Filogaso e il ritrovamento di un "dolium" di epoca romana

La mattina del giorno 9 gennaio del 1950 fu rinvenuto da due contadini, Azzariti Domenico di Francesco  e di Buttafuoco Felicia, nato a Filogaso il 22/02/1932, e Virdo Gaetano di Filippo e di Lopreiato Rosaria, nato a S.Onofrio il 07/07/1916  un vaso di terracotta in un terreno di proprietà di Lorenzo Murmura, fu Antonio e di Molè Maria, nato a Vibo Valentia il 30/07/1897, ex podestà di Filogaso e padre del senatore Antonino, in località “S. Maria” e precisamente nel fondo denominato San Vito del comune di Filogaso.

Sono gli stessi contadini a dichiararlo al comandante della Stazione dei carabinieri di S.Onofrio, Rosario Gulino, avvisato del ritrovamento.

"Stavamo arando il suddetto terreno - dichiarano - quando uno dei buoi sprofondò con un piede nel terreno. Per accertarci di quanto accaduto, scavammo  intorno al piede del bue e rinvenimmo un  vaso a forma irregolare, un  “ovulo”; di capienza di 200 lt circa".

Il vaso fu trasportato prima a Filogaso e poi a Vibo Valentia dagli stessi contadini.

La scoperta, secondo l’archeologo Fabrizio Felici, incaricato di redigere uno studio archeologico sulla Trasversale delle Serre,  una strada della cui realizzazione si parla da circa cinquant'anni e sulla quale hanno speculato per anni decine di politici per farsi la campagna elettorale, riveste un grande interesse storico- archeologico, sia per l’importanza del vaso, probabilmente un “dolium”, vaso utilizzato dai romani per il trasporto di viveri, sia perché avvalora l’ipotesi di chi sostiene che l’area intorno a Filogaso, ed in particolare Belforte, che fu casale di Filogaso nel 1500-1600, sia un sito archeologico molto importante da studiare e che il suo vasto territorio fosse attraversato dalla famosa Via Popilia, la via consolare che si diramava dalla via Appia poco dopo Capua e la congiungeva a Reggio.

Belforte probabilmente era una delle “stationes” romane ricordate nell’Itinerarium provinciarum Antonini Augusti.

Sia, infine, perché la scoperta del vaso insieme a quella delle monete antiche romane esposte al museo di Reggio Calabria dell’8 marzo del 1940, conferma ed avvalora le origini antiche del paese ed il ruolo economico e culturale che ha avuto nel circondario durante il 1500 ed il 1600, aspetti ampiamente trattati nel libro “La grande storia di un piccolo paese.”

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Filogaso, l'appello del sindaco al ministro Toninelli

Il sindaco di Filogaso, Massimo Tremmiliti, intende rivolgere al ministro Toninelli, durante la riunione indetta per domani a Soverato per fare il punto sullo stato dei lavori della Trasversale delle Serre, un accorato appello affinché intervenga per togliere il paese dall’isolamento in cui versa in seguito agli eventi calamitosi degli ultimi anni.

Il territorio di Filogaso, paese che vanta una grande storia e dove, tra l’altro, nacque l'ordine dei Cappuccini, è soggetto a forte rischio sismico (fu distrutto e subì grandi danni durante i terremoti del 1638, del 1659 e del 1783) e a forte rischio idrogeologico (fu colpito dall' alluvione del 1951).

Quella dello scorso ottobre ha causato gravissimi danni ai terreni ed alla viabilità per l’esondazione a fondo valle del Fallà e del Mesima, i due fiumi che attraversano il suo territorio, rispettivamente ad est ed a ovest del centro abitato.

Le principali vie di comunicazioni sono: la strada provinciale Filogaso S.Onofrio-Vibo Valentia, la strada provinciale per S.Nicola -Vallelonga –Serra , la strada per Maierato e quella per Vazzano e Soriano.

La strada per Maierato è interdetta al traffico da circa dieci anni in seguito ad una frana di grande dimensione, quasi una montagna di terreno di circa dieci milioni di metri cubi che si staccò dalla collina travolgendo, con impeto e forza inauditi, alberi, coltivazioni, tutto ciò che intercettava nel suo veloce movimento verso valle, compreso un tratto di strada della provinciale Maierato-Filogaso.

L’evento ebbe allora un grande eco nazionale, ma, nonostante ciò, la viabilità stradale non è stata ripristinata.

