Violazione norme antiCovid: chiusi due locali, sanzionati clienti e titolari

Due locali chiusi e diverse sanzioni. Questo l’esito di un controllo finalizzato alla verifica del rispetto delle norme anti contagio nella Piana di Gioia Tauro (Rc).

In particolare, a Rosarno, i Carabinieri della locale Tenenza hanno disposto la chiusura per cinque giorni di un locale in cui sarebbero state violate le disposizione in materia di contrasto al Covid. Inoltre, il titolare dell’esercizio è stato sanzionato per lo stesso motivo, con una multa da 400 euro.

In un’altra attività di controllo, i militari hanno denunciato in stato di libertà, un cittadino della Costa d’Avorio sorpreso senza passaporto.

A Laureana di Borrello, invece, i Carabinieri della locale Stazione hanno contestato una sanzione da 400 euro, al titolare di un circolo nel quale è stato individuato un gruppo di persone, nonostante il divieto di apertura imposto dalla normativa vigente.

Anche in questo caso, è stata disposta la chiusura temporanea del locale, mentre cinque avventori ritenuti responsabili di non aver mantenuto il distanziamento sociale e non aver utilizzato i dispositivi di protezione individuale, sono stati sanzionati con una multa da 400 euro ciascuno.  

 

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Violazioni in materia di sicurezza alimentare in due locali di Laureana di Borrello, scattano le sanzioni

I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro e del Nucleo anti – sofisticazioni di Reggio Calabria, sono stati impegnati, nei giorni scorsi, in controlli straordinari volti a verificare il rispetto della normativa igienico - sanitario da parte di alcune attività commerciali.

In particolare, a Laureana di Borrello, gli uomini dell’Arma, in seguito ad una verifica presso due locali hanno sanzionato i titolari, rispettivamente per un totale di due e tremila euro, per violazioni in materia di sicurezza alimentare, per la mancata applicazione delle misure di autocontrollo in materia di igiene, tracciabilità ed etichettatura dei prodotti destinati al consumo umano.

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Trovato il 36enne di Laureana di Borrello di cui si erano perse le tracce martedì scorso

Laureana di Borrello - E’ stato trovato in buone condizioni di salute, il 36enne di Laureana di Borrello (Rc) di cui non si avevano notizie dal pomeriggio del 9 marzo scorso.

L’uomo, che al momento della scomparsa si trovava in bicicletta, è stato rintracciato in una zona di campagna compresa tra i comuni di Laureana di Borrello e Candidoni.

Una volta rintracciato dai carabinieri, il malcapitato è stato affidato al personale del 118 per essere sottoposto alle visite del caso.

Il 36enne, infine, è ritornato a casa dove ha trovato ad attenderlo i familiari che hanno ringraziato i carabinieri, i vigili del fuoco ed i volontari che si sono mobilitati in seguito all’attivazione del Piano provinciale per la ricerca di persone scomparse.

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Sorpresi in una casa trasformata in essiccatoio per la marijuana, arrestati

I carabinieri della Stazione di Laureana di Borrello (Rc) e dello Squadrone eliportato Cacciatori “Calabria”,  hanno arrestato G.G.M., 22anni, di Cinquefrondi e M.A.A., 38anni, di nazionalità bulgara.

I due uomini sono finiti in manette, perché sorpresi a raccoglierne le infiorescenze da 200 piante di marijuana, in un’abitazione adibita ad essiccatoio.

L’irruzione e la successiva perquisizione hanno consentito ai militari di rinvenire – oltre alle piante in preparazione – altri 56 chili di droga già lavorata.

Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati posti ai domiciliari.

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Tentata violenza sessuale ai danni di tre minori, arrestato 66enne

Su disposizione della Procura della Repubblica presso il tribunale di Palmi, i carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale in carcere, nei confronti di S. L., di 66 anni.

La misura trae origine da una mirata attività d’indagine condotta dai militari della Tenenza di Rosarno, che avrebbe permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell'uomo per i reati di tentata violenza sessuale ed atti sessuali, commessi tra il 19 ed il 28 marzo di quest’anno, nei comuni di Rosarno e Melicucco, ai danni di tre minori.

Le indagini hanno preso il via in seguito alla denuncia sporta dai genitori di uno dei tre minori il quale, nel pomeriggio del 19 marzo scorso, mentre si trovava a Rosarno, dopo essere salito con l’inganno a bordo della vettura dell’uomo, sarebbe stato costretto a subire un tentativo di violenza sessuale, prima di riuscire a scappare.

L'attività investigativa, grazie all’acquisizione delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza pubblici, all’analisi dei tabulati telefonici dell’indagato ed alle dichiarazioni rese dai minori in sede di audizione protetta, avrebbe permesso di far luce su tre episodi, in occasione dei quali l’uomo, dopo aver adescato le vittime, avrebbe tentato di indurle a compiere o a subire atti sessuali non esitando a porre in essere atti di esibizionismo al fine di attirarne l’attenzione.

L’arrestato, al termine degli adempimenti di rito, è stato tradotto presso la casa circondariale di Reggio Calabria Arghillà, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Armi e munizioni in un casolare, tre arresti

Tre persone sono state tratte in arresto dai carabinieri della Stazione di Laureana di Borrello, con l'accusa di detenzione di armi e munizioni.

A finire in manette sono stati i fratelli Carmelo e Natale Currò,  rispettivamente di 44 e 41anni e Carmelo Lemma di 57 anni. 

