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Ripepi tuona contro il "funzionario coloniale" Scura e critica il "grave errore" di Falcomatà

Un'indecenza! Non saprei come altro definire il 'bidone' che il Commissario regionale alla Sanità, Massimo Scura, ha rifilato ieri al Consiglio Comunale ed all'intera città di Reggio Calabria". A tuonare contro il comportamento di Massimo Scura, che all'ultimo momento ha declinato l'"invito" a partecipare alla seduta dell'assise cittadina che aveva al cento della discussione le questioni connesse alla sanità nel territorio reggino, è Massimo Ripepi, consigliere comunale di Forza Italia, Delegato alle Città Metropolitane della Commissione Politiche Istituzionali e Riforme dell’ANCI Nazionale, membro del Coordinamento dei Sindaci delle Città Metropolitane dell’ANCI Nazionale. "Un Consiglio - ricorda l'esponente della minoranza a Palazzo San Giorgio - che avrebbe dovuto occuparsi della Sanità a Reggio e che era stato convocato, appunto, con il formale assenso a parteciparvi da parte dell ingegner Scura. Tutto lascia presagire che si sta consumando l’ennesima ingiustizia ai danni della città: il rischio che corriamo è che si completi l’opera di macelleria socio-sanitaria da tempo avviata.  Il Commissario Scura, calato giù da Roma con pieni poteri ed al quale il sindaco e la sua maggioranza si prostrano ossequiosi, si atteggia con la spocchia del funzionario coloniale. Un’indecenza che non può esser sottaciuta e che offre immediato riscontro circa la 'centralità acquisita dalla città nell’agenda politica nazionale' strombazzata da qualche addetto ai lavori uso più a confondere fischi per fiaschi (vedesi la vicenda dello sforamento del parametro n. 8) che non ad enucleare visioni politiche di prospettiva. Il sindaco, dunque, ha commesso un grave errore impedendo al Consiglio comunale di confrontarsi sulle delicatissime criticità che afferiscono al comparto sanitario. Per discutere in merito non era indispensabile la presenza del dottor Scura". "Anzi, a ben vedere, sarebbe più opportuno - secondo il rappresentante forzista - avviare il confronto con lo stesso  solo dopo essersi dotati di una proposta base, quanto più possibile condivisa dalle forze politiche cittadine. Con un po’ di buona volontà, si potrebbe anche partire dalla mozione che ho elaborato mesi addietro e che prevede l’istituzione dell’Azienda Sanitaria per l’Area Metropolitana, la costruzione di un nuovo nosocomio ed una serie di altri spunti non ultimo dei quali la trasformazione del presidio Morelli in Polo d’eccellenza di riabilitazione.  Proposte chiare e precise rispetto alle quali, ancora oggi, il Sindaco dei selfie e della fascia tricolore perennemente indossata non si è degnato di pronunciarsi! Il Commissario Scura non può liquidare così la città Metropolitana di Reggio Calabria. Questa vicenda ha dimostrato ancora una volta che il Governo Renzi che ha nominato Scura è sempre pronto ad asfaltare il Sindaco e l'intera città". "Noi lotteremo senza tregua - assicura Massimo Ripepi - e non ci piegheremo mai al birillo di Renzi e funzionario coloniale Scura. 

 