La strada per Vazzano è stata chiusa al traffico dopo l’alluvione dello scorso ottobre per i danni arrecati, oltre che al territorio, anche al ponte di attraversamento del fiume Mesima.

Il sindaco ha preparato tutta la documentazione da consegnare al ministro Toninelli, per dimostrare l’importanza di queste arterie e per chiedere immediati provvedimenti finalizzati al ripristino della viabilità.

In particolare, chiederà: che la strada per Vazzano, attuale Sp 65, venga riaperta al traffico in tempi brevissimi, dopo aver eseguito i lavori di ammodernamento ed ampliamento della carreggiata; che i lavori per la manutenzione ordinaria e straordinaria vengano affidati all’Anas; che venga, infine, creato uno svincolo di collegamento della Trasversale delle Serre a Filogaso.

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La Grande Guerra e gli eroi di Filogaso

Credo che nella ricorrenza del centenario della fine della Grande guerra del 15-18 i nostri soldati caduti in quel conflitto meritino non solo la commemorazione che normalmente viene tributata loro durante la ricorrenza del 4 novembre, ma un ulteriore omaggio per non far scadere in ritualità quella ricorrenza e per rammentare che il loro sacrifico non scadi in sola cronaca di quegli eventi ormai lontani ma sia memoria e monito per non ricadere negli orrori commessi in passato e scongiurare nuove guerre e barbarie.

I nostri 13 soldati ( sembra che in realtà siano 14) caduti in guerra sono stati davvero eroici ed hanno difeso la Patria con impegno ed abnegazione sfidando la morte ed il nemico.

Giovani ventenni, di umile estrazione familiare, senza cultura se non addirittura analfabeti, hanno lasciato la loro terra per recarsi a combattere in terre lontane e poco conosciute.

Sono stati dapprima chiamati al distretto militare di Catanzaro, poi assegnati nei vari reggimenti e infine spediti al fronte.

«In Calabria erano presenti alcuni reparti di esercito permanente e più precisamente il 19° reggimento fanteria “Brescia” a Cosenza, il 20° “Brescia” a Reggio (col comando di brigata a Catanzaro che era anche sede in tempo di pace della 22 divisione territoriale) e il 48° “Ferrara” a Catanzaro.

Da questi reparti si formarono quindi nuove unità di milizia mobile che operarono in prima linea: dal deposito di Catanzaro si formarono il 96° reggimento “Udine”, il 141° “Catanzaro” e 221° “Jonio”; dal deposito di Cosenza il 142° “Catanzaro” e 243° “Cosenza”; dal deposito di Reggio il 246° reggimento “Siracusa”» (Fonte Vincenzo Santoro).


Due soldati di Filogaso, Tommaso Boragina di Michele e Giuseppe Teti di Antonio, insieme ad altri giovani di Dasà, Dinami, Briatico e Brognaturo, ecc.. fecero parte della famosa “Brigata Catanzaro 141° e 142° reggimento ” il cui stemma ( bandiera) sventola a Roma sul Vittoriano a ricordo imperituro delle loro eroiche gesta, ed a cui fu attribuita la medaglia d’oro al merito da Vittorio Emanule III con la seguente motivazione : 

«Per l'altissimo valore spiegato nei molti combattimenti intorno al San Michele, ad Oslavia, sull'Altopiano di Asiago, al Nad Logem, per l'audacia mai smentita, per l'impeto aggressivo senza pari, sempre e ovunque fu di esempio ai valorosi (luglio 1915 – agosto 1916)»

La brigata fu costituita l’1-03-1916 e si distinse, oltre che per il coraggio e l’abnegazione di tutti i soldati nelle operazioni di guerra, anche per essersi ribellata ai superiori per le condizioni precarie e per la scarsezza di mezzi e vettovaglie di cui disponeva. Per protesta i soldati assaltarono una villa in cui secondo una notizia rivelatasi non vera dimorava lo scrittore Gabriele D’Annunzio ritenuto uno dei principale fautori della guerra (interventista) e dei tremendi patimenti cui i soldati erano sottoposti.

La ribellione fu sedata da altri soldati italiani e si concluse con la fucilazione di ben 28 di loro (non tutti i nomi sono noti) a cui sembra assistette impassibile lo stesso D’Annunzio.

