Festival di Sanremo, lo chef serrese Bruno De Francesco a "L’Italia in vetrina”

«È la Calabria presentata nella trasmissione “L’Italia in vetrina”, in onda su Casa Sanremo (www.casasanremo.it), dove giornalisti, artisti e addetti ai lavori si ritrovano da qualche anno in occasione del Festival della canzone italiana.

La nostra regione, in questa prestigiosa cornice, è stata rappresentata dai Flags, i Fishery local action group, ossia i gruppi di azione costiera, ospiti d’eccezione della trasmissione condotta da Veronica Maya».

È quanto comunica l’assessorato alle Politiche agroalimentari, che ha collaborato all’iniziativa.

«Al centro dell’attenzione – è scritto nella nota –, il settore della pesca calabrese, particolarmente piegato dalle difficoltà del momento ma che, nonostante tutto, porta in alto il nome di una regione che vanta territori e mari da favola, insieme a maestranze specializzate e a produzioni di grande qualità. In evidenza il grande lavoro svolto dai Flag calabresi, che, con il supporto dei fondi comunitari-Feamp, lavorano in sinergia tra pubblico e privato per valorizzare il pescato, la commercializzazione, la trasformazione, ma anche per favorire la sostenibilità ambientale e il rispetto del mare».

«Gli stessi rappresentanti dei Flag – si spiega ancora – hanno messo in evidenza, peraltro, la stretta connessione tra il territorio marino e quello montano in una regione come la Calabria, che punta, anche con vetrine come quella di casa Sanremo, alla promozione del suo territorio in tutte le sue sfaccettature: dal mare alla montagna, dal turismo esperienziale a quello religioso, passando attraverso la ricca offerta enogastronomica, custode di particolarità, cultura, tradizioni e qualità».

«Oltre alle bellissime immagini della Calabria trasmesse – conclude la nota –, la promozione dei nostri territori si è concretizzata anche con l’esposizione di diversi prodotti agroalimentari d’eccellenza e soprattutto con alcuni cooking show: quello di Bruno Di Francesco del Flag Jonio 2 e quello dello chef “narrante” Emilio Pompeo, accompagnato dallo chef Emilio Casella, che hanno proposto agli spettatori una ricetta a base di merluzzo, olio al peperoncino e cipolla rossa di Tropea Igp. Nel corso della trasmissione, inoltre, Fulvio Grosso, pescatore calabrese e imprenditore ittico/turistico del Flag “La Perla del Tirreno”, ha invitato il pubblico da casa a immergersi nelle tipicità della regione, destando stupore e commozione».

Per proporre un 'banale' lockdown non serve uno scienziato

Da persone comuni, saremmo portate a pensare che gli esperti del Cts e del Ministero della Salute dovrebbero lavorare per trovare, o quanto meno studiare, soluzioni adeguate a farci convivere, per quanto possibile, con il coronavirus.

Invece, a distanza di un anno, appena l'indice Rt sale di un decimale, i consulenti del governo non fanno altro che proporre la solita ricetta della chiusura generalizzata.

A questo punto, è lecito chiedersi: ma per proporre un 'banale' lockdown, serve uno scienziato?

I derivati di Stato, ovvero come i tecnici hanno inguaiato l’Italia

Ma siamo proprio sicuri che i tecnici siano migliori dei politici? Giusto per citare un fatto: grazie ai tecnici del Ministero dell’Economia, a partire dagli anni Novanta, per abbassare di qualche punto il deficit per entrare in Europa, l’Italia ha sottoscritto montagne di derivati.

Si tratta di operazioni ad alto rischio, pagate a caro prezzo

Tra il 2006 ed il 2013, infatti, il Paese ci ha rimesso ben 11 miliardi di euro.

Come se non bastasse, nel 2013 la ristrutturazione dei derivati è costata altri 8 miliardi.

Infine, tra il 2015 ed il 2018, l’Italia ha visto andare in fumo altri 25,3 miliardi.

Si stima che, in media, i derivati costino all’Italia, 4,7 miliardi di euro all’anno.

Denaro che, guarda caso, finisce nelle casse delle banche d’affari per le quali hanno lavorato gli stessi tecnici chiamati a salvarci dalla crisi!