Tensione in Forza Italia: le ambizioni di Caridi sbattono contro il muro reggino

Come un elefante in un negozio di cristalli: è questa l'immagine che si accompagna alla volontà, manifestata da Antonio Caridi, di fare ingresso in Forza Italia. Il senatore, attualmente iscritto al Gruppo di Palazzo Madama denominato Grandi Autonomie Locali, è ormai da tempo ansioso di ritornare alla corte di Silvio Berlusconi. Una tappa ulteriore nel suo giro delle "sette chiese" della politica italiana. Il recinto nel quale si è mosso fin dagli albori della sua carriera, per amore di verità, è stato sempre quello del centrodestra. In questo caso non ci troviamo davanti ad un voltagabbana professionista saltellante fra i due schieramenti. Non è, come si dice, uno dei tanti che si premurano di soccorrere i vincitori, ma rimane inossidabile il dato che, iniziato alle competizioni elettorali dall'UDC, si è successivamente accomodato sulle solide e spaziose poltrone del PdL per poi fuggirne, affascinato come tanti big calabresi, dal sogno alfaniano di dar vita ad un Nuovo Centrodestra. Un'idea ben presto tramutatasi in miraggio dal quale Caridi è fuggito rapidamente preferendo ritagliarsi uno spazio autonomo nel limbo di GAL. Un vestito che, però, ad uno schiacciasassi del voto, ad una ruspa del consenso come lui, va stretto, troppo stretto. Quale migliore occasione, allora, del caos sovrano che regna da tempo in Forza Italia, a Roma ed in Calabria, per andare alla conquista di una dimensione più consona alle proprie ambizioni? Perché, prima o dopo, che sia nel 2017 o alla scadenza naturale della legislatura, dovranno pur essere richiamati alle urne gli italiani per rinnovare la Camera dei Deputati. E, vista la nascita del Senato non elettivo, il perimetro in cui sgomitare per rimanere a galla si fa sempre più affollato e guadagnare per tempo posizioni vantaggiose è necessario, al pari della tessitura di rapporti sul territorio di appartenenza e, se del caso, frantumare gli equilibri esistenti. E' a questo punto del piano che gli obiettivi "romani" si intrecciano con le dinamiche locali, regionali e, nello specifico, reggine. Le difficoltà a tenere in mano il timone da parte di Jole Santelli, Coordinatore calabrese di Forza Italia, non sono un segreto: mal di pancia che si allargano dal Pollino allo Stretto, messi in silenzio soltanto al prezzo di soddisfare gli appetiti dei colonnelli sparsi per le varie province. Scelte che, inevitabilmente, finiscono, però, per privilegiare qualcuno facendo imbufalire altri. Una guerra di nervi, senza esclusione di colpi: il bottino è la primazia nel proprio giardino, auspicato trampolino di lancio da costruire con pazienza per essere catapultati nel ventre molle della Capitale. A Catanzaro, Cosenza e Vibo, Santelli ha provato a metterci una pezza, ma non ha nessuna certezza che il suo tentativo di salvare il salvabile sia andato a buon fine. Ancor più intricata la matassa a Reggio Calabria, naturale terreno di caccia per Caridi e, proprio per questo motivo, più sensibile a consistenti smottamenti in caso di reale concretizzazione del suo transito in casa "azzurra". Nella città dello Stretto, le redini sono nelle