Il marito viola i domiciliari e la moglie aggredisce i poliziotti. Coppia finisce in manette

Durante un servizio di controllo del territorio, i poliziotti del Commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato B.G, 57 anni del luogo, responsabile del reato di evasione.

In manette e finita, anche, la moglie cinquataseienne dell'uomo, accusata di oltraggio, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.

In particolare, gli agenti sono intervenuti dopo aver notato B.G. intento a parlare con alcune persone, fuori dalla porta della casa in cui era detenuto ai domiciliari.

Constatata la violazione della misura restrittiva, gli agenti hanno tratto in arresto l'uomo.

Mentre stavano facendo salire sull'auto di servizio l'arrestato, i poliziotti sarebbero stati aggrediti da A.I..

Dopo aver inveito contro gli agenti, la moglie del cinquantasettenne avrebbe colpito la volante con calci e pugni. La donna avrebbe, inoltre, incitato gli abitanti della zona a bloccare l’uscita dell'auto, che sarebbe stata, prima accerchiata da alcune persone e poi bloccata con un veicolo.

Nonostante tutto, i poliziotti sono riusciti a trarre in arresto marito e moglie.

L'autorità giudiziaria ha, quindi, convalidato l'arresto, disponendo nei confronti dell'uomo la misura degli arresti domiciliari.

 

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Schiavizzano e violentano una donna per vent'anni, arrestati

La polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, a carico di R.R., 70 anni, di Cittanova (RC) e F.R.D., 55 anni, di Polistena (RC), ritenuti responsabili, l'uno, del reato di riduzione in schiavitù e, l'altro, di atti persecutori aggravati, ai danni di una donna che, dopo oltre un ventennio di vessazioni e violenze, ha trovato il coraggio di reagire ai suoi aguzzini denunciando le violenze subite.

Minaccia e cerca di colpire i poliziotti, 25enne finisce in manette

Un cittadino extracomunitario di 25 anni è stato tratto in arresto, con l'accusa di oltraggio, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.

A stringere le manette attorno ai polsi del giovane, sono stati i poliziotti del Commissariato di Gioia Tauro.

In particolare, durante un controllo in un bar, dopo aver rifiutato di esibire i documenti, l'uomo avrebbe iniziato a minacciare ed a cercare di colpire gli agenti.

Una volta bloccato, l'extracomunitario, trovato anche in possesso di una piccola quantità di canapa indiana, è stato segnalato al prefetto e arrestato per oltraggio, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale..

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Pistola e munizioni rinvenuti in un furgone abbandonato

Durante un servizio di controllo del territorio, i carabinieri della Tenenza di Rosarno hanno arrestato in flagranza di reato, Giuseppe Moro, 67enne, residente a Ventimiglia (IM), per detenzione di arma clandestina e munizionamento.

In particolare, nel corso di una perquisizione personale, i militari anno rinvenuto nella tasca dei pantaloni dell’uomo una pistola a tamburo marca Elg calibro. 6,35, priva di matricola, con all’interno 6 cartucce dello stesso calibro.

Estesa la perquisizione presso un’abitazione di Rosarno, i carabinieri hanno trovato altre 16 cartucce calibro 6,35, custodite in un un portamonete.

Inoltre, sempre gli stessi militari, insieme ai colleghi dello Squadrone Cacciatori “Calabria”, in un furgone abbandonato, hanno trovato: una pistola calibro 9 x 21, marca Arrow, 389 bossoli calibro 9 x 21, 18 bossoli calibro 7,65, 129 bossoli calibro 9 luger, 82 bossoli calibro 40 S.W. e 30 munizioni calibro 7,62 x 39 parabellum compatibili con fucile automatico Ak 47.

Armi e munizionamento sono stati sequestrati e saranno inviati al Rir di Messina per le analisi dattiloscopiche e balistiche del caso.

L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, in attesa del giudizio di convalida.

Porto di Gioia Tauro, "situazione gravissima". I vertici regionali Cgil scrivono a Conte

Quello che segue è il testo della lettera inviata da Angelo Sposato e Nino Costantino, rispettivamente segretario generale Cgil Calabria e segretario generale Filt-Cgil Calabria, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