Fu un inglorioso episodio che meriterebbe un maggior approfondimento. Non è dato sapere se fra i fucilati ci fossero i nostri due concittadini anche se ufficialmente risultano deceduti in combattimento il primo sul monte Mosciagh e nell’ospedaletto da campo per le numerose ferite riportate in combattimento il secondo, così come si evince dalle schede di seguito allegate.
Nominativo (e paternità): BORAGINA TOMMASO DI MICHELE
Albo d'Oro: Calabria - (Vol IV) (3)
Province: RC - CZ - CS
Pagina: 65
Sub in Pagina: 16
Comune nascita: Filogaso
Comune nascita Attuale: Filogaso
Data nascita: 12 Maggio 1890
Grado: Soldato
Reparto: 141 Reggimento Fanteria
Distretto: Distretto Militare Di Catanzaro
Morto o Disperso: Morto
Data Morte: 26 Maggio 1916
Luogo Morte: Monte Mosciagh
Causa Morte: Ferite Riportate In Combattimento
Decorazioni: 
Sepoltura: 
Note:

Nominativo (e paternità): TETI GIUSEPPE DI ANTONIO
Albo d'Oro: Calabria - (Vol IV) (3)
Province: RC - CZ - CS
Pagina: 621
Sub in Pagina: 21
Comune nascita: Filogaso
Comune nascita Attuale: Filogaso
Data nascita: 15 Luglio 1890
Grado: Soldato
Reparto: 141 Reggimento Fanteria
Distretto: Distretto Militare Di Catanzaro
Morto o Disperso: Morto
Data Morte: 22 Ottobre 1915
Luogo Morte: Ospedaletto Da Campo N. 009
Causa Morte: Ferite Riportate In Combattimento
Decorazioni: 
Sepoltura: 
Note: 

Anche gli altri nostri giovani si sono distinti per coraggio e altruismo non esitando di rischiare la propria vita per i loro commilitoni. Vale la pena ricordare un nostro valoroso soldato che ha avuto la fortuna di tornare sano dalla guerra e che fu insignito della medagli di bronzo con la motivazione di seguito riportata:

MONTESANO GIOVANNI
Medaglia Di Bronzo con la seguente motivazione : 

"Portaferiti armato, in un momento difficile in cui la compagnia era sottoposta al violento fuoco d'artiglieria nemica, spiegava tutta la sua opera di pietà e di dovere per salvare i feriti, pronto anche ad impugnare l'arma per difendere la trincea che le cannonate avversarie andavano sconvolgendo" San Marco di Gorizia 14-17 Maggio 1917.

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Allerta meteo: soglie pluviometriche superate a Vallelonga, Simbario, Filogaso e Brognaturo, la Prefettura convoca l'unità di crisi

La Prefettura di Vibo Valentia sta monitorando, in via preventiva, la situazione di potenziale maltempo sul territorio provinciale.

Dopo aver ricevuto il messaggio d'allertamento "Arancione", che riguardava possibili condizioni meteo avverse su otto comuni del Vibonese, il prefetto ha deciso di convocare un'unità di crisi preventiva.

Nella mattinata di oggi, l'unità è stata convocata, anche, per fare il punto in merito al superamento delle soglie pluviometriche registrate a: Vallelonga, Simbario, Filogaso e Brognaturo.

Al momento non sono segnalate criticità particolari, tuttavia, il monitoraggio continua senza interruzioni.

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Il 26 agosto il convegno su "I religiosi di Filogaso e S.Onofrio"

Da un pò di tempo a Filogaso si respira un clima diverso, c’è un risveglio culturale, sconosciuto finora, che va apprezzato, sostenuto, incoraggiato.
 
E’ vero che le risorse trasferite dallo Stato agli enti locali sono via via diminuite fino a ridursi a lumicino, ma è altrettanto vero che spesso le amministrazioni locali fanno poco o niente per incoraggiare iniziative in tale campo.
 
Nonostante lo scetticismo ed il poco entusiasmo di molti, sta comunque maturando la consapevolezza che conoscere la propria storia, le proprie origini e costumi rappresenti non solo un fatto culturale, tra l'altro, non più per pochi  eletti, ma anche un'occasione di sviluppo socio-economico.
 
La mancata industrializzazione, il mancato sviluppo del terziario e delle nuove tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni, la produzione agricola poco concorrenziale per il mancato adeguamento dei mezzi di produzione, collocano la Calabria agli ultimi posti per reddito pro capite. 
 
Il turismo, grazie alle bellezze naturali della Calabria, rappresenta una voce importante del Pil calabrese ma risente della crisi economica, dell'assenza d'infrastrutture e di strutture alberghiere adeguate. 
 
