Tallini incontra l’europarlamentare della Lega Vincenzo Sofo: "Le politiche europee sono una grande opportunità"

“È stato un incontro cordiale e operativo nel corso del quale sono state condivise le linee di azione che devono rilanciare un rapporto sempre più stretto e proficuo tra Calabria ed istituzioni europee”.

Questo il commento del presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini a margine dell’incontro con l’europarlamentare della Lega Vincenzo Sofo, eletto nella circoscrizione sud, presente anche il consigliere regionale di espressione dello stesso partito, Pietro Molinaro.

“Le politiche europee di sviluppo territoriale - sottolinea il presidente Tallini - costituiscono, specie nell’attuale momento storico, una grande opportunità per favorire la coesione economica e sociale, riducendo il divario che separa le diverse realtà e conseguendo uno sviluppo più equilibrato, sostenibile e coerente con le specifiche potenzialità di crescita”.

“Da questa precisa premessa - conclude il Presidente del Consiglio regionale - il confronto si è sviluppato con uno sguardo alle prospettive future. Sono state, infatti, gettate le basi per alcune iniziative tese ad avvicinare territori e comunità nonché a qualificare lo sviluppo locale sia sotto il profilo della progettualità che delle risorse. Un incontro che, in piena emergenza pandemica da Coronavirus, senza dubbio, assume un importante e particolare significato in vista dell’autunno quando inevitabilmente si accentuerà il disagio sociale”.


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Le peste nera, l'epidemia che devastò l'Europa

Gli abitanti del grande villaggio creato dalla globalizzazione si sono, improvvisamente, sentiti schiacciati dal peso della paura.

L’angoscia ha viaggiato di pari passo con il coronavirus. Uomini e donne, soprattutto in Occidente, hanno, dall’oggi al domani, preso coscienza della loro impotenza.

Sono bastate poche settimane, a volte una manciata di giorni, per far crollare i miti che hanno cullato un’intera generazione: ovvero la libertà senza limite e l’onnipotenza della scienza.

La clausura coatta e la balbuzie degli scienziati hanno lasciato lo ”homus occidentalis” nudo, disorientato, improvvisamente privo di certezze.

Così, giorno dopo giorno, sono riaffiorate vecchie paure che si pensava appartenessero ai secoli in  cui l’essere umano non conosceva le semplificazioni offerte della tecnica e la vita era una scommessa quotidiana con l’imponderabile.

Secoli in cui le malattie falcidiavano bambini e vecchi con inesorabile puntualità.

Si sono quindi rifatti vivi spettri che si pensava relegati nei polverosi scaffali delle biblioteche. Fantasmi che ricordano che, in diverse occasioni, le epidemie hanno fatto temere al genere umano di non poter più perpetuare sé stesso.

Tra gli episodi più nefasti, gli storici hanno spesso ricordato il flagello della peste nera, la catastrofe  che, tra il 1347 e il 1353, spazzò via tra un terzo e la metà della popolazione europea.

Ieri, come oggi, la morte fu, in parte, il risultato dei progressi che avevano permesso al mondo di allora di essere connesso attraverso i traffici e le reti disegnate dai mercanti, soprattutto, Genovesi e Veneziani.

Anche in quell’incipiente crepuscolo del Medioevo, il nemico invisibile arrivò dall’Oriente e in pochissimo tempo si diffuse grazie alle rotte marittime, ai mercanti, ai pellegrini ed a quella caotica e irrequieta umanità che solcava le strade del Vecchio Continente.

Partita dalle steppe asiatiche, dove era comparsa negli anni Venti del XIV secolo, la peste giunse in Crimea.

Da qui, nel 1347, gli abitanti della colonia genovese di Caffa, la portarono a Messina, in Calabria e nei porti in cui le navi scaricavano uomini e mercanzie.

Da quel momento, il contagio si diffuse con sconcertante rapidità nel resto d’Italia, quindi in Francia, Spagna e Balcani.

In poco meno di due anni, l’epidemia raggiunge Polonia, Scandinavia, Inghilterra e Irlanda per proseguire il suo cammino, tra il 1350 ed il 1353, in Germania e Russia.

La società dell’epoca si trovò alle prese con un nemico spietato che mieteva vittime senza distinzione d’età o classe sociale.

Quando i morti iniziarono ad accatastarsi, nelle città come nella campagna - così com’è accaduto ai nostri giorni - si cercò di limitare i movimenti di  uomini e merci e di migliorare le condizioni igieniche.

Le città medievali, affollate e sporche, avevano infatti contribuito non poco ad agevolare la diffusione del contagio.

