Occupano abusivamente case popolari, denunciati in 33

Trentatré persone sono state denunciate dai carabinieri della Stazione di Gerace nell’ambito di un’indagine relativa all’occupazione degli alloggi popolari ubicati in località Largo Piana.

Tutti dovranno rispondere di invasione di terreni o edifici mentre, solo alcuni, anche di danneggiamento e deturpamento o imbrattamento di cose altrui.

Gli accertamenti dei militari, che si sono protratti per circa nove mesi, hanno consentito di verificare come gli indagati avessero occupato abusivamente gli alloggi Aterp, presso i quali, in alcuni casi, erano stati effettuati lavori di ristrutturazione edilizia senza alcuna autorizzazione.

Nell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri e denominata “Indagine Borgo”, sono stati coinvolti anche due dipendenti comunali, i quali avrebbero attestato falsamente sia la residenza degli indagati che la destinazione d’uso degli immobili.

Le case abusivamente occupate sono state sequestrate.

Pistole e munizioni nascoste in una lavatrice, 61enne finisce in manette

I carabinieri della Compagnia di Locri, della Stazione di Gerace e dello Squadrone eliportato Cacciatori Calabria, hanno arrestato Domenico Antonio Panetta, 61 anni, di Gerace, accusato di ricettazione e detenzione di armi clandestine e munizioni.

In particolare, nel corso di una perquisizione domiciliare nell’abitazione dell’uomo, i militari dell’Arma hanno rinvenuto: 1 pistola calibro 7,65 con matricola punzonata, completa di caricatore inserito e con all’interno 8 colpi; 1 pistola calibro 22 priva di caricatore, con matricola abrasa e circa 150 cartucce.

Tutto il materiale, in ottimo stato di conservazione, è stato trovato all’interno di una lavatrice in disuso, posta alle spalle di un box per cani ubicato nel terreno delle pertinenze dell’abitazione.

Durante la stessa operazione, in un terreno demaniale nei pressi di una fiumara, i carabinieri hanno rinvenuto 2 fucili a “canne mozze” calibro 12, entrambi con matricola punzonata e circa 360 cartucce calibro 12 caricate a pallini.

 

Caccia in area protetta, denunciate tre persone

Nell’ambito di un servizio di controllo straordinario del territorio coordinato dal Reparto carabinieri Parco nazionale d’Aspromonte di Reggio Calabria e finalizzato alla repressione dei reati ambientali, i militari della Stazione Parco di Gerace hanno deferito in stato di libertà C.M., 40enne e C.C., 35enne, entrambi di Canolo, perchè sorpresi in auto, all’interno del Parco nazionale d’Aspromonte, con due fucili da caccia calibro 12.

Contestualmente, i carabinieri forestali della Stazione Parco di San Giorgio Morgeto hanno deferito in stato di libertà R.A., 40enne originario di Cinquefrondi e residente a Cittanova, perché trovato con un fucile il località "Piani di Zomaro, nel territorio del Parco d’Aspromonte.

Oltre alla denuncia dei tre cacciatori, gli uomini dell'Arma hanno proceduto al sequestro dei fucili.

  • Pubblicato in Cronaca

L'abbazia italo-greca di san Filippo d'Argirò

Ben pochi ruderi ma imponenti rimangono ancora oggi dell’antica e gloriosa abbazia italo-greca di San Filippo d’Argirò sita in diocesi di Gerace tra Anoja e Cinquefrondi (RC) sul declivio di una collina a nord del torrente Sciarapotamo, a circa 350 m s.l.m. e a 3 km ad est del centro abitato di quest’ultimo paese.

La gran parte degli studiosi la ritiene fondata da Ruggero II durante gli anni del suo governo (1128-1154), probabilmente nel 1130, sotto il pontificato di Innocenzo II. Non conosciamo di certo quando il monastero di San Filippo venne abbandonato dalla comunità italo-greca, anche se poi venne utilizzato da altri ordini religiosi, come attesta P. Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera Della Calabria illustrata – scritta prima del suo decesso avvenuto nel 1683 – nella quale testualmente si legge: «oggidì dei Minori Osservanti». Le fabbriche, invece, furono abbandonate definitivamente nel 1774, e già logorate dal tempo, vennero poi completamente distrutte dal terremoto del 1783.

Per fortuna il ricco patrimonio archivistico e librario del cenobio, ricordato da Atanasio Calceopulo nel Liber Visitationis, non andò completamente disperso. Nei rendiconti della sua visita al monastero nel 1457 egli scriveva infatti che al San Filippo si conservava una cassea cum privilegiis monasteri.

Nella platea del 1507, compilata a distanza di cinquant’anni dalla visita del Calceopulo –  conservata nell’archivio vescovile di Locri-Gerace –, vengono ricordati innumerevoli libri e privilegi latini e greci; fonti in parte utilizzate da Ottaviano Pasqua nella compilazione della sua

I documenti del San Basilio durante il decennio francese, vennero trasferiti a Parigi, per essere poi parzialmente restituiti all’Archivio Vaticano dopo il congresso di Vienna, dove costituiscono attualmente l’intero corpus del Fondo Basiliani.

La platea ms. conservata presso l’archivio della diocesi di Locri-Gerace, sulla quale è riportato il titolo “Platea dell’Abbadia di S. Filippo d’Argirò” è stata ora pubblicata nel l’ultimo numero della prestigiosa rivista “Bollettino dell’Abbazia di Grottaferrata “ a12(2015), pp. 237-290, a cura di chi scrive.

In essa si legge l’inventario dei beni mobili, stabili e dei censi dell’abbazia del 1507 compilato da don Francesco de Domenico, cancelliere della curia episcopale geracese, con gli aggiornamenti del 1565 e del 1697.