Il turismo culturale può rappresentare una risorsa ed un'occasione di sviluppo. Ogni paese della Calabria è ricco, infatti, di storia e tradizioni che vanno riscoperte e valorizzate per porre un freno allo spopolamento  in atto. Iniziative culturali quali la presentazione di alcuni libri che trattano la storia di Filogaso e di alcuni suoi personaggi illustri; alcuni convegni  sul patrimonio storico ed artistico hanno caratterizzato nell'ultimo periodo la vita culturale del paese.
 
In occasione dei festeggiamenti di San Francesco di Paola, che si terranno dal 26 Agosto fino al 2 di settembre, è stato organizzato per il 26 agosto un convegno dal titolo: “I religiosi di Filogaso e S.Onofrio” (ritrovamento delle spoglie dei sacerdoti Giuseppe Augurusa e Francesco Nano), che trae spunto dal libro di don Gaetano Currà sui due parroci dei rispettivi paesi.
 
I relatori del convegno saranno l'autore del libro, Giuseppe Teti, professore all'università di Messina e Vito Teti, professore all'università della Calabria.
 
Parteciperanno il sindaco di Filogaso, Massimo Trimmeliti, il sindaco di S.Onofrio, Onofrio Maragò, il parroco di Filogaso, don Mimmo Sorbilli, quello di S.Onofrio, don Franco Fragalà, padre Carmelo Silvaggio, rettore dei Carmelitani di Palmi, suor Vittoria Imineo, delle Ancelle Francescane del Buon Pastore di Roma, Giuseppe Condello, priore della Confraternita  della Madonna Del Monte Carmelo, Annamaria Galati, presidente Pro loco.
 
I lavori saranno coordinati dal giornalista Franco Vallone e si concluderanno con una messa in suffragio dei due sacerdoti. In loro memoria verrà posta una targa ricordo nella chiesa di San Francesco di Paola a Filogaso ed una in quella di Santa Maria delle Grazie a S.Onofrio.
 
Il convegno è stato organizzato da Antonio Scangiaterra, membro del comitato della festa, e da Francesco Augurusa, amante di storia e promotore di molte iniziative culturali.
Proprio Augurusa ha realizzato, a Varese, dove si è trasferito negli anni Settanta per motivi di lavoro, un museo delle tradizioni contadine calabresi, e sta realizzando un altro museo a Filogaso, dove trascorre parte del suo tempo.

 

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Tutto pronto per la presentazione del volume "Filogaso - La grande storia di un piccolo paese"

Sarà presentato venerdì prossimo (13 Luglio) alle ore 16,00, presso la Chiesa Matrice di Filogaso (VV) il libro scritto da Nicola Iozzo e Francesco Giuseppe Teti : “ Filogaso - La grande storia di un piccolo paese (Riforma  Cappuccina, catastrofi naturali, cultura, usi e costumi)”.

 Dopo i saluti del sindaco, Massimo Trimmeliti, del parroco, don Mimmo Sorbilli, del priore della Confraternita Maria S.S. del Monte Carmelo, Giuseppe Condello e del carmelitano rettore del Santuario del Carmine di Palmi, padre  Carmelo  Maria Silvaggio, gli autori illustreranno i punti salienti trattati nel libro.

Seguiranno, quindi, gli interventi di Adolfo Repice, Giovanni Bianco, dello storico Ulderico Nisticò, dell’antropologo e docente Unical Vito Teti, dello storico e priore del Convento dei Cappuccini di Catanzaro, Giuseppe Sinopoli.

I lavori saranno coordinati dal giornalista Giacomo Francesco Prestia.

Il libro si compone di tre capitoli. Nel primo, nel quale sono descritti gli usi, i costumi, l’economia, le arti ed i mestieri e  le condizioni socio-economiche del paese nel XVI e XVII secolo, vengono citati i personaggi illustri dell'epoca, come: Davide Romaei, Domenico De Sanctis ed il vescovo Tiberio Carafa.

Il secondo capitolo è dedicato alla Riforma dei Cappuccini e ad al suo fondatore, padre Ludovico Cumi o Comi, alle attività svolte dai frati, al ruolo fondamentale avuto dal duca Ferrante Carafa.

Il terzo capitolo si sofferma su alcuni reperti storici scampati alle catastrofi subite dal paese.

Il lavoro, lungo e faticoso, si basa su un'accurata ricerca documentale condotta in librerie e siti sparsi in tutt'Italia.  

Molti ed importanti sono gli avvenimenti sui quali gli autori hanno concentrato la loro attenzione.