Il mondo in aereo e l'Italia in Calesse

Siamo nel bel mezzo di una tempesta di proporzioni apocalittiche, ma ci comportiamo come se fossimo sdraiati in riva al mare con un aperitivo in mano.

Con tutta evidenza, la pandemia non sembra essere il problema principale della classe politica italiana.

A dimostrarlo, l’indecoroso teatrino portato in scena nelle ultime settimane.

Non fosse bastato il pantano in cui il governo era piombato già a dicembre per i mal di pancia che ne hanno provocato la crisi prima e la caduta poi; abbiamo pure dovuto fare i conti con un esecutivo che si è ostinato ad andare avanti, a dispetto della mancanza dei numeri necessari per governare.

Con la sfrenata e inconcludente ricerca di voltagabbana o “costruttori” - che dir si voglia - abbiamo perso un’altra settimana che ci saremmo potuti risparmiare se, dopo il voto in Senato, Conte avesse responsabilmente preso atto della situazione e presentato le dimissioni.

Come se non bastasse, in un periodo storico in cui ogni giorno corrisponde ad un mese, ci permettiamo il lusso di trastullarci con i bizantinismi di una Costituzione ottocentesca.

 Dopo la salita di Conte al Quirinale, sarebbe stato necessario procedere speditamente con consultazioni lampo.

Invece, il Capo dello Stato ha visto i presidenti di Camera e Senato solo questo pomeriggio. Per i colloqui con i rappresentanti delle forze politiche presenti in Parlamento, bisognerà aspettare le giornate di domani e dopodomani.

Ben che vada, quindi, conosceremo l’esito delle consultazioni solo sabato.

In un mondo normale, mezza giornata per sapere cosa pensino di fare i partiti, sarebbe più che sufficiente, in Italia, invece, ci trastulliamo in inutili e dannose liturgie.

Intanto, mentre il tempo scorre e le persone continuano a morire, il Fondo monetario internazionale ha  tagliato di oltre 2 punti le stime di crescita dell’economia italiana nel 2021.

Una previsione che evidentemente non sembra interessare chi vive nelle calde stanze del Palazzo e pensa di poter far viaggiare il Paese in calesse, in un tempo in cui il resto del mondo corre in aereo.

Gli impegni sportivi per i colori azzurri nel 2021

Finalmente ci siamo. Il 2021 che si apre agli appassionati di sport è ricco di appuntamenti imperdibili. Dal calcio al tennis, passando per le Olimpiadi, fino agli Europei 2021 di basket, il calendario è fitto e verdà incollati al televisore molti tifosi azzurri. Inoltre l’Italia, in virtù del nuovo funzionamento della manifestazione di Euro 2020 di calcio, ospiterà nella struttura dello Stadio Olimpico di Roma, già protagonista di Italia ‘90, tre partite del girone in cui sarà impegnata la nostra nazionale più una semifinale. L'anno prossimo il nostro Paese avrà altresì l'onore di ospitare l'Europeo di basket insieme a Repubblica Ceca, Germania e Georgia.

Tennis 2021: Australia a febbraio e Open di Francia a maggio

Inutile dire che l'attesa dei tifosi del tennis azzurro sia per tre nomi in particolare: Stefano Fognini, classe '87, Matteo Berrettini classe '96 e Jannik Sinner, classe 2001. I motivi sono diversi per ognuno dei talenti citati, nati in tre decenni differenti. Innanzitutto ci si attende la consacrazione di Sinner, promessa del tennis italiano che ha già raggiunto risultati importanti nel 2020 e ha vinto il suo primo titolo ATP a Sofia. Fognini è chiamato invece a una rivincita personale: brucia l'eliminazione dell'anno scorso per mano di Sandgren agli AUS Open e dovrà dimostrare di essere ancora competitivo subito a maggio agli Open di Francia 2021. Il ligure si è detto pronto con "il fuoco dentro" e anche le scommesse Australian Open di Betway vedono il tennista italiano fra i primi 10 candidati alla finale degli AUS Open al 18 gennaio. Berrettini invece deve affermarsi definitivamente: ce lo conferma Santopadre, suo coach e mentore, che in una recente intervista ha definito Matteo come sul punto di "esplodere definitivamente".