mani di Alessandro Nicolò, non uno qualunque, ma il capogruppo del partito in Consiglio regionale. In queste settimane Caridi nasconde le sue reali intenzioni sparando alto con la pretesa di farsi affidare il ruolo ricoperto dalla Santelli, ma puntando con decisione al suo reale obiettivo: il coordinamento provinciale reggino. Non c'è bisogno di raffinate analisi politologiche per capire che spalancare le porte ad un inquilino ingombrante come Caridi creerebbe pericolose scosse telluriche, non solo sull'assetto interno, ma, per esempio, anche sulla fisionomia del Gruppo consiliare di Palazzo San Giorgio. Ed è proprio sull'Aula del Municipio che si sono concentrati gli appetiti del senatore, impegnato in queste settimane a far mancare il terreno sotto i piedi a Nicolò. Quattro sono gli eletti di Forza Italia e due di loro vantano un solido legame con il consigliere regionale: Demetrio Marino, il capogruppo, ed Antonio Pizzimenti.  Diverse le posizioni di Mary Caracciolo e, soprattutto, di Massimo Ripepi. La prima, secondo quanto si mormora, sarebbe finita recentemente sotto l'ala protettiva di Caridi, defilandosi dalla schiera dei "nicoliani". Ancor più marcato e netto, come noto, il dissenso, manifestato anche platealmente, da Ripepi che non ha avuto remore nello sfiduciare pubblicamente il capogruppo Marino. Una mossa funzionale a spianare la strada a Caridi, togliendo di mezzo l'ostacolo rappresentato da Marino, ma che rischia di essere una velleitaria prova di forza. In realtà l'operazione, che ambirebbe a scalzare Nicolò dal ruolo di leader reggino di Forza Italia, si compone di passaggi più complessi e che, pure essi, difettano di qualcosa che in politica pesa parecchio: i numeri. Il disegno, di cui si parla nei corridoi di Palazzo San Giorgio, prevede il trasferimento dei tre consiglieri di Reggio Futura (creatura che fa capo all'ex presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti), e, probabilmente, anche di Luigi Dattola (Ncd), ai banchi riservati a Forza Italia. Uno scenario che, nella mente di chi lo ha concepito a tavolino, è monco, come sottolineato in precedenza, di un duro confronto con la realtà dei fatti: perché l'adesione ad un Gruppo sia ratificata occorre, infatti, l'accettazione da parte della maggioranza dei componenti. Ed anche considerando l'accordo espresso da Caracciolo e Ripepi, resterebbe da superare il muro eretto da Marino e Pizzimenti per impedire l'invasione dello "straniero". Una situazione di perfetta parità che sarebbe superata, come da regolamento, dalla decisione del capogruppo, pronto ad alzare il ponte levatoio del castello sotto assedio. Il guanto di sfida lanciato finirebbe, pertanto, nel mare delle intenzioni fantasiose, nel ricco oceano dei "vorrei ma non posso" in cui l'unico a non avere la ciambella di salvataggio sarebbe Ripepi che, non avendo neanche sottoscritto la tessera di Forza Italia, finirebbe per essere estromesso dal gruppo. Una matassa ingarbugliata che soltanto l'intelligenza e la lucidità di tutti i protagonisti in campo potranno dipanare nelle prossime settimane, verosimilmente destinate ad arricchire con ulteriori capitoli un romanzo ancora tutto da scrivere.