Dal terremoto del 1638, a quello del 1659, con epicentro proprio a Filogaso, che rase interamente al suolo il paese e  provocò ben 800 vittime, ovvero la maggior parte degli abitanti. Non a caso, i cronisti del tempo dichiararono Filogaso fuit.

Seguì il terremoto del 1783 con intensità minore ma con uguale capacità distruttrice. In seguito a quest’ultimo terremoto, i tecnici del tempo osservarono in un sopralluogo, come le case costruite, in particolar modo il castello del duca Carafa, con materiale in legno e malta bastarda  avessero resistito al sisma e proposero lo stesso modello costruttivo, salvo lievi modifiche, definito antisismico o “casa baraccata” per le future costruzioni.

Inoltre,  venne scritto ed adottato il regolamento edilizio, primo in Europa, con le prescrizioni da seguire per i nuovi fabbricati e con degli schemi urbanisti per le città da edificare (distanze fra strade principali e secondarie, centri sociali di ritrovo, piazze e spazi pubblici).

Altro episodio di grande importanza storica narrato nel volume, è la nascita della riforma cappuccina, conclusasi con la cerimonia della vestizione dei frati cappuccini con l’abito dal cappuccio aguzzo tagliato e confezionato a Filogaso, tuttora portato dai frati.

Gli autori hanno, infine, descritto alcuni reperti storici, in maggioranza di arte sacra, scampati ai terremoti, che rivestono grande interesse artistico.

La presentazione del volume si svolgerà in concomitanza con l’arrivo in paese di circa cinquanta emigrati, partiti per il Canada negli anni cinquanta e sessanta.

 

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I frati cappuccini in visita a Filogaso

Ieri, insieme a Giuseppe Teti, al padre carmelitano Carmelo Silvaggio ho fatto da guida ai frati cappuccini Giuseppe Sinopoli, superiore del Convento dei cappuccini di Catanzaro, ed al confratello padre Antonio Ciampa in visita a Filogaso alla ricerca delle orme e dei luoghi dei loro illustri confratelli, che il 28 maggio del 1532 diedero vita alla Riforma dei Cappuccini ed indossarono il vestito con il cappuccio “aguzzo” della Riforma  indossato  tuttora  dai frati a distanza di tanti secoli.

Ad accogliere i frati e dar loro il benvenuto il  vicesindaco, Antonio Rachieli, per conto dell’amministrazione comunale, l’arciprete don Mimmo Sorbilli, il priore della confraternita del Carmelo, Giuseppe Condello.

Ci siamo recati dapprima in piazza S. Maria Maggiore, dove allora era ubicata la Chiesa di S.Maria Maggiore, e poi in Via Convento, dove una volta c’era la chiesa di S. Maria di Loreto con l’annesso  convento dei Domenicani.

Lo stesso percorso fatto, quasi cinque secoli fa, in processione dai frati cappuccini accompagnati dai frati domenicani, dal conte Ferrante Caraffa e dalla sua consorte Eleonora Concloubet, insieme ai cittadini di Filogaso per recarsi da una chiesa ad un’altra per celebrare una solenne messa durante la quale furono benedetti i vestiti della Riforma indossati poi dai frati.

Abbiamo proseguito la visita recandoci presso la contrada denominata “ Ficara” dove si trova un tronco di colonna cilindrica rudere della Chiesa di S.Antonio Abate, che fu la prima chiesa data in dono dal duca Caraffa  ai frati cappuccini.

Non lontano da essa, in località S. Antonio, fuori dal centro abitato, era stato realizzato il primo convento dei Cappuccini con capanne fatte da rami di alberi di ulivi.

 Anni dopo i frati cappuccini lasciarono quel convento, perché insicuro, per insediarsi in un’altra zona all’interno della cinta del Paese.

I terremoti succedutesi negli anni distrussero sia le chiese che il Convento.

Oggi al suo posto è stato edificato il cimitero.

Pochi i reperti rimasti: un rosone, i ruderi di muro di cinta  coperti da sterpaglie e terreno di risulta, la campana e tracce del pozzo, un crocefisso.

Non poteva mancare nel programma la visita alle tre Chiese del paese: Chiesa Matrice o di S. Agata, chiesa della Madonna Del Carmelo, chiesa di S. Francesco di Paola.

In ogni chiesa abbiamo fatto vedere i vasi sacri, le statue dei santi, alcune preziose tele di santi, un crocefisso risalente al XVI appartenuto probabilmente proprio ai Cappuccini, l’acquasantiera, il fonte battesimale, un antichissimo tabernacolo, le antiche campane dei campanili.