Un Europeo a cui l’Italia arriva con i favori dei pronostici: qualificazioni da protagonista assoluta

La nazionale azzurra di calcio nel 2021 sarà chiamata a confermare quanto di buono fatto nel biennio con la guida tecnica di Roberto Mancini e il suo staff. Da giugno a ottobre, come si suol dire, si mangerà "pane e pallone" visti i tanti impegni dell'Italia, ai quali arriva in splendida forma. I risultati tecnici e di crescita raggiunti dall’Italia in meno di tre anni sono sotto gli occhi di tutti, e questo viene confermato anche dagli esperti delle scommesse sportive, dove gli azzurri sono inseriti fra le prime sei candidate alla vittoria finale. Non potrebbe essere altrimenti, del resto Mancini in qualificazione è stato a dir poco infallibile: l'Italia ha chiuso il proprio girone a punteggio pieno, lo stesso risultato negli altri nove gironi lo ha raggiunto soltanto il Belgio, secondo favorito per la vittoria finale agli Europei e impegnato contro la Francia a ottobre nella final four di Nations League allo Juventus Allianz Stadium di Torino.

Basket: Pre-Olimpico

Il prossimo febbraio i tifosi della nazionale italiana di basket potranno farsi un'idea di quelli che saranno gli uomini convocati da coach Sacchetti per il pre-olimpico di giugno che si terrà in Serbia. Esordirà infatti a febbraio l'Italia di Sacchetti nelle EuroBasket qualifiers contro la Russia, ma il passo più importante sarà a giugno. Gli incontri con Senegal e Porto Rico non sembrano particolarmente ostici, in particolare se il superamento del pre-olimpico serbo permetterà la partecipazione all'Italia alle Olimpiadi di Tokyo 2021, ma fa bene mister Sacchetti a tenere tutti sulle spine. Ci sarà il giovanissimo Spagnolo classe 2003 e in forza al Real Madrid, così come Bortolani e Candussi che giocano attualmente in A2. Ciò dimostra che il posto non è assicurato per nessuno e che nella testa di mister Sacchetti e il suo staff sta nascendo una nuova Italia in vista dell'Europeo che la nostra nazione ospiterà in parte nel 2022. L'Italia è infatti già qualificata in virtù del fatto di essere fra i quattro paesi ospitanti della manifestazione.

Come non citare le tante attese e discusse Olimpiadi di Tokyo 2021, che si terranno dal 23 luglio all'8 agosto, per quella che è l'edizione numero trentadue dei Giochi Olimpici. Calendari sportivi davvero particolarmente fitti anche per gli organismi organizzatori italiani come FIGC, FIT e FIP, sperando che l'organismo del CONI risolva l'attuale situazione con il CIO delle Olimpiadi.

Ai pescatori italiani prigionieri in Libia non rimane che chiedere la cittadinanza turca

E’ durata meno di una settimana la prigionia dei marinai della nave turca "Mabouka”, presi in ostaggio il 5 dicembre scorso davanti alle coste libiche dagli uomini del generale Haftar.

Ad indurre a miti consigli l’uomo forte della Cirenaica, è stato l’intervento tempestivo e deciso della diplomazia di Ankara.

Senza usare giri di parole o le formule astruse tante care ai politici nostrani, il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha dichiarato: “ Ricordiamo che se gli interessi turchi in Libia verranno presi di mira ci saranno delle gravi conseguenze e gli autori di queste azioni verranno considerati degli obiettivi legittimi“.

In altre parole, o ci restituite i marinai o interverremo militarmente.

A rendere il messaggio più persuasivo, ci hanno pensato i caccia turchi che si sono fatti vedere in volo dalle parti di Jufra e Sirte.

Vista la parata, a Bengasi hanno capito l’antifona ed il 10 dicembre hanno rimesso in liberta la nave con il suo equipaggio.

La vicenda, qualora, ce ne fosse stato bisogno, ha palesato l’irrilevanza del governo italiano che, a distanza di oltre cento giorni, non è ancora riuscito a riportare a casa i 18 marinai sequestrati sui loro pescherecci mentre si trovavano ad oltre 70 miglia dalla costa cirenaica.

Con tutta evidenza, a dispetto degli interessi che l’Italia vanta in Libia, l’azione diplomatica condotta dalla Farnesina non è stata presa molto sul serio.