Nella platea dell’archivio diocesano di Gerace il monastero di San Filippo d’Argirò appare molto vitale e fiorente dal punto di vista economico, ma anche nella sua struttura, solida e rinnovata (intavolato di novo), e possiede una ricchissima suppellettile, della quale viene fornita una minuziosa ed accurata descrizione.

Tra i beni e mobili il monastero possedeva infatti numerose tele, drappi pregiati in lino e seta, tovaglie, calici. Tra gli affreschi sulle mura anche uno che raffigura lo stesso San Filippo. Nella chiesa vi era inoltre un fonte battesimale in marmo. Nel campanile si trovava una grande campana.

Dettagliato è anche l’elenco di piccoli oggetti di uso quotidiano, per i quali la platea si rivela molto interessante dal punto di vista glottologico e dialettale.

Il complesso monastico, pur lontano dal centro abitato di Gerace, non appare completamente isolato. Era infatti tutto circondato da una serie di piccoli edifici, come alcune case ed altre chiese o luoghi di culto, tra cui anche l’antica chiesa di San Filippo, probabilmente la precedente chiesa del monastero preesistente al monastero ricostruito poco distante per intervento di Ruggero il Granconte.

Poco lontano si trovavano le due grandi grancie del monastero, Santa Maria de Pristarona quella della Mantinea, sita proprio nel Borghetto di Gerace,  che possedeva o antichi libri ecclesiastici in greco e numerosi privilegi e contratti in greco e latino.

Questa  grancia si trovava attaccata alle mura di cinta della cortina della terra di Gerace, nei pressi di una delle porte d’accesso. Vi era ancora una saletta ed una casina con il forno, il cellaro dove si conservava il vino, una stalla ed il granaio, tutti circondati da alberi di mele, melograni e fichi. Insomma una piccola corte monastica gestita secondo modelli di un’economia di base autarchica, a carattere agricolo, sul modello del sistema curtense feudale.

Nella descrizione dei confini dei possedimenti, il testo si rivela molto interessante per la presenza di numerosi agiotoponimi, che darebbero adito alla presenza di luoghi di culto nel territorio dell’entro- terra geracese. Ma ancor più importante è l’ideale linea di confine dei beni che coincide con le principali vie di comunicazione del territorio, aspro ed impervio, che nella maggior parte dei casi si limitano ad essere piccoli sentieri, le creste delle montagne ed in particolar modo le fiumare. Non mancano tuttavia vie di collegamento tra Gerace ed i piccoli centri abitati circostanti.

In questo vasto territorio, costituito da immensi pascoli, era consuetudine locale che vi si potesse da parte dei cittadini esercitare l’uso civico del pascolo, dell’erbatico, della semina, della raccolta dei frutti e del glandatico, previa autorizzazione dell’abbate e pagamento della relativa gabella.

 La platea dell’abbazia di San Filippo d’Argirò costituisce, perciò un prezioso tassello per la storia della Locride in cui coesistevano modelli multietnici e interculturali propri di popolazioni provenienti sia da Oriente che da Occidente, diverse per tradizioni, per aspetti sociali ed economici, per lingue e liturgie: connotazioni tutte che rendevano la Calabria, ed ancor oggi per molti versi la rendono particolare e certamente non omologabile, alle stesse province dell’Italia meridionale continentale e insulare.

 

 

  • Pubblicato in Cultura

Distrutte dalle fiamme dieci auto elettriche di un Comune calabrese

Dieci automobili elettriche sono state completamente distrutte da un incendio divampato la notte scorsa. Sebbene i Vigili del Fuoco siano prontamente intervenuti, le golf car appartenenti al Comune di Gerace, in provincia di Reggio Calabria, sono state per intero inghiottite dalle fiamme. I pompieri di Siderno stanno adesso compiendo gli accertamenti necessari per individuare le cause del rogo che hanno interessato gli automezzi in procinto di essere impiegati per trasportare i turisti desiderosi di visitare il borgo medievale e parcheggiati in un'area all'ingresso del paese. 

Minaccia la madre con un'ascia: lo bloccano i Carabinieri

Lo hanno scoperto nell'atto di minacciare la mamma 96enne con un'ascia. E' per questa motivazione che i Carabinieri hanno tratto in arresto a Gerace, in provincia di Reggio Calabria il 76enne G.B.C. I militari dell'Arma, intervenuti in casa dell'anziana vittima, lo hanno disarmato e gli hanno stretto le manette ai polsi. L'accusa nei suoi confronti è di maltrattamenti in famiglia. 

Marito e moglie arrestati per furto

Marito trentunenne e moglie trentenne sono stati arrestati dai Carabinieri. L'accusa nei loro confronti è di furto aggravato. I militari dell'Arma della Stazione di Antonimina, in provincia di Reggio Calabria, li hanno individuati mentre viaggiavano a bordo del veicolo di cui sono proprietari e nel quale avevano sistemato più di 250 chilogrammi di ferro e svariati elettrodomestici. Materiale che era appena stato rubato nell'area dell'isola ecologica comunale di Gerace. I conougi, entrambi di nazionalità rumena, sono stati ristretti ai domiciliari. La refurtiva è stata, invece, posta sotto sequestro.  

Falsità in atti pubblici: in carcere un 42enne

Un uomo di 42 anni, che dovrà espiare la pena di 5 mesi e 10 giorni di reclusione, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Gerace, in attuazione di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Locri.  S.P., di Gerace, è stato giudicato responsabile di falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità materiale commessa dal privato. I militari dell'Arma lo hanno tradotto presso la Casa Circondariale di Locri. 

Sottoscrivi questo feed RSS