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Ripepi (FI) avverte l'amministrazione Falcomatà: "Cambiate rotta o Reggio andrà alla deriva"

"Finisce in un flop il sogno di leaderino del Sindaco di Reggio Calabria". Massimo Ripepi, consigliere comunale di Forza Italia e Delegato alle Città Metropolitane della Commissione ANCI Nazionale "Politiche Istituzionali e Riforme" boccia l'operato di Giuseppe Falcomatà e spiega le motivazioni che risiedono al fondo di questo giudizio critico. "La strumentale e inutile convocazione dell’ Assemblea dei Sindaci, per chiedere conto a Scura della situazione della sanità della nostra città. Come al solito - accusa l'esponente forzista di Palazzo San Giorgio - fuori tempo massimo e, solo al fine di fare annunci  fine a se stessi, 'restano solo parole tra noi' come cantava Mina.  Quando il Commissario Scura stava predisponendo il piano sanitario, avevamo chiesto al signor Sindaco e alla sua Amministrazione, la convocazione di un Consiglio Comunale per discutere e deliberare in merito al nuovo ospedale di Reggio Calabria e al potenziamento di tutti i servizi sanitari della città.  Tutto questo per dare più forza ad una proposta di miglioramento e di mantenimento di un servizio sanitario di livello metropolitano.  Invece questa Amministrazione e il Sindaco scelgono proclami pubblicitari solo per cercare di fare carriera politica infischiandosene della città. Questa schizofrenica corsa al carrierismo politico sta ampliando sempre di più la frattura all’interno del corpo sociale della città, lasciando la coscienza civile di Reggio che evoca sempre di più il dialogo dentro un apocalisse culturale.  Una frattura che, in quanto tale, scava e investe le fondamenta stesse della comunità.  Si sta spegnendo la vita sociale di questa città dentro un processo di 'rancore,  tutto questo deve finire.  Ancora una volta chiediamo il ripristino della democrazia, e che le scelte di questa città si tengano nei luoghi deputati come il Consiglio Comunale.  Bisogna decodificare, percepire, ricodificare ed elaborare l’ipotesi progetti ed impegni per questa città, per la ricomposizione del corpo sociale e per dare un destino di comunità metropolitana che vuole crescere ed essere protagonista in Calabria, nel sud, nell’Italia e nel mediterraneo". "Cambiate rotta - avverte il consigliere comunale Ripepi - o andrete a finire sugli scogli! Noi non permetteremo che portiate la città alla deriva!"