Tutti reperti fotografati da padre Giuseppe Sinopoli, a cui è stato  conferito per i suoi preziosi saggi il prestigioso premio letterario annuale patrocinato dalla città di Reggio Calabria e dalla Regione Calabria, che oltre ad essere  scrittore, saggista, è anche un bravissimo fotografo. Durante la pausa pranzo abbiamo rivolto l’invito a Padre Giuseppe di  presentare nella settimana della festa della Madonna Del Carmelo il libro sulla storia Filogaso, ed abbiamo discusso sulla possibilità di organizzare una rievocazione storica della processione dei Frati. La rievocazione storica  potrebbe rappresentare un richiamo al turismo culturale di cui si parla tanto ed un momento di crescita culturale per il paese.

La visita, non priva di momenti di interiore soddisfazione e commozione, iniziata in mattinata, si è protratta fino a pomeriggio inoltrato.

 

Filogaso ed i riti della Settimana Santa

I riti pasquali, anche se ripetitivi nelle loro gestualità e nella loro iconografia principale, della vita e morte di Gesù suscitano sempre forti emozioni e rievocano ricordi e tradizioni popolari diverse e tipiche di ogni paese del Sud. L’anno scorso ho trascorso Pasqua a Sorrento ed ho assistito alla processione del Venerdì Santo. Di quella processione mi sono rimaste impresse alcune cose inimmaginabili e per certi versi inusuali. Il silenzio, quasi surreale, che scendeva tra i sorrentini e i numerosi turisti presenti al passaggio, lungo il corso principale, della statua del Cristo morto; i vestiti, a forma di saio con il cappuccio, di colore nero e bianco, indossati dai fratelli appartenenti a due congregazioni religiose diverse che si disponevano sui due lati della strada.

Indossare quelle tonache, particolari e strane, raccontavano alcuni, era un vanto ed una tradizione centenaria che si tramandava da padre in figli. 

Quest’anno invece ho partecipato, dopo moltissimi anni, alla processione svoltasi al mio paese.

Tralascio il racconto dei sentimenti e dei ricordi intimi che affollavano la mia mente durante lo svolgimento del rito religioso: per la prima volta tra i tantissimi presenti, il paese quasi tutto, non vi era mamma; e mi soffermo sulla celebrazione della passione e sugli inevitabili cambiamenti e innovazioni introdotti nel tradizionale rito, rispetto alla mia infanzia e gioventù.

L’evocazione della vita e morte di Gesù è stato svolta, come sempre, da un bravissimo parroco (u “predicaturi” nel nostro dialetto) la cui presenza è stata limitata al solo rito serale mentre nel passato veniva prolungata a tutta la Settimana Santa ed oltre.

Il confronto con le “prediche” dell’indimenticato ed indimenticabile padre “Oliva”, frate francescano che ha per anni officiato la solenne ricorrenza, è stato inevitabile. Mancava la stessa foga oratoria ma i contenuti erano altrettanto ricchi di richiami storici e culturali, con spunti ed accenni interessanti al presente.

Le pause delle “chiamate” rispettivamente della Santa Croce, dell’Ecce Homo e della Madonna, venivano inframmezzate da alcuni canti religiosi ( stabat mater,ecc....) eseguiti dal Coro di recente formazione invece che dai fedeli. Nel coro spiccavano, tra le altre, le figure di due componenti del complesso bandistico di Filogaso degli anni cinquanta: Antonio Fiumara, nella veste di direttore, Francesco Antonio Sisi, nella veste di batterista (grancassa e tamburo) e della giovanissima violoncellista Galati.

Il passato, il presente ed il futuro nella tradizione e nella continuità. Infine, dopo la “chiamata” della Madonna, la processione lungo il corso del paese, addobbato per l’occorrenza con i lumini dislocati lungo i marciapiedi, in sostituzione delle tradizionali “frache” (torce fatte da canne ).

Altra novità ed innovazione rispetto al passato, è stata la presenza della “naca” (dal greco nache ‘ :culla) che tradizionalmente veniva portata in processione il sabato. 

La processione, che una volta procedeva a passo cadenzato dal suono della "tocca" (strumento utilizzato al posto delle campane ) si è conclusa con un falò nello slargo del comune.

La domenica di Pasqua è caratterizzata, invece, dal rito della famosa “affruntata “, descritta e ripresa per Rai Tre dal professore Vito Telti, amico e compagno di studi liceali, a cui partecipano ogni anno, per la suggestione che suscita, molte persone dei paesi vicini

 

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