Minaccia e aggredisce i poliziotti intervenuti per un maltrattamento in famiglia, arrestato

Gli agenti del locale Commissariato hanno arrestato per violenza, minacce, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, S.C., 39 anni, di Gioia Tauro.

I poliziotti sono intervenuti in seguito alla chiamata al 113 fatta dalla convivente dell’uomo, che aveva manifestato il timore per l’incolumità sua e dei figli minorenni, poiché il compagno l’aveva aggredita verbalmente ed era uscito di casa, ubriaco ed in stato d’ira e pertanto temeva più gravi conseguenze al suo rientro.

 Quando il trentanovenne è rientrato a casa, ha inveito e si è scagliato contro i poliziotti che sono riusciti ad immobilizzarlo ed arrestarlo.

L’arrestato, già destinatario di un provvedimento d'ammonimento per maltrattamenti in famiglia emesso lo scorso dicembre, è stato nuovamente denunciato per lo stesso reato.

 

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'Ndrangheta, estradato in Italia il presunto boss della cosca Cacciola-Grasso

Lo Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) riporta in Italia Rosario Grasso, il 37enne di Gioia Tauro (RC), ritenuto capo della cosca Cacciola-Grasso, arrestato il 6 marzo scorso a Pozuelo de Alarcon-Madrid in compagnia dell’altro latitante Giuseppe Di Marte, già estradato.

Inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno, per gli inquirenti Grasso ricopriva il ruolo di assoluto vertice della ‘ndrina Cacciola-Grasso, attivissimo nell’importazione di sostanze stupefacenti in Europa, avrebbe gestito i contatti diretti con gli esponenti dei cartelli colombiani e venezuelani.

La cattura dei due latitanti è giunta al termine di una pressante attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, avviata all’indomani dell’operazione “Ares”, che il 9 luglio 2018 ha permesso di disarticolare due tra le più temibili organizzazioni della ‘ndrangheta attive nella Piana di Gioia Tauro.

L’indagine “Ares”, condotta dal Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro tra il 2017 ed il 2018, ha permesso d'individuare per la prima volta due aggregazioni della ‘ndrangheta, quella dei “Cacciola-Grasso” e quella dei soli “Cacciola”, contrapposte tra loro e riconducibili alla società di Rosarno.

In particolare, le indagini hanno attribuito a Rosario Grasso un ruolo di assoluto vertice della cosca “Cacciola-Grasso”, facendo emergere il suo particolare attivismo nell’importazione di sostanze stupefacenti in Europa, grazie ai contatti diretti che avrebbe potuto vantare con gli esponenti dei cartelli colombiani e venezuelani.

Grasso ora dovrà rispondere di accuse pesantissime, in quanto la Procura reggina lo ritiene responsabile di essere stato: «il promotore e l’organizzatore della cosca Grasso, dove aveva il compito di dirigere l’attività dei sodali, impartendo direttive e stabilendo le attività da compiere nell’interesse del sodalizio e di stabilire i rapporti con i referenti delle altre consorterie mafiose nonché di promuovere e finanziare le attività criminali della consorteria».

Inoltre, nel settore del narcotraffico, internazionale è stato ritenuto: «Promotore, dirigente, organizzatore e finanziatore dell’associazione che si occupava di sovraintendere alle importazioni dall’estero di sostanza stupefacente e, in generale, a tutte le operazioni di approvvigionamento e successiva vendita della droga nella disponibilità della consorteria, stabilendo le strategie operative per il superamento dei problemi connessi alle negoziazioni illecite, deliberando l’acquisto dei mezzi strumentali necessari per lo svolgimento dell’attività, impartendo direttive ai sodali e cooperando con loro nel perseguimento degli interessi del sodalizio».

La conclusione dell'indagine e l’esecuzione del mandato d’arresto europeo attraverso la polizia spagnola è il risultato del lavoro di squadra tra le articolazioni del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Di fatto, le indagini condotte dal Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro, con il supporto operativo oltreconfine della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, hanno fornito gli elementi utili che hanno consentito alla polizia spagnola la localizzazione ed il susseguente arresto dei due latitanti.

All’arrivo di Grasso negli Uffici di Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino saranno espletate le formalità dell’arresto sul territorio nazionale e successivamente verrà condotto in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.

In Calabria il prossimo Consiglio dei Ministri del 18 aprile

Secondo quanto appreso da fonti di Governo, il 18 aprile il Consiglio dei Ministri si riunirà in Calabria. La sede scelta dovrebbe essere Gioia Tauro, così come anticipato ad inizio mese dal Ministro Toninelli. Il nodo più spinoso da sciogliere sarà quello relativo al decreto urgente, annunciato dal Ministro della Salute Giulia Grillo, sulla sanità calabrese a seguito dello scioglimento, per infiltrazioni mafiose,  della direzione sanitaria di Reggio Calabria. Sulla sua pagina facebook il Ministro Grillo annuncia: “Il mio impegno si è concretizzato. Il 18 aprile approveremo il Decreto Calabria. Avanti tutta per cambiare la sanità e riportare il diritto alla salute ai calabresi. Non si torna indietro”. Le decisioni prese nel Consiglio dei Ministri serviranno a fronteggiare il dissesto di bilancio della sanità in Calabria, oltre ai tanti altri problemi di gestione che affliggono da troppo tempo un comparto così importante per la vita dei cittadini calabresi.