 

"La Spallata", il giorno dopo: cosa ha detto la manifestazione del centrodestra

Erano pochi, molti di meno di quanto si sperasse o si temesse, a seconda dei punti di vista. No, erano tanti, molti di più di quanto si sperasse o si temesse, a seconda dei punti di vista. La querelle sul numero di persone presenti davanti a Palazzo San Giorgio da associazioni, movimenti e partiti di centrodestra fieramente oppositori dell'Amministrazione Falcomatà è materia che può appassionare soltanto la folta schiera di coloro che hanno scarsa dimestichezza e familiarità con le dinamiche della Politica e non sapendo armeggiarne gli arnesi essenziali si sfoga discettando di alchimie matematiche. Quello che resta della manifestazione ideata ab origine da Enzo Vacalebre, presidente di Alleanza Calabrese, è, invece, una messe di contenuti, alcuni di segno positivo, altri meno, da cui partire per dipanare un ragionamento di prospettiva che sappia andare oltre la quantità di partecipanti. Detto per inciso, e proprio per non lasciarsi affogare dalla volgare diatriba aritmetica, indipendentemente da quanti fossero i reggini accorsi in piazza, ci si trova comunque di fronte ad un successo in un periodo storico in cui un qualsiasi esponente politico "ufficiale" a queste latitudini faticherebbe anche solo a riunire quattro amici al bar per un aperitivo chic. Come già anticipato in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'evento, nessuno fra i soggetti politici aderenti riteneva di poter e di dover assumere un ruolo diverso rispetto a quello della sirena che, cominciando ad echeggiare per le strade, avverte del pericolo e dell'emergenza. Immaginare altro sarebbe stato ingenuo e potenzialmente foriero di un effetto boomerang ingeneroso nei confronti dell'impegno profuso dagli stessi promotori dell'iniziativa. Partendo da questo assunto, forse, sarebbe stato più opportuno scegliere un titolo meno evocativo, ma ugualmente efficace, de "La Spallata" perché è al suo più stretto significato che gli avversari si sarebbero appigliati, come è puntualmente accaduto nelle ore successive e come era prevedibile che fosse. La galassia del centrodestra, e non solo a Reggio Calabria, sta vivendo, peraltro con molte evidenti difficoltà, una fase di transizione e di metamorfosi in cui il rischio maggiore è costituito dalla permanenza in mezzo al guado. Scegliere fra populismo e liberalismo, fra lotta e governo, è un'urgenza che si appalesa in modo chiaro nella città dello Stretto come a Roma, a Milano come in Sicilia. La momentanea uscita di scena di Giuseppe Scopelliti ha lasciato in loco uno stuolo di orfani, esattamente come l'abbandono sostanziale di qualsiasi ruolo attivo da parte di Silvio Berlusconi ha sancito un'implosione le cui schegge impazzite stanno ancora vagando senza avere trovato una collocazione precisa. La cartina di tornasole, sia pure in un ambito limitato come quello di un incontro pubblico locale, è data dalla assenza di quasi tutti i consiglieri comunali che sono stati eletti per sedere sui banchi di centrodestra. Ad eccezione di Lucio Dattola e Massimo Ripepi, nessuno ha sentito la necessità ed il dovere di intervenire. Un gesto che, sul piano squisitamente politico, non può essere minimizzato tanto abnorme è il suo significato simbolico gravido di effetti a partire da oggi. Un atto grave, da qualunque angolazione lo si voglia osservare, perché se quella di ieri doveva essere la scintilla in grado di accendere il fuoco di un percorso comune, la mancata presenza della gran parte dei rappresentanti istituzionali dell'opposizione ne mette in dubbio anche il ruolo stesso. Una sorta di autodelegittimazione incomprensibile che, probabilmente, ha reciso, in maniera definitiva, il legame tra la base e quella che avrebbe dovuto essere la sua longa manus fra gli scranni di Palazzo San Giorgio. Se e quando l'azione di contrasto ad una maggioranza, di qualsiasi colore, si canalizza all'esterno dei luoghi deputati, il pericolo di radicalismo velleitario è sempre dietro l'angolo ed è questa la colpa maggiore in capo agli eletti di centrodestra che sabato pomeriggio hanno scelto di disertare. A maggior ragione che non è chi non veda un grado di insoddisfazione galoppante nei confronti dell'Amministrazione Falcomatà. Sostenere il contrario è, molto semplicemente una menzogna che non rende il giusto  merito alle (poche) persone fisiche capaci e ricche di passione politica che pure appartengono allo schieramento della maggioranza di centrosinistra. Gli errori commessi nel primo anno di consiliatura sono tanti e sarebbe qui inutile tornare ad elencarli tutti, ma se sono stati così marchiani nella loro somma ingenuità o presunzione è anche in virtù di un'accondiscendenza eccessiva da parte di chi, per preparazione ed intelligenza, si può, a buon motivo, sedere parecchi gradini sopra la media di una squadra assai deficitaria. In un contesto generale così sconclusionato ha, quindi, gioco facile, ad imporsi una figura come quella di Massimo Ripepi che, prescindendo dalle posizioni, ha la forza, personale e strutturale, di esprimere con nettezza posizioni buone per infiammare la piazza. E' stato così anche sabato pomeriggio nella circostanza designata per rappresentare, coram populo, il dissenso rispetto agli strafalcioni contestati agli attuali amministratori. Terminato il raduno, rimane, in ogni caso, la coscienza, in seno ai fautori della dimostrazione pubblica, di aver centrato l'obiettivo della vigilia. E' un  punto di partenza. Se basterà sarà solo il futuro prossimo a dirlo. In fondo, se la frase che in poche parole racchiude il senso pieno dell'adunata in Piazza Italia è quella urlata da Vacalebre: "Reggio muore di fame e loro se ne fottono", lo spazio sociale da riempire di contenuti e risposte ha confini di ampiezza siderale. Le forze politiche, esistenti o di là da venire, che lo sapranno colmare, conquisteranno il Santo Graal della fiducia consapevole nascosta fra le pieghe di un'opinione pubblica sempre più rabbiosa, sempre più  disincantata. 

