Monterosso Calabro: ingente furto di bestiame. I danni ammontano a circa 10000 euro

Furto di bestiame in località "Fazio" di Monterosso Calabro, dove, la notte scorsa, sono stati rubati 150 tra ovini e caprini.

A denunciare il furto di bestiame, per un valore di oltre 10 mila euro, è stato B.S., proprietario dell' azienda agricola, visitata dei ladri. 

Sul fatto indagano i carabinieri della locale Stazione, che stanno vagliando una serie di ipotesi.

 

  • Pubblicato in Cronaca

Ordinanza di condanna definitiva, arrestato 43enne di Monterosso Calabro

I carabinieri della Stazione di Monterosso Calabro hanno eseguito un’ordinanza di condanna definitiva emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, nei confronti di C. F., 43enne, originario di Monterosso Calabro.

In particolare, il provvedimento è stato disposto in virtù delle informazioni prodotte dai militari dell’Arma e della sequenza di reati per i quali l'uomo è stato condannato.

Il 43enne dovrà espiare una pena definitiva a 5 mesi di detenzione domiciliare, per un cumulo di pene inerenti una serie di reati consumati tra il 2004 ed il 2017.

 

  • Pubblicato in Cronaca

Al Tropea festival "La scrittura delle donne...con un'eccezione"

Angelo Calvisi, autore di Adieu mon coeur” si aggiudicato il concorso “Quel libro nel cassetto”, promosso dalla fondazione “Liotti” di Monterosso Calabro. La proclamazione del vincitore è stata fatta nell’ambito del Tropea Festival “Leggere&scrivere”, nel corso di un appuntamento cui hanno preso parte le scrittrici: Maria Concetta Preta, autrice de “L’Ombra di Diana”; Giusy Staropoli Calafati vincitore del premio regionale Rai “La Giara” con “La terra del ritorno”; Daniela Rabia  autrice di “Matilde non aspettare la vita non aspetta” ; Milea Mattia, “Dalla Calabria alle Langhe” e Anna Pascuzzo, “Pari, dispari e donne”. L’eccezione dell’incontro “rosa” è stata rappresentata da Marco Truzzolillo, autore di “In Marocco”. A discutere con loro, due blogger Ippolita Luzzo e Stefania Mangiardi. Non sono mancati i contributi dal pubblico, con gli interventi della scrittrice Patricia Dao e Vincenzina Perciavalle, consigliere pari opportunità alla Regione Calabria,

 

  • Pubblicato in Cultura

'Ndrangheta. Si nascondeva nelle campagne del Vibonese il latitante catturato dalla Polizia

Nella mattinata odierna, all’esito di prolungati servizi di osservazione e di infiltrazione sul territorio, personale della Squadra Mobile di Reggio Calabria, collaborato dai colleghi della Squadra Mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Polizia di Polistena, ha localizzato e catturato, nelle campagne di Monterosso Calabro, in provincia di Vibo Valentia, il pericoloso latitante della ‘ndrangheta calabrese Giuseppe Alvaro, 34 anni,  alias “Peppazzo”, posto ai vertici della cosca Alvaro, intesa “Carni i cani”, operante a Sinopoli con proiezioni in Lazio ed all’estero. Era il latitante più longevo della Piana di Gioia Tauro, essendo colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 17 febbraio 2009 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, per i seguenti reati contestati nell’ambito dell’operazione “Virus”, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria:  delitto di cui all’art. 416 bis c.p., per aver fatto parte della ‘ndrina Alvaro, svolgendo funzioni di tramite tra il capocosca Carmine Alvaro e gli altri associati, trasferendo le direttive ricevute e riportando le notizie di volta in volta acquisite; per aver preso parte alle riunioni mafiose presiedute da Carmine Alvaro; per aver gestito, anche con funzioni decisionali, volte al riciclaggio valuta estera tra la Calabria, Roma, Milano, Torino ed i Paesi dell’est Europa; per aver mantenuto contatti con soggetti appartenenti alle altre ‘ndrine, finalizzati in particolare alla cessione di armi; delitto di cui agli artt. 110, 648 bis, aggravato dall’art. 7 della Legge 203/91 perché, in concorso con altri soggetti, avrebbe proceduto  all’acquisizione di denaro estero, prevalentemente del tipo dinaro Croati, won Coreani e dollari Coreani di provenienza illecita, ovvero al trasferimento di tale valuta, compiendo operazioni finanziarie, quali transazioni o versamenti, finalizzate ad ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa, il tutto al fine di agevolare la cosca Alvaro;delitto di cui agli artt. 81, 1 comma, 110 c.p., 10, 12 e 14 della Legge 497/74 e art. 7 della Legge 203/91, per avere, in concorso con Paolo Schimizzi (nel frattempo scomparso), nell’ambito di un medesimo contesto temporale di azione, detenuto e portato in luogo pubblico una pistola calibro 6.65 con relativo munizionamento e due ordigni esplosivi che Giuseppe Alvaro,  il 30enne Nicola Alvaro, il 34enne Nicola Alvaro e Rocco Caruso avrebbero ceduto a Schimizzi e Borruto, presunti esponenti della cosca Tegano, di Archi, frazione di Reggio Calabria;delitto di cui agli artt. 110 c.p., e 23, commi 1, 3 e 4 della Legge 110/1975, per avere, in concorso con altri soggetti,  detenuto e portato in luogo pubblico la pistola da considerarsi clandestina perché recante la matricola abrasa.    Il ricercato è stato catturato all’esito di prolungati servizi di osservazione svolti in un’ampia zona rurale. Al momento dell’irruzione eseguita in un frantoio, Alvaro ha tentato la fuga lanciandosi da una finestra, ma poco dopo è stato raggiunto dal personale operante che lo ha bloccato ed ammanettato. Dopo le rocambolesche fasi della cattura, l’arrestato è stato trasportato presso l’ospedale di Vibo Valentia per essere sottoposto ad intervento chirurgico, poiché, cercando la fuga dal frantoio, ha riportato la frattura scomposta della caviglia. Il provvedimento restrittivo compendia i risultati acquisiti durante l’attività investigativa che aveva svolto la Squadra Mobile di Reggio Calabria per la cattura di Carmine Alvaro, 53 anni (padre dell’odierno arrestato), rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 18 novembre 2002, per associazione mafiosa, quale promotore, organizzatore e capo dell’omonima famiglia mafiosa.  In tale contesto, secondo gli inquirenti, era emerso un ruolo di assoluto rilievo dell’ALVARO Giuseppe nell’organigramma della cosca. I vari accoliti, infatti, non esitavano ad eseguire puntualmente ed immediatamente le direttive da lui impartite anche, perché, probabilmente, ne riconoscevano il ruolo di portavoce del padre boss. Gli incontri con il padre, dunque, non erano semplici incontri tra padre e figlio, ma vere e proprie riunioni per stabilire le attività illecite della cosca e per ricevere le direttive del boss latitante. Giuseppe Alvaro era ricercato sin dall’inizio della propria latitanza, allorché riuscì a sottrarsi alla cattura insieme al cugino Paolo Alvaro, 51 anni, catturato il 20 novembre 2015 a Melicuccà da militari dell’Arma dei Carabinieri. Egli annovera diversi precedenti penali e di polizia per associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale e procurata  inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. In relazione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la quale Alvaro risultava ricercato, il 7 aprile 2010 è stato condannato, all’esito del rito abbreviato, alla pena di otto anni di reclusione ed euro 8.000 di multa dal GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria. La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria il 20 aprile 2010. 

