Coronavirus: guariti e ritornati a casa i primi due pazienti positivi nel Vibonese

Sono guariti e sono ritornati a casa i coniugi di Filandari, i primi contagiati dal coronavirus nel Vibonese.

La coppia è stata dimessa ieri dal reparto malattie infettive dell’ospedale “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro.

Superato il momento più pericoloso, marito e moglie dovranno ora osservare un periodo di quarantena.

In auto con marijuana e cocaina, due giovani segnalati nel Vibonese

Le rigide prescrizioni governative non scoraggiano l’uso di droga sul territorio Vibonese.

Così i carabinieri della Stazione di Filandari, impegnati in una serie di controlli finalizzati a verificare il rispetto delle norme in materia di Covid-19, hanno fermato due giovani C.C.V, 27 anni, e R.A., 21 anni, entrambi di Rombiolo, a bordo di una Lancia Musa, chiedendo le ragioni della loro presenza in quel luogo. Dinanzi a una risposta confusa e non convincente da parte del conducente, incapace di fornire adeguate motivazioni per sé e per il passeggero e dopo aver subodorato la presenza di droga, i militari hanno proceduto a perquisire i due giovani e la vettura sulla quale viaggiavano.

Proprio nell’auto hanno rinvenuto due involucri di carta stagnola contenenti, rispettivamente, 2,5 grammi e 5 grammi di marijuana e un terzo con 0.80 grammi di cocaina.

Il materiale ritrovato è stato posto sotto sequestro.

I due giovani sono stati segnalati alla Prefettura di Vibo e deferiti in stato di libertà perché, in assenza di comprovate ragioni dettate da stato di necessità, sanitarie o di lavoro, si muovevano liberamente in barba alle attuali disposizioni governative.

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Coppia del Vibonese positiva al coronavirus

Arriva anche nel Vibonese l'incubo del coronavirus. 

Una coppia di coniugi originaria di Filandari (Vv) è, infatti, risultata positiva al primo tampone.

A causa dell'aumento della temperatura corporea, questa mattina, l'uomo è stato ricoverato all'ospedale di Catanzaro, ma le sue condizione non desterebbero preoccupazione

La coppia, nei giorni scorsi, era rientrata in Calabria, dopo un soggiorno in un comune della "zona rossa" lombarda.

Con i coniugi vibonesi, sale quindi a 9 il numero dei calabresi contagiati dal coronavirus. 

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Omicidio Vangeli, il giovane ucciso e gettato in un fiume

Giustiziato con un numero imprecisato di colpi di fucile, messo in un sacco di plastica e gettato nel fiume Mesima.

Sarebbe stato assassinato così la notte tra il 9 e il 10 ottobre del 2018 Francesco Domenico Vangeli, il giovane di Filandari vittima di “lupara bianca”.

 Il suo corpo non è ancora stato ritrovato e, verosimilmente, è stato trascinato dalle correnti fino alla foce del fiume e da qui in mare.

All’alba di oggi i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno fermato uno dei presunti esecutori materiali dell’efferato delitto.

 Si tratta di Antonio Prostamo, 30 anni, di San Giovanni di Mileto, ritenuto dagli inquirenti esponente apicale della locale di ‘ndrangheta dei “Pititto-Tavella-Prostamo”.

 È accusato d’omicidio aggravato dal metodo mafioso e di distruzione di cadavere.

 Il provvedimento di fermo arriva al termine di articolate indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal Procuratore Nicola Gratteri e, oltre a colpire il 30enne di San Giovanni di Mileto, coinvolge quale corresponsabile a pari titolo dell’omicidio anche il fratello del fermato, Giuseppe, 35 anni, attualmente detenuto nella casa circondariale di Vibo dopo essere stato arrestato nel maggio scorso per essere stato trovato in possesso di un’arma clandestina.

Adesso deve rispondere anche d’omicidio aggravato dal metodo mafioso, minacce, porto abusivo d’arma da fuoco e distruzione di cadavere.

Le attività tecniche svolte dai militari dell’Arma hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera vicenda.

L’arma utilizzata per il delitto, ovvero un fucile occultato in un pozzo artesiano nei paraggi del fiume Mesima.

L’operazione messa a segno dai carabinieri è stata denominata “Amore Letale”, con evidente riferimento ad uno dei presunti moventi che hanno portato all’omicidio di Vangeli.