Le conseguenze della malattia furono aggravate da un eccesso di popolazione e dalla limitatezza delle risorse disponibili, soprattutto alimentari.

In molti casi, la malnutrizione si rivelò una formidabile alleata dello Yersinia pestis.

L’epidemia, portata dai topi e veicolata attraverso le pulci presenti nella loro pelliccia*, fu causa di lutti, ma non solo.

Il contagio contribuì, infatti, a dare i natali al Decameron di Giovanni Boccaccio e a condizionare, per i secoli a venire, la storia economica dell’Europa.

I vuoti lasciati dalla peste crearono, infatti, le condizioni per una polarizzazione della ricchezza, con  il risultato che la proprietà terriera si concentrò nelle mani dei pochi superstiti.

La situazione si rivelò favorevole anche per le classi subalterne che beneficiarono di un aumento dei salari.

La grande quantità di terreni abbandonati, consentì ai contadini sopravvissuti di disporre di nuovi campi, molti dei quali gravati da meno obblighi feudali rispetto al passato.

Gli effetti della pestilenza si manifestarono anche sul paesaggio. Molti villaggi, ormai spopolati, caddero in rovina ed i campi, rimasti incolti, furono sopraffatti dalla natura.

Niente fu più come prima.

Non a caso, per alcuni storici, le conseguenze prodotte dalla peste furono tali da scuotere e scardinare definitivamente il mondo medievale, dando l’abbrivio ai fasti del Rinascimento.

 

* Uno studio condotto nel 2017 dalle università di Oslo e Ferrara ipotizza che la diffusione della peste sia da attribuire ai pidocchi

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Davide Serra, la possibile ripresa dell’Italia in Europa

L'esperto di finanza della City delinea la strada per la ripresa italiana e analizza gli effetti della Brexit sugli investimenti. Davide Serra è l'amministratore di Algebris, uno dei fondi di investimento più redditizi della capitale inglese e vive a Londra da 24 anni, dove si è fatto strada gestendo i capitali degli altri e facendoli crescere. La sua esperienza nel settore e all'estero gli permettono di esprimere giudizi e soprattutto di dare consigli in ambito economico. Dopo aver conseguito un Master Cems alla Université Catholique Louvain la Neuve si è trasferito nella capitale britannica nel settembre del 1995. Nella City ha iniziato a lavorare come Graduate per la società SG Warburg, operando con investimenti e ottenendo risultati strabilianti. La sua ascesa è stata abbastanza veloce ed è stato capace di fare investimenti che hanno fatto ottenere ai suoi clienti i migliori rendimenti in Europa.

Questi brillanti esiti nel suo lavoro lo hanno portato a fondare Algebris nel 2006. In poco tempo è stato acclamato come re di Londra, un re Mida moderno capace di dare alla City e soprattutto agli investitori un modo per far crescere i loro capitali. Chi lo conosce sostiene, i numeri gli danno ragione, che riesca a trasformare in oro tutto ciò che tocca. Davide Serra gestisce un patrimonio di 12 miliardi di dollari operando sui mercati finanziari globali con 5 differenti strategie. Per promuovere il fondo e raccogliere i capitali non usa parole, ma dati. Fa promozione attraverso i giornali evidenziando come il rendimento medio annuo si attesti al 5% con punte del 15%. Algebris oggi conta 100 dipendenti, di cui il 40% è rappresentato da donne. L'età media è di 34 anni, mentre le nazionalità di provenienza sono 18. Il fondo conta 6 uffici in 3 continenti.

In Inghilterra la Brexit ha già prodotto i primi effetti negativi sulla finanza, mentre l'Italia arranca e trasmette segnali di declino economico. Davide Serra fa una propria analisi e delinea gli scenari futuri, non solo per i due Paese, ma per il mondo. Per il Bel Paese l'esperto di finanza fornisce una ricetta, l'unica che può rilanciare l'economia e far crescere la nazione. Sostiene che vi sia la necessità di riportare in patria i cervelli fuggiti per cercare opportunità di lavoro e condizioni migliori. Se si creano in Italia le condizioni per farli lavorare sfruttando la loro esperienza all'estero e valorizzando le loro capacità si può ottenere una nuova energia che porterà il Paese fuori dalla crisi. Questa è la strada per crescere e affrontare le sfide. Parallelamente, secondo Serra, si deve investire su istruzione e ricerca per innovare e formare lavoratori e dirigenti. Con la globalizzazione e la rivoluzione digitale, nonché con l'introduzione dell’intelligenza artificiale bisogna sempre essere al passo con i tempi per non restare indietro. L'esperto suggerisce di fare un "Piano Marshall" per il rientro dei giovani laureati in gamba, puntando poi sul fornire loro gli strumenti, i fondi e l'autonomia di cui necessitano per lavorare alla ricerca applicata nei vari settori. Possono nascere nuove imprese utili a dare impulsi importanti.