Maxi sequestro di droga al porto di Gioia Tauro, trovati 450 Kg di cocaina

Sono oltre 450 i chili di cocaina scoperti nel porto di Gioia Tauro, dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli della città della Piana.

Lo stupefacente, suddiviso in 420 panetti, era stipato in un container proveniente da Paranagua e diretto a Port Said West (Egitto).

La droga, nascosta tra pannelli di compensato di legname, era pronta per essere recuperata dai destinatari.

Una volta caduti nelle mani della criminalità, gli oltre 400 panetti, tagliati anche fino a 4 volte prima di essere immessi sul mercato, ad un prezzo che oscilla dai 50 ai 100 euro al grammo, avrebbero fruttato oltre 90 milioni di euro.

 

Resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, cittadino ghanese finisce in manette

Durante un servizio di controllo del territorio, i carabinieri della Stazione di Gioia Tauro hanno rintracciato e tratto in arresto Robert Yaw, cittadino ghanese di 32 anni.

I militari hanno operato l'arresto  in ottemperanza ad un ordine di esecuzione pena, emesso il 13 febbraio scorso dalla Procura della Repubblica di Locri.

In particolare, l’arresto è avvenuto in seguito ad una richiesta d’intervento pervenuta al numero di emergenza 112, con la quale l'addetto alla sicurezza di un esercizio commerciale gioiese ha segnalato la presenza di un uomo intento a molestare i clienti.

Giunti sul posto, gli uomini dell'Arma hanno avviato le procedure di identificazione dell'uomo, privo di documenti di riconoscimento, poi proseguite presso gli uffici della Compagnia carabinieri con le operazioni di foto-segnalamento, al termine delle quali è risultato destinatario di un provvedimento di cattura emesso dalla Procura di Locri nel mese di febbraio 2019.

Il ghanese, infatti, dovrà scontare oltre sette mesi di reclusione in carcere, in quanto colpevole di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, per fatti commessi a Locri nel mese di giugno 2013.

L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondariale di Reggio Calabria- Arghillà.

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Entra nel negozio e minaccia l'ex con un coltello, arrestato

 Gli agenti della polizia di Stato del Commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato, nella flagranza dei reati di tentato omicidio, estorsione, minaccia aggravata, sequestro di persona e atti persecutori, Giovanni Balzano Melodia, 41 anni, di Seminara.

L'arresto è scattato in seguito ad una chiamata al 113, con la quale è stata segnalata la presenza di due uomini, all’interno di un negozio di abbigliamento per donna nel centro di Gioia Tauro, uno dei quali stava minacciando la titolare dell’attività commerciale.

L’uomo, armato di coltello, avrebbe  cercato di estorcere denaro alla donna, sequestrandola di fatto, all’interno del suo negozio.

Giunti sul posto, i poliziotti hanno disarmato ed ammanettato il quarantunenne, il quale durante l'arresto avrebbe ripetutamente inveito e minacciato gli agenti.

Dalla testimonianza resa dalla vittima è emerso che, entrato nel negozio in compagnia del fratello, l'arrestato avrebbe minacciato la donna con un coltello, allo scopo di riavere una somma di denaro, per un presunto debito contratto in passato.

La vittima avrebbe dichiarato di essere diventata oggetto di continue vessazioni e ripetute violenze da parte dell’uomo, da quando aveva deciso di porre fine alla loro storia.

Addirittura, per sfuggire alle attenzioni dell' ex, la donna sarebbe stata costretta a cambiare casa e abitudini, temendo per la propria vita.

Ultimate le formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la casa circondariale di Reggio Calabria Arghillà, mentre il fratello, B.M.C., è stato denunciato in stato di libertà per il reato di favoreggiamento personale. 

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Perrone (Cisl): “Una Via della Seta senza Gioia Tauro è un colpo mortale ai sogni di sviluppo del Sud”