Reggio si riappropria della piazza, sabato "La Spallata" : presentato l'evento di Piazza Italia

Moderato da Franco Germanò, l'incontro con i giornalisti convocato per stamane dagli organizzatori de "La Spallata" è servito ad illustrare ed anticipare i temi che saranno il piatto forte dell'iniziativa, voluta da associazioni, movimenti e partiti di centrodetra, in programma sabato pomeriggio alle 18, a Piazza Italia. "La scintilla", come l'ha definita il consigliere comunale di Forza Italia, Massimo Ripepi, con cui accendere il fuoco di una città che non si sente sostenuta, hanno detto gli ideatori della manifestazione, da un'Amministrazione Comunale debole, prima di tutto, politicamente. Il quadro drammatico è stato disegnato in apertura da Germanò, dirigente di Reggio Futura, che si è concentrato sulle ingenti risorse economiche andate perse per l'inadeguatezza della squadra di governo cittadino, sul livello massimo raggiunto dalla pressione tributaria comunale e sulla evidente mancanza di servizi a beneficio dei cittadini. Il silenzio assordante di Palazzo San Giorgio di fronte alle saracinesche abbassate di esercizi commerciali storici che in questi giorni stanno chiudendo i battenti è la cartina di tornasole di un ripiegamento verso un passato che si immaginava ormai lontano. Il puzzle di criticità, esplose per assenza di una guida salda, si è rivelato un assist perfetto per gli interventi successivi, a partire da quello di Enzo Vacalebre, presidente di Alleanza Calabrese, spesosi in prima persona nell'organizzazione di un appuntamento che, deliberatamente, punta a riappropriarsi della piazza, uscendo dagli angusti perimetri dei luoghi chiusi in cui la politica diventa asfissiante ed incapace di respirare a pieni polmoni l'aria pura dell'interesse collettivo. A fare gli onori di casa nella sala Biblioteca del Palazzo che ospita la Provincia di Reggio Calabria è stato Antonio Eroi, presidente del Consiglio provinciale, presente, tuttavia, in veste di rappresentante di Forza Italia. L'esponente "azzurro" ha posto l'accento sull'ormai imminente istituzione della Città Metropolitana, rimarcando l'impreparazione con cui la maggioranza guidata da Giuseppe Falcomatà si sta avvicinando a questo appuntamento cruciale per il futuro. Pure da parte sua, come da coloro che lo hanno preceduto, è arrivato l'invito a considerare "La Spallata" come il prodromo di una fase tutta tesa all'individuazione costruttiva di proposte capaci di tirare fuori dal pantano la città. Difficoltà che attanagliano Reggio, perché, ha detto Ripepi con una metafora calcistica, "affrontiamo  la Champions League con una squadra di livello molto più basso di quelle di Lega Pro". Tommaso Iaria, presidente di P.A.C.E., ha, invece, rimarcato le caratteristiche positive che rendono unica, nel panorama nazionale, l'ormai prossima Città Metropolitana: dal Parco dell'Aspromonte al porto di Gioia Tauro. A fronte di questi elementi propri del territorio compreso nel nuovo ente di governo, Iaria ha posto in risalto gli atti di "brigantaggio amministrativo" che contraddistinguono, a suo dire, l'azione quotidiana dell'Amministrazione Falcomatà. Anche Giuseppe Guarnaccia, in rappresentanza di Destra Popolare, e Giuseppe Quattrone (Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale) hanno elencato le ragioni che spingono alla partecipazione a "La Spallata", dando appuntamento per sabato pomeriggio. L'esponente di FdI, peraltro, ha colto l'occasione per fare appello all'unità del centrodestra, pur nella ricchezza delle sigle che lo compongono e quella di domani, non c'è dubbio, è un'opportunità straordinaria per l'avvio del percorso auspicato da Quattrone. Sarà quello il momento propizio per scendere nel dettaglio dei dieci mesi di "disastri ed imbrogli", come si legge nella locandina, messi in atto da una "sinistra che ha distrutto la  città". In conclusione un episodio, a suo modo sintomatico: Vacalebre rientra agitando soddisfatto un pezzo di carta. Altro non è che il permesso rilasciato dal Comune per la realizzazione del palco in Piazza Italia, ma per ottenerlo è stato necessario che trascorressero almeno dieci giorni. Anche un semplice foglio, nel 2015 a Reggio Calabria assume il profilo di una vera e propria conquista. 