Per gli inquirenti, alla base del delitto ci sarebbe infatti la contesa di una giovane di Scaliti di Filandari da parte della vittima ed uno dei suo presunti carnefice, Antonio Prostamo.

Quest’ultimo lo avrebbe anche minacciato di morte e addirittura di scioglierlo nell’acido con messaggi whatsapp indirizzati sul telefono cellulare utilizzato da Vangeli, sequestrato e analizzato dai carabinieri.

 L’altro Prostamo, Giuseppe, avrebbe invece vantato dei crediti di droga da Francesco Vangeli, il quale gli avrebbe pure sottratto un’arma da fuoco poi rinvenuta nelle disponibilità del padre a Pisa.

 La sera della scomparsa sarebbe stato attirato a San Giovanni di Mileto con l’inganno.

Da quanto emerso, infatti, i Prostamo lo avrebbero invitato a raggiungere la loro abitazione per la realizzazione di un tavolino in ferro battuto, essendo Vangeli un artigiano.

 Un semplice lavoretto per arrotondare la giornata, che evidentemente si è rivelato fatale, perché da quella sera Francesco non è più tornato a casa.

Migliaia di uova sequestrate nel Vibonese

Oltre quattromila uova fresche sono state sequestrate nel Vibonese dai carabinieri del Nas e della Stazione di Filandari.

Il sequestro è stato effettuato, di concerto con il servizio veterinario dell’Asp di Vibo Valentia, durante un’ispezione igienico sanitaria condotta in un’azienda di confezionamento, deposito e commercializzazione di uova fresche, ubicata in località Baracconi di Ionadi.

Durante il controllo è emerso che l'attività veniva gestita da un ventinovenne di Mileto, in assenza di scia e dia.

Inoltre, le uova sarebbero state confezionate senza l’indicazione della classificazione, la stampigliatura e le indicazioni relative alla provenienza ed alla tipologia.

Alla luce delle irregolarità riscontrate, gli uomini dell'Arma hanno disposto la sospensione dell’attività ed il sequestro amministrativo di quattromila uova fresche di cui non è stato possibile stabilire la tracciabilità.

 

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Colpi di pistola e auto in fiamme, grave intimidazione nel Vibonese

Colpi di pistola contro la saracinesca di un garage ed un'auto data alle fiamme.

È quanto è accaduto a Filandari, dove la notte scorsa, un assessore comunale, Giuseppe Antonio Artusa, 61 anni, ha subito una grave intimidazione.

Dopo aver esploso alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della saracinesca del garage della casa dell'uomo, i malviventi ne hanno incendiato l'automobile parcheggiata davanti all'abitazione.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del Comando provinciale di Vibo Valentia ed i carabinieri della locale Stazione, che hanno avviato le indagini per cercare di fare luce sull'accaduto.

 

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Nascondeva 25 mila euro in un fustino di detersivo, 28enne denunciato nel Vibonese

Nel corso di una perquisizione eseguita dai militari del Nucleo operativo - Sezione radiomobile del Comando compagnia di Vibo Valentia, finalizzata alla ricerca di armi o materiale esplodente eseguita presso l’abitazione di P.A., 28 anni, di Filandari sono stati rinvenuti, occultati all’interno di un fustino di detersivo in polvere per lavatrice, due sacchetti in plastica sottovuoto contenenti la somma di 25 mila.

I controlli, estesi all’intera abitazione ed in particolare ad una stanza adibita a studio, hanno consentito ai militari di trovare in un cassetto, un assegno da 500 euro ed una sorta di libro mastro, con annotati pagamenti e movimenti di denaro.

Dopo aver sequestrato il tutto, gli uomini dell'Arma hanno denunciato il ventottenne per possesso ingiustificato di valori.

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Giovane vibonese muore di aviaria

Un trentacinquenne D.A., di Filandari, nel Vibonese è morto nel pomeriggio di ieri a causa di un'infezione virale del tipo H1N1, meglio nota come "aviaria".

Giunto al pronto soccorso dell'ospedale "Jazzolino" di Vibo Valentia con delle serie difficoltà respiratorie, il trentacinquenne era stato trasferito, dapprima a Lamezia Terme e successivamente nel reparto di Rianimazione dell’ospedale catanzarese.

 

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