Riceviamo e pubblichiamo

"Gli accordi per la nuova “Via della Seta” tra il Governo italiano e il Governo cinese, passeranno alla storia come la strategia di sviluppo - per nuovi canali commerciali attraverso i quali la Cina entra nel continente euroasiatico - economicamente e strategicamente più determinante, per il futuro del nostro Paese. Un avvenimento di portata finanziaria ed infrastrutturale globale, non vi è alcun dubbio, ma che non tiene conto del Sud Italia. L’obiettivo primario è quello di far raggiungere più facilmente le merci cinesi a poco costo sui mercati dell’Europa centrale. L’Italia ad oggi, è il primo Paese del G7 ad aderire ufficialmente alla Belt and Road. E che ben venga. Ma non possono essere sottovalutate considerazioni di politica estera, che vedrebbero Ue e America, non diplomaticamente allineate a questa scelta; e per le quali un importante sinologo - qual è il Prof. Sisci - ha auspicato responsabilità e buon senso, perché ‘la Via della seta riscrive 400 anni di relazioni politiche’. Mi domando come si intende gestire l’impatto e le eventuali ricadute politico - diplomatiche, auspicando che non ce ne siano, che questo accordo potrebbe portare in essere. Non demonizzando dunque, un piano strutturale e commerciale che potrebbe garantire investimenti ingenti per il nostro Paese, corre l’obbligo di interrogarsi su come un processo di tale portata possa coinvolgere il sud del Paese, rendendolo protagonista di un progetto di rilancio. Penso al mega accordo con il mostro di logistica Alibaba, o il nuovo piano di comunicazione e sostegno economico per sostenere aziende italiane in Cina e il rilancio del brand ‘made in Italy’. Per non parlare del grande progetto integrato infrastrutturale e strategico via mare e sul ferrato, che avrà grandi effetti sull’asse centrale europeo. Ma un dato è certo. La road map cinese non annovera tra i suoi ‘punti d’incontro’ il sud, la Calabria ed in particolar modo il porto di Gioia Tauro. Dunque è paradossale assistere a proclami governativi che intonano auspici positivi verso l’area portuale di Gioia Tauro, e al contempo, percepire che saranno solo i porti di Genova e Trieste ad essere inseriti in questa nuova visione strategica. Gli ambiti di cooperazione previsti tra Italia e Cina riguardano settori come infrastrutture, energia, telecomunicazioni, aviazione civile ed e-commerce. Viene fisiologicamente svilita la centralità europea del Porto di Gioia Tauro, il quale, oggi più che mai, necessiterebbe di un piano di sviluppo serio, in grado di portare investimenti e investitori che possano produrre ricchezza, sviluppo ed occupazione. La “Via della seta” senza il Sud Italia e la Calabria in particolar modo, è un ulteriore colpo mortale ai sogni di sviluppo della piana di Gioia Tauro, con il conseguente fallimento del progetto ZES, con buona pace della politica. La Cina vorrebbe investire, in un piano pluridecennale, una somma come 140 miliardi di dollari per sviluppare i traffici commerciali con l’Europa, passando per l’Italia che non appare tenga a progetto l’apparato economico meridionale. E la rappresentanza politica calabrese che fa? Sta a guardare! La parte terrestre del progetto cinese, quello ferroviario, termina in Germania. Il disegno è chiaro: il sud dell’Italia è esclusa dal più grande investimento infrastrutturale e strategico, e per forza di cosa culturale, della storia recente. Il Paese avrebbe dovuto, nella Via della seta, proporre e dunque prevedere ed utilizzare al meglio piuttosto che ignorarla, la vocazione geografica di Gioia Tauro all’interno del Mediterraneo, come strumento di contatto con il resto dell’Europa sud–orientale, e con il continente africano. Invece il porto calabrese sarà escluso dalle più importanti rotte di navigazione Asia-Europa con evidenti ripercussioni sul volume di traffico dei container e sui livelli occupazionali legati, per ora, alle attività di transhipment. Il Porto di Gioia Tauro, deve, invece, essere considerato come una grande opportunità per il Paese, la Calabria, la Metrocity, Proiettandolo in un piano di sviluppo che oltre i primi step, la logistica di Porto e il Retroporto lo incastonino in un programma strategico per nuove sfide globali. Il nuovo accordo ha perso un’occasione unica per Gioia Tauro, la Regione Calabria ed il sistema paese che avrebbero potuto generare un notevole valore aggiunto proponendosi come porta strategica sul mediterraneo. E quante possibilità di sviluppo metropolitano se solo si fosse avuto in Calabria un progetto armonioso di sviluppo, se la città metropolitana avesse avuto contezza delle proprie potenzialità, se tutta una intera classe dirigente si fosse fatta carico di queste fondamentali sfide, concludo né con i se nè con i ma si fa la storia!".

Rosi Perrone - Ust Cisl Reggio Calabria

Il marito viola i domiciliari e la moglie aggredisce i poliziotti. Coppia finisce in manette

Durante un servizio di controllo del territorio, i poliziotti del Commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato B.G, 57 anni del luogo, responsabile del reato di evasione.

In manette e finita, anche, la moglie cinquataseienne dell'uomo, accusata di oltraggio, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.

In particolare, gli agenti sono intervenuti dopo aver notato B.G. intento a parlare con alcune persone, fuori dalla porta della casa in cui era detenuto ai domiciliari.

Constatata la violazione della misura restrittiva, gli agenti hanno tratto in arresto l'uomo.

Mentre stavano facendo salire sull'auto di servizio l'arrestato, i poliziotti sarebbero stati aggrediti da A.I..

Dopo aver inveito contro gli agenti, la moglie del cinquantasettenne avrebbe colpito la volante con calci e pugni. La donna avrebbe, inoltre, incitato gli abitanti della zona a bloccare l’uscita dell'auto, che sarebbe stata, prima accerchiata da alcune persone e poi bloccata con un veicolo.

Nonostante tutto, i poliziotti sono riusciti a trarre in arresto marito e moglie.

L'autorità giudiziaria ha, quindi, convalidato l'arresto, disponendo nei confronti dell'uomo la misura degli arresti domiciliari.

 

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