Ripepi demolisce Falcomatà: "Mettendo in discussione il Waterfront, il disastro raggiunge l'apoteosi"

"Disastro economico, etico e morale nell'azione amministrativa di palazzo San Giorgio". Un giudizio inappellabile, quello di Massimo Ripepi, che boccia a 360 gradi l'operato della maggioranza di centrosinistra in carica dal novembre dello scorso anno "L'azione demolitrice insieme all'incompetenza - sostiene il Consigliere Comunale di Forza Italia, Delegato alle Città Metropolitane della Commissione Politiche Istituzionali e Riforme dell’ANCI Nazionale, nonché membro del Coordinamento dei Sindaci delle Città Metropolitane dell’ANCI Nazionale - stanno portando la città in un baratro da cui sarà difficile uscire. Di ritorno ci sarà la solita tiritera ma 'quelli prima di noi'. Sarà poi la storia a giudicare se hanno fatto bene o male. Ora, ad un anno dal vostro insediamento - afferma rivolgendosi agli inquilini di Palazzo San Giorgio - continuate a fare danni per la città, gaffe istituzionali, inganni senza mentire, cioè fate politica con la 'p' minuscola. Abbiamo presentato interrogazioni su oltre tre milioni di euro di contributi per l'innovazione energetica da voi persi per manifesta incapacità, mentre fate la farsa della apertura del parco Caserta a data da destinarsi. Fate giornate sulla mobilità ed intanto perdete altri milioni di euro di fondi e su altri siete in ritardo. Stendendo un velo pietoso sulla vicenda Miramare e sul bando farlocco appena fatto, vi chiediamo tramite interrogazione cosa intendete fare e quali sono i programmi di valorizzazione del Miramare e degli altri immobili di proprietà comunale. Su aeroporto, sanità ed ospedale si sono sprecati fiumi d'inchiostro, siete rimasti immobili, malgrado i governi amici regionale e nazionale. Non parliamo della gaffe 'Reggina' dove un 'debitore' del Comune ha cercato di mettere la pezza. Il disastro della gestione idrica, ha fatto sì che nell'opinione pubblica reggina si aggiungesse 'idrico' al cognome del delegato alle acque, che non si trovano. Per non parlare di nomine ed incarichi dati in nome dell'eticità e della trasparenza. Dite di essere prigionieri della burocrazia comunale e non operate per cambiare i gattopardi, anzi quando non riuscite a trovarne all'interno ricorrete all'esterno, previo blocco della magistratura. Al sorriso falso e cortese anteponete all'interno delle istituzioni una protervia ed un cinismo alla House of Cards". "Tra poco - anticipa Ripepi - si svelerà anche la grande bugia in merito alla collocazione dei lavoratori della ex Multiservizi. L'apoteosi si raggiunge oggi con la messa in discussione del progetto finanziato del Regium Waterfront, unico fatto reggino in cui la stampa internazionale parla in positivo.  Siete l'esemplificazione plastica della definizione di politica fatta dal creatore del dottor Jekyll e di Mister Hyde: 'la politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica'. Reggio con il Waterfront si candida ad essere tra le più belle città del Mediterraneo investendo nella bellezza, nell'identità, candidando la città a baricentro del Mediterraneo interpretando la volontà dei cittadini ad avere una città bella e gentile, nel solco di Barcellona, Bilbao, Salerno. Sul Regium Waterfront il prefetto dell'epoca 2013 si pronunciò così: 'opere che, mirano al rilancio di Reggio Calabria, che non può rimanere ferma ma deve progredire, oltre ad avere garanzie sulla normalità quotidiana'. Oggi non si progredisce sulle opere anzi si regredisce e non ci sono garanzie sul quotidiano acqua, manutenzione, strade, trasporti urbani, pulizia della città, periferie. Invece si fanno proclami e si attua la cultura dell'apericena e la Città rimane ingessata ed avvitata su se stessa". "Servono - sottolinea l'esponente 'azzurro' - anche opere come il Regium Waterfront, per riportare la bellezza in un corpo martoriato, per restituire senso, valore e significato al vivere di ciascuno e all'agire personale e collettivo. Noi affronteremo e ci confronteremo con le sfide del presente e con le emergenze della città a difesa della libertà, costruendo spazi di convivenza, di incontro, di testimonianza, di verità, guardando al metodo cristiano, come metodo per guardare la realtà e confrontarsi con essa per un risveglio etico e morale della città".

 

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