La strada è delineata per l'Italia, mentre il Regno Unito sembra essere destinato a un cambiamento radicale. L'uscita dall'UE sta allontanando sempre di più i capitali dalla capitale inglese. Gli investitori non vedono un futuro favorevole e per questo lasciano Londra, che perde il proprio ruolo, per dirigersi verso piazze più effervescenti dal punto di vista economico e finanziario. Il rischio si è tramutato in realtà e ci guadagnano mercati come Parigi, Francoforte, New York, Hong Kong, Tokyo e Shanghai.

Serra ritiene che la finanza abbia regole ben strutturate e funzionanti, soprattutto perché le norme sono abbinate a un sistema caratterizzato dalla stabilità e dalla trasparenza. Naturalmente questo vale per gli Stati democratici. Bisogna inoltre prestare molta attenzione al continente asiatico e in particolare alla Cina. Oggi, come è accaduto sempre nella storia del mondo, la nazione è tornata a occupare una posizione dominante dopo una pausa di due secoli dovuta a scelte politiche interne. Non preoccupa quindi questo ''ritorno al potere'' della Cina, ma resta un interrogativo importante. La Cina farà corrispondere alla crescita economica un maggiore rispetto dei diritti civili e della libertà di pensiero?

Intanto Serra osserva con tranquillità le evoluzioni. Infatti Algebris è strutturata in modo da non dover subire la Brexit e i suoi effetti. Grazie ai suoi 5 regolatori per il mondo può operare senza dover trasferire la sede. I referenti sono a Tokyo, Singapore, Londra, Lussemburgo e Boston, pronti a seguire l'andamento del mercato e a precorrere i tempi. Intanto ha trasferito a Milano la famiglia in modo che i figli possano crescere con due culture, parlare due lingue e usare due passaporti: britannico e italiano. La capitale britannica rappresenta per lui un punto di riferimento capace di abbinare la globalità con le caratteristiche di un piccolo quartiere, anche se negli ultimi anni è aumentata la violenza. Prevede intanto di continuare con il proprio lavoro fino a tarda età, ora ha 48 anni, sfruttando la conoscenza e l'esperienza acquisita.

Serra, gli studenti dell’Einaudi "si connettono all'Europa"

È quasi arrivato alle battute finali il progetto Pon sul potenziamento della cittadinanza europea dal titolo “Mi connetto con l’Europa”, Azione 10.2.2. – Fse Pon – CL 2018 -75, che in questi giorni ha visto impegnati gli alunni della classi quarte dell’indirizzo Amministrazione finanza e marketing dell’Iis “L. Einaudi” di Serra San Bruno.

Oltre alle attività di formazione teorica, gli studenti si sono resi promotori di un interessante sondaggio volto a conoscere l’opinione dei cittadini di Serra sulle questioni più spinose legate alle tematiche europee ed allo stesso tempo verificare il livello di fiducia che generalmente si nutre nei confronti delle istituzioni di Bruxelles.

I due momenti più coinvolgenti del progetto sono stati certamente quelli organizzati presso l’Ufficio Europa della Provincia di Catanzaro e presso il Centro di documentazione europea dell’Università “Magna Grecia”.

Nel corso del primo appuntamento, il responsabile dello Sportello, Antonio De Marco, già dirigente dei Programmi Comunitari Fesr e Fsa della Regione Calabria, ha condotto i ragazzi lungo un’attenta riflessione sul concetto dell’ identità all’interno del processo di cittadinanza europea.

Numerosi sono stati, inoltre, gli spunti che hanno portato ad approfondimenti relativi all’importanza dell’utilizzo dei fondi comunitari per lo sviluppo della Calabria.

Altrettanto interessante l’incontro con il Paolo Romano del Cde dell’ateneo del capoluogo di regione che si è soffermato a discutere con gli studenti sulla necessità della promozione di più Europa tra i giovani che finalmente stanno imparando a conoscere ed apprezzare le opportunità che la casa comune europea offre in chiave di crescita culturale, sociale ed economica.

A Vibo confronto in vista delle elezioni europee

Il prossimo 4 maggio, dalle ore 17.30, presso la sala conferenze del Centro servizi per il volontariato, si terrà un confronto tra alcuni giovani esponenti politici in vista delle elezioni europee del 26 maggio.