 

 

Sversavano liquami nel lago Angitola: denunciati amministratore e due dipendenti di un frantoio

Tre sono le persone che gli Agenti del Comando Stazione Forestale di Polia, collaborati dal personale del Comando Stazione Forestale di Vallelonga, hanno denunciato presso la competente Procura della Repubblica. Si tratta dell’amministratore unico e di due dipendenti di un impianto di molitura delle olive situato il località Postoliti di Monterosso Calabro, in provincia di Vibo Valentia, ritenuti responsabili dello sversamento abusivo delle acque reflue e dei liquami provenienti dallo stesso frantoio. L’attività è scaturita grazie alla segnalazione effettuata dall’equipaggio di un velivolo del Centro Operativo Aeromobili del Corpo Forestale dello Stato di stanza a Lamezia Terme che, sorvolando la zona interessata durante un normale servizio finalizzato alla prevenzione e repressione di illeciti in danno all’ambiente, ha scorto un deflusso di liquido dal colore scuro proveniente dall’alto di un costone prospiciente l’Oasi Protetta del Lago Angitola, proprio dalla zona in cui era ubicato il frantoio. Lo sversamento in questione confluiva, mediante dei corsi d’acqua, all’interno del Lago Angitola, generando un’ampia macchia scura e per un tratto molto esteso. Intervenuto sul posto, il personale operante aveva modo di constatare che l’impianto era in piena attività. Al momento si stava procedendo al lavaggio ed alla molitura delle olive. E' stato possibile accertare che la macchina lavatrice delle olive spargeva i liquami direttamente sul terreno che, attraversando un uliveto, scivolavano a valle ed effettivamente confluivano, mediante i corsi d’acqua Malopera e Reschia, all’interno del Lago Angitola. Analoga situazione si riscontrava dove era situata una vasca con all’interno della sansa. Alla richiesta specifica i dipendenti dell’impianto presenti all’atto della verifica non sono stati in grado di fornire le necessarie autorizzazioni necessarie per il regolare smaltimento delle acque e lo spandimento della sansa. E' stata esibita soltanto una comunicazione per l’utilizzazione agronomica dei reflui oleari inoltrata al Comune di Monterosso Calabro priva, comunque, di relazioni tecniche redatte da un agronomo e da un geologo. Ciò riscontrato, sono stati posti i sigilli all’impianto ed ai macchinari al proprio interno. I tre responsabili, denunciati presso la competente autorità Autorità Giudiziaria, dovranno pertanto rispondere per violazione alla normativa sui rifiuti ed al vincolo paesaggistico-ambientale, per deturpamento di bellezze naturali nonché per violazione alla normativa sulle aree protette

 

Sottoscrivi questo feed RSS