classe, ma anche il più secchione dei Pierini si lamenterà per aver fatto sacrifici invano.

Agli Europei è stato detto più o meno così: togli questo, rinuncia a quello, pareggia il bilancio… e dopo un po’, sarai ricco e felice. Il ragionamento non veniva sostenuto dallo scemo del villaggio, ma da fior di economisti con tre o quattro lauree, e tonnellate di pubblicazioni in inglese su riviste giapponesi. E siccome ci hanno spiegato che uno più lauree ha più è intelligentone, gli Europei hanno fatto sacrifici, aspettando… no, essendo certi di diventare presto felici e ricchi.

Se non che, che è successo? Niente, è successo. Facciamo sacrifici, e non diventiamo minimamente ricchi, e tanto meno felici; e non vediamo all’orizzonte né i soldi né la felicità.
Ci sorge immediata la riflessione, che quanto scritto su riviste giapponesi in inglese dal professorone con sei lauree e dodici specializzazioni, le teorie del dottissimo siano alquanto sballate.
Vero che gli intellettuali, quando la realtà li ridicolizza, se la pigliano con la realtà e non con le loro teorie infondate; ma c’è poco da convincere la gente che ha mangiato, se invece prova la fame; o che, digiunando oggi e domani e dopodomani come un fachiro, l’anno prossimo mangerà più di Pantagruel.

C’era una volta un contadino che, per risparmiare, educò l’asino a non avere la biada; il risparmio riuscì in pieno, ma il somaro lasciò questa valle di lacrime. Non so se è chiaro.
Soluzione? Ma l’intervento della politica, con la spesa pubblica, che crea opere utili in sé ed è volano dell’economia. Il punto è che sia una spesa utile e onesta. Ed ecco perché occorre la politica, e non ci servono, anzi fanno danno, i politicanti e i dotti e i burocrati.

Nota filosofica: secondo Platone, i tecnici non devono decidere, ma solo eseguire.

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La Cina conquista l'Africa è dà una lezione all'Europa

 I giornali, molto reticenti, accennano a una politica cinese in Africa: acquisti di terre, agricoltura, tracciamenti di strade e ferrovie, aeroporti, costruzione di intere città… Nei giorni scorsi, la Cina ha convocato un congresso di ben cinquanta Stati africani.

 Per giudicare se ogni singolo intervento sia fatto bene o no, dovremmo essere lì… e dovremmo ottenere il permesso di spiare, del che molto dubito. Né siamo nel cuore dei governanti e degli imprenditori cinesi, per sapere se sono dei benefattori o degli sfruttatori o mezzo mezzo… A noi tocca solo vedere i fatti.

 Se i fatti sono quelli che leggiamo, cioè interventi massicci. Ebbene, una qualsiasi strada in un qualsiasi luogo e fatta per qualsiasi ragione, apporta comunque benefici a cento chilometri, metà a destra metà a sinistra; e questo senza e prima che gli abitanti se ne accorgano. Una coltivazione moderna produce cibo, e, soprattutto, insegna come si coltiva. Un’industria crea una classe operaia. Ogni produzione di qualsiasi cosa genera indotto. Per tutte queste cose, occorrono infrastrutture e scuole e sanità, e ogni cosa che giovi al vivere civile.

 Con buona pace di Rousseau e di ogni altro ingenuo utopista, il vivere civile è migliore del vivere selvatico. È meno poetico, lo so: ma per il 98% delle persone, è meglio vivere in una città decente che sotto un albero della foresta. E sarebbe ora di stroncare il passatismo inventato di sana pianta, e la nostalgia di una vita georgica… che tanto piace a chi non ha mai letto le Georgiche, che sono un manuale di produzione agricola alla grande, e non un vademecum del morto di fame contento!!!

 La Cina sta attraversando uno dei suoi periodi di apertura al mondo; seguiti, di solito, da grandi chiusure. Il precedente periodo aperto inizia nel XV secolo, e proprio in Africa, raggiunta spesso da navi cinesi; e il mio Anania (Gian Lorenzo Anania, L’universal fabrica del mondo, overo Cosmografia, vol. II, a cura di Ulderico Nisticò, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008) parla di villaggi di “Cini” nell’attuale California. Furono strettissimi i rapporti tra l’Impero Cinese e l’Europa, e il gesuita Matteo Ricci (1552-1610) e altri divennero funzionari e mandarini. Sono, chi non lo sapesse, i “gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming”, di Battiato.

 Seguì una chiusura al mondo, dopo la conquista Manchu, completata nel 1644, e che durerà fino alla fine dell’Impero, nel 1911. L’apertura ottocentesca fu una costrizione, soprattutto dopo due guerre dell’oppio, ignobilmente combattute dagli Inglesi per legalizzare lo spaccio in Cina del prodotto indiano.

 Fu un affare colossale, e, di particolare gravità, il rimbecillimento di massa dei maschi; la Cina, divenuta imbelle e divisa, con la Repubblica, tra “signori della guerra”, finì spartita, di fatto, tra Europei, Giapponesi e Americani. Con la spedizione internazionale del 1900 contro i Boxeurs, anche l’Italia ottenne una concessione, nella città di Tientsin.

 Coinvolta passivamente nella Seconda guerra mondiale, la Cina affrontò una guerra civile tra comunisti di Mao (1893-1976) e nazionalisti, questi ultimi ridotti poi all’isola di Formosa. Mao stabilì un regime comunista, ma in conflitto con Mosca; esercitando una vera suggestione sul comunismo europeo, disgustato della burocratizzazione dell’Urss e, in Italia, del Pci ufficiale.

 Oggi la Cina è ancora, ufficialmente, comunista; di fatto ha un sistema a partito unico, che governa un sistema economico diciamo così confuciano, fondato sull’obbedienza a imperatore e mandarini, in versione attuale partito e dirigenti; e su un senso etico del lavoro e della famiglia da parte del popolo. Il risultato è che la Cina, pur con stridenti ingiustizie sociali, accumula immani valanghe di soldi sia privati sia pubblici. E i soldi si devono investire.

 Si sta pigliando l’Africa, tra l’altro, lasciata vuota dall’incapacità politica di un’Europa Unita che, di unito avendo ben poco, sta in mano ai piatti passacarte di Bruxelles.

 Ma se la Cina riesce a far vivere gli Africani in Africa, e magari li rende confuciani con disciplina e lavoro, magari se ne restano in Africa, e ci vivono onestamente e contenti.

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