In particolare, durante una perquisizione eseguita in un casolare di campagna di proprietà di Carmelo Currò, in contrada "Brisi", nel Comune di Laureana di Borrello, i militari hanno rinvenuto un fucile sovrapposto con matricola abrasa, una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa, 36 cartucce calibro 22 e 27 cartucce calibro 38 Special.

Le armi sono state, quindi, sottoposte a sequestro e saranno inviate al Ris di Messina per le comparazioni balistiche.

Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati associati presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria- Arghillà e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria di Palmi, in attesa del giudizio di convalida.

'Ndrangheta, arrestati componenti delle cosche "Ferrentino-Chindamo" e "Lamari" (VIDEO)

Nelle prime ore di oggi (9 novembre) a Laureana di Borrello (RC), i carabinieri della compagnia di Gioia Tauro, con la collaborazione dello Squadrone eliportato Cacciatori Calabria di Vibo Valentia, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia Reggina diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno proceduto all'arresto di C. A., 30 anni, S. G., 29anni e L. F., 32anni, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso ed intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver agito con la finalità di agevolare la ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata Locale di Laureana di Borrello - formata dalle famiglie “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari” - operante nel Comune di Laureana di Borrello (RC) e comuni limitrofi con ramificazioni in tutta la provincia reggina ed in altre province della Lombardia.

Il provvedimento giunge al termine del giudizio dibattimentale celebratosi in seguito delle risultanze emerse nel corso dell’operazione di polizia denominata “Lex” del 03 novembre 2016, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Gioia Tauro, le cui indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di 42 indagati ritenuti intranei, o comunque vicini, alle cosche di ‘ndrangheta attive nel territorio di Laureana di Borrello ed altre città italiane, ossia quelle dei “Lamar” e “Chindamo-Ferrentino”.

In particolare le attività investigative avevano permesso di far luce su una serie di episodi criminosi, registrati nei territori della municipalità di Laureana di Borrello (RC) e zone limitrofe a partire dal mese di giugno del 2014, dai quali erano emersi chiari elementi indizianti circa l’operatività e l’efferatezza dell’azione criminale di un sodalizio attivo in quell’area ed in grado di esercitare un controllo di tipo mafioso sull’intera comunità. I fermi, emessi in via d’urgenza anche per l’esistenza del concreto pericolo di fuga di alcuni indagati, avevano quindi consentito di assicurare, in poco tempo, alla giustizia soggetti ritenuti avere ruoli di vertice in seno alle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”, quali articolazioni autonome dell’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico nota come “Locale di Laureana di Borrello” del Mandamento Tirrenico, con ramificazioni in tutta la provincia ed in altre province del Nord Italia e segnatamente Milano, Varese, Pavia e Como.

In quella circostanza, inoltre, era stata avvalorata dalla Procura Antimafia l’ipotesi investigativa per cui il Comune di Laureana di Borrello fosse stato, da anni, un ente per certi aspetti soggetto ai condizionamenti da parte cosche di ‘ndrangheta locali che, grazie alle compiacenze di alcuni politici, erano riuscite ad ottenere l’aggiudicazione di alcuni appalti comunali, facendo leva anche sui rapporti, stretti e continuativi, riscontrati tra gli affiliati alle cosche ed alcuni esponenti della politica locale di Laureana di Borrello.

Di qui la pronuncia del Tribunale di Reggio Calabria che, il 16 ottobre u.s., ha emesso una sentenza di condanna nei confronti degli imputati, odierni arrestati. In particolare:

  • C. A., condannato ad anni 13 e mesi 4 di reclusione, quale capo, promotore ed organizzatore dell’associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere e con compiti operativi nel settore delle armi e danneggiamenti, deputato a tenere i rapporti con le figure apicali delle altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta;

  • S. G., condannato ad anni 10 e mesi 8 di reclusione, quale partecipe alla cosca Chindamo – Ferrentino, con compiti operativi nel settore delle armi, essendo l’armiere della cosca, e nel settore della coltivazione e vendita di sostanze stupefacenti, ed a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

  • L. F., condannato ad anni 11 di reclusione, quale partecipe alla Cosca Lamari, dopo una precedente “vicinanza” all’altro gruppo criminale mafioso dei Chindamo – Ferrentino, nel cui interesse era stato anche intestatario di una ditta edile (Dima Costruzioni, con sede a Voghera (PV), con compiti operativi anche nel settore delle armi ed addetto al controllo del territorio in veste di “picciotto di giornata”, delegato a riferire al capo Lamari Enzo gli spostamenti sul territorio anche dei componenti della cosca contrapposta.

All’esito degli adempimenti di rito, gli arrestati sono stati quindi tradotti presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Maxi coltivazione di cannabis scoperta in Calabria, rinvenute oltre 3 mila piante

I carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro e dello Squadrone eliportato "Cacciatori" di Calabria hanno scoperto una maxi piantagione di canapa indiana, composta da oltre 3 mila arbusti.

La coltivazione è stata rinvenuta in un'area agricola situata al confine tra i comuni di Rosarno e Laureana di Borrello.

Nel corso di un'altra attività, i militari della Compagnia di Palmi hanno rinvenuto altre 200 piante della stessa specie ed arrestato Saverio Papalia, 51enne di Delianuova, il quale, sorpreso a curare la piantagione, ha tentato la fuga gettandosi in una scarpata, ma è stato raggiunto ed arrestato.

Infine, gli uomini dell'Arma della Compagnia di Taurianova, hanno arrestato, in località Catena di Cittanova, il 31enne Giovanni Addario, accusato della coltivazione di 5 piante di marijuana.

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