"Illustre Presidente del Consiglio,

la situazione del porto di Gioia Tauro è gravissima. I containers movimentati sono diminuiti del 6% nel 2018 e del 11% nel 2017. Nel corso del 2016 per frenare questa drammatica situazione si era convenuto col Ministro dei Trasporti di portare la vertenza sul tavolo della Presidenza del Consiglio per dare più forza alle soluzioni e più autorevolezza nel confronto con armatore e terminalista. Alcuni risultati quel tavolo li aveva raggiunti: finanziamento e tempi di realizzazione del gateway e del bacino di carenaggio seguiti, dal punto di vista tecnico, dall'Autorità portuale e dal Commissario Agostinelli e la costituzione dell'Agenzia di lavoro portuale che riguardava anche il porto di Taranto e di Cagliari. Sul bacino di carenaggio ci sono ancora ritardi. Ma soprattutto, e chiediamo scusa per la sottolineatura, la proposta sostenuta con forza dalla nostra Organizzazione di costituzione di una Zona Economica Speciale che sostenesse adeguatamente il necessario processo di crescita industriale senza il quale non si avrà per il futuro né sviluppo né nuova occupazione. Notiamo, però, adesso, con crescente preoccupazione, una situazione di confusione e incertezza nell'azione del Governo che potrebbe portare al tracollo il porto di Gioia. Il 18 dicembre c'è stata in Autorità portuale la visita del Ministro Toninelli che ha incontrato anche le Organizzazioni sindacali che hanno rappresentato preoccupazione e avanzato proposte. Non sappiamo, però, se il Governo ha avviato una discussione con MSC e con Aponte per capire i motivi per cui ancora non sono stati concretizzati gli impegni assunti di aumentare i volumi fino a 40 mila teus. E non sappiamo ancora se il Ministro ha discusso con il terminalista dei motivi che hanno portato a non mantenere gli impegni sugli investimenti sulla banchina e sulle gru. Ma evidenziamo, però, che proprio negli ultimi mesi del 2018 si sono movimentati solo 28 mila containers a settimana che è un dato assolutamente inferiore a un anno e mezzo fa, quando, alla fine di sei anni di cassa integrazione, si era dichiarata la crisi del porto. Tutto ciò nel mentre il gruppo Eurogate sposta investimenti consistenti a Cipro e i cinesi fanno altrettanto in Grecia. E' necessario, quindi, che Gioia sia considerata dal Governo vertenza nazionale e ritorni autorevolmente al tavolo della Presidenza del Consiglio, anche perchè lo scontro fra terminalista e Msc, entrambi proprietari al 50% di MCT, si ripercuote non solo sui traffici ma evidentemente sul futuro dell'infrastruttura proprio nel momento in cui si è dato vita alla ZES".

 

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Confiscati beni alla cosca CREA per un valore di 500mila euro

Nella mattinata del 29 novembre scorso, la Polizia di Stato ha messo a segno un ulteriore attacco agli interessi criminali della cosca di ‘ndrangheta dei CREA, operante nella Piana di Gioia Tauro, attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti nella disponibilità dei suoi principali esponenti.

Ad esito di una complessa attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica - Ufficio Misure di Prevenzione di Reggio Calabria ed eseguita dal personale della locale Divisione Polizia Anticrimine, è stata data esecuzione a un Decreto di confisca beni, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di C. G., cl. ’56, esponente di spicco della citata cosca, operante nel Comune di Rizziconi ed in quelli limitrofi della Piana di Gioia Tauro.

L'uomo era stato arrestato dalla locale Squadra Mobile nel maggio 2014 in esecuzione di Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Deus”, coordinata dalla D.D.A. reggina, a carico di 16 esponenti della citata cosca di ‘ndrangheta, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffa alla Comunità Europea. In particolare, l’attività investigativa aveva evidenziato l’assoluta egemonia della cosca CREA, esplicata sul territorio come una vera e propria “signoria”, sia nell’esercizio delle tradizionali attività criminali, che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Rizziconi.

Le indagini patrimoniali hanno dimostrato che i citati soggetti, in virtù della loro appartenenza al clan mafioso, erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle attività illecite e avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo, ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, che reinvestivano nell’acquisto di terreni, società e beni immobili, intestati, al fine di eludere la normativa antimafia, ai familiari o a soggetti terzi.

Il Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo le risultanze investigative della locale Divisione Polizia Anticrimine, con l’odierno provvedimento ha disposto la confisca di n.2 appezzamenti di terreno, n.1 appartamento e n.1 impresa individuale, aventi sede in Rizziconi.

Il valore dei beni confiscati ammonta complessivamente a circa 500mila euro.

5kg di hashish in un fondo agricolo, arrestato 33enne

Mercoledì scorso, nell’ambito di un ampio servizio di controllo del territorio disposto dal Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro, finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati in materia di sostanze stupefacenti, i Carabinieri della Stazione di Gioia Tauro e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno arrestato in flagranza di reato, O. R. 33enne, pregiudicato, disoccupato, accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare, i Carabinieri, nel corso di un’attività di rastrellamento in area rurale di Gioia Tauro, rinvenivano, in un fondo agricolo adibito ad agrumeto, circa 5 kg di hashish  confezionata in tre involucri termosigillati contenenti complessivamente 50 panetti da 100gr l’uno, il tutto avvolto all’interno di alcuni sacchi in plastica ed occultato tra le fronde di un albero.