Pertanto, nonostante le ripetute rassicurazioni fornite ai familiari, non c’è d’aspettarsi che i marinai facciano ritorno a casa neppure  per Natale.

A questo punto, ritenendo impensabile che Haftar si faccia impressionare dalle pusillanimi dichiarazioni di Di Maio, ai poveri pescatori non rimane che chiedere la cittadinanza turca.

  • Pubblicato in Diorama

Emergenza Covid in Calabria, il bollettino di oggi: quattro morti e 340 nuovi casi

Quattro morti (due a Catanzaro e altrettanti a Reggio Calabria), 337 guariti e 340 nuovi casi positivi.

Questi i dati giornalieri relativi all'epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria.

Complessivamente, quindi, su 370.059 persone sottoposte a tampone dall'inizio della pandemia, 18.537 sono risultate positive.

Territorialmente, i casi positivi sono così distribuiti:

- Cosenza: casi attivi 4.807 (100 in reparto Azienda ospedaliera Cosenza; 11 in reparto al presidio di Rossano e 19 al presidio ospedaliero di Cetraro; 2 ricoveri all’ospedale da campo; 17 in terapia intensiva, 4.658 in isolamento domiciliare); casi chiusi 1.115 (972 guariti, 143 deceduti).

- Catanzaro: casi attivi 1.557 (33 in reparto in reparto Azienda ospedaliera Catanzaro; 17 presidio ospedaliero Lamezia Terme; 25 Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini; 6 in terapia intensiva; 1.476 in isolamento domiciliare); casi chiusi 1.050 (974 guariti, 76 deceduti).

- Crotone: casi attivi 931 (35 in reparto; 896 in isolamento domiciliare); casi chiusi 890 (876 guariti, 14 deceduti).

- Vibo Valentia: casi attivi 442 (22 ricoverati, 420 in isolamento domiciliare); casi chiusi 582 (561 guariti, 21 deceduti).

- Reggio Calabria: casi attivi 2.724 (112 in reparto; 14 presidio ospedaliero di Gioia Tauro; 9 in terapia intensiva; 2.589 in isolamento domiciliare); casi chiusi 4.035 (3.946 guariti, 89 deceduti).

- Altra Regione o stato Estero: casi attivi 200 (200 in isolamento domiciliare); casi chiusi 204 (204 guariti, 1 deceduto).

I casi segnalati nelle ultime 24 ore sono così distribuiti: 53 in provincia di Reggio Calabria, 131 in provincia di Cosenza, 27 in provincia di Catanzaro, 85 in provincia di Crotone e 44 in quella di Vibo Valentia.

Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare la loro presenza su territorio regionale sono in totale 139.

 

Emergenza Covid, Bertolaso: “Conte dovrebbe chiedere scusa agli italiani”

E’ un Guido Bertolaso che non fa sconti, quello che affida ai social un commento caustico sulla gestione dell’emergenza Covid da parte del governo.

La riflessione, pubblicata sulla sua pagina Facebook, prende spunto dall’ultimo Dpcm illustrato ieri sera dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

“Ecco fatto – esordisce Bertolaso - segregati in casa per tutte le feste, anziani abbandonati, turismo demolito, nazioni confinanti strapiene di sciatori, decessi fra i più alti del mondo, e lo saranno ancora per settimane.

Strillate per i morti negli Usa? Il rapporto di popolazione fra noi e gli americani è di 5,5. I nostri 993 che abbiamo perso ieri fanno in proporzione 5.461 poco più del 50% degli Usa! Lo sapete quanti giorni di scuola hanno fatto i liceali della Campania dal 4 marzo scorso ad oggi? 14.

Tutto questo - rincara Bertolaso - perché il Governo non è stato in grado di gestire la seconda ondata che loro stessi avevano previsto. Continuano a chiamarla “emergenza”, a quasi un anno dall’inizio della pandemia. Chiamiamola con il giusto nome: incompetenza. I Covid hospital della Fiera di Milano e di Civitanova Marche sono pieni da settimane (purtroppo) ma erano inutili giusto?

Il Presidente del Consiglio – conclude il post- continua a fare conferenze a reti unificate senza contraddittorio, ignorando l’esistenza del Parlamento e omettendo di usare l’unica parola che dovrebbe pronunciare: scusateci!”.

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