L’evento organizzato dalla sezione vibonese del Movimento federalista europeo/Gioventù federalista europea, vedrà il coinvolgimento del Partito democratico e del Partito socialista italiano in rappresentanza del Partito socialista europeo, di Forza Italia giovani in rappresentanza del Partito popolare europeo, del MeetUp del Movimento 5 stelle di Pizzo in rappresentanza del Gruppo europa delle libertà e della Democrazia diretta e la Lega – Salvini Premier in rappresentanza del Gruppo europa delle nazioni e della libertà.

Il confronto, che toccherà le principali tematiche di attualità politica europea, sarà moderato da Carmelo Arena, Vice – Segretario del Mfe/Gfe Vibo Valentia e studente di economia aziendale presso l’Unical di Cosenza, e vuole essere un momento per rendere i cittadini vibonesi consapevoli dell’importanza del voto europeo. 

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A Soverato “Euro.Soul, Festival d'Europa” dal 9 all'11 maggio

Quinta edizione di “Euro.Soul, Festival d'Europa” che quest'anno si svolgerà a Soverato dal 9 all'11 maggio.

Una tre giorni ricca di eventi, cultura, incontri, sport, scambi e relazioni internazionali.

“Continuiamo a festeggiare l'Europa” dichiara Pietro Curatola, presidente dell'associazione “Jump” che promuove l'iniziativa. “Crediamo che sia giusto così” sottolinea il lancio del Festival che ha come slogan “Buon compleanno Europa. Ri-partire dall'educazione”.

Jump, sin dal 2012, sensibilizza i giovani calabresi alla cittadinanza europea e grazie al programma Erasmus Plus ed al coinvolgimento in numerosi progetti internazionali, entra nelle scuole di tutta Europa ascoltando paure e sogni di studenti ed educatori.

“Più paure che speranze è vero; ma perché rassegnarsi ad un'Europa distratta e lontana, a volte sconnessa dai bisogni dei più giovani?” si chiede Curatola. Euro.Soul 2019 sceglie di rispondere al bisogno diffuso di sentir parlare d'Europa in maniera diversa. Narrare l'Europa partendo da chi l'ha rapita vuol dire parlare di Zeus, della mitologia greca, di Minosse e quindi di Omero e Dante ma anche di Scilla e di storie di amore passionali. Favoleggiare l'Europa vuol dire ri-partire dall'educazione per costruire nuove generazioni di cittadini europei capaci di sopravvivere come l'odorata ginestra del poeta recanatese anche nei luoghi più deserti e aridi perché privati di ogni speranza.

“Il profumo d'Europa - conclude Pietro Curatola - bisogna spargerlo senza paure e con lo spirito di gioia che ci caratterizza, attraverso momenti di riflessione e divertimento, incontri e dialoghi, confronto serio e spensieratezza”.

La quinta edizione di “Euro.Soul Festival d'Europa”, in occasione del 9 maggio (data che ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman, che segna l'inizio del processo d'integrazione europea con l'obiettivo di una futura unione federale), farà proprio questo; senza perdersi nel marasma delle misure di austerity e nelle negatività percepite ma enfatizzando l"EU" (gr.eu=buono), il buono di un luogo da cambiare ma in cui poter ancora credere. Il programma dettagliato su www.eurosoul.info

Il festival sull’Europa ha fatto tappa nel Vibonese

Il patrimonio culturale come fonte condivisa di memoria, comprensione, identità, dialogo, coesione e creatività: l’Europa ha ritenuto strategico il ruolo delle eredità culturali, religiose, umanistiche nei processi di pace e dialogo tra i popoli, al punto da dedicargli un intero anno, il 2018.

Forgiata nel corso dei secoli dall’interazione tra le espressioni culturali delle diverse civiltà che hanno popolato l’Europa, la comune eredità culturale, pur nel pieno rispetto delle identità nazionali e regionali, rappresenta una risorsa comune, condivisa e preservata per le generazioni a venire, un catalizzatore della creatività che abbraccia un ampio spettro di risorse ereditate dal passato, in tutte le forme e gli aspetti – materiali, immateriali, digitali - inclusi i monumenti, i siti, i paesaggi, le competenze, le prassi, le conoscenze e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da organismi pubblici e privati quali i musei, le biblioteche, gli archivi, il patrimonio cinematografico.

L’importante occasione per creare momenti di incontro e confronto su un tema di tale spessore non è certamente sfuggita al Club per l’Unesco di Vibo Valentia resosi protagonista attivo, sul territorio vibonese, di un articolato festival sull’Europa che ha fatto tappa in cinque differenti località nell’ultima settimana.