Tutto lo stupefacente rinvenuto è stato quindi sottoposto a sequestro penale per essere successivamente trasmesso al RIS di Messina per le analisi tossicologiche del caso.

Una volta immessa nel mercato illegale, la droga avrebbe consentito di conseguire profitti superiori a 5 mila euro.

L’arrestato, al termine degli adempimenti di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria Arghillà in attesa del giudizio di convalida.

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'Ndrangheta, arrestati componenti delle cosche "Ferrentino-Chindamo" e "Lamari" (VIDEO)

Nelle prime ore di oggi (9 novembre) a Laureana di Borrello (RC), i carabinieri della compagnia di Gioia Tauro, con la collaborazione dello Squadrone eliportato Cacciatori Calabria di Vibo Valentia, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia Reggina diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno proceduto all'arresto di C. A., 30 anni, S. G., 29anni e L. F., 32anni, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso ed intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver agito con la finalità di agevolare la ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata Locale di Laureana di Borrello - formata dalle famiglie “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari” - operante nel Comune di Laureana di Borrello (RC) e comuni limitrofi con ramificazioni in tutta la provincia reggina ed in altre province della Lombardia.

Il provvedimento giunge al termine del giudizio dibattimentale celebratosi in seguito delle risultanze emerse nel corso dell’operazione di polizia denominata “Lex” del 03 novembre 2016, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Gioia Tauro, le cui indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di 42 indagati ritenuti intranei, o comunque vicini, alle cosche di ‘ndrangheta attive nel territorio di Laureana di Borrello ed altre città italiane, ossia quelle dei “Lamar” e “Chindamo-Ferrentino”.

In particolare le attività investigative avevano permesso di far luce su una serie di episodi criminosi, registrati nei territori della municipalità di Laureana di Borrello (RC) e zone limitrofe a partire dal mese di giugno del 2014, dai quali erano emersi chiari elementi indizianti circa l’operatività e l’efferatezza dell’azione criminale di un sodalizio attivo in quell’area ed in grado di esercitare un controllo di tipo mafioso sull’intera comunità. I fermi, emessi in via d’urgenza anche per l’esistenza del concreto pericolo di fuga di alcuni indagati, avevano quindi consentito di assicurare, in poco tempo, alla giustizia soggetti ritenuti avere ruoli di vertice in seno alle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”, quali articolazioni autonome dell’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico nota come “Locale di Laureana di Borrello” del Mandamento Tirrenico, con ramificazioni in tutta la provincia ed in altre province del Nord Italia e segnatamente Milano, Varese, Pavia e Como.

In quella circostanza, inoltre, era stata avvalorata dalla Procura Antimafia l’ipotesi investigativa per cui il Comune di Laureana di Borrello fosse stato, da anni, un ente per certi aspetti soggetto ai condizionamenti da parte cosche di ‘ndrangheta locali che, grazie alle compiacenze di alcuni politici, erano riuscite ad ottenere l’aggiudicazione di alcuni appalti comunali, facendo leva anche sui rapporti, stretti e continuativi, riscontrati tra gli affiliati alle cosche ed alcuni esponenti della politica locale di Laureana di Borrello.

Di qui la pronuncia del Tribunale di Reggio Calabria che, il 16 ottobre u.s., ha emesso una sentenza di condanna nei confronti degli imputati, odierni arrestati. In particolare:

  • C. A., condannato ad anni 13 e mesi 4 di reclusione, quale capo, promotore ed organizzatore dell’associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere e con compiti operativi nel settore delle armi e danneggiamenti, deputato a tenere i rapporti con le figure apicali delle altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta;

  • S. G., condannato ad anni 10 e mesi 8 di reclusione, quale partecipe alla cosca Chindamo – Ferrentino, con compiti operativi nel settore delle armi, essendo l’armiere della cosca, e nel settore della coltivazione e vendita di sostanze stupefacenti, ed a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

  • L. F., condannato ad anni 11 di reclusione, quale partecipe alla Cosca Lamari, dopo una precedente “vicinanza” all’altro gruppo criminale mafioso dei Chindamo – Ferrentino, nel cui interesse era stato anche intestatario di una ditta edile (Dima Costruzioni, con sede a Voghera (PV), con compiti operativi anche nel settore delle armi ed addetto al controllo del territorio in veste di “picciotto di giornata”, delegato a riferire al capo Lamari Enzo gli spostamenti sul territorio anche dei componenti della cosca contrapposta.

All’esito degli adempimenti di rito, gli arrestati sono stati quindi tradotti presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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