Capofila del progetto patrocinato dal MIBAC è stato il Consiglio del Movimento europeo, presieduto e guidato da PierVirgilio Dastoli, ma l’appello per l’Europa è stata accolto e fatto proprio da una serie cospicua di enti e associazioni, a partire dalla provincia di Vibo Valentia, presieduta da Salvatore Solano, altresì sindaco di Stefanaconi, dal Comune di Capistrano con in testa Marco Martino, dal Comune di Filadelfia, con il suo primo cittadino Maurizio De Nisi, dal Comune di Monterosso guidato da Antonio Lampasi.

Immancabile, per l’ottima riuscita dell’evento, è stata la fattiva collaborazione della società civile che ha visto scendere in campo associazioni quali la Gam di Vibo Valentia, la Libertas di Tropea, il Servizio civile di Capistrano, la Pro loco, l’Associazione Familia De Rubro Monte, le Confraternite di Monterosso, il Polo museale Monterossino, il Movimento federalista europeo, la società di servizi EuroGlocal, la Web tv Kalabria tv, il Distretto turistico dell’Angitola, la Fondazione Filitalia, la società Europe direct, il Parco regionale delle Serre.

Se è innegabile che l’obiettivo precipuo della manifestazione è stato quello di contribuire a favorire una piena consapevolezza dell’importanza di proteggere e promuovere la diversità delle espressioni culturali, è altrettanto vero che la sensibilità di dirigenti scolastici quali Nicolantonio Cutuli, Raffaele Vitale, Maria Francesca Viscone, ha consentito di elaborare in occasione della Europe Fest, anche per gli studenti dell’Iis di Tropea, dell’Ioc di Filadelfia e dell’Ic di Sant’Onofrio, specifici programmi di educazione e sensibilizzazione capillare dell’importante ruolo che il patrimonio culturale svolge per la coesione delle collettività in un momento in cui le società europee sono interessate da una crescente quanto preoccupante ondata di separatismi e nazionalismi estremi.

In perfetta linea con quanto previsto dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite per lo sviluppo sostenibile, punti nodali dei vari interventi susseguitisi nel corso del Festival sull’Europa (e curati da Francesca Nacci, Maria Loscrì, Pino Pellegrino, Andrea Mandaliti, Marco Martino, Domenico Capomolla, Giuseppe Crispino, Antonio Parisi, Simone Folino, Dario Godano, Giuseppe De Biase, Alessandra Tuzza, Loredana Panetta), sono stati la cittadinanza globale, la diversità culturale, il dialogo fra i popoli, proposti anche in una prospettiva di genere.

“Nell’ambito degli obiettivi specifici individuati per l’anno europeo del patrimonio culturale, noi abbiamo ritenuto che favorire una serie di incontri formativi/informativi sul valore del patrimonio culturale nella sua dimensione di comune denominatore tra popoli e comunità, incontri itineranti focalizzati su una zona quale è la valle dell’Angitola ma con lo sguardo allungato e proiettato verso il resto della provincia di Vibo Valentia, con un’attenzione specifica e particolarmente profonda verso i giovani in formazione e le comunità educanti in particolare, potesse essere un tassello importante nell’ambito di un lavoro che abbiamo cominciato, come Club Unesco, a “predicare” e diffondere sui nostri territori, compiendo quasi opera di evangelizzazione in un contesto che rimane, ancora troppo spesso, legato a retaggi atavici e miopi e che portano a programmazioni territoriali totalmente inefficaci ed inefficienti produttive, soltanto, di inesorabile impoverimento sociale, culturale, economico” è la riflessione di Maria Loscrì, ideatrice dell’evento per la provincia di Vibo Valentia.

Catanzaro, l'Europa e il senso dello stare insieme: dibattito a più voci

Un dibattito a più voci sull'Europa. Appuntamento domani (martedì 19 febbraio) alle ore 17.30 presso il Palazzo della Provincia di Catanzaro.

A sollecitare una serie di spunti di riflessione sarà Bernard Dika, il giovane Alfiere della Repubblica nominato dal Presidente Mattarella per i suoi meriti sul terreno dell'impegno civile e sociale.

Disoccupazione, sicurezza, immigrazione, cambiamenti climatici, politica estera, comunicazione, problemi globali e locali saranno al centro dell'incontro che vedrà confrontarsi esponenti politici di tutti gli schieramenti, rappresentanti delle categorie professionali, della cultura e del mondo dell'impresa.

“Il senso di andare oltre i confini” il tema di fondo di una iniziativa che ha l'ambizione di coinvolgere le espressioni più aperte e vive della società catanzarese in una disamina profonda e complessa del senso dello stare insieme, come continente, oggi e ancora in futuro. 

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